giovedì 24 ottobre 2013

CAVAION - EUGENIO TURRI NEMO PROPHETA IN PATRIA


NEMO PROPHETA IN PATRIA
EUGENIO TURRI


39 anni fa, era il 1973, Eugenio Turri denunciava, sul giornalino La Voce del Paese, i mali di Cavaion, a livello urbanistico e territoriale, e ne preconizzava, se così si può dire, la triste fine.

Ora, l’Amministrazione, con parecchi anni di ritardo rispetto a quando ne aveva dato il preannuncio, intitolerà all’illustre cittadino la Sala Civica di Cavaion Veronese.

Facile immaginare che cosa ne penserà il defunto, inascoltato Eugenio Turri, che all’epoca lodava il giornalino, recentemente risorto.
Chissà se oggi, per non urtare la sensibilità di chi è al potere, tale articolo verrebbe pubblicato.

Non ho conosciuto Eugenio Turri, ma nutro una grande stima ed affetto nei suoi confronti.

Adriana Bozzetto – una extra comunitaria


EUGENIO  TURRI

CONOSCERE IL PROPRIO PAESE
(prima puntata)


Fino a non  molti anni fa la vista di Cavaion poteva costituire una felice sorpresa. Il paese, con le sue case addossate al versante del colle San Michele, aveva una sua tipica grazia veneta e una sua luce mediterranea, entro un paesaggio dolcissimo di campi e vigneti. Piaceva perché ridente ed aperto verso Sud, disteso sopra le morbide ondulazioni della campagna tra l’Adige e il lago di Garda. Ed era un paese composto, con le sue case sparse tra gli orti, con i vigneti, i vecchi alberi e i boschetti intorno alle dimore signorili, con le piccole strade in salita fiancheggiate da muri orlati di seregni; e aveva quella atmosfera secolare, silente, tutta pervasa dal sentore della campagna. Un paese antico, con una sua storia, una sua topografia e un suo paesaggio inconfondibile.

Oggi, però, il paese è molto cambiato, ha perduto gran parte dei suoi connotati d’un tempo, la sua dolcezza agreste, la sua grazia di piccolo silenzioso paese.
Illudersi che il passato possa restare imprigionato nel presente è ingenuo, ed anche Cavaion non può e non deve sottrarsi alle grandi trasformazioni che stanno ovunque cambiando modi di vita e paesaggio, eliminando le eredità più tristi del passato, la miseria, l’arretratezza, le bieche chiusure. Ma le trasformazioni non devono essere casuali e incontrollate, non devono togliere personalità al paese.
Ogni paese ha propri valori che, come beni preziosi, vanno custoditi, salvaguardati. In essi la gente deve riconoscersi. Oggi si parla tanto di questi problemi: civiltà da difendere, società da salvare dalla degradazione del senso civile e comunitario del vivere. Sono i problemi più scottanti, più attuali. Essi però non si risolvono con le decisioni di pochi, di quelli che hanno le leve del potere; o perché politicamente influenti o perché economicamente capaci di iniziative; la gente non deve passivamente subire le decisioni di questi, deve farsi voce viva di ogni evoluzione. In questo senso un giornaletto come “La Voce del Paese” è quanto di più civile e giusto si possa fare, con mezzi modesti e tanta buona volontà da parte dei pochi che lo tengono in vita, per dare una dimensione civile e sociale alla vita di Cavaion, purché, naturalmente, il giornaletto si faccia palestra per il dialogo, per lo scambio di opinioni, secondo costumi civili e democratici.
Ogni abitante di Cavaion dovrebbe essere lieto di questo piccolo foglio e dovrebbe in qualche modo partecipare alla discussione, sfogare se del caso il proprio malcontento, plaudire se del caso alle decisioni giuste: questo è il senso sociale del vivere, la giusta dimensione della vita di paese.
Sino ad oggi Cavaion è cresciuto male e si avverte imminente la fine di Cavaion come paese con una sua vita peculiare. Tra pochi anni esso potrà diventare un paese anonimo, senza più grazia, guastato dall’edificazione più abnorme e squallida, territorialmente abbruttito dalla mancanza di una volontà coordinatrice e appassionata dei suoi abitanti. Non si vuole far qui dei processi, ma riteniamo che sia giusto suscitare un certo disincanto, aprire gli occhi civilmente alla gente. Il paese sta decidendo in questi anni il suo futuro: ne potrà risultare la felicità o meno di chi ci vive, la serenità dei nostri figli. Mi pare che di questo i responsabili del paese non ne tengano minimamente conto.

