domenica 6 febbraio 2011

Beppe Grillo is Back - Verona



Francamente al Grillo is Back non dovevo andarci, ma credimi all'ultima ora, mi si dice " Tizio sarà solo allo show c'è un biglietto in più, vuoi andare tu?" Ci penso, ci ripenso e alla fine ragiono, come posso lasciar solo Tizio che tra l'altro stima B, ama B augurandogli  una lunga permanenza nella vita politica e non solo... 
Tutto il contrario logicamente...

Dinamico, scattante ed incazzato più che mai, il Grillo bastona la sacra casta  e  senza sconti per nessuno! Anche se questa volta,  espone, più assiduamente, le  soluzioni per superare "la stagnazione" nella quale si ritrova "impantanata" la nostra Repubblica da tanti anni. Propone e ciò, per me, sta alla base del  suo pensiero, non più una politica rappresentativa (oggi simbolleggiata dai partiti) ma bensì una politica partecipata e diretta, tramite, ad esempio, l'utilizzo delle nuove tecnologie, oggi abbiamo internet; ed anche, tramite  l'esercizio, e questo è anche un mio cavallo di battaglia da sempre, di referendum propositivi senza quorum (attualmente in Italia abbiamo la possibilità di esprimerci direttamente solo attraverso referendum abrogativi con i loro limiti del dovuto). In parole povere è il cittadino che deve esser il protagonista della vita politica e non i partiti tramite i loro rappresentanti. Attraverso una foto-telecamera de La Nebbia e La Neve TV  ho filmato degli spezzoni dello spettacolo. Buona visione. 

sabato 29 gennaio 2011

Giovedì 03 febbraio Piero Ricca a Nogara (VR)


Giovedì 03 febbraio, presso la sala del piano terra del Palazzo Maggi - Nogara, si terrà l'incontro con PIERO RICCA, con proiezione dei video di Qui Milano Libera.
L'evento è organizzato dal blog Nogara On Line.


