giovedì 19 novembre 2009

A Malmö le prime 2mila famiglie a zero emissioni di Giuseppe Caravita

Sarà il fiore all'occhiello della prossima conferenza Onu sul clima di Copenhagen. Le prime duemila famiglie d'Europa (e forse al mondo) a emissioni zero (anzi negative) e completa sostenibilità. L'area si chiama Western Harbour, baia occidentale, «un milione di metri quadri con ottomila abitanti - spiega Karin Jarl-Mansson, ceo di E.On Heat Sweden - su cui lavoriamo da oltre dieci anni, con un investimento di dieci milioni di euro, di cui sette da parte di E.On e tre dalla municipalità e dal governo svedese».

Da Copenhagen basta attraversare il ponte sul Baltico e sbarcare in Svezia, a Malmö. La sua Western Harbour «fino a 15 anni fa era uno dei poli cantieristici più importanti del mondo - racconta Illmar Reepalu, sindaco di Malmö - poi è arrivata una crisi distruttiva. Nei primi anni 90 la disoccupazione era al 20%, ai massimi storici della Svezia». Oggi invece la baia occidentale è una località turistica di moda (in estate il suo litorale è affollato), sede di piccole imprese ad alta tecnologia e di professionisti. La stima è che, in una decade, il suo valore immobiliare si sia moltiplicato per dieci, rispetto ai tempi bui del crollo della cantieristica.
Una sorta di miracolo, ma costruito con pazienza e innovazione lungo dieci anni. Oggi il distretto sostenibile di Malmo (eletta tra le prime dieci città "verdi" del pianeta in un rapporto 2007 del Worldwatch Institute) è un combinato di sistemi multipli. Al largo, due grandi campi eolici offshore: Boel, dedicato all'alimentazione della stessa baia occidentale e soprattutto Lilligrund che, con le sue 48 turbine, è una delle maggiori centrali eoliche offshore del Nord-Europa. Capace di rifornire 60mila case. Per un totale di 3,4 milioni di chilowattora a trimestre, stimati dalla E.On. E praticamente, dato il vento abbondante, continui.

Ma non solo energia eolica. «È dal 1951 che a Malmö si pratica la cogenerazione e il teleriscaldamento - spiega Jarl-Mansoon - allora su una centrale a petrolio e carbone, oggi con un impianto a gas di ultima generazione e, insieme con un termovalorizzatore per rifiuti che serve 14 municipalità e tratta 550mila tonnellate/anno». E nella rete di teleriscaldamento, oggi, sta entrando anche il biogas, importato dalla miriade di fattorie e allevamenti svedesi. «E nell'area residenziale di Western Harbour abbiamo appena avviato un sistema per la fermentazione dei liquami fognari e dei rifiuti organici - aggiunge Reepalu - proprio per produrre biogas aggiuntivo e versare in mare solo acqua pulita».

Il teleriscaldamento (e telecondizionamento d'estate) si avvale di 10 pozzi geotermici di 90 metri a pompa di calore, trivellati nel basamento calcareo prospiciente il Baltico, «dove abbiamo acqua sotterranea a temperatura costante di 15°, e quindi possiamo immagazzinare e prelevare energia termica: cinque milioni di chilowattore di caldo aggiuntivo in inverno e tre milioni di freddo in estate» spiega Reepalu.

Ma non è solo fatta di tecnologia, o di investimenti della E.On, la città sostenibile di Malmö. I 2.600 metri quadrati di pannelli solari sui tetti della baia occidentale sono stati messi, in gran parte, dai suoi cittadini. Forniscono il calore in eccesso alla rete e ne prelevano in caso di deficit. E non solo: «Siamo stati i primi al mondo, negli anni 70, a passare ad autobus solo a gas - ricorda Reepalu - e oggi anche a biogas locale». Una fonte energetica su cui la Svezia punta con 200 impianti attivi e l'ambizioso obiettivo del governo, al 2030, di arrivare a coprire l'intera domanda di carburanti del paese. E a Oresund, fuori Malmö, la E.On sta costuendo il più grande impianto svedese, per 75mila tonnellate anno, per rifornire l'intera città. Anche per le (pochissime) auto che si vedono in giro per il distretto della baia occidentale. «Da noi si preferisce la bicicletta, sui 430 chilometri di piste a loro riservate» conclude sorridendo il sindaco.


