martedì 14 dicembre 2010

Calendario 2011 CAVAION VERONESE - "Gru senza ali 2 ... I loro pulcini"

"...lo vorrei vedere appeso negli uffici dei Sindaci, nelle sale dei Consigli Comunali o delle Giunte, magari dando un'occhiata a quelle foto non prenderebbero decisioni così a cuor leggero"                                                                                                                       Maurizio Molinari

Vi sarete chiesti che cosa le Gru senza ali del 2009 avranno lasciato dietro di sé, una volta involatesi verso altri lidi.
Spero, con il nuovo calendario, di poter soddisfare la vostra curiosità e, allo stesso tempo, di riuscire a suscitare in voi un certo e giusto senso di sgomento. Eh, sì, perché sul Monte San Michele e sul Ceriel, luoghi meravigliosi, che dovrebbero essere deputati ad accogliere dimore, le più preziose e prestigiose di Cavaion, hanno visto lacerare i loro pendii per consentire la realizzazione di edifici di scarso, per non dire nullo, valore architettonico, assolutamente anonimi.
Che dire poi della demolizione di un’antica, gentile palazzina per far posto ad una nuova, fredda costruzione.
Questo a conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, di una assoluta mancanza, da parte della Pubblica Amministrazione, di azioni finalizzate al rispetto del paesaggio, di programmazione del territorio con conseguente snaturamento della “scenografia” di Cavaion.
Vi invito a fare una passeggiata sul percorso della salute, monte San Michele, e sul Ceriel, verso la gigantesca gru: scoprirete che sia la casa bastionata (una bifamiliare con una porzione ancora invenduta, dopo più di due anni) sia l’ammasso di  costruzioni, poste sul crinale del Ceriel, sono realizzate dalla stessa agenzia immobiliare.

Vorrei esprimere a Cavaion i miei più sinceri ed affettuosi auguri, convinta che ne abbia grande bisogno, nella speranza che i suoi nativi gli serbano il rispetto e l’amore, l’uno imprescindibile dall’altro, che meritano le nostre piccole Patrie.

Adriana Bozzetto
una immigrata

martedì 7 dicembre 2010

John Lennon tribute - Cavaion V.se 11 dicembre 2010

Sabato 11 dicembre, ore 21.00, Sala Civica di Corte Torcolo a Cavaion Veronese, con ingresso libero, tre voci e una chitarra racconteranno la storia di John Lennon attraverso la sua musica, le sue parole, i suoi incontri, le sue scelte, le sue domande, le sue risposte.
L'associazione Melograno vi aspetta per (ri)scoprire questo personaggio chiave della cultura del `900 insieme a Diego Gastaldelli (voce e chitarra), Enrico Gastaldelli (voce), Giulia Ugatti (voce).

lunedì 6 dicembre 2010

Il Sole 24 Ore. Conti in Disavanzo, Cavaion Veronese secondo comune nel Triveneto

Cavaion Veronese si classifica secondo!  Il consumo di territorio di tutti questi anni non ha portato nemmeno benefici alle casse... Ed in più i nostri amministratori attuali ed ex sono andati ad indebitarci ulteriormente (perchè il debito comunale grava su tutti noi sia ben chiaro), tramite mutui, acquistando nuovi terreni  ( per esempio in Via Lionello Fiumi sottostante i "loculi" dell' Eurocongressi Hotel) facendo il famoso saltone più lungo della gamba. Chiederemo aiuto alla Merkel o a Trichet pure noi?

FINANZA LOCALE SINDACI IN AFFANNO da Il Sole 24 Ore del 01 dicembre
Oltre la metà dei comuni ha i conti in disavanzo
PADOVA Gianni Trovati «Dateci il 20% dell'Irpef e vi solleveremo il mondo». L'avvio in pompa magna del cantiere attuativo del federalismo fiscale ha messo in ombra il movimento dei «sindaci dell'Irpef», che non a caso era nato in Veneto e aveva dilagato tra i mugugni degli amministratori leghisti: da queste parti l'autonomia fiscale risolverebbe un monte di problemi che, nella lunga attesa della riforma, cominciano a diventare sempre più evidenti nei bilanci locali. Il Veneto è la regione con il più alto tasso di sforamento dei vincoli di finanza pubblica (più del 10% dei comuni sopra i 5mila abitanti ha sforato il patto nel 2009), ma anche dove lo statuto autonomo di Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia evita il problema sono sempre più numerosi i bilanci locali che zoppicano, colpiti da un fenomeno semplice: le entrate correnti stabili (tributi, tariffe e trasferimenti) sono state frenate dal blocco della leva fiscale e dall'addio all'Ici sull'abitazione principale, mentre le spese correnti sono andate avanti per la loro strada e hanno complicato anche gli assestamenti. Risultato: dei 1.109 comuni dell'area che hanno trasmesso i certificati dell'ultimo preventivo al database del Viminale pubblicato da poco sul sito del ministero (su un totale di 1.133 comuni delle tre regioni del Nord-Est), in 559 (cioè il 50,4%) hanno registrato uno squilibrio più o meno importante nelle partite correnti. In qualche raro caso, uno squilibrio episodico può essere dovuto a uno sforzo per estinguere in anticipo i mutui, ma in totale, il "rosso" supera i 165 milioni di euro, e vale quindi poco più di 35 euro per ogni abitante di questi 559 comuni. I record della zona si incontrano a Teolo (Padova), Cavaion (Verona) e Faver (Trento), dove circa un sesto delle uscite deve essere coperto con qualche entrata straordinaria, mentre il Friuli-Venezia Giulia e la Provincia di Bolzano sono quasi immuni dal problema. Fino a ieri, la soluzione era relativamente semplice, perché tra le entrate straordinarie che potevano entrare in campo a riequilibrare i conti c'era il 75% degli oneri prodotti dai permessi di costruire. Il meccanismo, figlio di una deroga rinnovata di anno in anno (gli oneri sono un'entrata straordinaria, e non dovrebbero finanziare uscite abituali), non piace però al governo, anche perché nel lungo periodo "droga" i conti locali e li rende sempre più dipendenti dal nuovo mattone. Un primo tentativo di far sopravvivere la deroga anche per i prossimi tre anni si è scontrato contro il «no» della commissione bilancio della Camera, e l'ultima chance è ora il tradizionale «milleproroghe» di fine anno. Se il governo dovesse confermare la linea del rigore, per molti sindaci far quadrare i conti si trasformerà in un'impresa spericolata. Il tema impegna anche le grandi città. Venezia, che deve fare i conti con un casinò sempre meno generoso e non può introdurre l'addizionale Irpef perché il blocco nazionale delle aliquote l'ha colta con il prelievo a zero, già nel 2010 ha dovuto coprire con entrate extra quasi 26 milioni (il 5% delle spese) e guarda con preoccupazione un patto di stabilità che minaccia di aumentare di 16 milioni l'obiettivo di bilancio per l'anno prossimo. Verona, Trieste e Trento mostrano uno squilibrio corrente fra il 3,5 e il 4,4%, mentre a Bassano si arriva al 4,7% e a Castelfranco al 5,6 per cento. Numeri che destano più di una preoccupazione, ma che rimangono lontani dai casi limite come quello di Cavaion, che avendo sforato il patto nel 2009 avrebbe dovuto tagliare di quasi un milione la spesa come prevedono le sanzioni imposte dalla legge nazionale: il comune, però, si è rifiutato di farlo in nome del «mantenimento della qualità nei servizi». gianni.trovati@ilsole24ore.com 

Mercoledí 01 Dicembre 2010

mercoledì 1 dicembre 2010

A Bardolino nasce la web-tv comunale aperta alla cittadinanza

A Bardolino nasce la prima web tv comunale veronese (e forse del Veneto stando alle parole del sindaco di Bardolino), speriamo che anche gli altri comuni, seguano tale esempio, perchè la trasparenza  non è  solo dovere nostro ma prima di tutto loro!
Per altre considerazioni in merito vi lascio al mio post Riprese dei consigli comunali, dovere nostro? No Loro!

