"Il non cercare l'approvazione degli altri, il non dover più giustificare con nessuno per essere chi sei,una persona rara, unica e fiera"
sabato 14 settembre 2013
Internet e la democrazia diretta - L'intervento di Casaleggio a Cernobbio
Intervento di Gianroberto Casaleggio al Forum Ambrosetti, Cernobbio, 8 settembre 2013.
giovedì 22 agosto 2013
Buon Compleanno La Nebbia e La Neve!
Oggi il Blog LA NEBBIA E LA NEVE compie 5 anni!
Tanti Auguri!
The Fog and The Snow is five years old!
Happy Birthday!
mercoledì 10 luglio 2013
Campione del Garda "sotto sequestro"
Campione del Garda è una località molto singolare, se non unica, vista la sua collocazione tra le scogliere del Lago di Garda; una zona che si è vista abbattere un capolavoro di archeologia industriale quasi totalmente dalla Coopsette, per farne un polo turistico da 160 mila metri cubi con 1.450 parcheggi.
Da ciò ne è venuto fuori un paese irriconoscibile e brutto! Si brutto perdendo quella sua carratteristica originale che le vecchie strutture gli donavano. Ma non si poteva "rilanciare Campione" puntando per lo più sulla ristrutturazione e/o migliorie delle costruzioni esistenti?
Da ciò ne è venuto fuori un paese irriconoscibile e brutto! Si brutto perdendo quella sua carratteristica originale che le vecchie strutture gli donavano. Ma non si poteva "rilanciare Campione" puntando per lo più sulla ristrutturazione e/o migliorie delle costruzioni esistenti?
Campione, un borgo sotto sequestro
Articolo di Mario Pari tratto da Bresciaoggi.it del 10-07-2013
L'INCHIESTA. Il provvedimento è stato
firmato dal gip Ciro Iacomino su richiesta del pm Silvia Bonardi per
abuso d'ufficio e lottizzazione abusiva. Un «blitz» della Guardia di
Finanza mette i sigilli a 300 unità immobiliari. Contestate irregolarità
urbanistiche ma anche «rischi per l'incolumità»
Fino a ieri era noto come uno degli angoli più suggestivi del
Garda, ma anche come il paese occupato dai cantieri di una
interminabile opera di rinascita: dal 2006, con un mega-investimento da
200 milioni di euro, erano iniziati i lavori per ricostruire l'intero
paese da zero o quasi, per trasformare il vecchio borgo operaio in un
esclusivo villaggio turistico. Da ieri Campione del Garda, frazione di
Tremosine, è un borgo posto quasi interamente sotto sequestro dalla
magistratura bresciana. Il sequestro preventivo di 300 immobili chiesto
dal pm Silvia Bonardi e firmato dal gip Ciro Iacomino, è stato eseguito
ieri mattina dalla Guardia di Finanza di Brescia che ha condotto le
indagini. Tutto un paese sotto sequestro. Lottizzazione abusiva e abuso
d'ufficio sono le ipotesi di reato contestate dalla Procura, a vario
titolo, a venti indagati. L'indagine è stata avviata nel marzo del 2012,
su iniziativa dalla Procura che si è avvalsa anche di un consulente
tecnico. I SEQUESTRI sono stati eseguiti prevalentemente nella zona di
Campione di sotto. A Campione di Sopra sono stati sequestrati l'edificio
misto residenziale e commerciale, l'edificio sul lato lago nuovo, i
servizi igienici e il chiosco, l'Università della Vela, le opere
portuali a nord, il parcheggio pubblico e privato multipiano. A Campione
di Sotto il provvedimento ha riguardato l'opificio vecchio e l'opificio
centrale, la stazione della funivia, i nuovi edifici a monte, gli ex
«nuovi opifici», gli ex magazzini, la nuova villa fronte lago, il
chiosco, il rimessaggio, il Circolo vela, il distributore, le opere
portuali a sud. Il Pm, scrive il gip Ciro Iacomino «allo scopo di
cercare di applicare il vincolo cautelare solo ove strettamente
necessario, ha limitato la propria richiesta alle opere riconducibili,
alternativamente e/o cumulativamente, a due ipotesi». Una riguarda gli
immobili «per i quali sussiste un concreto pericolo grave per
l'incolumità pubblica». Ci sono poi gli immobili «conformi al piano
particolareggiato variante 2010, ma non alla disciplina previgente». Sul
registro degli indagati sono finiti amministratori pubblici,
imprenditori, professionisti. Parecchio spazio nel documento è dedicato
anche a Coopsette, azionista di Campione del Garda spa, che ha
realizzato gran parte degli immobili. PER QUANTO RIGUARDA la
lottizzazione abusiva, secondo il gip «sono state realizzate opere che
hanno portato a trasformazione urbanistica od edilizia degli immobili in
violazione delle leggi statali e regionali, in forza delle