Le trasformazioni avvengono casualmente secondo interessi di pochi che poco guardano al bene della collettività. Ad esempio, esiste un piano regolatore dovuto ad un valente architetto-urbanista, che come tutti i piani studiati a tavolino potrà avere parecchi difetti, ma che certamente può costituire la base di ogni ulteriore sviluppo del paese. Ora, perché questo piano resta chiuso nei cassetti del Comune? Perché non lo si espone pubblicamente e non si invita la gente a discutere, a esprimere il proprio parere? E’ evidente che ci sono in gioco interessi particolari, come del resto succede in tutti o quasi paesi italiani.

Il paese che deve nascere deve recare l’impronta non di pochi (speculatori o arbitri della vita del paese), ma deve nascere dalla volontà di tutti. Il paese in quanto tale è una comunità spontanea, che nasce da interessi comuni. Sino ad oggi ha prevalso l’interesse del singolo. Questo è anche cristianamente da condannare.

domenica 13 ottobre 2013

#ArtForFredoom #SecreProjectRevolution

Questa sarà la rivoluzione del pensare con la tua testa, dell'avere la tua personale opinione senza preoccuparti di ciò che dice la gente.

Questa sarà la rivoluzione del non cercare più l'approvazione degli altri,del non doverti giustificare con nessuno per essere chi sei, una persona rara unica e fiera. 


Questo filmato è dedicato a coloro che sono stati perseguitati, sono tuttora perseguitati 
o potrebbero essere perseguitati
Per il colore della loro pelle, per le proprie credenze religiose, per 
la propria espressione artistica, per il loro sesso o per il proprio orientamento sessuale.
A tutti coloro che i diritti umani sono stati violati.


Cosa significa libertà per te? 
Esprimi il tuo personale significato di libertà e di rivoluzione nella forma di video, musica, poesia e la fotografia.  
Unisciti alla rivoluzione inviando la tua ARTE PER LA LIBERTA #ArtForFredoom
Inizia la tua rivoluzione d'amore!


giovedì 19 settembre 2013

Cavaion V.se - L'olio di Lorenzo


L’OLIO DI LORENZO


Tempo fa, mentre stavo camminando per Cavaion bassa mi si accosta una vettura, se non ricordo male con targa RO, Rosenheim.
A bordo una coppia di mezza età, il signore è al volante. La signora abbassa il finestrino e mi chiede se parlo tedesco, rispondo di sì.
Loro amici italiani, mi spiega la Frau, gli hanno detto che il Comune di Cavaion produce olio d’oliva ed erano interessati ad acquistarne un paio di bottiglie da regalare a loro amici di Bad Aibling, cittadina gemellata con noi. I loro amici l’avevano letto su un quotidiano.

Naturalmente casco dalle nuvole e gli consiglio di rivolgersi, mancando un ufficio informazione per turisti, al Consorzio Garda DOP, che ha sede, come tutti sanno, in Corte Torcolo.
Mi scuso per non essere stata in grado di fornire loro l’informazione richiesta ed auguro loro un buon soggiorno da queste parti.

Naturalmente la cosa mi incuriosisce molto e mi riprometto, una volta a casa, di indagare sulla faccenda servendomi di google.
Compio qualche tentativo, poi, digitando Comune di Cavaion olio d’oliva mi appare un articolo pubblicato sul Corriere del Veneto (inserto del Corriere della Sera) il 14 Agosto di quest’anno, 2013, nella sezione Economia.
Il roboante titolo, da far invidia agli strilloni di un tempo, suona così:

FINANZA CREATIVA

«Produciamo olio locale per i turisti»
Così il Comune si trasforma in impresa.

Cavaion coltiva oliveti per la promozione del territorio. Prima amministrazione in Veneto impegnata in un progetto simile. Il sindaco: «Prodotto certificato».