Piero Ricca a Nogara  tratto dal blog Nogara On Line

E’ l’ospite più indesiderato alle feste del potere. Rigorosamente senza invito, si presenta armato di videocamera, megafono, cartelli, volantini, con un manipolo di amici fidati, a lanciare schizzi di verità e memoria sull’abito buono dell’interlocutore di turno. Dipinto dai media come un provocatore e un contestatore, apostrofato come irriverente rompicoglioni dagli oligarchi da lui interrogati e dai loro pasdaran, schedato dalle questure pur essendo incensurato, Piero Ricca è semplicemente un acuto giornalista free lance e un cittadino non rassegnato, che assesta salutari ceffoni ad un’opinione pubblica anestetizzata dall’etere televisivo.
Persegue da anni un’originale forma di impegno civile sul fronte della legalità, dell’etica pubblica, della libertà di espressione, diffondendo un metodo di critica attiva e frontale al degrado politico e culturale di un Paese in avanzato stato di putrefazione morale. Cuore pulsante della sua militanza resistenziale è l’associazione Qui Milano Libera, gruppo di giovani e informatissimi battitori liberi che, senza sconti e inibizioni, coltivano il vizio di interpellare in pubblico i prepotenti di tutte le caste nazionali, inchiodandoli alle loro responsabilità giuridiche, morali e politiche con il martello di una “sanzione reputazionale” gridata a viva voce, per strada, con un urlo che si riverbera sul web, fra i video amatoriali di YouTube e i lucidi contributi di un popolarissimo blog2. E intanto, trainati dall’esempio di Piero, spuntano come funghi, su e giù per lo Stivale, altri nuclei di opposizione civile che con il tam tam informatico veicolano notizie censurate dal regime telecratico, restituendo linfa vitale all’albero della democrazia partecipativa.
Ricca non cerca applausi o lucrosa visibilità. Gode della stima di Gian Carlo Caselli, Marco Travaglio e Giovanni Sartori («Dieci, cento, mille Piero Ricca», disse una volta il celebre politologo), ma paga a caro prezzo, anche in termini economici, la sua assoluta indipendenza. Mette il fuoco dell’intransigenza e il suo faccione barbuto nei serrati confronti de visu con ministri, giornalisti, banchieri. Irrompe nei dotti simposi dei circoli culturali milanesi, alle convention del partito-azienda, alle presentazioni dei libri di Bruno Vespa, nelle beatificazioni in vita di Giulio Andreotti e nelle commemorazioni trasversali di Bettino Craxi. Pone domande fuori copione che nessun giornalista osa più fare. Rievoca verità scomode, che si insinuano come zaffate sulfuree nell’incenso dell’adulazione che circonfonde lorsignori. Tampina i fedelissimi di Silvio Berlusconi, rimediando sputi da Emilio Fede, botte dai gorilla di Marcello Dell’Utri, ingiurie devastanti da Vittorio Sgarbi, risposte evasive o pretestuose da Fedele Confalonieri e Niccolò Ghedini, messi alle corde sugli scandali della sentenza Mondadori, di Europa 7 e delle leggi ad personam. Ma, da buon guastafeste no partisan in un panorama di opportunisti bipartisan, tira anche robuste sassate sullo specchio in cui si rimirano con autocompiacimento, tra gli applausi dei “militonti”, i vertici di un centrosinistra rotto ad ogni compromesso e avvitato in una spirale autodistruttiva di vigliaccheria politica, subalternità culturale e maldestro affarismo. Ne riceve, in cambio, spintoni, minacce e insulti non dissimili da quelli collezionati in mezzo ai “berluscones”. «Comunista di merda» per i tifosi di Sua Emittenza, «pagato da Berlusconi» per i pretoriani di D’Alema, «qualunquista» e «antipolitico» per la stampa più sciatta, sempre pronta a rispolverare etichette truffaldine e frusti luoghi comuni per screditare l’onestà intellettuale e l’indipendenza di giudizio dei non allineati. Cioè della parte sana, reattiva e più “politica” del Paese.
Senza padrini né padroni, Piero continua ad orientarsi nelle acque stagnanti della Penisola con la sola bussola costituzionale e il vento della ribellione morale che soffia nelle vele. Navigazione perigliosa, tra gli scogli di una spicciola persecuzione poliziesca che lo accompagna dal 2003, da quel grido («Fatti processare, buffone! Rispetta le leggi o farai la fine di Ceausescu e di Don Rodrigo!») lanciato nel corridoio del Tribunale di Milano contro un Caimano prossimo ad autoimmunizzarsi per legge dai processi. Non ingiuria, ma legittima, sentita e vibrata critica politica, riconobbe la giustizia dopo alterne vicende1. Da allora le sue iniziative vengono costantemente monitorate, boicottate o sopite da occhiuti e zelanti questurini che, come i gendarmi accorsi ad arrestare Pinocchio, lo piantonano e identificano, talvolta trattenendolo in commissariato per ore, mentre i Gatti e le Volpi dell’Italietta odierna si salvano dai blitz di Piero-Pierino, continuando a scorrazzare indisturbati con fedine penali a volte più lunghe delle loro code.
Nel 2007, a corredo di un’intimidatoria querela per diffamazione sporta da Emilio Fede, che appena incrociò Ricca gli diede a freddo dell’imbecille, per poi minacciarlo e sputargli addosso, in un grottesco ribaltamento di ruoli il blogger milanese si vide notificare un decreto di sequestro preventivo del suo sito, che restò chiuso e non aggiornabile per più di venti giorni, fino all’accoglimento dell’istanza di dissequestro.
Pochi mesi dopo, nel centro di Milano riservato a duemila ospiti vip invitati a celebrare il centenario della Mondadori, durante uno speaker’s corner improvvisato in Piazza della Scala per ricordare ai passanti la storia edificante della maggiore casa editrice del Paese transitata nelle tasche di Silvio Berlusconi in forza di una sentenza compravenduta, Piero e altri sei ragazzi di Qui Milano Libera vennero condotti a forza presso il commissariato di Piazza San Sepolcro, scortati da trenta agenti come nel finale di The Blues Brothers. Riesumando dall’archeologia penale di epoca fascista un polveroso rudere normativo come l’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, i sovversivi furono denunciati per «riunione non autorizzata». Sequestrati i pericolosissimi corpi di reato: il megafono, diciotto cartelli e centodieci volantini che raccontavano fatti veri e dimenticati3.
Il messaggio, di stampo brigatista, è chiaro. Colpirne uno per educarne cento. Se hanno rimosso Luttazzi e ostracizzato per cinque anni il decano Enzo Biagi, se un blogger free lance inanella fermi di polizia, l’uomo della strada e l’ultimo praticante del quotidiano locale ci penseranno mille volte prima di steccare nel coro.
Piero non recede e continua a puntare parole e immagini «come un laser contro chi ci vuole sottomessi», invitando ad alzare la testa nel segno di una ferma assunzione di responsabilità individuale, per promuovere un cambiamento dal basso. Non si può pretendere da tutti la stessa intransigenza, ma neppure rassegnarsi alla passività, assuefarsi allo scandalo, convivere con l’analfabetismo civico o cedere alla tentazione di ripiegamento nel privato.
L’indifferenza opera potentemente nella storia, diceva Gramsci. Ma – risponde Ricca – «se in tanti rialzassimo la testa, domani questo Paese avrebbe un altro volto».

domenica 23 gennaio 2011

Bettino Craxi Platz, Padania Auf Widersen



Anni novanta, non esisteva ancora l'appellativo Padania, ma una forza politica in ascesa, denominata Lega Nord, si proponeva di "rompere" gli equilibri di potere dei partiti di allora DC e PSI (partito del "buon" Craxi) in primis... Quanta acqua sotto i ponti, quante speranze rimaste tali, quanto urlar per poi, a distanza di anni, ritrovarsi amalgamati agli stessi "nemici" di un tempo, anche se con volti diversi (oggi abbiamo il puttaniere di Arcore, amico e grande sostenitore di Craxi); ultima ciliegina sulla torta l'intitolazione a Bettino Craxi, personaggio  nell' "occhio del ciclone" nel periodo di tangentopoli, di una piazza a Lissone (MB), comune amministrato da sindaco leghista.