Articolo de Il Sole 24 Ore.con del 19/11/2009 

sabato 14 novembre 2009

PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO di Roberto Saviano

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO


Firma anche tu l'appello

mercoledì 11 novembre 2009

La croce nel silenzio

In classe tra i banchi ho fatto caso rare volte al crocefisso,i miei docenti non hanno mai celebrato messa in classe, anzi alcuni esprimevano opinioni ed idee che non rispecchiavano per niente quella della Chiesa cristiano-cattolica, eppure la croce era li.
Il che che si dica o ridicolizza la croce è un simbolo si cristiano ma anche  di tradizione, cultura e non solo,  la quale da secoli e secoli permane nelle nostre realtà , quando vado a fare trekking sulle montagne, per esempio le nostre Alpi, qualche crocefisso lo vedo, quando osservo qualche statua nelle nostre piazze e vie qualche croce la vedo, in vari dipinti del nostro patrimonio artistico vedo il crocefisso anche li, al collo di gente credente e non  croci-crocefissi li vedo pure lì ecc. .
Il crocefisso  è anche  simbolo di sofferenza (pure ridicolizzata anch'essa questi giorni) non certamente di gloria.
La sofferenza parte della nostra vita, purtroppo, non c'è vita se non c'è speranza e se non c'è sofferenza, quando mai la  vita è fatta solo di rosa e fiori. Mai! Per nessuno sia egli credente di qualsiasi confessione o no.  Banalizzare cristo crocefisso paragonandolo ad una triste simbologia "sofferentemente" cadaverica  è perciò segno di profonda ignoranza e leggerezza.
Una sentenza europea mi dice di togliere il crocefisso dalle aule, mi spiace, ma per quanto detto sopra ed in nome di una pragmatica laicità, la croce rimane dov'è.
Vari laicisti puri  per lo più di stirpe rosseggiate, non capiscono che la laicità va ritrovata in questioni molto più sostanziali che formali ed invece, questi colgono le  occasioni inutili (indebolendo quelle più utili) per sputtanare Sacra Romana Chiesa   senza mai scindere tra il buono ed il cattivo che c'è in essa, rafforzando ed estremizzando lo scontro tra pro e contro facendo partorire questi "mostri della contraddizione cristiana" come sua impunità Papi Berlusconi primo (ed ultimo speriamo) ed i soliti democristianacci dell'opportunismo, i quali tramite la legge del contrappasso vengono incoronati come difensori dei valori e delle tradizioni cristiane, ma de che!
Il silenzio di un crocefisso sofferente, che alla fine non influenza niente e nessuno rimanga nelle scuole pubbliche per carità di Dio, e con esso anche il silenzio di tutti i commedianti di ogni specie e di ogni colore.

venerdì 6 novembre 2009

2009 Autunno a Cavaion Veronese - 2009 Autumn in Cavaion Veronese


Già matura
la foglia pel sereno suo distacco
discende
nel cielo sempre verde dello stagno.
Nel calmo
languore della fine, l'autunno s'immedesima.
Dolcissima
la foglia s'abbandona al puro gelo.
con incessanti foglie va l'albero al suo dio.
(J. Guillen Orfeo)

