mercoledì 1 dicembre 2010

A Bardolino nasce la web-tv comunale aperta alla cittadinanza

A Bardolino nasce la prima web tv comunale veronese (e forse del Veneto stando alle parole del sindaco di Bardolino), speriamo che anche gli altri comuni, seguano tale esempio, perchè la trasparenza  non è  solo dovere nostro ma prima di tutto loro!
Per altre considerazioni in merito vi lascio al mio post Riprese dei consigli comunali, dovere nostro? No Loro!

BARDOLINO. Operazione trasparenza
Il Comune inaugura la sua «web-tv» aperta ai cittadini.Sarà visibile in rete nel giro di pochi giorni con i consigli comunali e i cantieri delle opere
È Bardolino il primo Comune della provincia di Verona a dotarsi di una “web-tv”: lo strumento informatico che permetterà a tutti i residenti, collegandosi al sito www.bardolinotv.com direttamente o attraverso il sito del Comune, non solo di dialogare con l'amministrazione comunale ma anche di vedere i consigli comunali piuttosto che l'avanzamento dei lavori degli interventi pubblici, oppure i filmati delle manifestazioni e i lavori prodotti dagli studenti delle scuole del territorio.
«L'obiettivo», ha dichiarato il sindaco Ivan De Beni, «è quello di avvicinare sempre di più i cittadini alla vita del Comune e di coinvolgerli in un rapporto il più diretto e trasparente possibile con gli amministratori. A questo servono i servizi già attivati, come l'sms sindaco e la newsletter. Con la web-tv, che crediamo essere non solo la prima del veronese ma è probabile anche nel Veneto, aggiungiamo un altro tassello a questo percorso di comunicazione sempre più stretta tra amministrazione e cittadini». «Cittadini», ha aggiunto De Beni, «che attraverso questo strumento potranno intervenire per esprimere le loro opinioni, le critiche e per chiedere informazioni o interventi. In questi ultimi casi noi puntiamo a portare a regime il sistema web-tv in modo da riuscire a dare un primo riscontro entro 24 ore».
L'allestimento della “web-tv”, che dovrebbe essere in rete già nei prossimi giorni, è stato affidato alla società Media Group di Bussolengo.
Tra le prerogative illustrate dai tecnici, c'è «la scelta del Comune, che ha voluto creare un sito di sua proprietà, e quella di aver fatto un prodotto compatibile con la telefonia mobile, per cui ci si potrà collegare alla web-tv di Bardolino  anche dai telefonini. E vista la vocazione turistica del territorio, lo strumento è già stato predisposto per ospitare in futuro i contenuti anche tradotti in altre lingue». G.B.
Articolo de L'Arena di Verona del 01 dicembre 2010

Tutti i segreti di Julian Assange l'uomo che fa tremare il potere di Federico Rampini

Da la Repubblica.it del 01-12-10

Viaggia sotto falso nome, usa telefoni criptati, paga solo in contanti. Ecco come vive il "James Bond della contronformazione". Con lui giornalisti e hacker, che lavorando davanti a computer in bunker atomici grazie a finanziamenti da donazioni volontarie 


NEW YORK - Ottantamila lettori di Time vogliono che sia Julian Assange l'"uomo dell'anno" da mettere in copertina. "Va braccato come Osama Bin Laden", intima invece la leader della destra americana Sarah Palin. "Condanniamo a morte tutte le gole profonde", invoca sulla Fox News l'anchorman Bill O'Reilly mentre il deputato repubblicano Peter King propone "il reato di terrorismo" per le fughe di notizie. Ma chi c'è davvero dietro WikiLeaks? A chi giova politicamente il cataclisma diplomatico orchestrato dal suo capo Assange? Come funziona il suo universo parallelo, che usa un'impenetrabile segretezza interna per imporre il massimo della trasparenza ai governi di tutto il mondo? A meno di protettori potenti, solo un genio può sottrarsi alla caccia all'uomo planetaria, e resuscitare il suo sito dopo formidabili attacchi informatici. Questo australiano di 39 anni si è già conquistato un posto nel Pantheon dei grandi dell'èra Internet.

