lunedì 10 ottobre 2011

Succede a Rivoli Veronese

Palestra di roccia e ciclabili nel segno del turismo

Una passerella ciclopedonale tra Rivoli e Ceraino e una palestra naturale di roccia, entrambe in località Battello. Sono alcune idee che il sindaco Mirco Campagnari, con la sua amministrazione, sta mettendo sul tavolo, anche in accordo con il Comune di Dolcè.
L'obiettivo è favorire a Rivoli la crescita dell'indotto turistico legato a percorsi ciclabili, attrazioni paesaggistiche e naturali, prodotti tipici, monumenti storici e testimonianze artistiche.
«Vogliamo attirare a casa nostra gli appassionati di gite in bicicletta o di arrampicata», spiega Campagnari, «creando occasioni d'incontro, di conoscenza e di scambio per i turisti, che sempre più vanno alla ricerca di un tipo di proposta che il nostro territorio può soddisfare in pieno».
Il primo cittadino guarda con attenzione e interesse al vicino Trentino: «Attorno a biciclette e pareti di roccia hanno sviluppato un indotto turistico sportivo non da poco», afferma, «Possibile che noi non possiamo trarne esempio e fare la nostra piccola parte?».
La passerella sull'Adige è qualcosa più di un'idea. Campagnari afferma di averne già parlato con l'amministrazione di Dolcè, sull'altra sponda del fiume, per rincorrere il medesimo obiettivo. «Insieme potremmo accedere a finanziamenti speciali», continua.
Oltre alle ragioni turistiche, però, c'è pure la voglia di un recupero storico. «Tra Battello e Ceraino, fino a qualche decennio fa il collegamento era costante tramite alcuni barconi e per la gente era normale fare la spola tra una riva e l'altra».
La parete di roccia, invece, secondo il sindaco è lì che non aspetta altro che essere valorizzata.
«Già oggi, senza alcuna pubblicità e totalmente sguarnita, gli sportivi vengono a scalarla», afferma. «Si trova in un terreno privato, ma i proprietari sarebbero disposti a cedere l'area al Comune. Dobbiamo anzitutto studiare un modo per metterla in sicurezza, poi promuoverla come attrazione sportiva, insieme magari ad altre ardite pareti».
Per questo Mirco Campagnari ha anche chiesto aiuto alla minoranza consiliare. «Le modalità vanno studiate per bene», conclude il primo cittadino, «ma sono convinto che Rivoli abbia più di qualche chance da giocarsi: apriamo la mente, guardiamo cosa fanno altro attorno a noi e valutiamo quale percorso possiamo intraprendere». C.M.   
Articolo de l'Arena di Verona del Mercoledì 05 Ottobre 2011

venerdì 7 ottobre 2011

Succede a Malmö (Svezia)

Malmö, una svedese su 2 ruote

Articolo di Isa Grassano tratto da la Repubblica.it del 14 settembre 2011

La bella città situata di fronte a Copenhagen è il paradiso di ciclisti, amanti del verde e bambini. Scopriamola

«Il primo regalo che si fa ad un nostro bambino? È la bicicletta insieme a un caschetto, mentre il piccolo è ancora in fasce. I nostri figli iniziano a pedalare forse anche prima di camminare». Scherza Annelie, la nostra guida, ma qui a Malmö (la terza città per importanza in Svezia, affacciata sul Mar Baltico e collegata alla capitale danese Copenaghen, in soli 20 minuti, tramite il ponte sullo stretto di Öresund) sembra essere davvero così: gli abitanti si muovono quasi esclusivamente in sella ai loro velocipedi, bambini compresi. La bicicletta, accessoriata con carrellini per il cane o la spesa, li tiene in forma e fa bene all'ambiente.