lunedì 26 ottobre 2009

Global Warming l'eresia

I sintomi dei cambiamenti climatici li subiamo oramai anche "nelle semplici parole" della nostra quotidiana vita, molti mi dicono "non fà più freddo come una volta " "non c'è mai stato così caldo", idem mi vien riferito da persone che vivono in altri stati come  Germania, Russia, Finlandia, Spagna, Romania. Eppure quando inizio a parlare della questione ad amici e conoscenti  alcuni di questi mi spalancano gli occhi come se stessi straparlando o bestemmiando dicendomi, tra le altre, che sono persona contraria al progresso, una specie di estremista, che vuol far si che il nostro stile di vita presente e futuro regresdisca per contrastare un presunto "riscaldamento del pianeta".
A questi soggetti (e siamo alle solite) ignoranti  e poco o mal informati (sempre) oltre non accettare delle evidenze grandi come una casa, non capiscono le conseguenze che provocherà il global warming se questo non lo si bloccherà e verrà innescato "l'effetto opposto"; non sono io comune mortale a dirlo, basta leggere per esempio il rapporto Stern  redatto dal governo britannico Blair in merito alle conseguenze dovute ai cambiamenti climatici tra le quali, ne elenco solamente una, c'è l'impoverimento globale.
Far capire a molte teste dure che "prendere provvedimenti" per contrastare i mutamenti climatici non vuol dire regredire ma progredire in particolar modo dal punto di vista del benessere, della nostra qualità della vita; penso sia un bisogno primario ed essenziale per l'essere umano . 
Peccato che molte volpi ingorde legate al profitto a tutti i costi, legate all'egoismo e alla conseguente scarsa sensibilità e solidarietà non capiscano.



 Ghiaccio bollente di Luca Bracali

Canada. Alaska. Polo Nord. Tre viaggi in cima al mondo. Per misurare quanto i cambiamenti climatici stanno disgregando un ecosistema meraviglioso. Tra orsi che non hanno più dove cacciare, cani da slitta che arrancano, ghiacciai che si sciolgono. E col timore che tutto questo domani possa scomparire dal Polo Nord


L'Artico seduce e conquista. "È come sentire l'incantevole voce delle sirene che non cessa mai di richiamarti lassù, nel grande Nord". Me lo confidò tanti anni fa, poco prima di andarsene, Willie Knutsen, uno degli ultimi grandi esploratori polari del nostro tempo. Ma l'Artico è anche l'ambiente più ostile e puro che esista al mondo, quello più sensibile ai mutamenti climatici e ambientali,quello da dove è stato lanciato per la prim volta il grido d'allarme del global-warming. Insomma è il cuore pulsante del pianeta Terra. Knutsen studiò per lungo tempo la meteorologia delle regioni artiche. Ma da allora, anni 30-40, ad oggi come è cambiato quel mondo? La nostra prima missione inizia nel marzo dello scorso anno e ci porta a cavallo fra Canada e Alaska per meglio capire quanto la vita degli Inuit sia oggi diversa ma soprattutto come la natura e l'ambiente stiano mutando di fronte all'innalzamento delle temperature. Il primo campanello d'allarme viene proprio dall'icona per eccellenza del mondo artico: sua maestà l'orso polare. Partiamo da Churchill, nella regione del Manitoba in Canada, da quella che viene considerata la capitale per eccellenza dell'orso bianco. In questa silenziosa 'community' vivono in un perfetto equilibrio circa mille abitanti e altrettanti orsi. Dice Lawreen Spence, moglie del sindaco, che anche qui le cose sono cambiate in fretta negli ultimi anni e il disgelo arriva due settimane e mezzo prima rispetto al 1980. Di conseguenza gli orsi sono costretti a cessare anticipatamente la loro attività di caccia alla foca per mancanza del pack, la loro unica piattaforma di caccia, riducendo così il peso corporeo di circa 20 chili. Non a caso dal 1995 ad oggi il loro numero è diminuito del 20 per cento. Le temperature di Churchill negli ultimi dieci anni sono aumentate di quasi 8 e i modelli climatici prevedono addirittura che nel 2040 la baia di Hudson non congelerà affatto. Autentica perla di questa regione resta ancora Wapusk, un tempo libero territorio di caccia per Inuit e nativi indios del Canada. In questo vero e proprio reparto di maternità fatto di 100-150 loculi scavati nella neve da mamma orso, nascono ogni stagione dai 200 ai 300 cuccioli.