Come Bill Gates (Microsoft), Larry Page (Google) o Mark Zuckerberg (Facebook) anche Assange è un innovatore rivoluzionario, usando le nuove tecnologie ha scardinato consuetudini diplomatiche antiche di secoli. Un "gigante dell'informatica" lo definiscono anche quegli ex collaboratori che hanno deciso di abbandonarlo per divergenze politiche o etiche. E' un giustiziere o un criminale, angelo o Mefistofele? Daniel Ellsberg, la gola profonda che nel 1971 rivelò al New York Times le bugie di Stato sul Vietnam (i Pentagon
Papers), considera Assange l'eroe del nostro tempo: "Ho aspettato 40 anni  -  dice  -  per vedere qualcuno che abbattesse i segreti di Stato in modo da cambiare il corso della storia". Le defezioni polemiche di tanti suoi collaboratori possono dipingere un altro personaggio: ambiguo, irresponsabile, o manipolato.

Dalla clandestinità, rispondendo per email alle interviste, Assange sfida i suoi avversari: "Quel che abbiamo fatto finora è una millesima parte della nostra missione". A Hillary Clinton che lo accusa di mettere in pericolo vite umane: "Da 50 anni questo è l'alibi usato da ogni governo americano, per impedire che l'opinione pubblica sappia ciò che fanno. Ma il coraggio è contagioso: più dimostriamo che la verità è vincente, più avremo nuove rivelazioni".

Conduce "una vita da James Bond della contro-informazione", come la definisce lui stesso. Viaggia sotto falso nome, evita gli alberghi, si tinge i capelli, cambia continuamente telefonino (criptato) e impone ai suoi collaboratori di fare lo stesso. Paga solo in contanti (le carte di credito lasciano tracce) e anche quelli deve farseli prestare per non usare il Bancomat. Eppure l'inizio di questa storia è ben diverso, il che infittisce il mistero di WikiLeaks. Catalogata al suo battesimo nel 2006 come un "organo d'informazione internazionale non-profit", si autodefinisce così: "Un sistema a prova di censura, per generare fughe massicce di documenti riservati senza tradirne l'origine". Tra le regole statutarie: "Accetta solo materiali segreti", e i documenti devono avere "rilevanza politica, diplomatica, storica, etica". Un anno dopo il suo lancio, sul sito WikiLeaks c'erano già 1,2 milioni di documenti. Assange non figura subito come il capo. Alle origini l'organizzazione si descriveva come un collettivo, animato da noti dissidenti cinesi come Xiao Qiang, Wang Youcai e Wang Dan; giornalisti in lotta contro le dittature; matematici ed esperti informatici che cooperavano da Stati Uniti, Europa, Australia, Taiwan, Sudafrica. La componente cinese nel nucleo fondatore è importante: quei dissidenti si sono allenati a "bucare" un muro impenetrabile, la Grande Muraglia di Fuoco, la censura informatica della Repubblica Popolare. La loro presenza è anche all'origine di velenosi sospetti  -  probabilmente infondati  -  sull'infiltrazione dei servizi segreti di Pechino in WikiLeaks.

Nei primi anni la battaglia è rivolta soprattutto contro i regimi autoritari, i genocidi, la repressione del dissenso. Nel 2008 WikiLeaks si guadagna un riconoscimento da Amnesty per le rivelazioni sulle esecuzioni sommarie della polizia in Kenya. The Economist assegna al sito il premio New Media Award. Tutto cambia di colpo nell'aprile di quest'anno, quando su WikiLeaks appare il video di una strage di civili iracheni da parte dei soldati americani. Poi a luglio esce la prima infornata di 76.900 documenti segreti sulla guerra in Afghanistan. Seguita da 400.000 comunicazioni confidenziali sul conflitto in Iraq. Per arrivare al grande botto che domenica scorsa ha sparpagliato alla luce del sole 250.000 dispacci diretti al Dipartimento di Stato dalle ambasciate Usa. L'America di Barack Obama diventa il bersaglio numero uno. In coincidenza con questa svolta, aumenta a dismisura la visibilità di WikiLeaks.