BARDOLINO. Operazione trasparenza
Il Comune inaugura la sua «web-tv» aperta ai cittadini.Sarà visibile in rete nel giro di pochi giorni con i consigli comunali e i cantieri delle opere
È Bardolino il primo Comune della provincia di Verona a dotarsi di una “web-tv”: lo strumento informatico che permetterà a tutti i residenti, collegandosi al sito www.bardolinotv.com direttamente o attraverso il sito del Comune, non solo di dialogare con l'amministrazione comunale ma anche di vedere i consigli comunali piuttosto che l'avanzamento dei lavori degli interventi pubblici, oppure i filmati delle manifestazioni e i lavori prodotti dagli studenti delle scuole del territorio.
«L'obiettivo», ha dichiarato il sindaco Ivan De Beni, «è quello di avvicinare sempre di più i cittadini alla vita del Comune e di coinvolgerli in un rapporto il più diretto e trasparente possibile con gli amministratori. A questo servono i servizi già attivati, come l'sms sindaco e la newsletter. Con la web-tv, che crediamo essere non solo la prima del veronese ma è probabile anche nel Veneto, aggiungiamo un altro tassello a questo percorso di comunicazione sempre più stretta tra amministrazione e cittadini». «Cittadini», ha aggiunto De Beni, «che attraverso questo strumento potranno intervenire per esprimere le loro opinioni, le critiche e per chiedere informazioni o interventi. In questi ultimi casi noi puntiamo a portare a regime il sistema web-tv in modo da riuscire a dare un primo riscontro entro 24 ore».
L'allestimento della “web-tv”, che dovrebbe essere in rete già nei prossimi giorni, è stato affidato alla società Media Group di Bussolengo.
Tra le prerogative illustrate dai tecnici, c'è «la scelta del Comune, che ha voluto creare un sito di sua proprietà, e quella di aver fatto un prodotto compatibile con la telefonia mobile, per cui ci si potrà collegare alla web-tv di Bardolino  anche dai telefonini. E vista la vocazione turistica del territorio, lo strumento è già stato predisposto per ospitare in futuro i contenuti anche tradotti in altre lingue». G.B.
Articolo de L'Arena di Verona del 01 dicembre 2010

Tutti i segreti di Julian Assange l'uomo che fa tremare il potere di Federico Rampini

Da la Repubblica.it del 01-12-10

Viaggia sotto falso nome, usa telefoni criptati, paga solo in contanti. Ecco come vive il "James Bond della contronformazione". Con lui giornalisti e hacker, che lavorando davanti a computer in bunker atomici grazie a finanziamenti da donazioni volontarie 


NEW YORK - Ottantamila lettori di Time vogliono che sia Julian Assange l'"uomo dell'anno" da mettere in copertina. "Va braccato come Osama Bin Laden", intima invece la leader della destra americana Sarah Palin. "Condanniamo a morte tutte le gole profonde", invoca sulla Fox News l'anchorman Bill O'Reilly mentre il deputato repubblicano Peter King propone "il reato di terrorismo" per le fughe di notizie. Ma chi c'è davvero dietro WikiLeaks? A chi giova politicamente il cataclisma diplomatico orchestrato dal suo capo Assange? Come funziona il suo universo parallelo, che usa un'impenetrabile segretezza interna per imporre il massimo della trasparenza ai governi di tutto il mondo? A meno di protettori potenti, solo un genio può sottrarsi alla caccia all'uomo planetaria, e resuscitare il suo sito dopo formidabili attacchi informatici. Questo australiano di 39 anni si è già conquistato un posto nel Pantheon dei grandi dell'èra Internet.

Come Bill Gates (Microsoft), Larry Page (Google) o Mark Zuckerberg (Facebook) anche Assange è un innovatore rivoluzionario, usando le nuove tecnologie ha scardinato consuetudini diplomatiche antiche di secoli. Un "gigante dell'informatica" lo definiscono anche quegli ex collaboratori che hanno deciso di abbandonarlo per divergenze politiche o etiche. E' un giustiziere o un criminale, angelo o Mefistofele? Daniel Ellsberg, la gola profonda che nel 1971 rivelò al New York Times le bugie di Stato sul Vietnam (i Pentagon
Papers), considera Assange l'eroe del nostro tempo: "Ho aspettato 40 anni  -  dice  -  per vedere qualcuno che abbattesse i segreti di Stato in modo da cambiare il corso della storia". Le defezioni polemiche di tanti suoi collaboratori possono dipingere un altro personaggio: ambiguo, irresponsabile, o manipolato.

Dalla clandestinità, rispondendo per email alle interviste, Assange sfida i suoi avversari: "Quel che abbiamo fatto finora è una millesima parte della nostra missione". A Hillary Clinton che lo accusa di mettere in pericolo vite umane: "Da 50 anni questo è l'alibi usato da ogni governo americano, per impedire che l'opinione pubblica sappia ciò che fanno. Ma il coraggio è contagioso: più dimostriamo che la verità è vincente, più avremo nuove rivelazioni".

Conduce "una vita da James Bond della contro-informazione", come la definisce lui stesso. Viaggia sotto falso nome, evita gli alberghi, si tinge i capelli, cambia continuamente telefonino (criptato) e impone ai suoi collaboratori di fare lo stesso. Paga solo in contanti (le carte di credito lasciano tracce) e anche quelli deve farseli prestare per non usare il Bancomat. Eppure l'inizio di questa storia è ben diverso, il che infittisce il mistero di WikiLeaks. Catalogata al suo battesimo nel 2006 come un "organo d'informazione internazionale non-profit", si autodefinisce così: "Un sistema a prova di censura, per generare fughe massicce di documenti riservati senza tradirne l'origine". Tra le regole statutarie: "Accetta solo materiali segreti", e i documenti devono avere "rilevanza politica, diplomatica, storica, etica". Un anno dopo il suo lancio, sul sito WikiLeaks c'erano già 1,2 milioni di documenti. Assange non figura subito come il capo. Alle origini l'organizzazione si descriveva come un collettivo, animato da noti dissidenti cinesi come Xiao Qiang, Wang Youcai e Wang Dan; giornalisti in lotta contro le dittature; matematici ed esperti informatici che cooperavano da Stati Uniti, Europa, Australia, Taiwan, Sudafrica. La componente cinese nel nucleo fondatore è importante: quei dissidenti si sono allenati a "bucare" un muro impenetrabile, la Grande Muraglia di Fuoco, la censura informatica della Repubblica Popolare. La loro presenza è anche all'origine di velenosi sospetti  -  probabilmente infondati  -  sull'infiltrazione dei servizi segreti di Pechino in WikiLeaks.

Nei primi anni la battaglia è rivolta soprattutto contro i regimi autoritari, i genocidi, la repressione del dissenso. Nel 2008 WikiLeaks si guadagna un riconoscimento da Amnesty per le rivelazioni sulle esecuzioni sommarie della polizia in Kenya. The Economist assegna al sito il premio New Media Award. Tutto cambia di colpo nell'aprile di quest'anno, quando su WikiLeaks appare il video di una strage di civili iracheni da parte dei soldati americani. Poi a luglio esce la prima infornata di 76.900 documenti segreti sulla guerra in Afghanistan. Seguita da 400.000 comunicazioni confidenziali sul conflitto in Iraq. Per arrivare al grande botto che domenica scorsa ha sparpagliato alla luce del sole 250.000 dispacci diretti al Dipartimento di Stato dalle ambasciate Usa. L'America di Barack Obama diventa il bersaglio numero uno. In coincidenza con questa svolta, aumenta a dismisura la visibilità di WikiLeaks.

Emerge come leader l'australiano Assange, con un passato di pirata informatico. La novità sconvolge alcuni sostenitori del "primo" WikiLeaks. L'agenzia stampa Associated Press, il Los Angeles Times, la federazione degli editori di giornali Usa, che avevano finanziato il sito, ci ripensano. Amnesty International e Reporters senza frontiere criticano Assange con lo stesso argomento della Clinton, "per avere messo in pericolo vite umane" (divulgando nomi di informatori afgani della Cia, ora esposti alla vendetta dei Taliban). Alla ritirata dei grandi sostenitori Assange reagisce appoggiandosi su una miriade di simpatizzanti, i micro-pagamenti affluiscono dal mondo intero usando il sistema Paypal. Più inquietanti sono le defezioni tra gli amici e i collaboratori più stretti. Un vero e proprio "scisma", accelerato dopo le accuse di molestie sessuali da parte di due donne svedesi contro Assange (lui nega, sostiene che i rapporti furono consensuali). Almeno una dozzina di volontari del nucleo originario di WikiLeaks sono partiti. Alcuni parlano. Come il 25enne islandese Herbert Snorrason che di Assange dice: "Ormai è fuori di testa". Birgitta Jonsdottir, una parlamentare islandese che era stata anche lei tra gli attivisti fondatori, accusa Assange di aver deciso tutto da solo sui segreti militari americani in Afghanistan. Altri, dietro l'anonimato, lo accusano di essere diventato "megalomane, dittatoriale".