L’incipit invita ad una attenta ed incuriosita lettura dell’articolo.
Si viene a sapere che il Comune possiede una certa quantità di ulivi, non viene indicato quanti: nel parco di Villa Trabucchi, nell’area adiacente alle scuole elementari, e poi altri esemplari sparsi un po’ dappertutto: su lottizzazioni (non ho capito che cosa voglia dire, pensava il Sindaco a quelli sulla collinetta del Torcolo - Salvador destinati a cedere il posto a più pregiati mattoni e cemento?), ai bordi di strade e su rotatorie. Questi ultimi, considerata la loro collocazione, producono olive particolarmente pregiate e ricercate per la produzione di un olio di grande pregio, oltre il DOP. Forse bisognerebbe ricordarsi che l’ulivo non è proprio da arredo urbano.

Alla cura degli alberelli, dalla storia millenaria nel bacino mediterraneo, si dedica, così il Sindaco, un gruppo di volontari i quali cedono al Comune una parte del raccolto. Non viene specificata l’entità, ma è sintomatico il linguaggio usato non si dice, i volontari trattengono per sé una parte, il che farebbe pensare ad un quantitativo inferiore alla metà, bensì il contrario, la cedono.

Proseguo nella lettura con sempre maggiore curiosità nella speranza di trovare indizi di quanto indicato nello “strillo” dell’articolo, ovvero dell’impresa, attività finalizzata al raggiungimento di un profitto, intrapresa dal Comune di Cavaion per meritarselo: FINANZA CREATIVA.
Non ne trovo traccia. Evidentemente gli amici dei signori tedeschi non avevano letto l’articolo: si erano bensì fermati agli ingannevoli titoli e sottotitoli, fenomeno non rarissimo nella stampa.

Per farla breve, tutto questo strombazzare per 100 bottigliette di olio da 500 cc (mezzo litro) da omaggiare, non vendere, ad ospiti stranieri istituzionali o in altre occasioni. Immagino che il tutto avrà un costo: la spremitura, l’imbottigliamento, l’etichettatura.

Visto che la Contessa Rizzardi sembra aver abbandonato la vinificazione dell’uva prodotta dal tristemente noto vigneto acquistato a prezzo più che conveniente (solo 4 Milioni di Euro: questo sì è un fulgido esempio di finanza creativa!*) dall’Amministrazione Comunale guidata da Sartori, consiglierei quest’ultimo di produrre anche 100 bottigliette di vino da 500 cc (meglio non ubriacarsi) da abbinare all’olio, a sottolineare la vocazione contadina di Cavaion Veronese: «…ormai tutti gli agricoltori, accanto al vigneto hanno posizionato anche l’oliveto…».

Dimenticavo: ci sono ben tre filari di viti anche su una rotatoria!


Adriana  Bozzetto
Una extra-comunitaria
18 Settembre 2013


P.S. Non me la sento di chiedere al Sindaco quanto ci costa la sua Finanza Creativa, tanto non ne riceverei risposta. In teoria dovrei chiederlo all’opposizione/minoranza Progetto Paese, ma, alla luce delle passate esperienze, desisto: non riceverei alcuna risposta nemmeno da loro.






*Purtroppo in questo caso non siamo arrivati  primi,  ma solo secondi nella graduatoria dei Comuni  più indebitati del TriVeneto.

giovedì 22 agosto 2013

Buon Compleanno La Nebbia e La Neve!


 

Oggi il Blog LA NEBBIA E LA NEVE compie 5 anni!
Tanti Auguri!

The Fog and The Snow is five years old!
Happy Birthday!

mercoledì 10 luglio 2013

Campione del Garda "sotto sequestro"

Campione del Garda è una località   molto singolare, se non unica, vista la sua collocazione tra le scogliere del Lago di Garda; una zona che si è vista abbattere un capolavoro di archeologia industriale  quasi totalmente  dalla Coopsette, per farne un polo turistico da 160 mila metri cubi con 1.450 parcheggi.
Da ciò ne è venuto fuori un paese  irriconoscibile e brutto! Si brutto perdendo quella sua carratteristica originale che le vecchie strutture gli donavano. Ma non si poteva "rilanciare Campione" puntando per lo più sulla ristrutturazione e/o migliorie delle costruzioni esistenti?

