"Il non cercare l'approvazione degli altri, il non dover più giustificare con nessuno per essere chi sei,una persona rara, unica e fiera"
domenica 22 agosto 2010
Buon Compleanno La Nebbia e La Neve
Ebbene partendo dal nulla e già da due anni che esiste il blog.
BUON COMPLEANNO LA NEBBIA E LA NEVE
Grazie a tutti i visitatori collaboratori e sostenitori
The Fog and The Snow is two years old
mercoledì 28 luglio 2010
New York Times: Il solare costa meno del nucleare
Il sorpasso al prezzo di 0,16 dollari a chilowattora. L'energia atomica costerà sempre di più
NEW YORK - Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare», spiega Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs - The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’ateneo. «Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse. COSTI FOTOVOLTAICO IN DISCESA - Secondo lo studio di Blackburn negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da 3 miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010. In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare e eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti.
COSTI NUCLEARE IN CRESCITA - I costi dell'energia fotovoltaica, alle luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni. Mentre, al contrario, i nuovi problemi e l'aumento dei costi dei progetti hanno già portato alla cancellazione o al ritardo nei tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari pianificate negli Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico dell'Istituto di energia e ambiente della facoltà di legge dell'Università del Vermont. I costi di produzione di una centrale nucleare sono regolarmente aumentati negli ultimi anni e le stime sono costantemente in crescita.
mercoledì 21 luglio 2010
Per l'Europa un futuro 100% rinnovabile
Bruxelles, International — Il nostro studio "Energy [R]evolution" mostra come le energie verdi possono aiutare l'Europa a guadagnare competitività nella sfida tecnologica globale, tagliando, allo stesso tempo, i crescenti costi dell'energia, creando occupazione e abbattendo le emissioni di CO2.
La terza edizione di "Energy [R]evolution", commissionata da Greenpeace e dall'European Renewable Energy Council (EREC) e presentata oggi a Bruxelles mostra come l'obiettivo del 100% di fonti rinnovabili ed efficienza può aiutare l'Europa a riguadagnare i vantaggi competitivi nella sfida tecnologica con Usa e Cina, senza dover ricorrere al nucleare e al carbone.Secondo lo studio, condotto dall'Istituto di termodinamica Tecnica del Centro Aerespaziale tedesco (DLR), il 97% dell'elettricità e il 92% degli usi energetici totali possono venire dalle fonti rinnovabili al 2050, tagliando le emissioni di CO2 del 95%.
Anche prendendo in considerazione i costi dei maggiori investimenti, i risparmi sui combustibili fossili consentirebbero un risparmio economico nell'Ue di 19 miliardi di euro all'anno fino al 2050. Diverse centinaia di migliaia di posti di lavoro verrebbero creati dando impulso alle economie europee.
Quarant'anni fa le rinnovabili erano un sogno, oggi sono una realtà e nei prossimi 40 anni devono diventare la norma. Carbone e nucleare sono i pesi morti per l'innovazione, mentre le rinnovabili possono sviluppare ancora nuove tecnologie, creare posti di lavoro e sicurezza energetica. Per sbloccare questo potenziale, la Commissione europea deve studiare i benefici e la fattibilità di uno scenario energetico rinnovabile al 100%. La volontà politica è quello che manca per un futuro energetico sostenibile in Europa!
Se si confronta il rapporto presentato oggi con altre "roadmap" per il 2050 si vede che "Energy [R]evolution" è ambizioso ma basato su ipotesi realistiche e che può fornire energia in modo flessibile, producendola più vicino a dove viene consumata e con un mix bilanciato di fonti che garantisce una vera rivoluzione energetica.
Per trasformare l'Energy [R]evolution in realtà, l'Ue deve realizzare le sue ambizioni nella sfida ai cambiamenti climatici, bloccare i massicci sussidi alle fonti fossili e al nucleare e sostenere attivamente la creazione di una forte economia basata sulle fonti pulite di energia.
Articolo del 08 Luglio 2010 tratto da GREENPEACEITALIA
martedì 13 luglio 2010
Un giorno da... Maroni ! (La mafia sul Garda non esiste)
L'arrivo del ministro Maroni con l'esercito al suo fianco desta sempre più stupore nel paese di Garda. Mentre si parla di sicurezza della navigazione, da parte delle procure si evidenziano nel veronese fenomeni di radicamento mafioso e riciclaggio.Ma di questo Maroni sembra non esserne del tutto consapevole.Mentre la gente cerca i suoi eroi, a Garda costruscono case sotto le frane e il Consiglio comunale viene sciolto...