Intitolano una piazza a Craxi, a Lissone è protesta come nel ’92 all’hotel Raphael 

da Il Fatto quotidiano del 22/01/2011

Tal padre, tale figlia. Più o meno 18 anni dopo le monetine all’uscita dell’hotel Raphael contro Bettino Craxi, stessa sorte è toccata alla figlia Stefania. L’occasione era stata voluta fortemente dal vicesindaco Pdl Gabriele Volpe, ex socialista e “subita” dalla Lega nord locale che non si è mai opposta nonostante in quegli anni sia stata in prima fila nel contestare l’ex leader del Garofano morto latitante in Tunisia.
L’inaugurazione di piazza Craxi a Lissone si è trasformata in una riedizione delle proteste targate Tangentopoli. Stesso copione, stessa fuga a gambe levate e identiche urla. Un fitto lancio di monetine, pernacchie, fischi e un assordante “ladri, ladri” ha accolto la figlia di Bettino Craxi che è anche sottosegretario agli Esteri, impedendole di tagliare il nastro di una piazza intitolata al padre in una cittadina governata dal Carroccio da 15 anni.

Un’autentica rivolta. Stefania Craxi scortata da ingenti forze di polizia è stata costretta ad interrompere il discorso e a trasferirsi in un teatro tra le urla della folla composta sì da esponenti della sinistra locale, dell’Idv, ma anche da cittadini senza etichette politiche. Improvviso cambio di programma per le proteste di 400 persone hanno fatto infatti saltare la prima parte dell’evento, previsto proprio nella piazza che porterà il nome dell’ex leader socialista. I contestatori hanno replicato le proteste degli anni di Tangentopoli con tanto di lancio di monetine e “vergogna” urlati a squarciagola e senza interruzione.

In piazza anche qualche tafferuglio tra ex socialisti e contestatori sedato a fatica dai carabinieri. Il gruppo di socialisti, guidati dalla figlia di Craxi, Stefania e dal vicesindaco di Lissone Gabriele Volpe, si è quindi spostato celermente, scortato dalle forze dell’ordine, nel vicino Palazzo Terragni dove era in programma la seconda parte della giornata. Numerose le bandiere dell’Italia dei Valori nella parte di piazza che ha protestato (era presente anche il blogger Piero Ricca) e i cartelli contro Craxi. “Non mi fanno né caldo né freddo – ha commentato Stefania Craxi – . Non hanno l’autorità morale, politica e grammaticale per esprimersi su mio padre.  Le due targhe che danno il nome di Bettino Craxi a una piazza del centro di Lissone, comune della Brianza leghista, sono state modificate con un cartello che intitola così lo spazio all’ex capo dello Stato Sandro Pertini “presidente degli Italiani”. Il cambio del nome è avvenuto pochi minuti dopo la prevista inaugurazione della piazza Bettino Craxi. Su uno dei muri dei palazzi vicini è comparsa anche la scritta “ladro” a caratteri cubitali.

Intanto i contestatori si sono ritrovati davanti a Palazzo Terragni, dove si era spostata in fretta e furia la cerimonia, per contestare i presenti all’evento, ormai terminato. I fedelissimi di Craxi alla chetichella sono usciti dall’edificio scortati dai carabinieri per evitare ulteriori disordini. Le proteste sono state bollate come “polemicuzze” dall’ex sindaco socialista di Milano Paolo Pillitteri, che ha poi aggiunto: “Conta solo cosa rappresenta la figura di Craxi, una persona che è nella storia. Tutto il resto sono solo polemicuzze”. Non dello stesso parere i contestatori che hanno continuato ad urlare slogan contro Craxi lasciando dopo un’ora la piazza centrale della città. (tm)

domenica 16 gennaio 2011

Lacrime di Giulietta il video che spopola su You Tube



Oggi l'amico facebook Gino F. allegandomi il video sopra ha scritto "So che ti piacerà...". Mi piace molto, Gino, la clip di Negrin sia per l'effetto ottenuto e per il suo messaggio a favore del "verde".

Negrin fa piangere. E' boom su YouTube  di Paolo Ferrari
da la Stampa.it del 14/01/2011

Il suo clip «Lacrime di Giulietta» spopola: lui sogna di scrivere una messa

Torino
Nuovo exploit per l'artigianato video musicale torinese. Prodotto in casa, il clip del brano «Lacrime di Giulietta» del chitarrista, pianista e compositore Matteo Negrin ha superato in pochi giorni le 400.000 visioni.