Campione, un borgo sotto sequestro 

Articolo di Mario Pari  tratto da Bresciaoggi.it del 10-07-2013

L'INCHIESTA. Il provvedimento è stato firmato dal gip Ciro Iacomino su richiesta del pm Silvia Bonardi per abuso d'ufficio e lottizzazione abusiva. Un «blitz» della Guardia di Finanza mette i sigilli a 300 unità immobiliari. Contestate irregolarità urbanistiche ma anche «rischi per l'incolumità» 

Fino a ieri era noto come uno degli angoli più suggestivi del Garda, ma anche come il paese occupato dai cantieri di una interminabile opera di rinascita: dal 2006, con un mega-investimento da 200 milioni di euro, erano iniziati i lavori per ricostruire l'intero paese da zero o quasi, per trasformare il vecchio borgo operaio in un esclusivo villaggio turistico. Da ieri Campione del Garda, frazione di Tremosine, è un borgo posto quasi interamente sotto sequestro dalla magistratura bresciana. Il sequestro preventivo di 300 immobili chiesto dal pm Silvia Bonardi e firmato dal gip Ciro Iacomino, è stato eseguito ieri mattina dalla Guardia di Finanza di Brescia che ha condotto le indagini. Tutto un paese sotto sequestro. Lottizzazione abusiva e abuso d'ufficio sono le ipotesi di reato contestate dalla Procura, a vario titolo, a venti indagati. L'indagine è stata avviata nel marzo del 2012, su iniziativa dalla Procura che si è avvalsa anche di un consulente tecnico. I SEQUESTRI sono stati eseguiti prevalentemente nella zona di Campione di sotto. A Campione di Sopra sono stati sequestrati l'edificio misto residenziale e commerciale, l'edificio sul lato lago nuovo, i servizi igienici e il chiosco, l'Università della Vela, le opere portuali a nord, il parcheggio pubblico e privato multipiano. A Campione di Sotto il provvedimento ha riguardato l'opificio vecchio e l'opificio centrale, la stazione della funivia, i nuovi edifici a monte, gli ex «nuovi opifici», gli ex magazzini, la nuova villa fronte lago, il chiosco, il rimessaggio, il Circolo vela, il distributore, le opere portuali a sud. Il Pm, scrive il gip Ciro Iacomino «allo scopo di cercare di applicare il vincolo cautelare solo ove strettamente necessario, ha limitato la propria richiesta alle opere riconducibili, alternativamente e/o cumulativamente, a due ipotesi». Una riguarda gli immobili «per i quali sussiste un concreto pericolo grave per l'incolumità pubblica». Ci sono poi gli immobili «conformi al piano particolareggiato variante 2010, ma non alla disciplina previgente». Sul registro degli indagati sono finiti amministratori pubblici, imprenditori, professionisti. Parecchio spazio nel documento è dedicato anche a Coopsette, azionista di Campione del Garda spa, che ha realizzato gran parte degli immobili. PER QUANTO RIGUARDA la lottizzazione abusiva, secondo il gip «sono state realizzate opere che hanno portato a trasformazione urbanistica od edilizia degli immobili in violazione delle leggi statali e regionali, in forza delle autorizzazioni in contrasto con le prescrizioni di legge». Tra quanto violato c'è per esempio il vincolo cimiteriale, ovvero la distanza di 200 metri. «Nella zona di rispetto cimiteriale ex lege - è riportato nell'atto del gip - ossia la fascia di territorio compresa all'interno di metri 200 dal cimitero esistente, corrispondente sostanzialmente all'intera frazione di Campione di Sotto, non sono quindi ammissibili, diversamente dalle previsioni del piano particolareggiato, gli interventi di costruzioni di nuovi edifici di edilizia residenziale privata o alberghiera». Non sono poi state effettuate le verifiche di assoggettabilità alle Valutazioni ambientale strategica (Vas) e d'impatto ambientale (Via). E il gip scrive anche che «si delinea un insufficiente recepimento di quanto previsto nella tavola 2.17 del Piano territoriale di coordinamento provinciale «Tutela paesistica» essendo stata «distrutta parte della vecchia Gardesana e realizzato il parcheggio multipiano» e in una striscia di una cinquantina di metri «sono state realizzate le opere di modifica del profilo della costa per la creazione delle due attrezzature portuali». Vi sono poi la «non conformità alla normativa del Piano territoriale di coordinamento del Parco Regionale Alto Garda» e alla «normativa relativa alla tutela geologica». IN QUANTO ALL'ABUSO d'ufficio, secondo la ricostruzione accusatoria «La Coopsette ha goduto nel corso degli anni di un canale 'privilegiato' con il Comune di Tremosine laddove ha ottenuto l'approvazione di un piano particolareggiato prima, della successiva variante poi e l'emanazione dei successivi atti abitativi, clamorosamente illegittimi sotto vari aspetti». Inoltre «l'intermediario, indispensabile, fra la proprietà e l'amministrazione comunale è, indiscutibilmente, l'architetto Salvadori, legato ad entrambi» e «almeno un componente dell'amministrazione comunale di Tremosine, e, più precisamente, il vice sindaco Diego Zanetti, ha ampiamente lucrato sull'operazione nel momento in cui, se da un lato concorre ad approvare il piano particolareggiato e la successiva variante poi, incredibilmente ottiene commesse plurimilionarie per le proprie società edili, sempre con riferimento all'insediamento di Campione» e «consistente è il vantaggio patrimoniale conseguito da Coopsette sia in termini di sfruttamento immobiliare dell'area, sia per quanto attiene al profilo del calcolo degli standard urbanistici ».