Sulle ampie ciclabili (ben 430 chilometri) e i ponti dedicati alla mobilità dolce, tutti si muovono in tranquillità e si possono raggiungere i diversi quartieri della città, dove i palazzi storici si alternano alle architetture ultramoderne. Così anche i turisti non si lasciano sfuggire l'occasione di prendere una bici a noleggio. Del resto, pedalare è il modo migliore per visitare questa città, che si lascia misurare a giri di ruota, nonostante sia una delle aree metropolitane più dinamiche ed estese del Nord Europa.

Ex centro industriale e di cantieristica navale, Malmö vale di sicuro un week end lungo. Perché è una città con mille sfaccettature. Un cuore medievale racchiuso attorno alla piazzetta di Lilla Torg, cinta dalle caratteristiche case quattrocentesche a graticcio e circondata da caffé, tavole calde e ristoranti con i tavolini all'aperto e boutique (tra questi il Form/Design Center, in un magazzino ottocentesco, sede di esposizioni di artisti contemporanei ma anche un negozio dove trovare il meglio del design scandinavo), uno degli scorci più belli della città. Da non perdere anche il castello rinascimentale Malmöhus (fatto costruire sulle rovine della zecca quattrocentesca), utilizzato, nell'ottocento, come prigione. Al suo interno ospita il Malmö Konstmuseum (Museo d'Arte), uno dei più grandi nella Nazione, con una collezione permanente di storia dell'arte e dello stile dal 1500 a oggi e una grande galleria di opere contemporanee sia svedesi che internazionali.


L'anima, invece, è moderna e cosmopolita, abitata da oltre 140 nazionalità diverse. Il clou è il porto occidentale (Västra Hamnen), l'area industriale che, un tempo, ospitava i cantieri navali della Kockums. Un quartiere che guarda al mare (alimentato al 100% da energia rinnovabile, prodotta in loco da 1400 mq di pannelli fotovoltaici e dalla stazione eolica di Norra Hamnen) e che ruota attorno al simbolo cittadino Turning Torso, il celebre grattacielo "a spirale" di 190 metri di altezza e 54 piani (con una torsione di 90° gradi dalla base alla cima, il secondo palazzo con abitazioni più alto d'Europa). L'ideazione è dell'architetto spagnolo Santiago Calatrava che si è ispirato proprio ad un torso umano, un elemento scultoreo che rappresenta l'unico movimento ascensionale nello skyline di una città sempre più proiettata nel futuro.

Non solo spazi per i grandi. Malmö è anche e soprattutto una città per i bambini. Ad iniziare proprio da questo moderno distretto, dove si trova il nuovo parco per lo skateboard, "Stapelbädd", uno dei più grandi in Europa, con una pista di ben 2000 metri quadri, per scatenarsi in acrobazie o solo per vedere gli altri volteggiare nell'aria.  

Ci sono, inoltre, ben trenta parchi tematici (i pirati, i cantastorie, il mare, la giungla, il circo), immersi nel verde, tra laghetti, stagni, aiuole di fiori e molti giochi (tutti ad ingresso gratuito), dove i piccoli possono correre e giocare in tutta tranquillità.

Numerosi i musei dedicati. Il Leksaksland (museo del giocattolo) utilizza effetti speciali, musiche, suoni e luci per presentare i 10.000 balocchi della collezione: puffi, barbie, personaggi Disney, Harry Potter. Qualunque sia il giocattolo preferito dai piccoli, qui si trova. E non manca una capsula spaziale per quanti vogliono avventurarsi al di fuori dei confini del nostro pianeta e la "casa degli orrori" per i più coraggiosi, alla caccia di mostri e fantasmi.