Risultato eccezionale, che continua a crescere: quota mezzo milione non è certo un’utopia, poi chissà. Il successo è frutto di un passaparola curioso, dal momento che la maggior parte dei contatti è targata Asia e Stati Uniti. Luoghi in cui l'arte del «music painting», la pittura legata all'espressione sonora su cui si basa il video, è seguita con interesse da un pubblico eterogeneo. Ma anche da noi il video dilaga; tra i post, quello di un insegnante di liceo che propone di utilizzare brano e immagini per rasserenare l'animo degli studenti durante gli intervalli, accostandoli al tempo stesso a una maniera differente di concepire la musica.

Abituato a scrivere musica e esibirsi in piccoli locali, il trentaseienne Matteo ha le vertigini: «Non me l'aspettavo, il video è nato come primo esperimento di animazione su pentagramma, dal momento che non mi risultano precedenti applicazioni del genere "music painting". Sulla base del brano e di un mio soggetto, mi sono rivolto ai giovanissimi amici di Lab, ovvero Luca Cattaneo, Alberto Filippini e Alice Ninni. Ne è venuto fuori uno storyboard steso su un foglio unico, lungo 12 metri. Su quello abbiamo girato 15 ore di immagini, che poi sono state selezionate e sincronizzate per dare vita ai tre minuti e mezzo di clip che tutto il mondo sta apprezzando».

Il risultato è stupefacente. Le mani di Alice disegnano a tempo intorno alle note automobili e alberi, gru e nuvole, mentre il suono fluisce fresco, naturale, biodegradabile: «Il pezzo fa parte del mio nuovo album, "Glocal Sound", autoprodotto. Non ho una casa discografica e neppure un manager, faccio tutto da me. La presentazione è avvenuta il 18 dicembre all'Artintown, il circolo nel cuore della San Salvario in cui vivo e dove spesso suono con gli amici musicisti e cantautori».

È la famosa nuova boheme del quartiere, un focolaio che si conferma gravido di piccole grandi idee. E che non disdegna l'impegno civile e ambientale: le illustrazioni di «Lacrime di Giulietta» contengono messaggi soft quanto espliciti in materia di riduzione dell'inquinamento, utilizzi di biciclette e mezzi pubblici, risparmio energetico, difesa del verde. Tutto con grazia, senza mai risultare pedanti né didascalici.

Per chi considera i protagonisti di questa nuova scena un po’ freak, basata nel quartiere meticcio per eccellenza, un pugno di spiantati, ecco un percorso personale contromano: «Incido dal 1999, ho vinto la Biennale del Mediterraneo, ho lavorato per la Utet, il Museo Nazionale del Cinema e la sede Rai di Roma. Nel nuovo cd ho messo idealmente il pianoforte di casa mia al centro di San Salvario, facendolo dialogare con tutto quello che gli si muove intorno. Credo che la natura strumentale del progetto aiuti a livello internazionale, non c'è l'ostacolo del testo». Mentre si gode il bel momento, Negrin culla un'ambizione di rango: «Prima di compiere quarant'anni mi piacerebbe comporre una Messa, credo sia un banco di prova decisivo per chi scrive musica. Va da sé che sarebbe interessante contestualizzarla, affidandone la prima esecuzione a un’orchestra multietnica».

Per adesso sbarca il lunario con le tante repliche del varietà «Il Grande Fresco», che porta in giro per l'Italia con il poeta Guido Catalano e il cantautore Federico Sirianni, e con le lunghe «Notti delle chitarre», ancora all'Artintown della cruciale via Berthollet, sorta di laboratorio permanente.

Matteo, del resto, a San Salvario ci è nato; non casca nella retorica e non si inventa talentaccio disperato: "Abito sopra un cinema porno, il Maffei, però forse è meglio non scriverlo. Aspetto la secondo figlia. Vizi? Correggo il caffè con la sambuca"

domenica 9 gennaio 2011

Nucleare, bianco e nero lo spot paraculo...(Chicco Testa ripigliati, lo sdoppiato sei tu!)


Maddalena Balsamo, attrice e conosciutissina youtuber pone delle riflessioni  riguardo il recente spot del  Forum Nucleare Italiano.