lunedì 17 giugno 2013

Proposta di legge rifiuti ZERO. Firma anche TU!

Anche presso gli uffici dei comuni del Garda - Baldo potete firmare per la proposta di Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero!


Il Comitato promotore nazionale per la proposta di Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero – Zero Waste è oggi composto da circa duecentocinquanta organizzazioni in diciotto regioni diverse con associazioni nazionali importanti, come Rete Zero Waste Italy (a servizio dei Comuni e dei comitati Rifiuti Zero locali) - Associazione Comuni Virtuosi (che rappresenta quasi un centinaio di Comuni italiani) – ANPAS (Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze) – ATTAC Italia e Re:Common (reti alternative al liberismo), ed altre Reti e Coordinamenti regionali e Comitati ed Associazioni locali che insieme hanno costituito il primo nucleo titolare della proposta di legge stessa. 


Le finalità generali del  presente disegno di legge di iniziativa popolare si fondano sulle seguenti linee direttrici:
  1. far rientrare il ciclo produzione-consumo all’interno dei limiti delle risorse del pianeta
  2. rispettare gli indirizzi della Carta di Ottawa, 1986
  3. rafforzare la prevenzione primaria delle malattie attribuibili a inadeguate modalità di gestione dei rifiuti
  4. assicurare l'informazione continua e trasparente alle comunità in materia di ambiente e rifiuti
  5. riduzione della produzione dei rifiuti del 20% al 2020 e del 50% al 2050 rispetto alla produzione del 2000;
  6. recepire ed applicare la Direttiva quadro 2008/98/CE
  7. recepire ed applicare il risultato referendario del giugno 2011 sull’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali
Per perseguire le suddette finalità, il presente progetto di legge contiene una serie di misure finalizzate a:
  1. Promuovere e incentivare anche economicamente una corretta filiera di trattamento dei materiali post-utilizzo
  2. spostare risorse dallo smaltimento e dall’incenerimento verso la riduzione, il riuso e il riciclo
  3. contrastare il ricorso crescente alle pratiche di smaltimento dei rifiuti distruttive dei materiali
  4. ridurre progressivamente il conferimento in discarica e l'incenerimento
  5. Sancire il principio “chi inquina paga” prevedendo la responsabilità civile e penale  per il reato di danno ambientale
  6. Dettare le norme che regolano l'accesso dei cittadini all'informazione e alla partecipazione in materia di rifiuti
  7. Introdurre forme di cooperazione tra Comuni per la raccolta porta a porta e la filiera di trattamento al fine di sviluppare l'occupazione locale in bacini di piccola-media dimensione, che favoriscano le attività di produzione e commercializzazione di materiali e prodotti derivati da riciclo e recupero di materia.

domenica 9 giugno 2013

THE HEALTH TAX

Articolo di Eugenio Benetazzo del 25-06-12

Ho avuto modo di parlarne recentemente anche in televisione, l'argomento è chiaramente antipopolare, ma una volta spiegati i benefici che verrebbero generati il consenso è stato veramente notevole con elevato apprezzamento. La Health Tax (volgarmente la tassa sulla salute) rappresenta uno dei sette pilastri sui quali poggia il piano di rilancio dell'economia italiana che ho proposto nella speranza che qualche forza politica se ne faccia portavoce (il primo pilastro è costituito dagli OTIF). La Tassa sulla Salute nasce con lo scopo principe di eliminare la tanto odiata IRAP che contribuisce con i suoi 40 miliardi di gettito alla copertura della spesa sanitaria (112 miliardi stimati per il 2012). Chi fa impresa sa che cosa significa pagare l'IRAP, un'imposta che grava sulle aziende a prescindere dalla effettiva redditività conseguita (vi rimando al calcolo del relativo imponibile per comprenderla fino in fondo). L'IRAP non esiste negli altri paesi occidentali, se provi a spiegarla ad un giornalista straniero, ti guarda come se gli stessi facendo una candid camera. Si parla tanto di rilanciare il lavoro in Italia, ma con la presenza di una questa tassa è impossibile raggiungere questo fine.