Nel Museo della Tecnica e della Navigazione, si ammirano veicoli di ogni epoca e i bambini possono entrare, persino, in un sommergibile. Chi ama gli animali, non può mancare una sosta al rettilario: il fantastico regno di ragni, lucertole, piccoli canguri, scimmie e pappagalli variopinti e un contatto a tu per tu con la natura. I più golosi, infine, trovano il loro mondo nella Fabbrica di Cioccolato, per tuffarsi nella bontà del cibo degli dei, tra golose praline, i tartufi e altre ghiottonerie da leccarsi i baffi. 

mercoledì 31 agosto 2011

Capitan Brancher e il forziere da 160 milioni di euro

Condannato, prescritto, Brancher è un rappresetante della politica ( e non è l'unico, purtroppo)  che non brilla di  trasparenza, e se a ciò aggiungiamo gli eventi del presente ( le confessioni del costruttore Di Lernia),il Brancher risulta sempre più un personaggio improponibile per qualsiasi ruolo nel mondo politico e non solo. Ciò non vuol essere una questione di parte, non c'è ne frega niente,  non interessa se Brancher sia del PDL o di altri partiti (PD IDV LEGA UDC ecc) o altre liste movimenti, quel che ci interessa  sono le "fondamenta della politica" , nello specifico,  le persone che ricoprono posizioni di pubblica amministrazione, tutte (opposizione inclusa) , dal comune al parlamento europeo, siano come minimo  oneste, "pulite", non si richiede sto gran sforzo.

A Brancher 160 milioni di euro di Paolo Biondani

Articolo de l'Espresso del 25 agosto 2011


Avete presente l'ex ministro di Berlusconi appena condannato in via definitiva a due anni? Bene: il governo lo ha nominato presidente con pieni poteri di un nuovo ricchissimo ente. Così l'esecutivo italiano ha un nuovo record: è l'unico al mondo che in tempi di sacrifici e di tagli affida una valanga di denaro a un pregiudicato

Per distribuire preziosi pacchi di soldi pubblici mentre l'Italia rischia la bancarotta, cosa c'è di meglio di un bel comitato politico, presieduto da un onorevole marchiato dalla giustizia come ladrone? Spesso in Italia, come insegnava Ennio Flaiano, la situazione è grave, ma non seria: a riconfermarlo è un atto del governo che affida un tesoretto di 160 milioni di euro a un nuovo ente presieduto e diretto da Aldo Brancher. Sì, proprio lui, il deputato berlusconiano fresco di condanna definitiva per i reati di ricettazione e appropriazione indebita.

Il neonato ente parastatale si chiama "Odi" ("Organismo di indirizzo") ed è stato istituito il 14 gennaio 2011 con un apposito decreto firmato nientemeno che da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Richiamandosi a un codicillo semi-nascosto nella legge finanziaria 2010 ("articolo 2, comma 107, lettera h"), il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia autorizzano la spartizione di 160 milioni tondi entro la fine di quest'anno. I soldi sono destinati ai soli comuni veneti e lombardi delle fasce di confine con Trento e Bolzano. L'idea era stata lanciata già nel 2008 per frenare la mini-secessione dei centri di montagna, che progettavano di abbandonare le regioni padane per entrare nelle ricche province a statuto speciale. Allora però era previsto uno stanziamento di soli 20 milioni. Adesso il fondo è quadruplicato: 80 milioni all'anno. E la prima spartizione riguarda il biennio 2010-2011, per cui la cifra in gioco raddoppia. Il nuovo ente ha pieni poteri sulla distribuzione dei soldi. Mentre i costi sono a carico delle due province autonome, che non sono amministrate dal centrodestra. Oltre a nominare gli otto componenti dell'Odi (quattro per il governo, quattro per gli enti locali), è lo stesso decreto Berlusconi-Tremonti a regalare a Brancher la poltronissima di "presidente, in rappresentanza del ministero dell'Economia, per i prossimi cinque anni".