Video e commento del YouTuber artisat4Ti potrebbe interessare:
- Paolo Biondani - Rischio mafie nel "cemento del Garda"
- Il Lago di Garda e la mafia - Benny Calasanzio
- Lago di Garda e di cemento
lunedì 12 luglio 2010
Caprino Veronese. Cari i miei parcheggi...
Piazza della Vittoria di Caprino Veronese
Da qualche giorno la piazza è misteriosamente deserta, delle righe blu sull’ asfalto saltano subito all’occhio.
Un comune dove qualsiasi grande opera è possibile, grazie soprattutto agli aiuti dell’amico consigliere regionale Giorgetti (parole dell’Amministrazione comunale) ora evidentemente non si può più permettere di garantire un posto auto libero ai cittadini, nemmeno nei pressi di un supermercato.
Si sa, il Baldo attira molti appassionati di flora e fauna montana, sarà forse l’ambizione e la foga di poter essere considerato un vero e proprio “comune turistico” ad aver scaturito questa decisione?
Un comune dove qualsiasi grande opera è possibile, grazie soprattutto agli aiuti dell’amico consigliere regionale Giorgetti (parole dell’Amministrazione comunale) ora evidentemente non si può più permettere di garantire un posto auto libero ai cittadini, nemmeno nei pressi di un supermercato.
Si sa, il Baldo attira molti appassionati di flora e fauna montana, sarà forse l’ambizione e la foga di poter essere considerato un vero e proprio “comune turistico” ad aver scaturito questa decisione?
Una cosa è certa… chi paga siamo noi.
Simone
lunedì 5 luglio 2010
Autogol Brancher, dopo le dimissioni il verdetto fra 20 giorni
Articolo de il Fatto Quotidiano del 05-07-2010
Autogol Brancher, dopo le dimissioni il verdetto fra 20 giorni
di Gianni Barbacetto
Autogol Brancher, dopo le dimissioni il verdetto fra 20 giorni
di Gianni Barbacetto
È il primo ministro che si dimette non davanti al capo dello Stato, ma davanti al giudice: Aldo Brancher, ministro di Non-Si-Sa-Che, si è presentato questa mattina in aula al palazzo di Giustizia di Milano, dove dovrà essere processato per il denaro ricevuto dal banchiere di Lodi Gianpiero Fiorani. Ha fatto una breve dichiarazione spontanea, in cui ha spiegato di voler rinunciare al “legittimo impedimento”, chiedendo di essere giudicato con rito abbreviato (cioè sulla base degli elementi finora raccolti negli atti processuali). “La mia presenza è un segno di rispetto per il tribunale”, ha detto al giudice Anna Maria Gatto. “Sono qui a difendere la mia innocenza”. Poi ha annunciato le sue “dimissioni irrevocabili” da ministro: “Al fine di consentire una rapida chiusura della vicenda che mi riguarda”.
Caso chiuso, dunque? Tutto finito e amici come prima? No. Il caso Brancher resta una ferita aperta nella maggioranza di centrodestra e del corpo vivo del suo leader, Silvio Berlusconi. Intanto perché è un caso di plateale, completo, evidente fallimento: il capo del governo lo ha fatto ministro (offrendogli così lo scudo per non essere processato), ma ha dovuto fare marcia indietro. Quella nomina ministeriale, Silvio la doveva all’amico Aldo, che lo aveva salvato, restando zitto in galera nel 1993. Ma si è rivelata una mossa sbagliata che gli ha fatto, in un colpo solo, perdere consensi, incrinare i rapporti con Umberto Bossi, attirare gli strali del capo dello Stato.