Non lo abbandonano però i fedelissimi: 40 volontari, 800 aiutanti esterni. Un miracolo economico, per un'organizzazione che sopravvive con un budget di soli 200.000 euro all'anno. Senza una sede fisica. Spostandosi virtualmente in quelle "piazze giuridiche off-shore" dalle leggi più tolleranti per la libertà di espressione. Un prodigio tecnologico, soprattutto: "Com'è possibile  -  hanno chiesto le autorità inglesi in questo weekend di attese isteriche  -  che il Pentagono con tutta la sua potenza nella guerra elettronica non riesca a oscurare per sempre WikiLeaks?". La risposta è tutta nel genio di Assange. In fuga perpetua dall'Australia alla Svezia, da Berlino a Londra, forse in procinto di chiedere asilo alla Svizzera, anche per i "server" di Internet lui usa lo stesso metodo, cambia costantemente i propri snodi di comunicazione. E ha un'arma segreta, quella che lui definisce la sua "polizza vita": molti documenti riservati in suo possesso sono già stati "scaricati" via Twitter in forma criptata sui computer di decine o forse centinaia di simpatizzanti. "Se succede qualcosa a me  -  minaccia Assange  -  o al sito principale, scatta automaticamente la divulgazione della password che consentirà di diffondere tutto questo materiale". Bluff o verità? Tutto ciò che riguarda Assange si presta a doppie letture, è circondato da un alone di mistero.

Lo stesso uso politico che ne viene fatto: la destra americana lo denuncia come un terrorista, ma al tempo stesso strumentalizza le fughe di notizie contro l'Amministrazione Obama. I mass media hanno imparato quanto Assange possa essere implacabile: il New York Times è stato messo "in quarantena" per non avere accettato a scatola chiusa i diktat di WikiLeaks, il Wall Street Journal e la Cnn sono stati messi al bando dalle rivelazioni. Braccato da polizie e magistrature, bersagliato dagli hacker, la primula rossa che ha abbattuto ogni regola dei segreti di Stato si fa beffe dell'annuncio che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato rivedranno tutti i sistemi di comunicazione: "Il nuovo volto della censura moderna è impedire le fughe di notizie riservate. Ma per quanto inventino nuove protezioni, sarà sempre possibile escogitare i sistemi per aggirale".
(01 dicembre 2010)

 

lunedì 22 novembre 2010

25 novembre 2010 Giornata Internazionale contro la violenza sulla donna

Giovedì 25 novembre 2010 alle ore 21,00 in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulla donna presso Villa Elena in Via Elena Da Persico ad Affi Le Associazioni Telefono Rosa di Verona, il Melograno di Cavaion, e BaldofestivalDonna di Caprino promuovono una serata di letture teatrali, poesie e provocazioni a cura di Michela Ottolini.
Per ulteriori info rimandiamo alla pagina Facebook dell'associazione Melograno Cavaion.

sabato 20 novembre 2010

D&G Gabbando il fisco dolcemente.....

The fashion tax collections made in Italy
P.S. Ho visto visite strane il 12-16-17-18 novembre  
DOLCE E GABBANA IL PM "EVASIONE DA UN MILIARDO"
da L'Arena di Verona del 20/11/2010
MILANO e ANCONA
Il pm di Milano, Laura Pedio, ha chiesto il rinvio a giudizio per gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana accusati, assieme ad altre persone, di truffa ai danni dello Stato e infedele dichiarazione dei redditi per un'evasione fiscale di circa 1 miliardo di euro, che sarebbe stata commessa tra il 2004 e il 2005.
Stando alle indagini, iniziate nel 2007 a seguito di una verifica fiscale, la multinazionale della moda avrebbe creato una società estera, la Gado, con base in Lussemburgo, che risultava essere la proprietaria dei marchi del gruppo e che di fatto, secondo l'accusa, veniva però gestita in Italia. Tramite questa «esterovestizione» della società, per l'accusa, i proventi derivanti dallo sfruttamento dei marchi venivano tassati all'estero e non in Italia, dove invece dovevano essere pagate le imposte.
I due noti stilisti sono anche accusati di aver ceduto i marchi alla società estera a un prezzo di 360 milioni di euro circa, nettamente inferiore, secondo l'accusa, al valore di mercato, che era di circa 700 milioni.
Guai fiscali anche per un altro vip. È stato arrestato durante le prove del rally-show all'autodromo di Monza, per una maxi frode fiscale, il pilota di rally e team manager Riccardo Errani, 59 anni, forlivese con residenza a Montecarlo, ufficialmente nullatenente, che avrebbe gestito un vasto raggiro fiscale legato a sponsorizzazione sportive con l'aiuto di una cartomante prestanome e del suo navigatore e cronista sportivo Stefano Casadio: 19 milioni di euro i redditi non dichiarati; 12 milioni di imposte evase (8 milioni di Irpef e 4 di Iva).

domenica 14 novembre 2010

Domenico Finiguerra a San Pietro in Cariano (Verona)



Per riprendere le parole di Domenico mi son seduto in prima fila, alla mia destra c'erano quattro persone che mi hanno accolto con un sorriso, non so perché ma ciò mi ha fatto piacere; peccato che una ventola alla mia sinistra ad intervalli, continuava a disturbare il sottofondo della conferenza e di conseguenza ha rovinato l'audio del filmato, dispiaciuto, in quanto il discorso di Finiguerra era valido dall'inizio alla fine, ho salvato il salvabile tagliando le parti rumorose ed ho realizzato due video.
Che dire, amministrare senza consumare territorio non è solo possibile, logico ma è  normale.
Generalmente una ditta, che produce scarpe per fare utile vende il suo capannone  o i macchinari  che utilizza per svolgere l'attività?  No, solitamente, vende il suo prodotto finito cioè le scarpe.
Un comune per far fronte alle proprie spese correnti svende proprio territorio? Propria qualità della vita?
Propria identità? Proprio patrimonio per ottenere  una tatum di cassa che comporterà (visto che tra le altre aumenterà la popolazione, i relativi servizi ecc,) un aumento di costi futuri i quali accresceranno sempre più? No, una amministrazione comunale cercherà prevalentemente di  massimizzare le entrate ed minimizzare le spese in particolare quelle più inutili,gli sprechi (pensate a Cassinetta  gli amministratori si sono ridotti i propri stipendi, gli assessori percepiscono 70 Euro mensili). Come massimizzare e come minimizzare? Voglio essere sintetico ma conciso, come? Utilizzando le idee, il coinvolgimento della cittadidanza ,l ' esperienza di quel che accade di virtuoso in altre realtà, semplicemente questo è quello che avviene a Cassinetta di Lugagnano.

martedì 9 novembre 2010

Domenico Finiguerra nel veronese giovedì 11 novembre

Giovedì 11 novembre 2010, Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (Milano), sarà nel veronese, più precisamente a Verona ore 17:30, via Santa Maria in Chiavica, 7 – Sala Polivalente CTG ed a San Pietro in Cariano (Valpolicella) alle ore 20:45 Tenuta Pule via Monga,9. Finiguerra ha dimostrato (per chi aveva ed ha dubbi) che amministrare senza consumare terreno è più che possibile e da questo suo esempio egli è tra i promotori del movimento nazionale “Stop al Consumo di Territorio” che nel 2009 ha preso avvio dalla sua Cassinetta .
Difendere il territorio non è un lusso, ma una necessità
di Carlo Reggiani da verona5stelle-verona provincia virtuosa 
8 novembre 2010