L'atto governativo, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 22 marzo, è entrato in vigore d'urgenza la mattina successiva. Appena tre settimane prima, l'onorevole ex dirigente Fininvest si era visto confermare dalla Corte d'appello la condanna a due anni di reclusione, graziati dall'indulto, con l'accusa di aver intascato fondi neri per 827 mila euro. In parte attraverso contratti di comodo intestati a sua moglie Luana; in parte ritirati di persona, in contanti, in luoghi indimenticabili come il parcheggio dell'autogrill di San Giuliano Milanese. Soldi sporchi, perché sottratti alle casse di una banca, la Popolare di Lodi, tra il 2001 e il 2005, quando a guidarla era Gianpiero Fiorani, che dopo l'arresto confessò anche quelle mazzette versate "in cambio dell'appoggio del politico". In luglio la Cassazione ha riconfermato la colpevolezza del deputato, denunciando pure un suo tentativo di far saltare l'udienza finale, inventandosi un domicilio fittizio, nella speranza di salvarsi con la prescrizione, come era riuscito a fare già due volte, ai tempi di Tangentopoli. Tra un processo e l'altro, nel 2001 Brancher è diventato parlamentare, sottosegretario del premier Berlusconi e nel 2010 ministro per 17 giorni, giusto il tempo di avvalersi della legge sul legittimo impedimento, poi dichiarata incostituzionale. Ora è un onorevole pregiudicato. Per reati che dovrebbero sconsigliare di affidargli denaro pubblico: tecnicamente l'appropriazione indebita equivale a un furto aggravato, mentre l'accusa di ricettazione colpisce chi incassa un bottino rubato da altri ladri.

CORSA ALL'ORO
Nonostante questi precedenti penali e nuove accuse recentissime (caso Di Lernia), il decreto Berlusconi-Tremonti ha nominato Brancher presidente non solo dell'Odi, cioè dell'organismo che "fissa gli indirizzi" per distribuire i soldi ai Comuni, ma anche della "Commissione di approvazione dei progetti" (in sigla "Cap"), che valuta concretamente quali giunte beneficiare e con quanto denaro. La "Cap" ha solo quattro membri, per metà scelti a rotazione, ma in modo che il centrodestra abbia sempre una maggioranza di tre a uno. Della cabina di regia fanno parte almeno altri due amici di Brancher. L'immedesimazione tra il nuovo ente e l'onorevole condannato è tanto forte che decine di sindaci veneti e lombardi parlano direttamente di "fondo Brancher", come se i 160 milioni da distribuire fossero suoi. E in tempi di crisi sempre più nera e tagli rovinosi per i Comuni, il tesoretto dell'Odi sta scatenando scene da assalto alla diligenza. Il termine per presentare i progetti di "sviluppo dei territori" scadeva il 30 giugno. Con buona pace delle promesse di evitare una pioggia clientelare di micro-finanziamenti, nella sede dell'Odi risultano "pervenute" almeno 179 buste chiuse, ognuna delle quali può contenere più progetti: 68 da Belluno, 60 da Brescia, 33 da Vicenza, altre 18 da Verona e Sondrio. I dati sono ufficiosi, perché l'Odi per ora non pubblicizza neanche i progetti in gara. Le domande, secondo le prime indiscrezioni, sono le più disparate: centraline energetiche, piste ciclabili, sistemazioni dei sentieri, funivie, strutture turistiche, incentivi all'agricoltura, opere idrauliche... Nel timore di perdere il treno targato Brancher, decine di piccoli comuni, anziché spedire le richieste per raccomandata o per e-mail certificata, hanno preferito la consegna a mano: camion e furgoni stipati di documenti che scendono dalle montagne strombazzando il clacson per arrivare in tempo a Verona, in Lungadige Capuleti 11, negli uffici che ospitano l'Odi e i suoi 15 dipendenti in prestito dal ministero dell'Economia.
  