Una scelta che ha avuto un effetto se possibile anche più dirompente: ha reso evidente la profonda crisi di Silvio, che dice “Ghe pensi mi”, ma non riesce più a tenere insieme la sua truppa. Che Gianfranco Fini remi contro non è più una novità. Ma che ora ci siano punti di rottura anche con la Lega, questa sì che è una notizia: gli uomini del Carroccio sono stati finora i pretoriani di Silvio, disposti a fare quadrato attorno a lui a ogni costo, più di tanti “amici” del Pdl. Ma su Brancher qualcosa si è spezzato. Qualcosa d’indicibile, che ancora non riusciamo a vedere del tutto. Brancher è dal 1994 l’ufficiale di collegamento, come si dice, tra Silvio e Umberto, l’uomo che tiene i contatti, che conosce i segreti del riavvicinamento della Lega a Berlusconi (nel 1994 chiamato sulla Padania “Il mafioso di Arcore”). È anche l’uomo che sa quale percorso hanno fatto i soldi della Banca popolare di Lodi che Fiorani sostiene di aver dato a Brancher “anche per la Lega” e in particolare “per Roberto Calderoli”. Questo è il punto più delicato: del processo che non si doveva fare, per effetto della nomina a ministro con legittimo impedimento incluso; e (dopo il fallimento del piano) del processo che ora invece si farà.
Il risultato è disastroso. Per ridurre i danni, Brancher ha chiesto il rito abbreviato, a porte chiuse, senza cronisti curiosi; e celebrato allo stato degli atti. In questo modo, verranno evitati nuovi, imbarazzanti interrogatori a Fiorani (che racconta di aver pagato) e a Calderoli (che nega di aver incassato). Ma Brancher, finché era sottosegretario, aveva di fronte a sé la prospettiva di vedere la sentenza fra molti mesi. Ora invece, dopo la bella idea di farlo ministro, incasserà già tra venti giorni un verdetto che potrebbe essere di condanna, e per reati gravi come la ricettazione e l’appropriazione indebita. La sentenza potrebbe infatti arrivare già a fine luglio, prima della discussione della legge sulle intercettazioni: una brutta botta per il governo.
Brancher continua a fare quello che ha sempre fatto, fin dal 1993: il parafulmini, il capro espiatorio, assumendo tutte su di sé le responsabilità di Berlusconi e, questa volta, anche della Lega. Non sapremo mai chi dice la verità: Fiorani, che paga per Brancher e Calderoli (“Ho consegnato la busta a Brancher, il quale mi disse che doveva dividerla con Calderoli perché il ministro aveva bisogno di soldi per la sua attività politica”); o Calderoli, che dice di non saperne niente? Alessandro Patelli, il cassiere leghista dei tempi eroici, negli anni di Mani pulite dovette darsi del “pirla” per avere incassato i soldi di Montedison. Brancher questa volta farà da parafulmine anche per il Carroccio, per evitare che qualcun’altro debba darsi del “pirla”. Comunque sia, questa non è una bella storia né per la Lega, né per Berlusconi, che continua a incassare colpi inferti a un governo che già barcolla. Alla faccia dei “Ghe pensi mi”.
Caso chiuso, dunque? Tutto finito e amici come prima? No. Il caso Brancher resta una ferita aperta nella maggioranza di centrodestra e del corpo vivo del suo leader, Silvio Berlusconi. Intanto perché è un caso di plateale, completo, evidente fallimento: il capo del governo lo ha fatto ministro (offrendogli così lo scudo per non essere processato), ma ha dovuto fare marcia indietro. Quella nomina ministeriale, Silvio la doveva all’amico Aldo, che lo aveva salvato, restando zitto in galera nel 1993. Ma si è rivelata una mossa sbagliata che gli ha fatto, in un colpo solo, perdere consensi, incrinare i rapporti con Umberto Bossi, attirare gli strali del capo dello Stato.
Una scelta che ha avuto un effetto se possibile anche più dirompente: ha reso evidente la profonda crisi di Silvio, che dice “Ghe pensi mi”, ma non riesce più a tenere insieme la sua truppa. Che Gianfranco Fini remi contro non è più una novità. Ma che ora ci siano punti di rottura anche con la Lega, questa sì che è una notizia: gli uomini del Carroccio sono stati finora i pretoriani di Silvio, disposti a fare quadrato attorno a lui a ogni costo, più di tanti “amici” del Pdl. Ma su Brancher qualcosa si è spezzato. Qualcosa d’indicibile, che ancora non riusciamo a vedere del tutto. Brancher è dal 1994 l’ufficiale di collegamento, come si dice, tra Silvio e Umberto, l’uomo che tiene i contatti, che conosce i segreti del riavvicinamento della Lega a Berlusconi (nel 1994 chiamato sulla Padania “Il mafioso di Arcore”). È anche l’uomo che sa quale percorso hanno fatto i soldi della Banca popolare di Lodi che Fiorani sostiene di aver dato a Brancher “anche per la Lega” e in particolare “per Roberto Calderoli”. Questo è il punto più delicato: del processo che non si doveva fare, per effetto della nomina a ministro con legittimo impedimento incluso; e (dopo il fallimento del piano) del processo che ora invece si farà.