"Sembra uno spot di incoraggiamento al dibattito sul nucleare, ma secondo la sottoscritta è una campagna di persuasione occulta per aumentare il consenso, denunciabile all'antitrust , numero verde 800-166-661
link dello spot: http://www.youtube.com/watch?v=R29l7G...

martedì 14 dicembre 2010

Calendario 2011 CAVAION VERONESE - "Gru senza ali 2 ... I loro pulcini"

"...lo vorrei vedere appeso negli uffici dei Sindaci, nelle sale dei Consigli Comunali o delle Giunte, magari dando un'occhiata a quelle foto non prenderebbero decisioni così a cuor leggero"                                                                                                                       Maurizio Molinari

Vi sarete chiesti che cosa le Gru senza ali del 2009 avranno lasciato dietro di sé, una volta involatesi verso altri lidi.
Spero, con il nuovo calendario, di poter soddisfare la vostra curiosità e, allo stesso tempo, di riuscire a suscitare in voi un certo e giusto senso di sgomento. Eh, sì, perché sul Monte San Michele e sul Ceriel, luoghi meravigliosi, che dovrebbero essere deputati ad accogliere dimore, le più preziose e prestigiose di Cavaion, hanno visto lacerare i loro pendii per consentire la realizzazione di edifici di scarso, per non dire nullo, valore architettonico, assolutamente anonimi.
Che dire poi della demolizione di un’antica, gentile palazzina per far posto ad una nuova, fredda costruzione.
Questo a conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, di una assoluta mancanza, da parte della Pubblica Amministrazione, di azioni finalizzate al rispetto del paesaggio, di programmazione del territorio con conseguente snaturamento della “scenografia” di Cavaion.
Vi invito a fare una passeggiata sul percorso della salute, monte San Michele, e sul Ceriel, verso la gigantesca gru: scoprirete che sia la casa bastionata (una bifamiliare con una porzione ancora invenduta, dopo più di due anni) sia l’ammasso di  costruzioni, poste sul crinale del Ceriel, sono realizzate dalla stessa agenzia immobiliare.

Vorrei esprimere a Cavaion i miei più sinceri ed affettuosi auguri, convinta che ne abbia grande bisogno, nella speranza che i suoi nativi gli serbano il rispetto e l’amore, l’uno imprescindibile dall’altro, che meritano le nostre piccole Patrie.

Adriana Bozzetto
una immigrata

martedì 7 dicembre 2010

John Lennon tribute - Cavaion V.se 11 dicembre 2010

Sabato 11 dicembre, ore 21.00, Sala Civica di Corte Torcolo a Cavaion Veronese, con ingresso libero, tre voci e una chitarra racconteranno la storia di John Lennon attraverso la sua musica, le sue parole, i suoi incontri, le sue scelte, le sue domande, le sue risposte.
L'associazione Melograno vi aspetta per (ri)scoprire questo personaggio chiave della cultura del `900 insieme a Diego Gastaldelli (voce e chitarra), Enrico Gastaldelli (voce), Giulia Ugatti (voce).

lunedì 6 dicembre 2010

Il Sole 24 Ore. Conti in Disavanzo, Cavaion Veronese secondo comune nel Triveneto

Cavaion Veronese si classifica secondo!  Il consumo di territorio di tutti questi anni non ha portato nemmeno benefici alle casse... Ed in più i nostri amministratori attuali ed ex sono andati ad indebitarci ulteriormente (perchè il debito comunale grava su tutti noi sia ben chiaro), tramite mutui, acquistando nuovi terreni  ( per esempio in Via Lionello Fiumi sottostante i "loculi" dell' Eurocongressi Hotel) facendo il famoso saltone più lungo della gamba. Chiederemo aiuto alla Merkel o a Trichet pure noi?