DA TANGENTOPOLI AL GARDA
La scelta della sede non è casuale: Verona è la provincia che da più di un decennio ha l'onore di ospitare l'onorevole berlusconiano. Vita avventurosa, la sua. Nato nel 1943 a Trichiana, un paesino bellunese, Brancher si fa prete ed entra nella pubblicità con le edizioni Paoline. A Milano, negli anni '80, passa alla Fininvest, dove diventa il cassiere delle tangenti. Quando scoppia Mani pulite, sembra travolto da due inchieste: a Napoli lo accusano di aver pagato l'allora ministro De Lorenzo (Pli) per dirottare spot anti-Aids sulle tv Fininvest; a Milano lo indagano per un giro di tangenti al Psi di Craxi, mascherate con carissime sponsorizzazioni di statue a forma di totem. Nell'estate '93 passa tre mesi a San Vittore: i giudici lo accusano di coprire i vertici della Fininvest, ma lui ribatte, senza essere creduto, di aver gestito le mazzette da solo. Quindi risarcisce 150 mila euro e conquista la prescrizione per i soldi ai partiti. A Milano viene condannato anche in appello per falso in bilancio, ma poi il governo Berlusconi depenalizza il reato. Con quel curriculum, nel 2001 diventa un parlamentare cruciale: è lui a ricucire l'alleanza con la Lega di Bossi, per vie rimaste segrete. Ma proprio allora ricade nel vizio: indebitatosi con una ditta d'imballaggi, la Plastecopack srl, comincia ad accettare i soldi dal banchiere Fiorani. Ai magistrati che lo condannano, non dice nulla: ancora una volta il suo silenzio protegge altri big con cui divideva le buste di denaro.
Con i risparmi di una vita di onesto lavoro, intanto, Brancher compra una meravigliosa tenuta tra vigne e olivi sulle colline di Bardolino del Garda. Dove costruisce (con qualche polemica urbanistica) una grande villa panoramica. Qui inizia ad allevare una corte di politici locali, che si segnalano per il convinto appoggio a mostruose speculazioni edilizie che rischiano di rovinare un paesaggio che richiama 20 milioni di presenze turistiche all'anno. Anche per questo, Brancher non è amato a Verona. Nel 2010 il suo delfino, Davide Bendinelli, politico e immobiliarista con una mezza dozzina di società, ottiene una valanga di voti alle regionali, ma solo grazie all'appoggio di personaggi più radicati come l'ex onorevole socialista Angelo Cresco, ricambiato con la nomina al vertice della società di depurazione del Garda. Segni particolari: anche lui ha patteggiato due condanne per la Tangentopoli veronese. Il club degli amici comprende anche pregiudicati ex democristiani. Dietro questa cerchia Brancher si costruisce una fama di ras degli affari politici. E ora la sua villa sul Garda, in queste settimane di decisioni riservate sui 160 milioni del decreto salva-comuni, è meta di un via-vai di sindaci dei centri più poveri o più indebitati. Primi cittadini del laborioso Nordest, costretti a mettersi in fila con il cappello in mano davanti a un pregiudicato.