Il risultato è disastroso. Per ridurre i danni, Brancher ha chiesto il rito abbreviato, a porte chiuse, senza cronisti curiosi; e celebrato allo stato degli atti. In questo modo, verranno evitati nuovi, imbarazzanti interrogatori a Fiorani (che racconta di aver pagato) e a Calderoli (che nega di aver incassato). Ma Brancher, finché era sottosegretario, aveva di fronte a sé la prospettiva di vedere la sentenza fra molti mesi. Ora invece, dopo la bella idea di farlo ministro, incasserà già tra venti giorni un verdetto che potrebbe essere di condanna, e per reati gravi come la ricettazione e l’appropriazione indebita. La sentenza potrebbe infatti arrivare già a fine luglio, prima della discussione della legge sulle intercettazioni: una brutta botta per il governo.
Brancher continua a fare quello che ha sempre fatto, fin dal 1993: il parafulmini, il capro espiatorio, assumendo tutte su di sé le responsabilità di Berlusconi e, questa volta, anche della Lega. Non sapremo mai chi dice la verità: Fiorani, che paga per Brancher e Calderoli (“Ho consegnato la busta a Brancher, il quale mi disse che doveva dividerla con Calderoli perché il ministro aveva bisogno di soldi per la sua attività politica”); o Calderoli, che dice di non saperne niente? Alessandro Patelli, il cassiere leghista dei tempi eroici, negli anni di Mani pulite dovette darsi del “pirla” per avere incassato i soldi di Montedison. Brancher questa volta farà da parafulmine anche per il Carroccio, per evitare che qualcun’altro debba darsi del “pirla”. Comunque sia, questa non è una bella storia né per la Lega, né per Berlusconi, che continua a incassare colpi inferti a un governo che già barcolla. Alla faccia dei “Ghe pensi mi”.
mercoledì 23 giugno 2010
Affi, Brentino Belluno, Cavaion, Dolcè, Rivoli, Fumane, comuni retrocessi perché hanno l’'aria inquinata
Quante lacrime di coccodrillo...... ma chi ricopre ruoli di responsabilità ha cercato di adottare politiche tali da evitare ciò? Ma pensate sia finita qui? Lor signori, a me sembra, "abbiano nel cassetto" nuove tangenziali, centri commerciali pure travestiti da ippodromi, autodromi, autostrade cittadine, inceneritori incementificati ed ancora il continuo ed insensato consumo del territorio....
P.s. Grazie Gino per la segnalazione
Articolo del'Arena del Verona del 21-22 giugno 2010
AMBIENTE. Brutta sorpresa dalle analisi dell’Arpav sulle polveri sottili: nel gruppo dei bocciati anche Fumane
Altri sei Comuni retrocessi perché hanno l’aria inquinata
Affi, Brentino Belluno, Cavaion Dolcè, Rivoli, Fumane: si studia un piano d’azione e la Provincia chiede aiuto ad autostrade e Fs
C'è una novità nel Veronese. E non è piacevole, perché anche zone la cui aria era considerata finora relativamente pulita, sono risultate altamente inquinate. In base ai rilevamenti dell’Arpav, sei Comuni veronesi sono stati retrocessi nella categoria più a rischio per qualità dell'aria, la cosiddetta «fascia A». Sono: Affi, Brentino Belluno, Cavaion, Dolcé, Fumane e Rivoli, che passano quindi dalla fascia meno inquinata, la «C», alla «A2». La legge impone di non superare il limite giornaliero di polveri sottili in atmosfera di 50 microgrammi per metro cubo e il superamento per oltre 35 volte in un anno di questo valore massimo pone automaticamente l'area sofferente in fascia A.