FINANZA LOCALE SINDACI IN AFFANNO da Il Sole 24 Ore del 01 dicembre
Oltre la metà dei comuni ha i conti in disavanzo
PADOVA Gianni Trovati «Dateci il 20% dell'Irpef e vi solleveremo il mondo». L'avvio in pompa magna del cantiere attuativo del federalismo fiscale ha messo in ombra il movimento dei «sindaci dell'Irpef», che non a caso era nato in Veneto e aveva dilagato tra i mugugni degli amministratori leghisti: da queste parti l'autonomia fiscale risolverebbe un monte di problemi che, nella lunga attesa della riforma, cominciano a diventare sempre più evidenti nei bilanci locali. Il Veneto è la regione con il più alto tasso di sforamento dei vincoli di finanza pubblica (più del 10% dei comuni sopra i 5mila abitanti ha sforato il patto nel 2009), ma anche dove lo statuto autonomo di Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia evita il problema sono sempre più numerosi i bilanci locali che zoppicano, colpiti da un fenomeno semplice: le entrate correnti stabili (tributi, tariffe e trasferimenti) sono state frenate dal blocco della leva fiscale e dall'addio all'Ici sull'abitazione principale, mentre le spese correnti sono andate avanti per la loro strada e hanno complicato anche gli assestamenti. Risultato: dei 1.109 comuni dell'area che hanno trasmesso i certificati dell'ultimo preventivo al database del Viminale pubblicato da poco sul sito del ministero (su un totale di 1.133 comuni delle tre regioni del Nord-Est), in 559 (cioè il 50,4%) hanno registrato uno squilibrio più o meno importante nelle partite correnti. In qualche raro caso, uno squilibrio episodico può essere dovuto a uno sforzo per estinguere in anticipo i mutui, ma in totale, il "rosso" supera i 165 milioni di euro, e vale quindi poco più di 35 euro per ogni abitante di questi 559 comuni. I record della zona si incontrano a Teolo (Padova), Cavaion (Verona) e Faver (Trento), dove circa un sesto delle uscite deve essere coperto con qualche entrata straordinaria, mentre il Friuli-Venezia Giulia e la Provincia di Bolzano sono quasi immuni dal problema. Fino a ieri, la soluzione era relativamente semplice, perché tra le entrate straordinarie che potevano entrare in campo a riequilibrare i conti c'era il 75% degli oneri prodotti dai permessi di costruire. Il meccanismo, figlio di una deroga rinnovata di anno in anno (gli oneri sono un'entrata straordinaria, e non dovrebbero finanziare uscite abituali), non piace però al governo, anche perché nel lungo periodo "droga" i conti locali e li rende sempre più dipendenti dal nuovo mattone. Un primo tentativo di far sopravvivere la deroga anche per i prossimi tre anni si è scontrato contro il «no» della commissione bilancio della Camera, e l'ultima chance è ora il tradizionale «milleproroghe» di fine anno. Se il governo dovesse confermare la linea del rigore, per molti sindaci far quadrare i conti si trasformerà in un'impresa spericolata. Il tema impegna anche le grandi città. Venezia, che deve fare i conti con un casinò sempre meno generoso e non può introdurre l'addizionale Irpef perché il blocco nazionale delle aliquote l'ha colta con il prelievo a zero, già nel 2010 ha dovuto coprire con entrate extra quasi 26 milioni (il 5% delle spese) e guarda con preoccupazione un patto di stabilità che minaccia di aumentare di 16 milioni l'obiettivo di bilancio per l'anno prossimo. Verona, Trieste e Trento mostrano uno squilibrio corrente fra il 3,5 e il 4,4%, mentre a Bassano si arriva al 4,7% e a Castelfranco al 5,6 per cento. Numeri che destano più di una preoccupazione, ma che rimangono lontani dai casi limite come quello di Cavaion, che avendo sforato il patto nel 2009 avrebbe dovuto tagliare di quasi un milione la spesa come prevedono le sanzioni imposte dalla legge nazionale: il comune, però, si è rifiutato di farlo in nome del «mantenimento della qualità nei servizi». gianni.trovati@ilsole24ore.com 

Mercoledí 01 Dicembre 2010

mercoledì 1 dicembre 2010

A Bardolino nasce la web-tv comunale aperta alla cittadinanza

A Bardolino nasce la prima web tv comunale veronese (e forse del Veneto stando alle parole del sindaco di Bardolino), speriamo che anche gli altri comuni, seguano tale esempio, perchè la trasparenza  non è  solo dovere nostro ma prima di tutto loro!
Per altre considerazioni in merito vi lascio al mio post Riprese dei consigli comunali, dovere nostro? No Loro!

BARDOLINO. Operazione trasparenza
Il Comune inaugura la sua «web-tv» aperta ai cittadini.Sarà visibile in rete nel giro di pochi giorni con i consigli comunali e i cantieri delle opere
È Bardolino il primo Comune della provincia di Verona a dotarsi di una “web-tv”: lo strumento informatico che permetterà a tutti i residenti, collegandosi al sito www.bardolinotv.com direttamente o attraverso il sito del Comune, non solo di dialogare con l'amministrazione comunale ma anche di vedere i consigli comunali piuttosto che l'avanzamento dei lavori degli interventi pubblici, oppure i filmati delle manifestazioni e i lavori prodotti dagli studenti delle scuole del territorio.
«L'obiettivo», ha dichiarato il sindaco Ivan De Beni, «è quello di avvicinare sempre di più i cittadini alla vita del Comune e di coinvolgerli in un rapporto il più diretto e trasparente possibile con gli amministratori. A questo servono i servizi già attivati, come l'sms sindaco e la newsletter. Con la web-tv, che crediamo essere non solo la prima del veronese ma è probabile anche nel Veneto, aggiungiamo un altro tassello a questo percorso di comunicazione sempre più stretta tra amministrazione e cittadini». «Cittadini», ha aggiunto De Beni, «che attraverso questo strumento potranno intervenire per esprimere le loro opinioni, le critiche e per chiedere informazioni o interventi. In questi ultimi casi noi puntiamo a portare a regime il sistema web-tv in modo da riuscire a dare un primo riscontro entro 24 ore».
L'allestimento della “web-tv”, che dovrebbe essere in rete già nei prossimi giorni, è stato affidato alla società Media Group di Bussolengo.
Tra le prerogative illustrate dai tecnici, c'è «la scelta del Comune, che ha voluto creare un sito di sua proprietà, e quella di aver fatto un prodotto compatibile con la telefonia mobile, per cui ci si potrà collegare alla web-tv di Bardolino  anche dai telefonini. E vista la vocazione turistica del territorio, lo strumento è già stato predisposto per ospitare in futuro i contenuti anche tradotti in altre lingue». G.B.
Articolo de L'Arena di Verona del 01 dicembre 2010