IL CONSULENTE PIROTECNICO
Tra i pochi politici che hanno il coraggio di contestare apertamente Brancher, c'è Sergio Reolon, consigliere regionale del Pd veneto ed ex presidente dal 2004 al 2009 della Provincia di Belluno. "Oltre alla scelta di nominare presidente un condannato, a lasciare sconcertati decine di sindaci, anche di centrodestra, è l'estrema genericità dei criteri di valutazione dei progetti. Il precedente fondo Letta, che era molto più modesto, veniva suddiviso in base a dati statistici certificati dall'Istat, come lo spopolamento o il numero di anziani e di bambini. In pratica serviva ad evitare l'estinzione dei piccoli Comuni. Ora l'Odi può addirittura assegnare una base di punteggio discrezionale. E farsi assistere da consulenti privati". I 160 milioni, in particolare, potranno finire non solo ai comuni "confinanti" con Trento o Bolzano, ma anche a tutti quelli "contigui" (cioè vicini ai confinanti), purché "associati" ai primi. Quanto ai consulenti privati, l'esordio è memorabile.
Appena insediato, Brancher si presenta a Belluno con "un personaggio accompagnato da due ragazze appariscenti, che prometteva l'assistenza necessaria a vincere i bandi vantando esperienze con i fondi europei", testimonia Reolon. Ai sindaci che gli chiedevano chi l'avesse nominato, l'amico di Brancher si è qualificato come "rappresentante della società Po.la.re.", che sta per Polytechnic Laboratory of Research, ma è una cooperativa privata fondata nel 2008 a San Donà del Piave. Il titolare, Stefano Bonet, si esibisce sul sito mentre sale su una Porsche nera. Nel 2010 è sfortunatamente fallita un'impresa di cui era amministratore unico. Ma la Po.la.re. punta in alto. Tra gli "eventi" che dichiara di aver realizzato, spiccano tutte le manifestazioni organizzate dall'associazione "Lago di Garda tutto l'anno": gare di cavalli e cene di gala con lo sceicco di Dubai, tuffi acrobatici dal castello di Malcesine e, il 13 agosto, "la grande notte dei fuochi d'artificio" in 23 comuni. Con due navi pubbliche che solcano il lago con cantanti famosi, trasmessi in diretta su Radio 101. Ma chi presiede questa "associazione tra Comuni", nata quattro giorni dopo il decreto Berlusconi-Tremonti? Aldo Brancher, naturalmente. La "sede operativa" è ad Affi, di fronte al casello dell'Autobrennero. Sul cartello d'ingresso, però, c'è una targa politica: "Amici casa delle libertà". Per verificare che la sede dell'associazione coincide con l'ufficio dell'onorevole, basta salire le scale, dove rimbomba il vocione di Brancher mentre invita gli amici sui battelli della Navigarda: "Dai, venite anche voi. E' il più grande spettacolo pirotecnico della storia". Nel sito dell'associazione, accanto a sponsor privati, compaiono i simboli di due regioni, una provincia e tre ministeri: Turismo, Agricoltura e Sviluppo economico. Ora resta da capire chi pagherà i costi delle feste turistiche dell'onorevole: lo statuto annuncia il primo rendiconto ufficiale dopo la fine del 2011. Per ora l'unica certezza è che, mentre l'Italia rischia di affondare come il Titanic, a timonare la barca del Nordest ci pensa il pirotecnico Brancher.

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lunedì 22 agosto 2011

Buon Compleanno La Nebbia e La Neve



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The Fog and The Snow is three years old!

mercoledì 17 agosto 2011

Cavaion, località Torcolo si ribella!

Volevamo star un po' fermi ad Agosto ed invece....

Contro l'antenna a Cavaion
Articolo di Marco Anderle, del 17 Agosto 2011, tratto dal sito di informazione Il Gardesano

No all'antenna telefonica Wind in località Torcolo a Cavaion e dopo ferragosto arriverà l'incontro con il sindaco. Questa la volontà degli abitanti della zona, preoccupati per l'impatto paesaggistico della torre, alta più di 20 metri, ma anche per il rischio inquinamento da onde elettromagnetiche e per la possibile perdita di valore che deriverebbe agli immobili limitrofi. “L'antenna di circa 24 metri, lì, sarebbe visibile da tutto il paese”, spiega Aldo Miotto, portavoce del gruppo di cittadini che ha firmato una lettera di protesta, consegnata al Comune e protocollata il 2 agosto scorso. “Si tratta di un'area con olivi e vigneti, a ridosso di un residence con più di venti unità abitative e nelle immediate vicinanze di altre abitazioni, quindi una zona con caratteristiche paesaggistiche da tutelare”, rincara Miotto. Il sindaco Lorenzo Sartori ha già raccolto le preoccupazioni della cittadinanza e promesso un incontro nella seconda metà di agosto, per sviscerare la questione.
Wind avrebbe già stipulato un accordo con la proprietà Merzi, titolare di terreni in località Torcolo e proprietaria di un'azienda agricola con cantina vinicola, ci racconta Miotto. “Il progetto presentato in Comune prevede 3 antenne, ma è prassi consolidata che l'operatore dia ospitalità ad altre società, ci siamo informati”, stigmatizza il portavoce del gruppo No antenna, “ancora, alla base del pilastro viene normalmente posto un container con ventilatori di unità condensanti, molto rumorosi”. Secondo il gruppo di cittadini, le radiazioni emesse dall'impianto, basse, ma continue, causerebbero elettrosmog. “Si tratta di una stazione radio base per telefonia su palo, con tre antenne”, precisa Miotto, “molti studi provano gli effetti in termini di elettrosmog e proprio per questo ogni amministrazione comunale dovrebbe individuare, attraverso un Piano antenne, i punti che generano un impatto contenuto”. Altri studi dimostrerebbero che gli immobili limitrofi a questo tipo di impianti rischiano perdite di valore, con tanto di casi giudiziari vinti. Ma per il gruppo di cittadini, che promette di costituirsi in comitato se il progetto proseguirà, la speranza è di non arrivare in tribunale, ma trovare ben prima la sensibilità del Comune e dell'azienda. “Chiediamo di sospendere l'iter del progetto e valutare il posizionamento in un'altra zona”, dice Miotto. La stessa località è già stata protagonista di una forte opposizione dei cittadini contro il progetto di un edificio per la lavorazione delle carni, non ancora realizzato. IlGardesano seguirà gli sviluppi delle vicende di località Torcolo, in attesa dell'imminente incontro tra Sartori e il quasi-comitato di cittadini.