È una misura prevista dal Piano di risanamento! dell'aria della Regione, per indicare i Comuni in cui l'inquinamento è decisamente oltre i limiti di legge e dove vanno presi provvedimenti, anche drastici, per riportarlo entro i parametri stabiliti dal decreto del ministero dell'Ambiente del 60 del 2002. La Provincia ha dunque convocato un tavolo tecnico zonale (ttz) con tutti i Comuni del Veronese per studiare un piano d'azione urgente e univoco per contrastare insieme e in modo efficace il fenomeno.
È il vicepresidente e assessore all'ambiente, Fabio Venturi, a spiegare la strategia per non trovarsi in emergenza il prossimo inverno: «Partendo dalla legge regionale antismog, cioè dal piano di risanamento dell'aria, questa battaglia non va combattuta dai singoli Comuni, visto che tutti gli esperti e tutti i dati a disposizione concordano nel far ritenere la pianura veneta omogeneamente inquinata dal particolato. Per l'Arpav sono circa un centinaio i Comuni che nel Veneto superano i limiti di legge! per il pm10, inseriti perciò in fascia A. La Provincia s! i propone quindi nel ruolo di coordinatrice delle misure antismog che dovranno essere adottate in modo più diffuso, dunque più efficace».
Una delle azioni di cui l'assessore Venturi ha discusso in Loggia di Fra' Giocondo con i rappresentati dei 98 Comuni veronesi e il direttore di Arpav, Giancarlo Cunego, è la nuova zonizzazione per i sei paesi «retrocessi» nella categoria cui già appartengono Verona e i 18 Comuni della cintura urbana. Ora dovranno redigere un piano d'azione per la lotta all'inquinamento e non sarà più sufficiente il preesistente piano di mantenimento della qualità dell'aria. «Questi sei Comuni non saranno lasciati soli», garantisce l'assessore Fabio Venturi, che conclude: «Oggi abbiamo proposto alcune novità tecniche ed economiche che metteremo in campo assieme ad Arpav. Ci sarà infatti un piccolo sostegno da parte nostra alla redazione dei piani d'azione, mentre Arpav fornir! 4; il supporto tecnico. Ma la novità più interessante riguarda le società autostradali, cui chiederò aiuti per interventi di mitigazione della pressione ambientale e una quota dei pedaggi da investire sul nostro ambiente. Sarà perciò importante avere un vertice amico in Serenissima. Il coinvolgimento nella lotta allo smog riguarda anche il fronte delle auto private, che andrebbero usate il meno possibile. Per questo chiederemo a Trenitalia e Atv di applicare tariffe ridotte per studenti e pendolari, per incentivare il trasporto pubblico».
Altri sei Comuni retrocessi perché hanno l’aria inquinata
Affi, Brentino Belluno, Cavaion Dolcè, Rivoli, Fumane: si studia un piano d’azione e la Provincia chiede aiuto ad autostrade e Fs
C'è una novità nel Veronese. E non è piacevole, perché anche zone la cui aria era considerata finora relativamente pulita, sono risultate altamente inquinate. In base ai rilevamenti dell’Arpav, sei Comuni veronesi sono stati retrocessi nella categoria più a rischio per qualità dell'aria, la cosiddetta «fascia A». Sono: Affi, Brentino Belluno, Cavaion, Dolcé, Fumane e Rivoli, che passano quindi dalla fascia meno inquinata, la «C», alla «A2». La legge impone di non superare il limite giornaliero di polveri sottili in atmosfera di 50 microgrammi per metro cubo e il superamento per oltre 35 volte in un anno di questo valore massimo pone automaticamente l'area sofferente in fascia A.
È una misura prevista dal Piano di risanamento! dell'aria della Regione, per indicare i Comuni in cui l'inquinamento è decisamente oltre i limiti di legge e dove vanno presi provvedimenti, anche drastici, per riportarlo entro i parametri stabiliti dal decreto del ministero dell'Ambiente del 60 del 2002. La Provincia ha dunque convocato un tavolo tecnico zonale (ttz) con tutti i Comuni del Veronese per studiare un piano d'azione urgente e univoco per contrastare insieme e in modo efficace il fenomeno.