Troppo facile ora mandare generiche accuse, prendersela con lo “Stato” o con il “Governo”, lanciare minacce di ritorsioni fiscali verso Roma.
Troppo facile dimenticare i continui appelli dei tanti vituperati “ambientalisti”, gli studi di ricercatori e specialisti, gli allarmi di organismi preposti, le osservazioni di buonsenso di tanti cittadini.
I responsabili dell’alluvione che sta flagellando ampie aree della nostra provincia e del Veneto ci sono, hanno nome e cognome e li conosciamo tutti: 20 anni di amministrazione pubblica orientata a smantellare vincoli, tutele e organismi preposti a manutenzione e opere di mitigazione del rischio sul nostro territorio. Venti anni di speculazioni e di aggressione sconsiderata del territorio (ricordate Galan con l’allucinante visione di un Veneto come immensa città diffusa?) che adesso chiedono il conto.
Cosa possiamo fare, dopo aver aiutato in tutti i modi possibili le popolazioni a ritornare ad una vita dignitosa (tantissimi gli appelli per volontari)?
STOP AL CONSUMO DEL TERRITORIO non è uno slogan da ambientalisti, ma un grido di dolore per salvare il salvabile, riprendere buone pratiche di buon senso di pianificazione e interventi di riqualificazione e tutela.
STOP AL CONSUMO DEL TERRITORIO per ridare voce e strumenti ai bravi tecnici e alle competenze di eccellenza che tutto il mondo ci invidia, figure da troppo tempo emarginate da un sistema economico e sociale interessato esclusivamente ad investimenti finanziari di brevissimo periodo e poco interessati al bene comune.
Qualche amministratore ci sta provando ad andare controcorrente: Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano è uno di questi. Giovedì sarà ancora una volta a Verona (è stato recentemente ospite all’interessantissimo convegno di Valeggio per il recupero di Villa Zamboni) per spiegarci come si può amministrare senza consumare territorio, ma riqualificandolo e tutelandolo (ore 17:30 a Verona, Via Santa Maria in Chiavica, 7 – Sala Polivalente CTG; alle ore 20:45 in Valpolicella,  Tenuta Pule di San Pietro In Cariano).

venerdì 5 novembre 2010

Wi-Fi libero finalmente in Italia

Dal primo gennaio 2011 si potrà navigare in internet , all'interno delle Wi-Fi zone, senza più sottoporsi a procedure di identificazione da parte dei gestori nei confronti di noi utenti, in quanto, con il disegno di legge  presentato alla camera verrà abrogato l'articolo 7 del D.L. n.144 del 2005, più conosciuto come decreto Pisanu, grazie al quale,  in Italia si sono apportate delle limitazioni (in merito alla connettività senza fili) che non sono  presenti in nessun altro stato occidentale. Sembra e ripeto sembra che si apriranno le porte ad una rete più semplice (per quel che riguarda gli accessi) e di conseguenza più diffusa, in Italia però sono molti i comuni che non hanno ancora accesso ad internet veloce  magari anche a prezzi competitivi o addirittura gratis. Rimaniamo vigili!

martedì 26 ottobre 2010

California: ok alla costruzione della più grande centrale solare negli Usa

L'impianto da 1.000 megawatt nel deserto del Mojave. Approvati altri sei progetti per ulteriori 2 mila MW

WASHINGTON - Un progetto da 6 miliardi di dollari per realizzare una centrale solare da quasi mille megawatt, la più grande nel territorio americano. L'ok al Blythe Solar Power Project è arrivato direttamente dall’amministrazione Obama e fa parte del piano del presidente per le energie rinnovabili. L'impianto sarà realizzato nel deserto del Mojave in California, vicino al confine con l'Arizona.

POSTI DI LAVORO - «Questo progetto dimostra come lo sfruttamento delle energie rinnovabili può creare posti di lavoro nella nostra nazione», ha commentato il ministro degli Interni, Ken Salazar. Il progetto Blythe, che sarà sviluppo dal gruppo tedesco Solar Millennium, coprirà un’area di 2.833 ettari a circa 360 chilometri a est di Los Angeles. Si tratta del sesto progetto di impianto solare approvato questo mese dal governo: le centrali saranno costruite in California e Nevada. Nelle prossime settimane è atteso il via libera a un settimo progetto, da realizzarsi sempre in California. Le sette centrali dovrebbero garantire oltre 3 mila megawatt e fornire elettricità a oltre 2 milioni di abitazioni entro la fine del 2011 o all’inizio del 2012. A regime saranno 2 mila i posti di lavoro a tempo indeterminato creati dalle nuove centrali.

Articolo del corriere.it
Redazione online
26 ottobre 2010

mercoledì 20 ottobre 2010

Il lodo alFINIano

Il Lodo Alfano ritorna alla luce grazie anche al consenso della calcolatrice Fini. Già Fini,  avevo discusso di lui su FaceBook e ho pur scritto un post  sul blog"Oriana Fallaci letterina a Gianfranco Fini".
Dopo aver salvato l'ex ministro Lunardi ieri, futuro ed impunità ha dato il nulla osta al "salvagente" per il papi premier con un Lodo retroattivo  che comporterà la sospensione dei processi cominciati prima del conferimento del mandato.
Se tutto andrà ha buon fine il presidente del consiglio potrà portare avanti il suo programma con serenità e motivazione, perché capiamoci bene,egli ha a cuore i problemi degli italiani. 
P.S. La base di FLI mugugna....ma che vi aspettavate avete ascoltato bene il discorso di Mirabello?



Fli: continuano a F(ottere) L’I(talia) di Massimo Donaldi

E continuano a (F)ottere (L)’ (I)talia… Al pentimento tardivo dei finiani non abbiamo mai creduto. I fatti, purtroppo, ci hanno dato ragione. Ieri è stata scritta una pagina nerissima per la politica e per la giustizia in Italia. In Senato la commissione Affari Costituzionali ha approvato la retroattivita’ del Lodo Alfano, l’aula della Camera, per non essere da meno, ha votato contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Lunardi. In entrambi i casi col voto favorevole di Futuro e Libertà. Evidentemente la legalità per loro si difende a giorni alterni, magari nei week end, quando si parla in libertà ma non ci si impegna col voto parlamentare. Legalità a chiacchiere dunque, una scelta di posizionamento elettorale all’interno del centrodestra, ma nulla di più. Hanno posto la questione dell’etica politica solo per differenziarsi a parole da Berlusconi ed i suoi, perché nel paese dei ciechi gli orbi regnano e gli è facile nel centrodestra apparire cultori della legalità.

Ma in Italia, per fortuna, c’è anche gente che ci vede bene. Con il Lodo Alfano costituzionale si fa scempio del principio di uguaglianza. Da ieri la legge non è più uguale per tutti in linea di principio, anche se il Lodo Alfano costituzionale non è ancora una norma attiva nel nostro ordinamento. Per Berlusconi non vale, lui è esente da qualsiasi responsabilità, non è processabile per nessun reato commesso. Né prima, né dopo, né durante il suo mandato di presidente del Consiglio. Si potrebbe  chiamare impunità. Un mostro giuridico che non esiste in nessun paese. E non credete alla favola che raccontano i giornali e le televisioni di regime: nei paesi in cui ci sono leggi che proteggono le alte cariche dello Stato, in genere il presidente della Repubblica, lo fanno solo per ciò che dice e che fa nel corso del suo mandato. E limitatamente a reati connessi all’esercizio delle sue funzioni. Stop.