autorizzazioni in contrasto con le prescrizioni di legge». Tra quanto
violato c'è per esempio il vincolo cimiteriale, ovvero la distanza di
200 metri. «Nella zona di rispetto cimiteriale ex lege - è riportato
nell'atto del gip - ossia la fascia di territorio compresa all'interno
di metri 200 dal cimitero esistente, corrispondente sostanzialmente
all'intera frazione di Campione di Sotto, non sono quindi ammissibili,
diversamente dalle previsioni del piano particolareggiato, gli
interventi di costruzioni di nuovi edifici di edilizia residenziale
privata o alberghiera». Non sono poi state effettuate le verifiche di
assoggettabilità alle Valutazioni ambientale strategica (Vas) e
d'impatto ambientale (Via). E il gip scrive anche che «si delinea un
insufficiente recepimento di quanto previsto nella tavola 2.17 del Piano
territoriale di coordinamento provinciale «Tutela paesistica» essendo
stata «distrutta parte della vecchia Gardesana e realizzato il
parcheggio multipiano» e in una striscia di una cinquantina di metri
«sono state realizzate le opere di modifica del profilo della costa per
la creazione delle due attrezzature portuali». Vi sono poi la «non
conformità alla normativa del Piano territoriale di coordinamento del
Parco Regionale Alto Garda» e alla «normativa relativa alla tutela
geologica». IN QUANTO ALL'ABUSO d'ufficio, secondo la ricostruzione
accusatoria «La Coopsette ha goduto nel corso degli anni di un canale
'privilegiato' con il Comune di Tremosine laddove ha ottenuto
l'approvazione di un piano particolareggiato prima, della successiva
variante poi e l'emanazione dei successivi atti abitativi,
clamorosamente illegittimi sotto vari aspetti». Inoltre
«l'intermediario, indispensabile, fra la proprietà e l'amministrazione
comunale è, indiscutibilmente, l'architetto Salvadori, legato ad
entrambi» e «almeno un componente dell'amministrazione comunale di
Tremosine, e, più precisamente, il vice sindaco Diego Zanetti, ha
ampiamente lucrato sull'operazione nel momento in cui, se da un lato
concorre ad approvare il piano particolareggiato e la successiva
variante poi, incredibilmente ottiene commesse plurimilionarie per le
proprie società edili, sempre con riferimento all'insediamento di
Campione» e «consistente è il vantaggio patrimoniale conseguito da
Coopsette sia in termini di sfruttamento immobiliare dell'area, sia per
quanto attiene al profilo del calcolo degli standard urbanistici ».
martedì 25 giugno 2013
Salvate il Lago Benaco!!! (Lago di Garda)
Video ideato, diretto e prodotto da Adriana Bozzetto
Distribuito da LanebbiaelaneveTV
lunedì 17 giugno 2013
Proposta di legge rifiuti ZERO. Firma anche TU!
Anche presso gli uffici dei comuni del Garda - Baldo potete firmare per la proposta di Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero!
Il Comitato promotore nazionale per la proposta di Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero – Zero Waste è oggi composto da circa duecentocinquanta organizzazioni in diciotto regioni diverse con associazioni nazionali importanti, come Rete Zero Waste Italy (a servizio dei Comuni e dei comitati Rifiuti Zero locali) - Associazione Comuni Virtuosi (che rappresenta quasi un centinaio di Comuni italiani) – ANPAS (Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze) – ATTAC Italia e Re:Common (reti alternative al liberismo), ed altre Reti e Coordinamenti regionali e Comitati ed Associazioni locali che insieme hanno costituito il primo nucleo titolare della proposta di legge stessa.
Le finalità generali del presente disegno di legge di iniziativa popolare si fondano sulle seguenti linee direttrici:
Il Comitato promotore nazionale per la proposta di Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero – Zero Waste è oggi composto da circa duecentocinquanta organizzazioni in diciotto regioni diverse con associazioni nazionali importanti, come Rete Zero Waste Italy (a servizio dei Comuni e dei comitati Rifiuti Zero locali) - Associazione Comuni Virtuosi (che rappresenta quasi un centinaio di Comuni italiani) – ANPAS (Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze) – ATTAC Italia e Re:Common (reti alternative al liberismo), ed altre Reti e Coordinamenti regionali e Comitati ed Associazioni locali che insieme hanno costituito il primo nucleo titolare della proposta di legge stessa.