Emerge come leader l'australiano Assange, con un passato di pirata informatico. La novità sconvolge alcuni sostenitori del "primo" WikiLeaks. L'agenzia stampa Associated Press, il Los Angeles Times, la federazione degli editori di giornali Usa, che avevano finanziato il sito, ci ripensano. Amnesty International e Reporters senza frontiere criticano Assange con lo stesso argomento della Clinton, "per avere messo in pericolo vite umane" (divulgando nomi di informatori afgani della Cia, ora esposti alla vendetta dei Taliban). Alla ritirata dei grandi sostenitori Assange reagisce appoggiandosi su una miriade di simpatizzanti, i micro-pagamenti affluiscono dal mondo intero usando il sistema Paypal. Più inquietanti sono le defezioni tra gli amici e i collaboratori più stretti. Un vero e proprio "scisma", accelerato dopo le accuse di molestie sessuali da parte di due donne svedesi contro Assange (lui nega, sostiene che i rapporti furono consensuali). Almeno una dozzina di volontari del nucleo originario di WikiLeaks sono partiti. Alcuni parlano. Come il 25enne islandese Herbert Snorrason che di Assange dice: "Ormai è fuori di testa". Birgitta Jonsdottir, una parlamentare islandese che era stata anche lei tra gli attivisti fondatori, accusa Assange di aver deciso tutto da solo sui segreti militari americani in Afghanistan. Altri, dietro l'anonimato, lo accusano di essere diventato "megalomane, dittatoriale".

Non lo abbandonano però i fedelissimi: 40 volontari, 800 aiutanti esterni. Un miracolo economico, per un'organizzazione che sopravvive con un budget di soli 200.000 euro all'anno. Senza una sede fisica. Spostandosi virtualmente in quelle "piazze giuridiche off-shore" dalle leggi più tolleranti per la libertà di espressione. Un prodigio tecnologico, soprattutto: "Com'è possibile  -  hanno chiesto le autorità inglesi in questo weekend di attese isteriche  -  che il Pentagono con tutta la sua potenza nella guerra elettronica non riesca a oscurare per sempre WikiLeaks?". La risposta è tutta nel genio di Assange. In fuga perpetua dall'Australia alla Svezia, da Berlino a Londra, forse in procinto di chiedere asilo alla Svizzera, anche per i "server" di Internet lui usa lo stesso metodo, cambia costantemente i propri snodi di comunicazione. E ha un'arma segreta, quella che lui definisce la sua "polizza vita": molti documenti riservati in suo possesso sono già stati "scaricati" via Twitter in forma criptata sui computer di decine o forse centinaia di simpatizzanti. "Se succede qualcosa a me  -  minaccia Assange  -  o al sito principale, scatta automaticamente la divulgazione della password che consentirà di diffondere tutto questo materiale". Bluff o verità? Tutto ciò che riguarda Assange si presta a doppie letture, è circondato da un alone di mistero.

Lo stesso uso politico che ne viene fatto: la destra americana lo denuncia come un terrorista, ma al tempo stesso strumentalizza le fughe di notizie contro l'Amministrazione Obama. I mass media hanno imparato quanto Assange possa essere implacabile: il New York Times è stato messo "in quarantena" per non avere accettato a scatola chiusa i diktat di WikiLeaks, il Wall Street Journal e la Cnn sono stati messi al bando dalle rivelazioni. Braccato da polizie e magistrature, bersagliato dagli hacker, la primula rossa che ha abbattuto ogni regola dei segreti di Stato si fa beffe dell'annuncio che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato rivedranno tutti i sistemi di comunicazione: "Il nuovo volto della censura moderna è impedire le fughe di notizie riservate. Ma per quanto inventino nuove protezioni, sarà sempre possibile escogitare i sistemi per aggirale".
(01 dicembre 2010)

 

lunedì 22 novembre 2010

25 novembre 2010 Giornata Internazionale contro la violenza sulla donna

Giovedì 25 novembre 2010 alle ore 21,00 in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulla donna presso Villa Elena in Via Elena Da Persico ad Affi Le Associazioni Telefono Rosa di Verona, il Melograno di Cavaion, e BaldofestivalDonna di Caprino promuovono una serata di letture teatrali, poesie e provocazioni a cura di Michela Ottolini.
Per ulteriori info rimandiamo alla pagina Facebook dell'associazione Melograno Cavaion.

sabato 20 novembre 2010

D&G Gabbando il fisco dolcemente.....