Berlusconi governa, con poche interruzioni e di durata limitata, a parte la legislatura 1996-2000, dal 1994. Da 17 anni riesce a sfuggire ai processi, grazie anche alle sue vergognose leggi ad  personam. Il suo teorema prevede che chi ha il consenso non può essere giudicato. Le accuse, per quanto gravi, non contano, conta solo il consenso. Significa che ha spostato la giustizia dal piano giudiziario a quello elettorale e politico. Una caratteristica propria delle dittature e dei regimi. In molti speravano che i finiani potessero finalmente recuperare un po’ di dignità politica dopo tre lustri passati con la schiena piegata a 90 gradi. Non lo hanno fatto. Fli ha risposto al richiamo della foresta, ha obbedito ancora una volta alla voce del padrone. Nel centrodestra italiano c’è un  ancestrale repulsione alla legalità ed al diritto.

domenica 10 ottobre 2010

Disoccupazione, il dato reale supera il 10,2%

Da quotitiano L'Arena di Verona del 10/10/2010

VENEZIA La disoccupazione è a livelli più preoccupanti di quanto mostrino le statistiche ufficiali, con punte di oltre il 20% al sud. L'allarme è della Cgia di Mestre, che, sommando al numero dei disoccupati quello degli scoraggiati, cioè di coloro che hanno smesso di cercare perché ormai frustrati dall'impossibilità di trovare lavoro, ha calcolato un livello di disoccupazione del 10,2% contro l'8,2% stimato dall'Istat per agosto.L'esercito dei disoccupati, che la confederazione degli artigiani definisce reali, arriva a un totale di 2,621 milioni persone, 528.592 in più rispetto al numero calcolato dall'Istat.
Il tasso di disoccupazione al Sud è al 17,2% e in Campania, dove i livelli sono più critici, un abitante su cinque è senza lavoro riconosciuto. Nella Regione, rileva la Cgia, la disoccupazione reale è al 20,1% (+5,8 punti sul dato Istat), in Puglia 17,5 (+4), in Calabria 17,3 (+5,7) e in Sicilia 16,8 (+1,8).
«Sebbene il numero di inattivi nel nostro Paese sia rimasto stabile negli ultimi decenni», sottolinea Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, «dall'avvento della crisi a oggi, coloro che hanno deciso di non cercare più un lavoro sono cresciuti in maniera decisa». Negli ultimi due anni sono fuoriuscite dalla categoria dei lavoratori oltre 500mila persone che, di conseguenza, non sono più classificate come occupate o in cerca di occupazione. «Ciò significa», dichiara Bortolussi, «che il tasso di disoccupazione calcolato dalle statistiche ufficiali è inferiore a quello reale. Pertanto, alla luce del forte aumento degli scoraggiati, abbiamo stimato un nuovo indicatore: il tasso di marginalità dal lavoro, inteso come sommatoria dei disoccupati e di quel forte numero di sconfortati cresciuto proprio in questo ultimo periodo».
Il risultato fa esplodere la disoccupazione reale nel Mezzogiorno, mentre nel Centro Nord i differenziali tra le due medie rimangono contenuti. «L'esercito dei nuovi scoraggiati», sottolinea Bortolussi «si concentra prevalentemente al Sud. Tra le 528.592 persone che in questi ultimi due anni di profonda crisi hanno deciso di non cercare più un lavoro, oltre il 61% risiede nelle regioni del Mezzogiorno. È evidente» precisa il leader della Cgia, «che gran parte di queste persone è andata ad alimentare abusivismo e lavoro nero con gravi ripercussioni per le aziende che, nonostante le difficoltà economiche, sono rimaste in attività».

lunedì 4 ottobre 2010

ESCLUSIVA! CASTELLI ROBERTO E L'INCOERENZA "MASSIMO 5 ANNI DA PARLAMENTARE"



Non ho tanta voglia di scrivere ma sentir Robertino,  durante gli inizi della sua carriera  parlamentare, affermare che  svolgerà tale attività  al "massimo per 5anni " mi vien da domandare:

  • Sig. Castelli, quale lavoro svolge oggi?
  • Sig. Castelli, qual'è la sua occupazione dal 1992?
  • Sig. Castelli  ha mai fatto una "errata corrige" in merito alla sua volontà espressa agli inizi della sua neoprofessione di deputato della Camera ?

Signori! LanebbiaelaneveTV Vi presenta in esclusiva il video CASTELLI ROBERTO E L'INCOERENZA "MASSIMO 5 ANNI DA PARLAMENTARE".

lunedì 27 settembre 2010

No B DAY 2

 
Il 2 ottobre p.v. si svolgera a Roma la manifestazione NO B DAY 2. Il concentramento è previsto per le ore 14  in piazza della Repubblica da dove partirà il corteo che si concluderà in piazza San Giovanni. A piazza San Giovanni sono previsti interventi e spettacoli. Ecco il link per aver maggiori informazioni:                        

Sito:           http://noberlusconiday2.wordpress.com
Facebook:  No B Day 2 - Io resisto e Tu?
E-mail:        popoloviola.stampa@gmail.com


Berlusconi è al capolinea, minoranza nel Paese e in Parlamento, inviso alla maggioranza dei cittadini, a molti dei suoi stessi elettori e a settori decisivi della coalizione che lo ha portato al governo garantendogli impunità e favorendo la difesa dei suoi interessi privati.
Col primo “No Berlusconi Day” abbiamo chiesto le dimissioni di Berlusconi portando in piazza un milione di persone e aprendo la grande stagione di battaglie civili e di risveglio sociale che ha caratterizzato la storia politica del Paese dal 5 dicembre ad oggi, dalle iniziative in difesa della Costituzione e contro il legittimo impedimento e il processo breve fino alla grande campagna contro la legge bavaglio pensata da Berlusconi per proteggere se stesso e le “cricche” che lo sostengono e per salvare dai processi e dal giudizio dell’opinione pubblica gli indagati, i condannati, i corrotti, i corruttori e i mafiosi presenti all’interno del suo governo, del Parlamento e nella rete di poteri, spesso occulti come la P3, che tiene in piedi il cosiddetto berlusconismo.
Col secondo “No Berlusconi Day” ribadiamo l’urgenza di mandare a casa Berlusconi e tutto il governo da lui presieduto, artefice tra l’altro del disastro sociale ed economico del Paese, della distruzione della dimensione pubblica, a partire dalla scuola e dall’Università, e massima espressione del degrado morale e del dilagare del fenomeno della corruzione che attraversa, come e più di Tangentopoli, le istituzioni e la classe politica come dimostrano i casi Scajola, Brancher, Bertolaso, Cosentino, Dell’Utri, Verdini solo per citarne alcuni.
Per  lasciarci alle spalle la lunga e drammatica fase storica del berlusconismo, iniziata nel ’94 con la nascita di Forza Italia sostenuta dalla mafia, non bastano le dimissioni di Berlusconi e del governo: occorre operare un radicale cambiamento delle condizioni politiche e culturali che ne hanno favorito la nascita e lo sviluppo, in particolare attraverso il ricorso ai mezzi di informazione di proprietà di Berlusconi sin dalla sua “discesa in campo”.
Per questo chiediamo che dopo le dimissioni di Berlusconi si operi tempestivamente 1) per la modifica dell’attuale legge elettorale e 2) per una nuova legge sul conflitto di interessi che impedisca il riproporsi dei nuovi Berlusconi.
E poi subito al voto per nuove elezioni libere e democratiche.
Invitiamo i cittadini, le associazioni, le forze democratiche e la libera stampa a partecipare e sostenere il “No Berlusconi Day 2″ che si terrà a Roma, sabato 2 ottobre 2010, con un corteo che, partendo da piazza della Repubblica alle ore 14 si concluderà in piazza San Giovanni
Il popolo viola
Per aderire all’appello scrivere a: fondatorenobday@hotmail.it specificando nell’oggetto “Appello”

domenica 26 settembre 2010

Il 09 ottobre 2010 a Verona per dire SI al riciclo dei nostri rifiuti!

Il 9 ottobre ci sarà la manifestazione, con partenza dal piazzale della stazione di Porta Nuova alle 14.30, per dire che nella città di Verona  ( e non solo) si scelgano le modalità migliori per gestire i rifiuti. L'incenerimento è una follia. Esiste il trattamento a freddo che permette di riciclare i rifiuti. Perché buttarli via? Chiediamo con forza all'amministrazione comunale che ascolti i suoi cittadini. Arrivo e presidio in P.zza Bra. Per maggiori info visita il gruppo facebook Manifestazione per dire SI al riciclo dei nostri rifiuti.

CHIEDIAMO TRASPARENZA
Comunicato dell'associazione Verona Reattiva del 12/09/2010

Ora che il bando è stato ufficialmente assegnato agli spagnoli della Urbaser che fa parte del gruppo ACS del presidente del Real Madrid, Fiorentino Perez chiediamo che AGSM  e comune usino la massima trasparenza e mettano a disposizione dei cittadini tutti i documenti relativi all’ assegnazione del bando ed all’ offerta economica e tecnica di chi ha vinto.
 A nostro avviso questo è un atto dovuto nei confronti dei cittadini che dovranno subire le emissioni di un impianto che è un' industria insalubre di classe I e che brucerà per 25 anni rifiuti urbani, senza contare quanto finirebbe negli altri due forni a letto fluido che verrebbero "restaurati" (quindi 4 forni in totale per 1.000 tonnellate al giorno).
Unica risposta ottenuta fino ad oggi da chi vorrebbe far partire Ca' del Bue sembrerebbe quella di attivare una commissione che dovrebbe studiare un fantomatico "punto zero" la cui utilità non ci sappiamo spiegare dato che servirebbe invece una commissione per disinquinare la situazione già compromessa vista la procedura di infrazione avviata nei confronti di Verona da parte della Commissione Europea per il superamento dei parametri limite dell'inquinamento.