Le finalità generali del presente disegno di legge di iniziativa popolare si fondano sulle seguenti linee direttrici:
- far rientrare il ciclo produzione-consumo all’interno dei limiti delle risorse del pianeta
- rispettare gli indirizzi della Carta di Ottawa, 1986
- rafforzare la prevenzione primaria delle malattie attribuibili a inadeguate modalità di gestione dei rifiuti
- assicurare l'informazione continua e trasparente alle comunità in materia di ambiente e rifiuti
- riduzione della produzione dei rifiuti del 20% al 2020 e del 50% al 2050 rispetto alla produzione del 2000;
- recepire ed applicare la Direttiva quadro 2008/98/CE
- recepire ed applicare il risultato referendario del giugno 2011 sull’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali
- Promuovere e incentivare anche economicamente una corretta filiera di trattamento dei materiali post-utilizzo
- spostare risorse dallo smaltimento e dall’incenerimento verso la riduzione, il riuso e il riciclo
- contrastare il ricorso crescente alle pratiche di smaltimento dei rifiuti distruttive dei materiali
- ridurre progressivamente il conferimento in discarica e l'incenerimento
- Sancire il principio “chi inquina paga” prevedendo la responsabilità civile e penale per il reato di danno ambientale
- Dettare le norme che regolano l'accesso dei cittadini all'informazione e alla partecipazione in materia di rifiuti
- Introdurre forme di cooperazione tra Comuni per la raccolta porta a porta e la filiera di trattamento al fine di sviluppare l'occupazione locale in bacini di piccola-media dimensione, che favoriscano le attività di produzione e commercializzazione di materiali e prodotti derivati da riciclo e recupero di materia.
domenica 9 giugno 2013
THE HEALTH TAX
Articolo di Eugenio Benetazzo del 25-06-12
Ho avuto modo di parlarne recentemente anche in televisione, l'argomento è chiaramente antipopolare, ma una volta spiegati i benefici che verrebbero generati il consenso è stato veramente notevole con elevato apprezzamento. La Health Tax (volgarmente la tassa sulla salute) rappresenta uno dei sette pilastri sui quali poggia il piano di rilancio dell'economia italiana che ho proposto nella speranza che qualche forza politica se ne faccia portavoce (il primo pilastro è costituito dagli OTIF). La Tassa sulla Salute nasce con lo scopo principe di eliminare la tanto odiata IRAP che contribuisce con i suoi 40 miliardi di gettito alla copertura della spesa sanitaria (112 miliardi stimati per il 2012). Chi fa impresa sa che cosa significa pagare l'IRAP, un'imposta che grava sulle aziende a prescindere dalla effettiva redditività conseguita (vi rimando al calcolo del relativo imponibile per comprenderla fino in fondo). L'IRAP non esiste negli altri paesi occidentali, se provi a spiegarla ad un giornalista straniero, ti guarda come se gli stessi facendo una candid camera. Si parla tanto di rilanciare il lavoro in Italia, ma con la presenza di una questa tassa è impossibile raggiungere questo fine.
Con
la Health Tax invece si creerebbero i presupposti per limitare i
fenomeni di sovraconsumo (pensate ai farmaci da banco che vengono
venduti in confezioni di quattro blister quando ne basterebbe solo una) o
alle cure che devono essere riconosciute a chi ha abusato nella sua
vita di un regime alimentare sconsiderato, nonostante i vari richiami
del suo medico di base. Sappiate che solo il 30% degli italiani riceve
cure ed assistenza dalla copertura sanitaria di Stato, il restante o si
cura nel settore privato o non ne fruisce mai (per sua fortuna). Questo
significa che la maggior parte di noi paga una quota consistente delle proprie imposte
per far curare poco più che un terzo della popolazione. Infine voglio
tranquillizzare i lettori impauriti: la Health Tax non presuppone il
totale abbandono dello Stato nei confronti di un malato, paziente o
infortunato, infatti i casi di emergenza con pericolo di vita verrebbero
sempre e comunque garantiti a tutti. Quello con cui dobbiamo iniziare a
convivere, soprattutto con l'esigenza di risanare il bilancio del
nostro paese, è che non può essere più garantito un tipo di intervento
ed assistenza globale a tutti, costi quel che costi. La necessità
di abbassare il carico fiscale su ogni contribuente e soprattutto sulle
piccole e medie imprese ci obbliga a rivedere la modalità di formazione
della spesa sanitaria ed anche la sua stessa fruizione in base a
livelli di ricchezza ed emergenza.
Ho avuto modo di parlarne recentemente anche in televisione, l'argomento è chiaramente antipopolare, ma una volta spiegati i benefici che verrebbero generati il consenso è stato veramente notevole con elevato apprezzamento. La Health Tax (volgarmente la tassa sulla salute) rappresenta uno dei sette pilastri sui quali poggia il piano di rilancio dell'economia italiana che ho proposto nella speranza che qualche forza politica se ne faccia portavoce (il primo pilastro è costituito dagli OTIF). La Tassa sulla Salute nasce con lo scopo principe di eliminare la tanto odiata IRAP che contribuisce con i suoi 40 miliardi di gettito alla copertura della spesa sanitaria (112 miliardi stimati per il 2012). Chi fa impresa sa che cosa significa pagare l'IRAP, un'imposta che grava sulle aziende a prescindere dalla effettiva redditività conseguita (vi rimando al calcolo del relativo imponibile per comprenderla fino in fondo). L'IRAP non esiste negli altri paesi occidentali, se provi a spiegarla ad un giornalista straniero, ti guarda come se gli stessi facendo una candid camera. Si parla tanto di rilanciare il lavoro in Italia, ma con la presenza di una questa tassa è impossibile raggiungere questo fine.