Proprio l'IRAP è inoltre ad essere maggiormente responsabile di un Total Tax Rate in Italia di oltre il 60%. Non è possibile pertanto eliminare l'IRAP se non si individua una copertura finanziaria residua di oltre 40 miliardi di euro di gettito annuo. L'IRAP può essere pertanto solo sostituita da un'altra imposta per adesso. La mia proposta prevede l'istituzione della Health Tax appunto, ovvero una tassa che non colpisce chi crea lavoro, occupazione e gettito fiscale, ma casomai che colpisce tutti i contribuenti fisici (quindi non le aziende) che devono partecipare alla spesa sanitaria in base a quanto gli stessi per ragioni di probabilità saranno imputati a generarla nel corso degli anni. Questo significa che qualora questa imposta venisse istituita i contribuenti italiani dovranno pagare in base a determinati livelli e parametri fisiologici caratterizzanti un determinato stile di vita alimentare. Ad esempio chi è obeso, chi fuma, chi beve smodatamente, chi non cura la propria salute, chi abusa di un regime alimentare ricco di zuccheri e proteine sarà chiamato a pagare notevolmente di più di chi invece non rientra in queste categorie.

Il calcolo dell'imposta avverrebbe attraverso un algoritmo che riepiloga le principali variabili fisiologiche dell'organismo umano (dai trigliceridi al colesterolo e così via). La Health Tax rappresenta una strada obbliga se vogliamo mantenere in piedi un sistema di assistenza sanitaria il più efficiente possibile in quanto genererebbe meccanismi virtuosi di consapevolezza e responsabilità nei contribuenti stessi, chiamati a rispondere per le loro scelte di vita. Un ragazzo obeso ad esempio è destinato a diventare un cardiopatico o un diabetico a 50 anni, e questo impatterà sui costi della spesa sanitaria complessiva negli anni a venire. Chi sceglie di ingozzarsi di hamburger o di fumare accanitamente è destinato ad avere una elevata probabilità di contrarre una neoplasia al colon o ai polmoni, rappresentando quindi attraverso le sue cure un costo da scaricare sulla fiscalità diffusa. La dinamica demografica che caratterizza il nostro paese al pari di altre economie occidentali non ci permette di mantenere in essere l'attuale modo di erogare prestazioni di assistenza sanitaria per i prossimi anni, obbligando ad alzare progressivamente la contribuzione privata obbligatoria (leggasi aumento dei ticket).

Con la Health Tax invece si creerebbero i presupposti per limitare i fenomeni di sovraconsumo (pensate ai farmaci da banco che vengono venduti in confezioni di quattro blister quando ne basterebbe solo una) o alle cure che devono essere riconosciute a chi ha abusato nella sua vita di un regime alimentare sconsiderato, nonostante i vari richiami del suo medico di base. Sappiate che solo il 30% degli italiani riceve cure ed assistenza dalla copertura sanitaria di Stato, il restante o si cura nel settore privato o non ne fruisce mai (per sua fortuna). Questo significa che la maggior parte di noi paga una quota consistente delle proprie imposte per far curare poco più che un terzo della popolazione. Infine voglio tranquillizzare i lettori impauriti: la Health Tax non presuppone il totale abbandono dello Stato nei confronti di un malato, paziente o infortunato, infatti i casi di emergenza con pericolo di vita verrebbero sempre e comunque garantiti a tutti. Quello con cui dobbiamo iniziare a convivere, soprattutto con l'esigenza di risanare il bilancio del nostro paese, è che non può essere più garantito un tipo di intervento ed assistenza globale a tutti, costi quel che costi. La necessità di abbassare il carico fiscale su ogni contribuente e soprattutto sulle piccole e medie imprese ci obbliga a rivedere la modalità di formazione della spesa sanitaria ed anche la sua stessa fruizione in base a livelli di ricchezza ed emergenza.