Ci auguriamo che, dopo gli incontri mancati e l'assenza dei rappresentanti del comune di Verona (in particolare del Sindaco Flavio Tosi - massimo responsabile della salute dei suoi cittadini) si arrivi ad un vero tavolo di confronto pubblico perché i cittadini hanno il diritto ad avere un’ informazione corretta e questa può essere data solo da un contraddittorio faccia a faccia.
Sarebbe inoltre un bel segnale di difesa della democrazia se, anche i rappresentanti dei partiti dell'opposizione del Comune di Verona, si unissero per levare una forte voce per chiedere al sindaco di Verona Flavio Tosi di venire a confrontarsi con i suoi cittadini e con chi sostiene che il progetto di Ca' del Bue potrebbe nuocere alla nostra già compromessa situazione ambientale.

Ricordiamo che, come riportato dallo stesso dottor Paolo Ricci direttore del dipartimento di Prevenzione della ASL di Mantova durante una conferenza tenutasi a San Giovanni Lupatoto, gli inceneritori si rendono responsabili della "..dispersione in atmosfera di cancerogeni che, oltre a riconoscere una molteplicità di cellule  bersaglio,  sono in grado di agire per effetto di una bio-accumulazione. Un fenomeno difficilmente evitabile da misure di prevenzione basate sul solo contenimento delle concentrazioni di inquinante ammesse per singole fonti di emissione in atmosfera".
Insomma tradotto in termini più semplici: chiedere le massime tutele sanitarie e ambientali in presenza di un inceneritore non ha molto senso. La risposta che ci sembrerebbe più  corretta sarebbe chiedere che non venga avviato alcun impianto del genere e che si guardi verso soluzioni come un ciclo integrato di trattamento dei rifiuti a freddo, che tra l'altro farebbe risparmiare i cittadini sotto ogni punto di vista: della salute, dei soldi e dell'inquinamento.

mercoledì 15 settembre 2010

Tram elettrici e piste ciclabili la città modello è Nottingham

50 km. per le due ruote, i centri commerciali non in periferia, un sistema che scoraggia l'uso dell'auto privata. Dall'Inghilterra un esempio da seguire

LONDRA - E' famosa per il suo leggendario sceriffo, colui che dava la caccia Robin Hood, a quanto pare con scarsa fortuna. Ma adesso Nottingham può vantare un altro titolo: quello di città meno auto-dipendente di tutta la Gran Bretagna. La sua rete di autobus e tram, insieme a un gran numero di piste ciclabili e a un'avversione per i grandi shopping-center nei sobborghi, hanno convinto gli abitanti a utilizzare il meno possibile la macchina, preferendo mezzi alternativi, come i trasporti pubblici, la bicicletta o al limite le proprie gambe. In uno studio effettuato dalla Campaign for Better Transport, un'associazione per i trasporti ecologici, Nottingham ha ricevuto più voti di ogni altri città del Regno Unito per la qualità dei suoi trasporti pubblici e l'impegno a favore di una riduzione dell'inquinamento.


Amministrata dal partito laburista, nell'ultimo decennio la città di Robin Hood ha fatto grandi investimenti in 50 chilometri di piste ciclabili, una rete di tram elettrici lunga 15 chilometri e un vasto servizio di bus urbani. Scoraggiando la creazione di vasti centri commerciali lungo la cintura di periferia, come è invece la norma in quasi tutte le altre città, le autorità locali hanno contribuito a ridurre gli spostamenti per fare la spesa o per fare shopping, dislocando la distribuzione commerciale nei quartieri, più vicino a chi ne deve usufruire. Una efficiente rete di scuolabus ha distolto la maggioranza dei genitori dall'accompagnare i figli a scuola in auto.

Qualcuno che si lamenta c'è sempre: alcune associazione di commercianti ed esercenti, ad esempio, accusano l'amministrazione cittadina di volere esagerare, criticando in particolare nuovi piani per affibbiare una tassa di 300 sterline ad auto a tutte le aziende e agli uffici privati i cui dipendenti vengono al lavoro in macchina e la parcheggiano in centro. La municipalità replica che i proventi di questa insolita forma di tassazione andrebbero reinvestiti in trasporti pubblici. Si tratta comunque di un'ennesima misura per convincere la popolazione a non utilizzare l'automobile. "Il successo di Nottingham", afferma il rapporto che le ha assegnato il primato, "deriva dalla capacità di avere saputo offrire alla gente un'alternativa valida ai trasporti privati, piuttosto che cercare di tirarli fuori dalle loro auto semplicemente perché causano ingorghi o danneggiano l'atmosfera".

Al secondo posto della graduatoria per la minore dipendenza dalle automobili c'è Londra, la cui metropolitana trasporta 4 milioni di persone al giorno, con gli autobus che portano altri 3 milioni di passeggeri e da questa estate l'introduzione di un vasto servizio di biciclette a noleggio che si possono prendere e depositare in appositi parcheggi sparsi per la città. Al terzo posto Brighton, e al quarto Manchester.

Articolo di Enrico Franceschini  la Repubblica.it del 14 settembre 2010

domenica 12 settembre 2010

Oriana Fallaci, letterina a Gianfranco Fini

Fini è una primadonna che da 16 anni  si è genuflessa a B; B non tramonta mai sembra eterno.
Il Fini fascista,  nel 1994,  cambiando duce, si converte al Berlusconismo e nel 2010 diventa Liberal(?). Bah?
Troppe le incongruenze, molto l'opportunismo  tanta la voglia di esser premier , anche se non gli riesce mai. O adesso o mai più!
Con il discorso di Mirabello, egli si candida come prossimo leader del centro-destra o destra-centro.
Ci riprova così, ma Fini con la sua storia contraddittoria alle spalle, con 27 anni di parlamento dovrebbe essere il "condottiero" di una vera destra democratica e moderna?




"Letterina a Gianfranco Fini" dal libro La Forza della Ragione di ORIANA FALLACI pubblicato nel 2004.

Signor Vicepresidente del Consiglio, Lei mi ricorda Palmiro Togliatti. Il comunista più odioso che abbia mai conosciuto, l’uomo che alla Costituente fece votare l’articolo 7 ossia quello che ribadiva il Concordato con la Chiesa Cattolica. E che pur di consegnare l’Italia all’Unione Sovietica era pronto a farci tenere i Savoia, insomma la monarchia. Non a caso quelli della Sinistra La trattano con tanto rispetto anzi con tanta deferenza, su di Lei non rovesciano mai il velenoso livore che rovesciano sul Cavaliere, contro di Lei non pronunciano mai una parola sgarbata, a Lei non rivolgono mai la benché minima accusa.
Come Togliatti è capace di tutto. Come Togliatti è un gelido calcolatore e non fa mai nulla, non dice mai nulla, che non abbia ben soppesato ponderato vagliato per Sua convenienza. (E meno male se, nonostante tanto riflettere, non ne imbrocca mai una). Come Togliatti sembra un uomo tutto d’un pezzo, un tipo coerente, ligio alle sue idee, e invece è un furbone. Un maestro nel tenere il piede in due staffe. Dirige un partito che si definisce di Destra e gioca a tennis con la Sinistra. Fa il vice di Berlusconi e non sogna altro che detronizzarlo, mandarlo in pensione. Va a Gerusalemme, con la kippah in testa, piange lacrime di coccodrillo allo YadVashem, e poi fornica nel modo più sgomentevole coi figli di Allah. Vuole dargli il voto, dichiara che “lo meritano perché pagano le tasse e vogliono integrarsi anzi si stanno integrando”.