Proprio l'IRAP è inoltre ad essere maggiormente responsabile di un Total Tax Rate
in Italia di oltre il 60%. Non è possibile pertanto eliminare l'IRAP se
non si individua una copertura finanziaria residua di oltre 40 miliardi
di euro di gettito annuo. L'IRAP può essere pertanto solo sostituita da
un'altra imposta per adesso. La mia proposta prevede l'istituzione
della Health Tax appunto, ovvero una tassa che non colpisce chi crea
lavoro, occupazione e gettito fiscale, ma casomai che colpisce tutti i
contribuenti fisici (quindi non le aziende) che devono partecipare alla
spesa sanitaria in base a quanto gli stessi per ragioni di probabilità saranno imputati a generarla nel corso degli anni.
Questo significa che qualora questa imposta venisse istituita i
contribuenti italiani dovranno pagare in base a determinati livelli e
parametri fisiologici caratterizzanti un determinato stile di vita
alimentare. Ad esempio chi è obeso, chi fuma, chi beve smodatamente, chi
non cura la propria salute, chi abusa di un regime alimentare ricco di
zuccheri e proteine sarà chiamato a pagare notevolmente di più di chi
invece non rientra in queste categorie.
Il
calcolo dell'imposta avverrebbe attraverso un algoritmo che riepiloga
le principali variabili fisiologiche dell'organismo umano (dai
trigliceridi al colesterolo e così via). La Health Tax rappresenta una strada obbliga
se vogliamo mantenere in piedi un sistema di assistenza sanitaria il
più efficiente possibile in quanto genererebbe meccanismi virtuosi di
consapevolezza e responsabilità nei contribuenti stessi, chiamati a
rispondere per le loro scelte di vita. Un ragazzo obeso ad esempio è
destinato a diventare un cardiopatico o un diabetico a 50 anni, e questo
impatterà sui costi della spesa sanitaria complessiva negli anni
a venire. Chi sceglie di ingozzarsi di hamburger o di fumare
accanitamente è destinato ad avere una elevata probabilità di contrarre
una neoplasia al colon o ai polmoni, rappresentando quindi attraverso le
sue cure un costo da scaricare sulla fiscalità diffusa. La
dinamica demografica che caratterizza il nostro paese al pari di altre
economie occidentali non ci permette di mantenere in essere l'attuale
modo di erogare prestazioni di assistenza sanitaria per i prossimi anni,
obbligando ad alzare progressivamente la contribuzione privata
obbligatoria (leggasi aumento dei ticket).
domenica 26 maggio 2013
L'uomo che piantava gli alberi - L'homme qui plantait des arbres
L'uomo che piantava gli alberi (titolo originale: L'homme qui plantait des arbres), conosciuto anche come La storia di Elzéard Bouffier è un racconto allegorico di Jean Giono, pubblicato nel 1953.
Il racconto è così toccante che molti lettori hanno creduto che Elzéard Bouffier fosse un personaggio realmente esistito e che il narratore fosse Jean Giono stesso, e che quindi la storia fosse in parte autobiografica, infatti si suppone che l'autore abbia vissuto proprio nel periodo in cui è ambientata la narrazione .
L'autore ha spiegato, in una lettera del 1957 a un rappresentante della città di Digne: "Mi dispiace deludervi, ma Elzéard Bouffier è un personaggio inventato. L'obiettivo era quello di rendere piacevoli gli alberi, o meglio, rendere piacevole piantare gli alberi."
Nel 1987, Frédéric Back adattò la trama del racconto creandone un cortometraggio. Per quella produzione vinse numerosi premi, fra cui il Premio Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione.
Tratto da Wikipedia
venerdì 10 maggio 2013
CAVAION V.SE, PARCO …… FOTOVOLTAICO
RIPIANTIAMO GLI ALBERI
Non è la libertà che manca, sono gli uomini liberi.
Non è la libertà che manca, sono gli uomini liberi.
(Leopoldo Longanesi, 1905-1957)
L’opinione pubblica ben informata è
la Corte Suprema di ogni società.
(Joseph
Pulitzer, Ungheria 1847 - USA 1911)
Nobel, tormentato dall’idea di possibili applicazioni
belliche e/o distruttive della sua invenzione, la dinamite, nel suo testamento
dispose l’istituzione di riconoscimenti finalizzati a premiare attività che
illuminassero ed aiutassero l’Uomo a vivere degnamente e in pace.