The fashion tax collections made in Italy
P.S. Ho visto visite strane il 12-16-17-18 novembre  
DOLCE E GABBANA IL PM "EVASIONE DA UN MILIARDO"
da L'Arena di Verona del 20/11/2010
MILANO e ANCONA
Il pm di Milano, Laura Pedio, ha chiesto il rinvio a giudizio per gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana accusati, assieme ad altre persone, di truffa ai danni dello Stato e infedele dichiarazione dei redditi per un'evasione fiscale di circa 1 miliardo di euro, che sarebbe stata commessa tra il 2004 e il 2005.
Stando alle indagini, iniziate nel 2007 a seguito di una verifica fiscale, la multinazionale della moda avrebbe creato una società estera, la Gado, con base in Lussemburgo, che risultava essere la proprietaria dei marchi del gruppo e che di fatto, secondo l'accusa, veniva però gestita in Italia. Tramite questa «esterovestizione» della società, per l'accusa, i proventi derivanti dallo sfruttamento dei marchi venivano tassati all'estero e non in Italia, dove invece dovevano essere pagate le imposte.
I due noti stilisti sono anche accusati di aver ceduto i marchi alla società estera a un prezzo di 360 milioni di euro circa, nettamente inferiore, secondo l'accusa, al valore di mercato, che era di circa 700 milioni.
Guai fiscali anche per un altro vip. È stato arrestato durante le prove del rally-show all'autodromo di Monza, per una maxi frode fiscale, il pilota di rally e team manager Riccardo Errani, 59 anni, forlivese con residenza a Montecarlo, ufficialmente nullatenente, che avrebbe gestito un vasto raggiro fiscale legato a sponsorizzazione sportive con l'aiuto di una cartomante prestanome e del suo navigatore e cronista sportivo Stefano Casadio: 19 milioni di euro i redditi non dichiarati; 12 milioni di imposte evase (8 milioni di Irpef e 4 di Iva).

domenica 14 novembre 2010

Domenico Finiguerra a San Pietro in Cariano (Verona)



Per riprendere le parole di Domenico mi son seduto in prima fila, alla mia destra c'erano quattro persone che mi hanno accolto con un sorriso, non so perché ma ciò mi ha fatto piacere; peccato che una ventola alla mia sinistra ad intervalli, continuava a disturbare il sottofondo della conferenza e di conseguenza ha rovinato l'audio del filmato, dispiaciuto, in quanto il discorso di Finiguerra era valido dall'inizio alla fine, ho salvato il salvabile tagliando le parti rumorose ed ho realizzato due video.
Che dire, amministrare senza consumare territorio non è solo possibile, logico ma è  normale.
Generalmente una ditta, che produce scarpe per fare utile vende il suo capannone  o i macchinari  che utilizza per svolgere l'attività?  No, solitamente, vende il suo prodotto finito cioè le scarpe.
Un comune per far fronte alle proprie spese correnti svende proprio territorio? Propria qualità della vita?
Propria identità? Proprio patrimonio per ottenere  una tatum di cassa che comporterà (visto che tra le altre aumenterà la popolazione, i relativi servizi ecc,) un aumento di costi futuri i quali accresceranno sempre più? No, una amministrazione comunale cercherà prevalentemente di  massimizzare le entrate ed minimizzare le spese in particolare quelle più inutili,gli sprechi (pensate a Cassinetta  gli amministratori si sono ridotti i propri stipendi, gli assessori percepiscono 70 Euro mensili). Come massimizzare e come minimizzare? Voglio essere sintetico ma conciso, come? Utilizzando le idee, il coinvolgimento della cittadidanza ,l ' esperienza di quel che accade di virtuoso in altre realtà, semplicemente questo è quello che avviene a Cassinetta di Lugagnano.

martedì 9 novembre 2010

Domenico Finiguerra nel veronese giovedì 11 novembre

Giovedì 11 novembre 2010, Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (Milano), sarà nel veronese, più precisamente a Verona ore 17:30, via Santa Maria in Chiavica, 7 – Sala Polivalente CTG ed a San Pietro in Cariano (Valpolicella) alle ore 20:45 Tenuta Pule via Monga,9. Finiguerra ha dimostrato (per chi aveva ed ha dubbi) che amministrare senza consumare terreno è più che possibile e da questo suo esempio egli è tra i promotori del movimento nazionale “Stop al Consumo di Territorio” che nel 2009 ha preso avvio dalla sua Cassinetta .
Difendere il territorio non è un lusso, ma una necessità
di Carlo Reggiani da verona5stelle-verona provincia virtuosa 
8 novembre 2010