Tutti i segreti di Julian Assange l'uomo che fa tremare il potere di Federico Rampini

Da la Repubblica.it del 01-12-10

Viaggia sotto falso nome, usa telefoni criptati, paga solo in contanti. Ecco come vive il "James Bond della contronformazione". Con lui giornalisti e hacker, che lavorando davanti a computer in bunker atomici grazie a finanziamenti da donazioni volontarie 


NEW YORK - Ottantamila lettori di Time vogliono che sia Julian Assange l'"uomo dell'anno" da mettere in copertina. "Va braccato come Osama Bin Laden", intima invece la leader della destra americana Sarah Palin. "Condanniamo a morte tutte le gole profonde", invoca sulla Fox News l'anchorman Bill O'Reilly mentre il deputato repubblicano Peter King propone "il reato di terrorismo" per le fughe di notizie. Ma chi c'è davvero dietro WikiLeaks? A chi giova politicamente il cataclisma diplomatico orchestrato dal suo capo Assange? Come funziona il suo universo parallelo, che usa un'impenetrabile segretezza interna per imporre il massimo della trasparenza ai governi di tutto il mondo? A meno di protettori potenti, solo un genio può sottrarsi alla caccia all'uomo planetaria, e resuscitare il suo sito dopo formidabili attacchi informatici. Questo australiano di 39 anni si è già conquistato un posto nel Pantheon dei grandi dell'èra Internet.

Come Bill Gates (Microsoft), Larry Page (Google) o Mark Zuckerberg (Facebook) anche Assange è un innovatore rivoluzionario, usando le nuove tecnologie ha scardinato consuetudini diplomatiche antiche di secoli. Un "gigante dell'informatica" lo definiscono anche quegli ex collaboratori che hanno deciso di abbandonarlo per divergenze politiche o etiche. E' un giustiziere o un criminale, angelo o Mefistofele? Daniel Ellsberg, la gola profonda che nel 1971 rivelò al New York Times le bugie di Stato sul Vietnam (i Pentagon
Papers), considera Assange l'eroe del nostro tempo: "Ho aspettato 40 anni  -  dice  -  per vedere qualcuno che abbattesse i segreti di Stato in modo da cambiare il corso della storia". Le defezioni polemiche di tanti suoi collaboratori possono dipingere un altro personaggio: ambiguo, irresponsabile, o manipolato.

Dalla clandestinità, rispondendo per email alle interviste, Assange sfida i suoi avversari: "Quel che abbiamo fatto finora è una millesima parte della nostra missione". A Hillary Clinton che lo accusa di mettere in pericolo vite umane: "Da 50 anni questo è l'alibi usato da ogni governo americano, per impedire che l'opinione pubblica sappia ciò che fanno. Ma il coraggio è contagioso: più dimostriamo che la verità è vincente, più avremo nuove rivelazioni".

Conduce "una vita da James Bond della contro-informazione", come la definisce lui stesso. Viaggia sotto falso nome, evita gli alberghi, si tinge i capelli, cambia continuamente telefonino (criptato) e impone ai suoi collaboratori di fare lo stesso. Paga solo in contanti (le carte di credito lasciano tracce) e anche quelli deve farseli prestare per non usare il Bancomat. Eppure l'inizio di questa storia è ben diverso, il che infittisce il mistero di WikiLeaks. Catalogata al suo battesimo nel 2006 come un "organo d'informazione internazionale non-profit", si autodefinisce così: "Un sistema a prova di censura, per generare fughe massicce di documenti riservati senza tradirne l'origine". Tra le regole statutarie: "Accetta solo materiali segreti", e i documenti devono avere "rilevanza politica, diplomatica, storica, etica". Un anno dopo il suo lancio, sul sito WikiLeaks c'erano già 1,2 milioni di documenti. Assange non figura subito come il capo. Alle origini l'organizzazione si descriveva come un collettivo, animato da noti dissidenti cinesi come Xiao Qiang, Wang Youcai e Wang Dan; giornalisti in lotta contro le dittature; matematici ed esperti informatici che cooperavano da Stati Uniti, Europa, Australia, Taiwan, Sudafrica. La componente cinese nel nucleo fondatore è importante: quei dissidenti si sono allenati a "bucare" un muro impenetrabile, la Grande Muraglia di Fuoco, la censura informatica della Repubblica Popolare. La loro presenza è anche all'origine di velenosi sospetti  -  probabilmente infondati  -  sull'infiltrazione dei servizi segreti di Pechino in WikiLeaks.