Quando ci sbalordì con quel colpo di scena ne cercai le ragioni. E la prima cosa che mi dissi fu: buon sangue non mente. Pensai cioè a Mussolini che nel 1937 (l’anno in cui Hitler incominciò a farsela col Gran Muftì zio di Arafat) si scopre «protettore dell’Islam» e va in Libia dove, dinanzi a una moltitudine di burnus, il kadì d’Apollonia lo riceve tuonando: “O Duce! La tua fama ha raggiunto tutto e tutti! Le tue virtù vengono cantate da vicini e lontani!”. Poi gli consegna la famosa spada dell’Islam. Una spada d’oro massiccio, con l’elsa tempestata di pietre preziose. Lui la sguaina, la punta verso il sole, e con voce reboante declama: “L’Italia fascista intende assicurare alle popolazioni musulmane la pace, la giustizia, il benessere, il rispetto alle leggi del Profeta, vuole dimostrare al mondo la sua simpatia per l’Islam e per i musulmani!”. Quindi salta su un bianco destriero e seguito da ben duemilaseicento cavalieri arabi si lancia al galoppo nel deserto del futuro Gheddafi.

Ma erravo. Quel colpo di scena non era una reminiscenza sentimentale, un caso di mussolinismo. Era un caso di togliattismo cioè di cinismo, di opportunismo, di gelido calcolo per procurarsi l’elettorato di cui ha bisogno per competere con la Sinistra e guidare in prima persona l’equivoco oggi chiamato Destra.

Signor Vicepresidente del Consiglio, nonostante la Sua aria quieta ed equilibrata Lei è un uomo molto pericoloso. Perché ancor più degli ex democristiani (che poi sono i soliti democristiani con un nome diverso) può usare a malo scopo il risentimento che gli italiani come me esprimono nei riguardi dell’equivoco oggi chiamato Sinistra. E perché, come quelli della Sinistra, mente sapendo di mentire. Pagano-le-tasse, i Suoi protetti islamici?!? Quanti di loro pagano le tasse?!? Clandestini a parte, spacciatori di droga a parte, prostitute e lenoni a parte, appena un terzo un po’ di tasse! Non le capiscono nemmeno, le tasse. Se gli spiega che servono ad esempio per costruire le strade e gli ospedali e le scuole che anch’essi usano o per fornirgli i sussidi che ricevono dal momento in cui entrano nel nostro paese, ti rispondono che no: si tratta di roba per truffare loro, derubare loro. Quanto al Suo vogliono-integrarsi, si-stanno-integrando, chi crede di prendere in giro?!?

Uno dei difetti che caratterizzano voi politici è la presunzione di poter prendere in giro la gente, trattarla come se fosse cieca o imbecille, darle a bere fandonie, negare o ignorare le realtà più evidenti. Più visibili, più tangibili, più evidenti. Ma stavolta no, signor mio. Stavolta Lei non può negare ciò che vedono anche i bambini. Non può ignorare ciò che ogni giorno, ogni momento, avviene in ogni città e in ogni villaggio d’Europa. In Italia, in Francia, in Inghilterra, in Spagna, in Germania, in Olanda, in Danimarca, ovunque si siano stabiliti. Rilegga quel che ho scritto su Marsiglia, su Granada, su Londra, su Colonia. Guardi il modo in cui si comportano a Torino, a Milano, a Bologna, a Firenze, a Roma.

Perbacco, su questo pianeta nessuno difende la propria identità e rifiuta d’integrarsi come i musulmani. Nessuno. Perché Maometto la proibisce, l’integrazione. La punisce. Se non lo sa, dia uno sguardo al Corano. Si trascriva le sure che la proibiscono, che la puniscono. Intanto gliene riporto un paio. Questa, ad esempio: “Allah non permette ai suoi fedeli di fare amicizia con gli infedeli. L’amicizia produce affetto, attrazione spirituale. Inclina verso la morale e il modo di vivere degli infedeli, e le idee degli infedeli sono contrarie alla Sharia. Conducono alla perdita dell’indipendenza, dell’egemonia, mirano a sormontarci. E l’Islam sormonta. Non si fa sormontare”. Oppure questa: “Non siate deboli con il nemico. Non invitatelo alla pace. Specialmente mentre avete il sopravvento. Uccidete gli infedeli ovunque si trovino. Assediateli, combatteteli

In parole diverse, secondo il Corano dovremmo essere noi ad integrarci. Noi ad accettare le loro leggi, le loro usanze, la loro dannata Sharia. Signor Fini, ma perché come capolista dell’Ulivo non si presenta Lei?”.

sabato 4 settembre 2010

Contestazione a Renato Schifani solo un gesto di buon senso
















Non c'è dubbio la contestazione al presidente Schifani è stata unicamente ed oggettivamente un gesto di buon senso.
La solidarietà dei vertici del partito democratico, di nome ma non di fatto, del Presidente della Repubblica ecc. ci fan capire quanto ormai  la  gran parte della nostra classe politica sia sempre più casta, una casta chiusa ancor più in se stessa, che magari litiga in superficie ma in realtà non fa altro che alzare muri a proposte di cambiamento, critiche ed iniziative di contenuto dal grande senso razional-democratico ed innovativo che provengono dal "basso".
La casta sta perdendo la cognizione di ogni dove e quando, non sapendo leggere i segni dei tempi. Volendo sopravvivere il più a lungo possibile, essa se ne frega se molti dei suoi appartenenti non sono delle persone proprio proprio per bene come si sospetta per Schifani Renato e i suoi presunti rapporti con la mafia, ultime tra tutte sono le dichiarazioni dello Spatuzza il quale, dichiara che il presidende del Senato, in passato  quando svolgeva le mansioni di avvocato, fece da tramite tra i vertici Fininvest e i fratelli Graviano (boss della mafia).
Ai corraggiosi, democratici,  pieni di buon senso (cosa che non sono il P.D. ed altri partiti ) ed anche un po' malmenati  contestatori dico Grazie.
Sig. Giubilei, giornalista Rai, che ai manifestanti ha dato dei fascisti, si ricordi che del caso Schifani, casualmente, i media televisivi tradizionali  ne  parlan poco o niente; le rimembro il comportamento di radio e di stampa di regime nel periodo di nostra dittatura. Chi ha orecchie per intendere...  

domenica 22 agosto 2010

Buon Compleanno La Nebbia e La Neve


















Ebbene partendo dal nulla e già da due anni che esiste il blog.
BUON COMPLEANNO LA NEBBIA E LA NEVE
Grazie a tutti i visitatori collaboratori e sostenitori

The Fog and The Snow is two years old

mercoledì 28 luglio 2010

New York Times: Il solare costa meno del nucleare

Il sorpasso al prezzo di 0,16 dollari a chilowattora. L'energia atomica costerà sempre di più

NEW YORK - Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare», spiega Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs - The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’ateneo. «Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse.
 
COSTI FOTOVOLTAICO IN DISCESA - Secondo lo studio di Blackburn negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da 3 miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010. In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare e eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti.
 
COSTI NUCLEARE IN CRESCITA - I costi dell'energia fotovoltaica, alle luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni. Mentre, al contrario, i nuovi problemi e l'aumento dei costi dei progetti hanno già portato alla cancellazione o al ritardo nei tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari pianificate negli Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico dell'Istituto di energia e ambiente della facoltà di legge dell'Università del Vermont. I costi di produzione di una centrale nucleare sono regolarmente aumentati negli ultimi anni e le stime sono costantemente in crescita.

 

mercoledì 21 luglio 2010

Per l'Europa un futuro 100% rinnovabile

Bruxelles, International — Il nostro studio "Energy [R]evolution" mostra come le energie verdi possono aiutare l'Europa a guadagnare competitività nella sfida tecnologica globale, tagliando, allo stesso tempo, i crescenti costi dell'energia, creando occupazione e abbattendo le emissioni di CO2.

La terza edizione di "Energy [R]evolution", commissionata da Greenpeace e dall'European Renewable Energy Council (EREC) e presentata oggi a Bruxelles mostra come l'obiettivo del 100% di fonti rinnovabili ed efficienza può aiutare l'Europa a riguadagnare i vantaggi competitivi nella sfida tecnologica con Usa e Cina, senza dover ricorrere al nucleare e al carbone.