La nostra carovana si sposta in Alaska per capire cosa succeda agli estremi opposti del continente americano. Le cose non sono poi così diverse e già lo scopriamo a Nome, il villaggio che ogni anno segna il punto d'arrivo dell'Iditarod, la celebre corsa con i cani da slitta che parte da Anchorage e si conclude dopo 1.700 chilometri e 9 giorni di marcia. A lanciare il primo allarme è il campionissimo degli tre ultimi anni, Lance Mackey, che al termine della corsa ci conferma che le elevate temperature hanno influenzato molto le prestazioni dei cani. "Non hanno risposto bene, è molto più facile prendersi cura del team quando fa freddo anche se può sembrare strano". A Fairbanks, uno dei maggiori centri per l'avvistamento delle aurore boreali (sempre più rare ci dicono perché offuscate dall'inquinamento), scopriamo che al World Ice Carving Championship, una inusuale competizione di artisti del ghiaccio, il giorno della premiazione sono dovuti intervenire i soccorsi per tamponare lo scioglimento delle opere visto che la temperatura esterna era di più 8 anziché di meno 20 -30 come nelle precedenti edizioni. E poi vi sono fiumi che si allargano sempre più e assieme ai laghi si trasformano in trappole mortali per gli animali, come renne ed alci, per l'assottigliamento del ghiaccio. Florence, un'anziana Inuit di Bettle, ci dice che in 70 anni ha visto trasformarsi il suo Koyokuk e, che lungo gli argini del fiume, adesso crescono piante e arbusti tanto da sembrare una giungla. Il professor Romanovsky della Uaf (University of Alaska, Fairbanks) sottolinea che il problema dell'innalzamento delle temperature ha innescato lo scioglimento del permafrost e con questo lo sprofondamento del suolo, tanto che i villaggi di Kivalina e Shishmaref stanno lentamente affondando nel loro terreno e non a caso hanno già denunciato le grandi compagnie petrolifere. John Walsh, sempre della Uaf, conferma che le temperature dell'Alaska negli ultimi cinquant'anni sono aumentate di cinque gradi. Da una quindicina di anni, da quando studio l'Artico, il mio sogno era percorrere in senso inverso il cammino fatto dagli Inuit che dalle remote steppe mongolo-siberiane, circa 25 mila anni fa, attraverso lo stretto di Bering, raggiunsero l'Alaska. Ci ho provato assieme al mio team di operatori video, con un paio di motoslitte ed una guida Inuit partendo da Wales, nell'estremo lembo occidentale dell'Alaska per raggiungere l'isola di Little Diomede posta sul meridiano che delimita il cambiamento internazionale di data. Abbiamo percorso solo poche miglia vedendo quel sogno svanire. Ad un certo punto, in mezzo ai flutti ghiacciati del mare di Bering, abbiamo trovato l'acqua al posto del pack. Ci siamo anche incagliati con la motoslitta, la slitta a traino si è rovesciata. Sono stati momenti di smarrimento, la guida era tornata indietro da un pezzo, lasciandoci il fucile e avvertendoci che attorno vi erano solo orsi polari. Solo una generazione fa questa tratta veniva percorsa regolarmente a piedi o con i cani da slitta.