Nei primi anni la battaglia è rivolta soprattutto contro i regimi autoritari, i genocidi, la repressione del dissenso. Nel 2008 WikiLeaks si guadagna un riconoscimento da Amnesty per le rivelazioni sulle esecuzioni sommarie della polizia in Kenya. The Economist assegna al sito il premio New Media Award. Tutto cambia di colpo nell'aprile di quest'anno, quando su WikiLeaks appare il video di una strage di civili iracheni da parte dei soldati americani. Poi a luglio esce la prima infornata di 76.900 documenti segreti sulla guerra in Afghanistan. Seguita da 400.000 comunicazioni confidenziali sul conflitto in Iraq. Per arrivare al grande botto che domenica scorsa ha sparpagliato alla luce del sole 250.000 dispacci diretti al Dipartimento di Stato dalle ambasciate Usa. L'America di Barack Obama diventa il bersaglio numero uno. In coincidenza con questa svolta, aumenta a dismisura la visibilità di WikiLeaks.

Emerge come leader l'australiano Assange, con un passato di pirata informatico. La novità sconvolge alcuni sostenitori del "primo" WikiLeaks. L'agenzia stampa Associated Press, il Los Angeles Times, la federazione degli editori di giornali Usa, che avevano finanziato il sito, ci ripensano. Amnesty International e Reporters senza frontiere criticano Assange con lo stesso argomento della Clinton, "per avere messo in pericolo vite umane" (divulgando nomi di informatori afgani della Cia, ora esposti alla vendetta dei Taliban). Alla ritirata dei grandi sostenitori Assange reagisce appoggiandosi su una miriade di simpatizzanti, i micro-pagamenti affluiscono dal mondo intero usando il sistema Paypal. Più inquietanti sono le defezioni tra gli amici e i collaboratori più stretti. Un vero e proprio "scisma", accelerato dopo le accuse di molestie sessuali da parte di due donne svedesi contro Assange (lui nega, sostiene che i rapporti furono consensuali). Almeno una dozzina di volontari del nucleo originario di WikiLeaks sono partiti. Alcuni parlano. Come il 25enne islandese Herbert Snorrason che di Assange dice: "Ormai è fuori di testa". Birgitta Jonsdottir, una parlamentare islandese che era stata anche lei tra gli attivisti fondatori, accusa Assange di aver deciso tutto da solo sui segreti militari americani in Afghanistan. Altri, dietro l'anonimato, lo accusano di essere diventato "megalomane, dittatoriale".

Non lo abbandonano però i fedelissimi: 40 volontari, 800 aiutanti esterni. Un miracolo economico, per un'organizzazione che sopravvive con un budget di soli 200.000 euro all'anno. Senza una sede fisica. Spostandosi virtualmente in quelle "piazze giuridiche off-shore" dalle leggi più tolleranti per la libertà di espressione. Un prodigio tecnologico, soprattutto: "Com'è possibile  -  hanno chiesto le autorità inglesi in questo weekend di attese isteriche  -  che il Pentagono con tutta la sua potenza nella guerra elettronica non riesca a oscurare per sempre WikiLeaks?". La risposta è tutta nel genio di Assange. In fuga perpetua dall'Australia alla Svezia, da Berlino a Londra, forse in procinto di chiedere asilo alla Svizzera, anche per i "server" di Internet lui usa lo stesso metodo, cambia costantemente i propri snodi di comunicazione. E ha un'arma segreta, quella che lui definisce la sua "polizza vita": molti documenti riservati in suo possesso sono già stati "scaricati" via Twitter in forma criptata sui computer di decine o forse centinaia di simpatizzanti. "Se succede qualcosa a me  -  minaccia Assange  -  o al sito principale, scatta automaticamente la divulgazione della password che consentirà di diffondere tutto questo materiale". Bluff o verità? Tutto ciò che riguarda Assange si presta a doppie letture, è circondato da un alone di mistero.

Lo stesso uso politico che ne viene fatto: la destra americana lo denuncia come un terrorista, ma al tempo stesso strumentalizza le fughe di notizie contro l'Amministrazione Obama. I mass media hanno imparato quanto Assange possa essere implacabile: il New York Times è stato messo "in quarantena" per non avere accettato a scatola chiusa i diktat di WikiLeaks, il Wall Street Journal e la Cnn sono stati messi al bando dalle rivelazioni. Braccato da polizie e magistrature, bersagliato dagli hacker, la primula rossa che ha abbattuto ogni regola dei segreti di Stato si fa beffe dell'annuncio che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato rivedranno tutti i sistemi di comunicazione: "Il nuovo volto della censura moderna è impedire le fughe di notizie riservate. Ma per quanto inventino nuove protezioni, sarà sempre possibile escogitare i sistemi per aggirale".
(01 dicembre 2010)