Nel 1901 furono assegnati i primi Premi Nobel: per la pace,
la letteratura, la chimica, la medicina e la fisica.
Alfred Bernhard Nobel era nato a Stoccolma nel 1833 e si
spense a Sanremo nel 1896.
Altri esempi si potrebbero addurre al fine di rendere chiaro
un concetto: certe applicazioni, certi oggetti non sono negativi in sé ed in
assoluto, può però essere stolto l’uso che se ne fa. E criticarne un uso
improprio non significa negarne il medesimo bensì esclusivamente, appunto, certe
improprietà dello stesso.
Con un paio di forbici si può tagliare un filo, o il famoso
nastro tricolore delle inaugurazioni, azione tanto cara ai sacerdoti del
marketing applicato alla politica, ed anche assassinare una persona. Eliminiamo
le forbici?
La nostra illuminata Amministrazione ha invece pensato di
distruggere circa 11.500 -12.000 mq di verde, un boschetto, per farla diventare
grigia.
La foto ha più di 20 anni, quindi non evidenzia il boschetto
venutosi nel tempo a sviluppare nelle aree abbracciate dallo svincolo di
Cavaion Veronese, come si può apprezzare nella seguente istantanea, risalente
al Giugno 2009.
Ed ora entriamo nel vivo
della questione.
Ieri sera, 7 maggio, in concomitanza con la riunione degli
artisti cavaionesi, il Sindaco e l’Amministrazione Comunale presentavano alla
cittadinanza l’opera pubblica relativa alla
realizzazione di un Parco Fotovoltaico.
La precisazione è dovuta, dato che ho partecipato alla riunione e non preso
parte all’assemblea pubblica. Ero però informata sul tema avendo letto la
locandina.
Certo, parco, dapprima fa pensare ad un’area verde,
piantumata. Un luogo dove andare a passeggiare e sostare, seduti su una
panchina, per oziare ascoltando il cinguettio di uccellini, le voci squillanti
di bambini intenti nei loro giochi, o voci di turisti che conversano in idiomi
diversi dal nostro, osservare le foglie degli alberi frementi per l’insinuarsi
fra di loro di brezze ristoratrici, per leggere un quotidiano, un buon libro.
No, da noi i parchi, quelli verdi, non fanno parte dell’orizzonte
mentale dei nostri Amministratori.
Il Parco è fotovoltaico. Quindi tanti lucidi pannelli grigi
disposti in ordinate file simili a scudi di un antico esercito in assetto di
marcia. Quei pannelli, che catturando la forza dei raggi solari la trasformano
in energia elettrica, energia pulita. Quei pannelli che spesso capita di vedere
stesi su tetti di fattorie bavaresi, su tetti di edifici pubblici moderni, su
capannoni industriali. Perché in Paesi o aree dove la tutela del paesaggio e
del territorio è fattuale e non verbale, come da noi, non si distruggono aree
verdeggianti per piazzarvi corpi che snaturano la complessa e variegata specificità
del luogo
Perché non ci si dovrebbe dimenticare la funzione
purificatrice dell’aria svolta dagli alberi: avete mai sentito parlare della
fotosintesi clorofilliana? Quel processo mediante il quale gli alberi, meglio
le foglie di alberi arbusti, anche pungenti rovi, trasformano l’anidride
carbonica (CO2 ) in ossigeno. Ai miei tempi lo insegnava
la signora maestra, ovvero si apprendeva alle elementari.
Ora, qualcuno ci dovrebbe dire quanta CO2 è grado di smaltire un boschetto di circa
11.500-12.000 mq nell’arco di 30 anni, giusto per amor di precisione.
Considerando che lo svincolo non è circondato da una zona a
forte densità di edifici commerciali, bensì da vigneti, che lì vicino c’è un
agriturismo, mi viene da pensare che un’aria più salubre era più vantaggiosa
sia per i turisti ospiti di Ca’ Persiane sia per le viti. Perché lì si è modificato,
peggiorato, il microclima e distrutta ogni forma di vita, lì non si eviterà
l’emissione di anidride carbonica, CO2, bensì si aumenterà!
I nostri Amministratori, ritornando dalle allegre giornate
trascorse nella gemellata, bavarese Bad Aibling, non hanno mai notato i
pannelli fotovoltaici che fungono anche da barriera fonoassorbente, due
piccioni con una fava, sull’Autostrada del Brennero?
Non siamo nemmeno in grado di copiare?
Barriera fonoassorbente con pannelli fotovoltaici a
protezione dell’abitato di Marano (comune d’Isera) lungo l’autostrada del
Brennero.
Dato l’ampio sviluppo
della barriera – che misura in lunghezza 1.067 metri ed è alta
mediamente 5,60 metri
– la superficie disponibile ospita 3.944 moduli fotovoltaici, capaci di
produrre un’energia pari a circa 690.000 kiloWatt/ora annui [1]
E dire che di barriere
fonoassorbenti a protezione di Cavaion ce ne sarebbe bisogno!