Per completare la conoscenza del grande Nord, decido nell'aprile di quest'anno di partire per il Polo Nord, un'eco-spedizione che in un centinaio di chilometri di cammino ci deve portare dall'89esimo al 90esimo parallelo. È Victor Boyarsky, scienziato ed esploratore, direttore del museo Artico e Antartico di San Pietroburgo, l'uomo che apre la porta di acceso al Polo Nord geografico. Ogni anno, con una spesa di circa 1.800.000 euro è capace di materializzare in mezzo al niente il Barneo Ice Camp, un campo base alla deriva dei ghiacci polari che resiste ed esiste per soli 30 giorni. Incontriamo un team di scienziati russi, oceanografi e glaciologi. Sergey Pisarev dello Shirshov Institute di Mosca ci fa osservare che fra i 200 e gli 800 metri la temperatura dell'oceano è quasi raddoppiata, passando dagli 0.7 gradi del 1937 agli 1.2 di oggi. Nel 2007 la calotta polare si è ridotta passando dai 16 milioni di chilometri quadrati del mese di marzo ai 4.5 di fine luglio, raggiungendo così il minimo storico. Oltre a scienziati e ricercatori, a Barneo fanno tappa anche turisti, avventurieri ed esploratori, alcuni per rimanere due giorni al caldo delle tende e respirare l'emozione del polo, altri più decisi ad andare oltre. Sono circa otto o nove i giorni di cammino, sugli sci di fondo, per raggiungere il 90esimo parallelo. Ogni giorno si marcia per 6/7 ore in autosufficienza alimentare trascinandosi una slitta di 45 chili. Poi ci si ferma, si piazza la tenda, il fornellino e si scava la neve da sciogliere per poter finalmente bere. Si va a letto con tre paia di calzini, due pantaloni, quattro maglie, guanti e cappello infilandosi, testa compresa, in un sacco a pelo collaudato a -40 . Per 24 ore al giorno il sole splende mantenendosi a 30 sopra dall'orizzonte: non c'è alba né tramonto, tutto è bianco e silenzioso con una temperatura che oscilla dai -25 ai -40 . Raggiungere il Polo Nord oggi più che un'impresa è una soddisfazione. Sai che fra qualche decina d'anni sarà impossibile ad altri umani. Perché il Polo, se non si inverte la tendenza, sarà inghiottito per sempre nelle 'tiepide' acque dell'Artico.
(07 settembre 2009) da l'Espresso

lunedì 19 ottobre 2009

ART.21 della COSTITUZIONE della REPUBBLICA ITALIANA


Metto all'attenzione questo bel video dello youtuber TheAB74

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie alIbuon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni."

domenica 11 ottobre 2009

“Terra Reloaded” la prima visione per il Veneto a Villafranca


Beppe Grillo ha viaggiato dalla California a New York, da Bruxelles a Berlino ad intervistare i più grandi pensatori di questo mondo secondo gli ambientalisti. In collaborazione con Greenpeace, Beppe ha realizzato un documentario: Terra Reloaded.
Stiglitz, Rifkin, Wackernagel, Brown, Sachs, Pollan ci spiegano come è realmente la situazione ambientale del nostro pianeta e a cosa sta andando incontro l’umanità da oggi al 2050 (parliamo della nostra generazione!), ma soprattutto in quale direzione dobbiamo puntare tutti i nostri sforzi, sia come cittadini sia come governi.
Il Gruppo degli Amici di Beppe Grillo di Villafranca ha il piacere di presentare in anteprima Veneta questo spettacolare documentario il 15 Ottobre 2009 presso l’aula magna Istituto Anti di Villafranca via Magenta n° 7 alle ore 20:30.

sabato 3 ottobre 2009

Per la libertà di informazione in rete

 

"Siti internet aventi natura editoriale" con queste parole generiche il disegno di legge, griffato Pecorella e Costa (PDL), fa si che a tutti i siti internet, blog inclusi, vengano applicate le misure contenute nella legge sulla stampa. Stando a ciò i gestori di siti internet dovranno:


  1. procedere alla nomina di un direttore responsabile (giornalista)
  2. provvedere alla registrazione della propria "testata" nel registro sulla stampa presso il tribunale del luogo ove "è edito" il sito internet
  3. aver cura di comunicare tempestivamente (entro 15 giorni) ogni mutamento delle informazioni obbligatorie pubblicate e/o richieste in sede di registrazione , incorrere nella "sanzione" della decadenza della registrazione qualora non si pubblichi il sito entro sei mesi dalla registrazione medesima o non lo si aggiorni per un anno
  4. soggiacere alle norme in tema di obbligo di rettifica (ripresi dal DDL Alfano, quello del Lodo )
Oltre a questo stavolta viene aggiunta anche la responsabilità aggravata per la diffusione di contenuti illeciti .