Troppo facile ora mandare generiche accuse, prendersela con lo “Stato” o con il “Governo”, lanciare minacce di ritorsioni fiscali verso Roma.
Troppo facile dimenticare i continui appelli dei tanti vituperati “ambientalisti”, gli studi di ricercatori e specialisti, gli allarmi di organismi preposti, le osservazioni di buonsenso di tanti cittadini.
I responsabili dell’alluvione che sta flagellando ampie aree della nostra provincia e del Veneto ci sono, hanno nome e cognome e li conosciamo tutti: 20 anni di amministrazione pubblica orientata a smantellare vincoli, tutele e organismi preposti a manutenzione e opere di mitigazione del rischio sul nostro territorio. Venti anni di speculazioni e di aggressione sconsiderata del territorio (ricordate Galan con l’allucinante visione di un Veneto come immensa città diffusa?) che adesso chiedono il conto.
Cosa possiamo fare, dopo aver aiutato in tutti i modi possibili le popolazioni a ritornare ad una vita dignitosa (tantissimi gli appelli per volontari)?
STOP AL CONSUMO DEL TERRITORIO non è uno slogan da ambientalisti, ma un grido di dolore per salvare il salvabile, riprendere buone pratiche di buon senso di pianificazione e interventi di riqualificazione e tutela.
STOP AL CONSUMO DEL TERRITORIO per ridare voce e strumenti ai bravi tecnici e alle competenze di eccellenza che tutto il mondo ci invidia, figure da troppo tempo emarginate da un sistema economico e sociale interessato esclusivamente ad investimenti finanziari di brevissimo periodo e poco interessati al bene comune.
Qualche amministratore ci sta provando ad andare controcorrente: Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano è uno di questi. Giovedì sarà ancora una volta a Verona (è stato recentemente ospite all’interessantissimo convegno di Valeggio per il recupero di Villa Zamboni) per spiegarci come si può amministrare senza consumare territorio, ma riqualificandolo e tutelandolo (ore 17:30 a Verona, Via Santa Maria in Chiavica, 7 – Sala Polivalente CTG; alle ore 20:45 in Valpolicella,  Tenuta Pule di San Pietro In Cariano).

venerdì 5 novembre 2010

Wi-Fi libero finalmente in Italia

Dal primo gennaio 2011 si potrà navigare in internet , all'interno delle Wi-Fi zone, senza più sottoporsi a procedure di identificazione da parte dei gestori nei confronti di noi utenti, in quanto, con il disegno di legge  presentato alla camera verrà abrogato l'articolo 7 del D.L. n.144 del 2005, più conosciuto come decreto Pisanu, grazie al quale,  in Italia si sono apportate delle limitazioni (in merito alla connettività senza fili) che non sono  presenti in nessun altro stato occidentale. Sembra e ripeto sembra che si apriranno le porte ad una rete più semplice (per quel che riguarda gli accessi) e di conseguenza più diffusa, in Italia però sono molti i comuni che non hanno ancora accesso ad internet veloce  magari anche a prezzi competitivi o addirittura gratis. Rimaniamo vigili!

lunedì 1 novembre 2010

martedì 26 ottobre 2010

California: ok alla costruzione della più grande centrale solare negli Usa

L'impianto da 1.000 megawatt nel deserto del Mojave. Approvati altri sei progetti per ulteriori 2 mila MW

WASHINGTON - Un progetto da 6 miliardi di dollari per realizzare una centrale solare da quasi mille megawatt, la più grande nel territorio americano. L'ok al Blythe Solar Power Project è arrivato direttamente dall’amministrazione Obama e fa parte del piano del presidente per le energie rinnovabili. L'impianto sarà realizzato nel deserto del Mojave in California, vicino al confine con l'Arizona.

POSTI DI LAVORO - «Questo progetto dimostra come lo sfruttamento delle energie rinnovabili può creare posti di lavoro nella nostra nazione», ha commentato il ministro degli Interni, Ken Salazar. Il progetto Blythe, che sarà sviluppo dal gruppo tedesco Solar Millennium, coprirà un’area di 2.833 ettari a circa 360 chilometri a est di Los Angeles. Si tratta del sesto progetto di impianto solare approvato questo mese dal governo: le centrali saranno costruite in California e Nevada. Nelle prossime settimane è atteso il via libera a un settimo progetto, da realizzarsi sempre in California. Le sette centrali dovrebbero garantire oltre 3 mila megawatt e fornire elettricità a oltre 2 milioni di abitazioni entro la fine del 2011 o all’inizio del 2012. A regime saranno 2 mila i posti di lavoro a tempo indeterminato creati dalle nuove centrali.

Articolo del corriere.it
Redazione online
26 ottobre 2010