In Italia lo sviluppo della banda larga ha subito addirittura una flessione.
A chi fa paura questa tecnologia (internet) che da la possibilità all'utente di interagire e quindi di esprimersi?
Quale altro sistema offre lo spazio e la libertà di poter essere protagonisti, di render note le proprie opinioni, idee ecc.?
In Italia si parla ancora di digitale terrestre, tecnologia morta, servita solo ad una importante società italiana, non voglio far nomi (Mediaset), per mantenere la propria quota di mercato. Tale tecnologia (mi ripeto) era sorpassata ancora dagli inizi perché allora, già c'erano i satelliti che trasmettevano in digitale, senza problemi di copertura e c'era internet.
Con questo obiettivo in mente, Lord Carter, stretto consigliere del primo ministro Gordon Brown, ha annunciato stamane l'impegno a dare a ogni abitazione del Regno Unito un collegamento in banda larga a internet entro il 2012. Attualmente, il 58 per cento delle case sono collegate in banda larga, una fra le percentuali più alte in Europa; ma il governo vuole garantire l'accesso a tutti, o meglio a chiunque lo voglia. Inoltre il ministro promette un collegamento con una potenza di almeno 2 megabyt, abbastanza veloce da poter scaricare e guardare video online.
E' il completamento della rivoluzione digitale avviata con particolare entusiasmo dalla Gran Bretagna, scrive il Financial Times, che stamane anticipa la notizia in prima pagina, e non a caso il rapporto che Lord Carter si prepara a presentare nei prossimi giorni si intitola "Digital Britain". Nel documento, il ministro delle Comunicazioni afferma che la banda larga "non rappresenta più una nicchia per i tecnologicamente avanzati, bensì è diventata un servizio in grado di trasformare la società e perciò il governo deve garantirne l'universalizzazione", ossia deve metterlo a disposizione di tutta la popolazione.
Il compito di realizzare questa promessa non peserà tuttavia soltanto sui cavi fissi portati nell'intero paese dalla British Telecom, ma anche a operatori privati che utilizzeranno, come in parte stanno già facendo con successo, l'accesso al web senza fili. Per fare questo occorrerà risolvere una disputa in corso tra i principali operatori privati, O2 e Vodafone, sull'uso delle frequenze radio gestite dallo stato, ma il governo sembra fiducioso di poter trovare una soluzione. Specialmente nelle regioni più remote e meno popolate del regno, in effetti, non sarebbe economicamente fattibile la stesura di linee fisse per l'accesso alla banda larga.
Si tratta, commentano gli specialisti della materia, di offrire al cittadino britannico un pieno accesso a Internet, ad alta velocità e della migliore qualità, allo stesso modo in cui tutti oggi hanno accesso alle linee telefoniche o ai servizi postali. Ma nella visione del futuro propsettata da Lord Carter si intravede un progetto ancora più grande: una società industrializzata (o post-industrializzata) che, in un domani assai vicino, vedrà nelle comunicazioni uno dei suoi gangli vitali, se non il più importante, un settore trainante per tutta l'economia, come e più di quanto è stato finora il settore finanziario. E ciò offre nuove prospettive di speranze a tutte le aziende che nelle comunicazioni si muovono, oggi tra non poche difficoltà perché colpite da problemi ciclici (la recessione) e strutturali (la competizione tra nuovi e vecchi mezzi, come i giornali e Internet, ad esempio). Se nel pieno della recessione odierna l'industriua delle comunicazioni appare in grave difficoltà, presto potrebbe diventare il pilastro della ripresa e di un mondo nuovo economico da sviluppare.
Con tale intento, il rapporto di Lord Carter, scrive il Financial Times, conterrà misure per aiutare l'industria delle telecomunicazioni e quella dei media. Londra, fino ad oggi capitale mondiale della finanza, vuole diventare anche la capitale mondiale di quel settore. ENRICO FRANCESCHINI