Secondo lo studio, condotto dall'Istituto di termodinamica Tecnica del Centro Aerespaziale tedesco (DLR), il 97% dell'elettricità e il 92% degli usi energetici totali possono venire dalle fonti rinnovabili al 2050, tagliando le emissioni di CO2 del 95%.

Anche prendendo in considerazione i costi dei maggiori investimenti, i risparmi sui combustibili fossili consentirebbero un risparmio economico nell'Ue di 19 miliardi di euro all'anno fino al 2050. Diverse centinaia di migliaia di posti di lavoro verrebbero creati dando impulso alle economie europee.

Quarant'anni fa le rinnovabili erano un sogno, oggi sono una realtà e nei prossimi 40 anni devono diventare la norma. Carbone e nucleare sono i pesi morti per l'innovazione, mentre le rinnovabili possono sviluppare ancora nuove tecnologie, creare posti di lavoro e sicurezza energetica. Per sbloccare questo potenziale, la Commissione europea deve studiare i benefici e la fattibilità di uno scenario energetico rinnovabile al 100%. La volontà politica è quello che manca per un futuro energetico sostenibile in Europa!

Se si confronta il rapporto presentato oggi con altre "roadmap" per il 2050 si vede che "Energy [R]evolution" è ambizioso ma basato su ipotesi realistiche e che può fornire energia in modo flessibile, producendola più vicino a dove viene consumata e con un mix bilanciato di fonti che garantisce una vera rivoluzione energetica.

Per trasformare l'Energy [R]evolution in realtà, l'Ue deve realizzare le sue ambizioni nella sfida ai cambiamenti climatici, bloccare i massicci sussidi alle fonti fossili e al nucleare e sostenere attivamente la creazione di una forte economia basata sulle fonti pulite di energia. 


 Articolo del 08 Luglio 2010 tratto da GREENPEACEITALIA

martedì 13 luglio 2010

Un giorno da... Maroni ! (La mafia sul Garda non esiste)



L'arrivo del ministro Maroni con l'esercito al suo fianco desta sempre più stupore nel paese di Garda. Mentre si parla di sicurezza della navigazione, da parte delle procure si evidenziano nel veronese fenomeni di radicamento mafioso e riciclaggio.Ma di questo Maroni sembra non esserne del tutto consapevole.Mentre la gente cerca i suoi eroi, a Garda costruscono case sotto le frane e il Consiglio comunale viene sciolto...
Video e commento del YouTuber artisat4

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- Il Lago di Garda e la mafia - Benny Calasanzio
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lunedì 12 luglio 2010

Caprino Veronese. Cari i miei parcheggi...

 
Piazza della Vittoria di Caprino Veronese
Da qualche giorno la piazza è misteriosamente deserta, delle righe blu sull’ asfalto saltano subito all’occhio.
Un comune dove qualsiasi grande opera è  possibile, grazie soprattutto agli aiuti dell’amico consigliere regionale Giorgetti  (parole dell’Amministrazione comunale) ora evidentemente non si può più permettere di garantire un posto auto libero ai cittadini, nemmeno nei pressi di un supermercato.
Si sa, il Baldo attira molti appassionati di flora e fauna montana, sarà forse l’ambizione e la foga di poter essere considerato un vero e proprio  “comune turistico” ad aver scaturito questa decisione?
Una cosa è certa… chi paga siamo noi.
Simone

lunedì 5 luglio 2010

Autogol Brancher, dopo le dimissioni il verdetto fra 20 giorni

Articolo de il Fatto Quotidiano del 05-07-2010
Autogol Brancher, dopo le dimissioni il verdetto fra 20 giorni
di Gianni Barbacetto
È il primo ministro che si dimette non davanti al capo dello Stato, ma davanti al giudice: Aldo Brancher, ministro di Non-Si-Sa-Che, si è presentato questa mattina in aula al palazzo di Giustizia di Milano, dove dovrà essere processato per il denaro ricevuto dal banchiere di Lodi Gianpiero Fiorani. Ha fatto una breve dichiarazione spontanea, in cui ha spiegato di voler rinunciare al “legittimo impedimento”, chiedendo di essere giudicato con rito abbreviato (cioè sulla base degli elementi finora raccolti negli atti processuali). “La mia presenza è un segno di rispetto per il tribunale”, ha detto al giudice Anna Maria Gatto. “Sono qui a difendere la mia innocenza”. Poi ha annunciato le sue “dimissioni irrevocabili” da ministro: “Al fine di consentire una rapida chiusura della vicenda che mi riguarda”.
Caso chiuso, dunque? Tutto finito e amici come prima? No. Il caso Brancher resta una ferita aperta nella maggioranza di centrodestra e del corpo vivo del suo leader, Silvio Berlusconi. Intanto perché è un caso di plateale, completo, evidente fallimento: il capo del governo lo ha fatto ministro (offrendogli così lo scudo per non essere processato), ma ha dovuto fare marcia indietro. Quella nomina ministeriale, Silvio la doveva all’amico Aldo, che lo aveva salvato, restando zitto in galera nel 1993. Ma si è rivelata una mossa sbagliata che gli ha fatto, in un colpo solo, perdere consensi, incrinare i rapporti con Umberto Bossi, attirare gli strali del capo dello Stato.
Una scelta che ha avuto un effetto se possibile anche più dirompente: ha reso evidente la profonda crisi di Silvio, che dice “Ghe pensi mi”, ma non riesce più a tenere insieme la sua truppa. Che Gianfranco Fini remi contro non è più una novità. Ma che ora ci siano punti di rottura anche con la Lega, questa sì che è una notizia: gli uomini del Carroccio sono stati finora i pretoriani di Silvio, disposti a fare quadrato attorno a lui a ogni costo, più di tanti “amici” del Pdl. Ma su Brancher qualcosa si è spezzato. Qualcosa d’indicibile, che ancora non riusciamo a vedere del tutto. Brancher è dal 1994 l’ufficiale di collegamento, come si dice, tra Silvio e Umberto, l’uomo che tiene i contatti, che conosce i segreti del riavvicinamento della Lega a Berlusconi (nel 1994 chiamato sulla Padania “Il mafioso di Arcore”). È anche l’uomo che sa quale percorso hanno fatto i soldi della Banca popolare di Lodi che Fiorani sostiene di aver dato a Brancher “anche per la Lega” e in particolare “per Roberto Calderoli”. Questo è il punto più delicato: del processo che non si doveva fare, per effetto della nomina a ministro con legittimo impedimento incluso; e (dopo il fallimento del piano) del processo che ora invece si farà.
Il risultato è disastroso. Per ridurre i danni, Brancher ha chiesto il rito abbreviato, a porte chiuse, senza cronisti curiosi; e celebrato allo stato degli atti. In questo modo, verranno evitati nuovi, imbarazzanti interrogatori a Fiorani (che racconta di aver pagato) e a Calderoli (che nega di aver incassato). Ma Brancher, finché era sottosegretario, aveva di fronte a sé la prospettiva di vedere la sentenza fra molti mesi. Ora invece, dopo la bella idea di farlo ministro, incasserà già tra venti giorni un verdetto che potrebbe essere di condanna, e per reati gravi come la ricettazione e l’appropriazione indebita. La sentenza potrebbe infatti arrivare già a fine luglio, prima della discussione della legge sulle intercettazioni: una brutta botta per il governo.
Brancher continua a fare quello che ha sempre fatto, fin dal 1993: il parafulmini, il capro espiatorio, assumendo tutte su di sé le responsabilità di Berlusconi e, questa volta, anche della Lega. Non sapremo mai chi dice la verità: Fiorani, che paga per Brancher e Calderoli (“Ho consegnato la busta a Brancher, il quale mi disse che doveva dividerla con Calderoli perché il ministro aveva bisogno di soldi per la sua attività politica”); o Calderoli, che dice di non saperne niente? Alessandro Patelli, il cassiere leghista dei tempi eroici, negli anni di Mani pulite dovette darsi del “pirla” per avere incassato i soldi di Montedison. Brancher questa volta farà da parafulmine anche per il Carroccio, per evitare che qualcun’altro debba darsi del “pirla”. Comunque sia, questa non è una bella storia né per la Lega, né per Berlusconi, che continua a incassare colpi inferti a un governo che già barcolla. Alla faccia dei “Ghe pensi mi”.