A Cavaion, in località Camporengo, sussistono capannoni in
gran quantità, il tetto dei quali costituisce una “dimora naturale” di pannelli
fotovoltaici. Avremmo così continuato a beneficiare della funzione che la
meravigliosa e provvida madre natura ha attribuito alle foglie, chiamiamole
“pannelli fotopurificanti”, ed anche del resto, come da manifesto.
Ma, al solito, si vive evangelicamente alla giornata, si
prendono comode scorciatoie con esiti negativi per gli anni a venire. La
collocazione di pannelli fotovoltaici sui capannoni di Camporengo avrebbe presupposto
un lavoro di concertazione e di sinergie, una serie di incontri con i
proprietari per esporre loro il progetto, una serie di incontri con le società
che finanziano tali interventi.
In altre parole il pensiero di un progetto: esercizio sconosciuto
ai nostri Amministratori.
Ne volete un esempio?
Finita la riunione degli artisti, tenutasi in biblioteca, mi
dirigo verso la Sala Civica. Amministratore e cittadini stanno uscendo:
presentazione conclusa.
Fra i presenti un gruppetto di giovani dell’associazione LiberaMente.
Non gli
chiedo le loro impressioni sul Parco fotovoltaico, mi erano già giunte voci in
merito. Gli chiedo se hanno notizie sulla conclusione dei lavori di restauro
della Torre Rossa. Settembre, mi rispondono.
Orbene il 7 Novembre
2012, la serata dedicata alla presentazione della suddetta associazione
giovanile, alla domanda sulla conclusione dei lavori, il Sindaco, senza batter
ciglio, prontamente rispose: Gennaio 2013. Alla fine di Gennaio il cantiere era
ancora aperto e non dava segni di vita. Sollecitato il Sindaco indicò una nuova data: Marzo. Passa un giorno, passa l’altro e siamo
arrivati a Maggio: il cantiere è ancora inattivo (foto del 1 Maggio 2013). Aspettiamo
fiduciosi l’autunno: di che anno?
Un Sindaco si può paragonare ad un Direttore Generale di
un’azienda privata. Un dirigente che non sa che cosa succede nell’azienda da
lui gestita, è dotato del dovuto senso di responsabilità? è affidabile? è
credibile?
«Dovreste ripartire
con gli striscioni», dico ad uno
dei ragazzi. Risposta: «Quali striscioni?
Non siamo mica stati noi. »
Mi riferivo a quelli che invocavano lo stop al consumo di
territorio e denunciavano la cementificazione di Cavaion, apparsi in paese in
tardo autunno dello scorso anno.
Secondo il baldo giovane, qualcuno di fuori si è dato la
briga di scrivere e stendere gli striscioni a Cavaion Veronese.
Chiedo scusa per averli sospettati di questo nobile gesto. A
dire il vero, avevo sospettato già nella serata inaugurale che non fossero loro
quelli contro la cementificazione selvaggia: infatti il Sindaco gli promise la costruzione di un centro giovanile e nessuno obiettò che anche
quello era consumo di territorio.
Sul cartello di cantiere della ristrutturanda Torre Rossa si
dice che la stessa è destinata a CASA
DELLE ASSOCIAZIONI E CENTRO GIOVANILE.
Ne consegue che quelli di LiberaMente sarebbero doppiamente a casa loro, in quanto
associazione ed in quanto giovani: allora, perché il Sindaco promette la realizzazione
di un fabbricato destinato a centro giovanile?
Il Primo Cittadino sembra essere vittima di imbarazzanti amnesie.
Ma, torniamo al Parco fotovoltaico: un rappresentante
dell’opposizione mi dice che non si può far niente, ormai il “dado è tratto”.
Ma, dico io, quelli di Progetto Paese, anche loro contrari alla soluzione
adottata dalla reggenza, saranno ben stati al corrente del progetto, se ne sarà
parlato in Consiglio Comunale. Perché non ne hanno informato i cittadini?
Sempre perché non hanno tempo?
Perché non si propongono
come comitato promotore della “riforestazione” del sito per il Parco Fotovoltaico?
Per esempio organizzando un gruppo di cittadini, di
qualsiasi età, ad acquistare o procurarsi un alberello o un arbusto e poi
insieme recarsi nell’area incriminata e piantarli? Ovviamente previo invito
della stampa.
L’ Amministrazione ignora, oserei dire per forma mentis, il problema della tutela
del paesaggio e del territorio, la manutenzione delle opere pubbliche, indebita
il paese con acquisti finalizzati a non si sa bene che cosa, ci troviamo con
una faraonica Caserma dei Carabinieri che il Sindaco, da grande esteta,
considera bellissima, che è un ulteriore scempio paesaggistico, e che, se non
sono informata male, ci costerà anche in termini di manutenzione.