mercoledì 3 agosto 2011

VINICIO CAPOSSELA - Marinai, Profeti e Balene Live GARDONE RIVIERA (BS) - Anfiteatro del Vittoriale



In viaggio con Capitan Vinicio Capossela
Diario di Bordo di Sabrina Tramonte

Martedì 26 luglio dell’anno MMXI, dopo una trepidante attesa durata giorni e giorni era finalmente arrivato il momento di salpare e così, con un mezzo poco navale, ma con l’oceano nell’autoradio, io e i miei compagni di viaggio siam partiti dalla sponda veronese del Lago di Garda alla volta della sponda bresciana.
Superato il labirinto delle strade del vino siamo giunti al Vittoriale degli Italiani e attraversato l’arco di quel “io ho quel che ho donato”, non era la nave Puglia del Vate ad attenderci, ma le costole di Vinicio Capossela e del suo equipaggio in una cornice spaventosamente bella.
“Marinai, Profeti e Balene” il programma di viaggio.
Ad un certo momento si è spento il sole e chi l’ha spento sapeva che stava iniziando il concerto: la nave sta…va arrivando!
Era ora di imbarcarsi: “si salpa, si salpa, eccolo …Vinicio”, Vinicio il Capitano e il grande Leviatano in tutta la sua potenza.
Che gioia! Proprio come alla processione dell’Uomo Vivo c’eravamo tutti: la band dei marinai coraggiosi di Capitan Vinicio (con strumenti sorprendenti per la “pesca fuori misura”), Spessotto, Billy Bud, Lord Jim, Job, Goliath, Pryntyl, la Medusa Cha Cha Cha, Calipso, il Minotauro, Aedo, Tiresia (che infatti l’aveva detto), le Sirene “Marinetti”, la Madonna delle Conchiglie, noi della ciurma, persino Dylan era dei nostri.
Tra scie di luci e di catene ebbe inizio il viaggio.
Mentre si navigava a vista sull’oceano oilalà, nel ventre della balena le costole si aprivano e si chiudevano all’unisono lasciando entrare sirene, polpi, giganti, profeti, marinai, in un turbinio di emozioni meravigliose.
Come un’onda gigantesca la musica ci avvolse fuori e dentro l’anima trasportandoci dagli abissi più profondi dell’oceano alle ombre del mito; un oceano di carta e di acqua che ci faceva naufragare e riemergere allo stesso tempo: un vero incanto!
Con la fine della tempesta e del rum anche la bianchezza della balena si fece meno bianca e le parole del grandissimo Capitan Vinicio si impressero nelle nostre menti come un tatuaggio di Queequeg:“se al peggio non c’è limite, vorrà dire che anche al meglio non c’è limite” e così per sempre, attorno ad un pianoforte Seiler, fino ai confini delle Pleiadi.