È il vicepresidente e assessore all'ambiente, Fabio Venturi, a spiegare la strategia per non trovarsi in emergenza il prossimo inverno: «Partendo dalla legge regionale antismog, cioè dal piano di risanamento dell'aria, questa battaglia non va combattuta dai singoli Comuni, visto che tutti gli esperti e tutti i dati a disposizione concordano nel far ritenere la pianura veneta omogeneamente inquinata dal particolato. Per l'Arpav sono circa un centinaio i Comuni che nel Veneto superano i limiti di legge! per il pm10, inseriti perciò in fascia A. La Provincia s! i propone quindi nel ruolo di coordinatrice delle misure antismog che dovranno essere adottate in modo più diffuso, dunque più efficace».
Una delle azioni di cui l'assessore Venturi ha discusso in Loggia di Fra' Giocondo con i rappresentati dei 98 Comuni veronesi e il direttore di Arpav, Giancarlo Cunego, è la nuova zonizzazione per i sei paesi «retrocessi» nella categoria cui già appartengono Verona e i 18 Comuni della cintura urbana. Ora dovranno redigere un piano d'azione per la lotta all'inquinamento e non sarà più sufficiente il preesistente piano di mantenimento della qualità dell'aria. «Questi sei Comuni non saranno lasciati soli», garantisce l'assessore Fabio Venturi, che conclude: «Oggi abbiamo proposto alcune novità tecniche ed economiche che metteremo in campo assieme ad Arpav. Ci sarà infatti un piccolo sostegno da parte nostra alla redazione dei piani d'azione, mentre Arpav fornir! 4; il supporto tecnico. Ma la novità più interessante riguarda le società autostradali, cui chiederò aiuti per interventi di mitigazione della pressione ambientale e una quota dei pedaggi da investire sul nostro ambiente. Sarà perciò importante avere un vertice amico in Serenissima. Il coinvolgimento nella lotta allo smog riguarda anche il fronte delle auto private, che andrebbero usate il meno possibile. Per questo chiederemo a Trenitalia e Atv di applicare tariffe ridotte per studenti e pendolari, per incentivare il trasporto pubblico».
domenica 20 giugno 2010
My name is Aldo Brancher
Il processo che vede come imputato Aldo Brancher per reato di appropriazione indebita (cioè "chiunque si procura per sè o altri un ingiusto profitto") emersa nel caso Bancopoli del 2005, quando Fiorani allora amministratore della Banca Popolare Italiana-Banca Popolare di Lodi tentò "la scalata" su Banca Antonveneta, non partirà (data inizio processo prevista era il 26 giugno), in quanto ora li neoministro si aggrapperà alla legge sul legittimo impedimento.
Brancher sarà infinitamente grato a Berlusconi per averlo salvato pure questa volta.
PROCEDIMENTI GIUDIZIARI DI ALDO BRANCHER da wikipedia
Detenuto per 3 mesi nel carcere di San Vittore, fu uno dei pochissimi inquisiti di Mani pulite a ricevere solidarietà dall'ambiente esterno: lo rivelò il suo datore di lavoro Silvio Berlusconi raccontando che "quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui".Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, è stato condannato con giudizio di primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano. Brancher non verrà condannato in Cassazione grazie alla prescrizione per il secondo reato e alla depenalizzazione del primo da parte del governo Berlusconi, del quale faceva parte.
Viene indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta e la scalata di Gianpiero Fiorani all’istituto creditizio: la Procura ha rintracciato, presso la Banca Popolare di Lodi, un conto intestato alla moglie di Brancher con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300mila euro in due anni.
sabato 19 giugno 2010
Lazise, blitz dell’Arma sigilli su sei cantieri edili
Sul Lago di Garda non si fa in tempo a tirare il fiato che..........
L’operazione della Compagnia di Peschiera comandata dal capitano Marino preceduta da sopralluoghi con l’elicottero in altri Comuni, un sequestro a Valeggio
Terremoto politico nel Comune di Lazise dove i carabinieri della compagnia di Peschiera hanno sollevato il coperchio su un vasto sistema di irregolarità in campo edilizio e urbanistico che avrebbe goduto di connivenze nel Palazzo. In qualche caso si costruiva perfino in zone a rischio di frana.