Di che cosa ci attenda nel futuro, cementificamente
parlando, non sappiamo pressoché nulla, salvo un’altra manciata di rotatorie.
La serata dedicata al PAT (31 Gennaio 2013) è stata una
solenne presa in giro: lo scopo non era informare ma tirar tardi senza dire
nulla di concreto.
L’opposizione non ha imposto chiarezza agli Amministratori.
Volete saperne di più? Consultate il sito del Comune alla
voce PAT: VUOTA !!!!!!!!!!!!!
E’ troppo chiedere che qualcuno ci informi sullo stato
attuale del PAT?
Non siamo amministrati, siamo costretti a subire scelte
spesso opinabili. I cittadini, essi stessi complici, sono trattati come
sudditi, come usavano i signorotti nel Medioevo.
Sempre più spesso mi sovviene Sordi ne “Il Marchese del Grillo”: travestito da popolano, affrontando le
proteste di chi, ritenendolo uno di loro, gli rinfacciava di essere ingiustamente
privilegiato, reagiva con supponenza, citando un verso del Belli:
Adriana Bozzetto (una
extra-comunitaria)
P.S. Si possono ridurre le emissioni di
anidride carbonica, CO2, anche obbligando a costruire edifici ad
impatto ZERO, visto che il cemento continuerà a colare, con nessun costo per la
comunità. Non solo, ma anche e soprattutto, promuovendo con incentivi
l’abbattimento/riduzione dell’impatto ambientale di edifici preesistenti. Non è
fantascienza, in altre regioni/Nazioni si fa. Anche questi interventi
sosterrebbero l’edilizia e senza provocare ulteriori disastri.
[2] Li soprani der monno vecchio Giuseppe Gioacchino Belli (Roma, 1791 – 1863), Sonetti, i Meridiani, Arnoldo
Mondadori Editore, 1994, pag. 89
sabato 4 maggio 2013
Cavaion Veronese, fotovoltaico SI consumo del territorio NO
L'Amministrazione Comunale ha il piacere di invitare la cittadinanza alla presentazione dell'opera pubblica relativa alla realizzazione di un "Parco" Fotovoltaico posto su uno svincolo stradale (entrate ed uscite superstrada Affi-Peschiera) omissis
Brevi considerazioni:
Tratto dal post "Perchè no al fotovoltaico su terreni agricoli"
blog stopalconsumoditerritoriosaviglianese
Trentino, La Sat: «Pannelli solari solo sui tetti»
E per la serie siamo propositivi :
I pannelli fotovoltaici lungo l'A22: una fonte energetica senza consumo di territorio
Brevi considerazioni:
Produrre energia elettrica con l’uso di pannelli fotovoltaici è una pratica che si sta sempre più diffondendo, anche grazie a sostanziosi contributi, e alla quale non si può che guardare con favore, dal momento che si utilizza una fonte energetica inesauribile, il sole, e si contribuisce in modo sostanziale alla riduzione di emissione in atmosfera di gas serra.Accanto alla creazione di piccoli impianti localizzati sui tetti degli edifici, però, stanno ora iniziando a proliferare le richieste di autorizzazione alla creazione di impianti a terra, denominati un po’ eufemisticamente “parchi fotovoltaici”: si tratta di schiere di pannelli disposti in file parallele con adeguato orientamento, sopraelevati rispetto al piano di campagna.
OmissisCome movimento “Stop al consumo di territorio” abbiamo discusso e ci siamo confrontati con altre realtà interessate da progetti analoghi, giungendo alla conclusione che sia fondamentale dire un tassativo NO a tali realizzazioni, per molte ragioni, la prima delle quali è: perché occupare suolo agricolo o superfici libere per realizzare impianti che possono trovare spazio (e quanto!) su superfici già irrimediabilmente compromesse dal punto di vista naturale, come ad esempio i tetti dei capannoni?Il no agli impianti fotovoltaici che consumano suolo è stato pronunciato anche da coloro che sono intervenuti al convegno “Fotovoltaico sì, ma dove?” tenutosi il 3 luglio a Carmagnola, organizzato per mettere a confronto voci diverse su un problema che sta toccando la città molto da vicino: la giunta comunale ha infatti deliberato un parere negativo nei confronti di una richiesta di costruzione di un impianto a terra di 7 ettari (tra l’altro il sindaco riferiva che stanno arrivando altre domande: 30 ettari da una ditta tedesca, 40 ettari verso Ceresole,..).OmissisIl motivo fondamentale della nostra posizione nettamente contraria è ovviamente che la creazione dei “parchi” comporta consumo di suolo (non così semplicemente restituibile alla natura o all’agricoltura ed esaurimento dell’impianto…), consumo di spazio (bene preziosissimo nei nostri territori così densamente antropizzati), e in definitiva presenta una contraddizione di fondo: quella di ricorrere ad una fonte energetica rinnovabile consumando però un’altra risorsa non riproducibile, il suolo!