"Il mare “viniciano”ci si richiuse sopra come all'epoca del grande diluvio ma tutti noi ci siamo salvati per potervelo raccontare."

Avviso ai naviganti:
Una volta immersi nell’oceano di Capitan Vinicio, un incanto di sirene vi avvolgerà, vi ritroverete con 8 braccia, 14 costole, 100 ventose che vi si attaccheranno come un polpo d’amor: sappiate che nessuna altra musica poi potrete più ascoltar!

sabato 30 luglio 2011

Immancabile Brancher

Aldo Brancher non finisce mai di stupirci.
Il costruttore Di Lernia,attualmente a domiciliari per illecito finanziamento proprio per aver pagato la barca a Milanese in cambio di appalti, ha accusato altri politici, tra i quali Brancher (già condannato nel processo Antonveneta) , di aver preso tangenti.
Immancabile Brancher.

Tangenti, accusati altri 5 politici (tratto da bloglive.it del 29-07-2011)
Oltre a Tremonti e a Milanese, sono stati accusati altri 5 politici nel sistema di “mazzette”. Nei verbali l’imprenditore Tommaso Di Lernia accusa altri  politici, fra cui Aldo Brancher, ex ministro del Federalismo costretto a dimettersi dopo essere stato condannato per ricettazione nell’affare Antonveneta. Il costruttore Di Lernia, ai domiciliari per illecito finanziamento dopo aver pagato la barca a Milanese, ha accusato oltre a Brancher altri due membri del centro-destra, un membro dell’Udc e Altero Matteoli, ministro dei Trasporti, definendolo «il politico di riferimento delle imprese che operano su Venezia».
I nomi degli altri politici accusati restano, per ora, segreti. Le dichiarazioni sono state giudicate attendibili dai magistrati, che stanno effettuando ulteriori riscontri ed accertamenti.
Arriva inoltre una conferma sul pagamento dell’affitto della casa di Roma in cui è coinvolto Tremonti: Angelo Proietti, titolare della “Edil Ars”: «È vero – ha detto Proietti – per due anni all’affitto di quell’appartamento ho provveduto io». Di Lernia ha raccontato ai giudici: «Lorenzo Cola (consulente di Finmeccanica che lo aveva coinvolto nel giro degli appalti) mi disse che Proietti era il soggetto che Milanese gli aveva descritto come “il tipo che mi dà 10.000 euro al mese per pagare l’affitto a Tremonti”». Secondo Proietti, Cola avrebbe ricattato Tremonti:«Gli disse che se non confermava Guarguaglini alla presidenza di Finmeccanica, avrebbe svelato le sue porcate e quelle dei suoi consiglieri».
Quello descritto da Di Lernia è un vero e proprio “sistema”: «Ogni impresa ha un politico di riferimento che paga attraverso i vertici di Enav e Selex, oppure direttamente. Io ho pagato direttamente Brancher e il parlamentare dell’Udc attraverso una triangolazione estera: ho portato i soldi a Cipro, poi li ho trasferiti a San Marino e infine li ho prelevati in contanti e distribuiti a Roma. Brancher li voleva fatturati alla sua fondazione “L’Officine della Libertà”, gli altri versamenti erano invece “in nero”. In totale ho versato circa un milione in due anni. So che anche Cola ha pagato due politici, in totale in dieci anni sono stati versati circa tre milioni e mezzo di euro di tangenti per l’assegnazione degli appalti di Enav e di Selex. C’è un politico di riferimento a Milano, uno a Palermo per le “commesse” che riguardano gli aeroporti di Linate e quello “Falcone e Borsellino”. So che a Venezia, per i lavori dell’aeroporto il politico di riferimento era Matteoli».