L’operazione della Compagnia di Peschiera comandata dal capitano Marino preceduta da sopralluoghi con l’elicottero in altri Comuni, un sequestro a Valeggio
Terremoto politico nel Comune di Lazise dove i carabinieri della compagnia di Peschiera hanno sollevato il coperchio su un vasto sistema di irregolarità in campo edilizio e urbanistico che avrebbe goduto di connivenze nel Palazzo. In qualche caso si costruiva perfino in zone a rischio di frana.Si è conclusa con il sequestro di sette cantieri edili e la denuncia all’autorità giudiziaria di 23 persone, tra i quali tre amministratori del Comune di Lazise (sui loro nomi gli investigatori mantengono il riserbo) e molti professionisti, la maxi operazione dell’Arma contro l’abusivismo e la mancata applicazione delle normative sul lavoro. L’operazione «cantieri sicuri sul Garda 2010» ha visto impegnati una trentina di militari della compagnia di Peschiera, in collaborazione con i nuclei operativi di Verona e Bolzano, l’ispettorato del Lavoro e il personale dello Spisal provinciale. I controlli hanno interessato 38 cantieri edili sulle rive del Garda nei Comuni di Lazise, Bardolino, Peschiera e Valeggio sul Mincio. Al termine delle verifiche sono stati sequestrati complessivamente sette cantieri edili, sei soltanto nel territorio comunale di Lazise e uno in quello di Valeggio, per un valore di oltre 8 milioni di euro. Tale cifra è calcolata per difetto poiché una volta ultimati i lavori il valore degli immobili sarebbe aumentato di molto. Inoltre sono state denunciate 23 persone, tra committenti, operai, direttori e progettisti dei lavori, esecutori e legali rappresentanti, tra i quali tre amministratori comunali titolari di altrettanti studi tecnici privati, tutti veronesi.
In gran parte i muratori - molti gli immigrati ma nessuno di loro è risultato clandestino - erano all’opera nella costruzione di villette e residence da affittare a turisti in villeggiatura sul Garda. A Lazise si sono riscontrati gli abusi più gravi alle norme urbanistiche, fra cui il fatto che si costruisse in zone ad alto rischio di smottamento. A Valeggio, invece, gli abusi e la mancata osservanza delle norme sulla sicurezza riguardano i lavori in alcune villette a schiera. Il blitz dell’Arma si è concluso con le perquisizioni e i sequestri firmati dal pm Valeria Ardito che ha coordinato le indagini.
Alcuni cantieri erano privi di qualsiasi permesso per costruire, in altri i militati dell’Arma hanno riscontrato la completa inosservanza delle norme di sicurezza del lavoro. Alcune costruzioni erano state avviate all’interno di aree indicate come non idonee ai fini edificatori, in quanto a rischio idrogeologico. Nei confronti delle persone denunciate sono state colpite da sanzioni amministrative per un totale di circa 250mila euro.
L’operazione è stata illustrata ieri dal capitano Mario Marino, comandante della Compagnia di Peschiera che parla di violazioni gravissime e numerose che riguardano soprattutto la legge sulla sicurezza. I controlli alla ricerca di inadempienze o irregolarità nei 38 cantieri edili della zona erano stati preceduti da una mappatura dall’alto con un elicottero messo a disposizione dal nucleo operativo dei carabinieri di Bolzano.
Lo scenario che gli uomini dell’Arma si sono trovati davanti è stato impressionante. In vari cantieri le norme sulla sicurezza erano praticamente inesistenti, quasi fossero leggi marziane. Alcune opere erano stati avviate in prossimità del centro, a poca distanza dal municipio. Evidentemente c’è chi ha chiuso non uno ma entrambi gli occhi. Per gli investigatori il fatto che si sia costruito in luoghi non idonei, inoltre, rappresenta un fatto inedito nel Veronese.
martedì 15 giugno 2010
Tribunale Ue, contributo Italia a decoder digitale terreste (dtt) e' aiuto di Stato
Respinto il ricorso di Mediaset, il Tribunale della Corte di Giustizia della Ue stabilisce che Il contributo italiano per l'acquisto dei decoder del digitale terrestre e' un aiuto di Stato.
Cavaliere! Mediaset come Alitalia non sia mai su!
"Il contributo italiano concesso per l'acquisto o la locazione di decoder digitali terrestri costituisce un aiuto di Stato e deve essere recuperato", si legge nella sentenza della Corte di giustizia della Ue. "La misura - spiega la Corte - non e' neutra dal punto di vista tecnologico e attribuisce alle emittenti digitali terrestri un vantaggio diretto a danno delle emittenti satellitari" MF Dow Jones - News Italia
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