Ci sono poi altre considerazioni da fare:- L’impatto sul paesaggio determinato da ettari di filari di pannelli, al di sotto dei quali nel migliore dei casi ci può essere un prato nel quale però la biodiversità sarà sicuramente ridotta, dal momento che si crea un microclima sfavorevole; quando invece i pannelli sono integrati nei tetti l’impatto visivo è minimo e quello ambientale nulloOmissis- La diffusione di piccoli impianti, nei quali le famiglie diventano produttrici di energia, stimola la consapevolezza dei propri consumi e l’acquisizione di stili di vita energeticamente sostenibili- La creazione di grandi impianti su suoli agricoli, infine, non può che determinare un grave squilibrio nel mercato degli affitti agrari, dal momento che già ora l’affitto di un terreno per impianti fotovoltaici è circa il triplo di quello normale.Omissis
Tratto dal post "Perchè no al fotovoltaico su terreni agricoli"
blog stopalconsumoditerritoriosaviglianese
Trentino, La Sat: «Pannelli solari solo sui tetti»
E per la serie siamo propositivi :
I pannelli fotovoltaici lungo l'A22: una fonte energetica senza consumo di territorio
martedì 30 aprile 2013
A Lazise "Prima che sia troppo tardi!" due serate sulle infiltrazioni mafiose nel nord Italia
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| Lazise - Lago di Garda (VR) |
Moderatore il lacisiense Paolo Biondani de L'Espresso.
"La Parrocchia di Lazise organizza un ciclo di incontri pubblici con giornalisti d'inchiesta dei più importanti
mezzi d'informazione nazionali, per rispondere alle domande dei cittadini,
PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI !
Le organizzazioni mafiose stanno attaccando il Nord Italia. Lo dimostrano inchieste e processi con centinaia di condanne dalla Lombardia alla Liguria, dal Piemonte all'Emilia. In Veneto il problema è taciuto e sottovalutato, nonostante i pesanti segnali di infiltrazione nei grandi traffici criminali e nel sistema delle imprese legali.
Perchè la mafia punta al Nord? Quali rischi corrono i Comuni del Lago di Garda?
Come possiamo difendere il nostro territorio?
VENERDÌ 3 MAGGIO 2013, ORE 21, CENTRO GIOVANILE
M A F I A E C E M E N T O
Le speculazioni edilizie devastano l'ambiente, impoveriscono il territorio e rovinano il paesaggio minacciando così anche il futuro del turismo. Ma in molte regioni italiane gli affari del cemento hanno richiamato anche capitali sporchi e interessi mafiosi. Ne parlano: Mario Portanova, giornalista de "Il Fatto quotidiano", autore di inchieste televisive per la Rai e per varie TV straniere, ha scritto il libro-inchiesta "la Mafia a Milano" ed è stato tra i redattori-fondatori della testata "Società Civile" di Nando Dalla Chiesa; Ferruccio Sansa, già inviato speciale dei quotidiani "La Repubblica" e "La Stampa", autore del libro-inchiesta "Il partito del cemento", oggi è il responsabile del settimanale di approfondimento de "Il Fatto Quotidiano";
Pier Paolo Romani, giornalista e scrittore, presidente di "Avviso Pubblico", l'associazione nazionale di tutela e formazione degli amministratori locali minacciati dalla mafia.
VENERDÌ 10 MAGGIO 2013, ORE 21, CENTRO GIOVANILE
M A F I A E P O L I T I C A
La criminalità esiste in tutto il mondo, ma soprattutto in Italia la politica è da decenni condizionata dai voti, soldi, complicità e violenze delle organizzazioni mafiose. Il potere mafioso continua ancora oggi a ondizionare la politica? Ne parlano:
Peter Gomez, direttore del sito de "Il Fatto Quotidiano", autore di numerosi libri di denuncia con Marco Travaglio; Lirio Abbate, inviato speciale del settimanale "L'Espresso", autore del libro-inchiesta "I complici" sulla nuova mafia di Bernardo Provenzano, per il quale ha subìto gravi minacce dai boss di Cosa Nostra e ora è costretto a vivere sotto scorta.Gli incontri saranno moderati da Paolo Biondani,giornalista del settimanale "L'Espresso".
L'INVITO A QUESTI INCONTRI È CALOROSO E APERTO A TUTTI , CITTADINI E AUTORITÀ"
Il Garda va salvato da mafia, TAV e cemento. Parola di Vittorio Messori
Paolo Biondani - Rischio mafie nel "cemento del Garda"
'NDRANGHETA ALL'ASSALTO DEL VERONESE di Benny Calasanzio
Paolo Biondani - Lago di Garda e di cemento
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