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lunedì 10 marzo 2014

INCONTRO PUBBLICO "Giù le mani dal Lago di Garda"

VENERDI' 14 MARZO ORE 21 CENTRO PARROCCHIALE LAZISE

Aggiornamento : venerdì sera ci sarà Paolo Tessadri, giornalista del Fatto Quotidiano al posto di Sigfrido Ranucci, il caporedattore di Report (nota trasmissione d’inchiesta giornalistica di Rai 3)
Con la partecipazione straordinaria di Sigfrido Ranucci, giornalista della trasmissione televisiva "Report" e Paolo Biondani, giornalista de "L'Espresso".

A Verona l'arresto del vicesindaco  Vito Giacino ha svelato un vergognoso sistema di corruzione e favoritismi a pochi privati autorizzati ad arricchirsi con le speculazioni edilizie, danneggiando il territorio e la qualità della vita dei cittadini costretti a vivere in periferie degradate da colate di cemento e asfalto. Gli atti giudiziari documentano che questo sistema di malaffare ha coinvolto anche il comune di Lazise: dietro la cementificazione che minaccia Lazise ora spuntano fortissimi interessi economici proprio di quei potenti che sono finiti sotto inchiesta a Verona.

Per informare la popolazione, la parrocchia di Lazise e il Circolo NOI "CGP" hanno organizzato al Centro giovanile un incontro pubblico in cui verrà illustrata la gravità della situazione e i possibili sviluppi.

martedì 30 aprile 2013

A Lazise "Prima che sia troppo tardi!" due serate sulle infiltrazioni mafiose nel nord Italia

Lazise - Lago di Garda (VR)
La Parrocchia di Don Achille, supplendo  a lacune da parte di altri, organizza due serate dedicate alle infiltrazioni mafiose  nelle nostre zone e nel resto del nord Italia, intitolate: "Prima che sia troppo tardi"con la presenza di autorevoli firme della carta stampata e del giornalismo d'inchiesta: Feruccio Sansa; Paolo Romani; Peter Gomez; Mario Portanova; Lirio Abbate.
Moderatore il lacisiense Paolo Biondani de L'Espresso.
"La Parrocchia di Lazise organizza un ciclo di incontri pubblici con giornalisti d'inchiesta dei più importanti
mezzi d'informazione nazionali, per rispondere alle domande dei cittadini,
PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI !
Le organizzazioni mafiose stanno attaccando il Nord Italia. Lo dimostrano inchieste e processi con centinaia di condanne dalla Lombardia alla Liguria, dal Piemonte all'Emilia. In Veneto il problema è taciuto e sottovalutato, nonostante i pesanti segnali di infiltrazione nei grandi traffici criminali e nel sistema delle imprese legali.
Perchè la mafia punta al Nord? Quali rischi corrono i Comuni del Lago di Garda?
Come possiamo difendere il nostro territorio?

VENERDÌ 3 MAGGIO 2013, ORE 21, CENTRO GIOVANILE
M A F I A  E  C E M E N T O

Le speculazioni edilizie devastano l'ambiente, impoveriscono il territorio e rovinano il paesaggio minacciando così anche il futuro del turismo. Ma in molte regioni italiane gli affari del cemento hanno richiamato anche capitali sporchi e interessi mafiosi. Ne parlano: Mario Portanova, giornalista de "Il Fatto quotidiano", autore di inchieste televisive per la Rai e per varie TV straniere, ha scritto il libro-inchiesta "la Mafia a Milano" ed è stato tra i redattori-fondatori della testata "Società Civile" di Nando Dalla Chiesa; Ferruccio Sansa, già inviato speciale dei quotidiani "La Repubblica" e "La Stampa", autore del libro-inchiesta "Il partito del cemento", oggi è il responsabile del settimanale di approfondimento de "Il Fatto Quotidiano";
Pier Paolo Romani, giornalista e scrittore, presidente di "Avviso Pubblico", l'associazione nazionale di tutela e formazione degli amministratori locali minacciati dalla mafia.

VENERDÌ 10 MAGGIO 2013, ORE 21, CENTRO GIOVANILE
M A F I A  E  P O L I T I C A

La criminalità esiste in tutto il mondo, ma soprattutto in Italia la politica è da decenni condizionata dai voti, soldi, complicità e violenze delle organizzazioni mafiose. Il potere mafioso continua ancora oggi a ondizionare la politica? Ne parlano:
Peter Gomez, direttore del sito de "Il Fatto Quotidiano", autore di numerosi libri di denuncia con Marco Travaglio; Lirio Abbate, inviato speciale del settimanale "L'Espresso", autore del libro-inchiesta "I complici" sulla nuova mafia di Bernardo Provenzano, per il quale ha subìto gravi minacce dai boss di Cosa Nostra e ora è costretto a vivere sotto scorta.
Gli incontri saranno moderati da Paolo Biondani,giornalista del settimanale "L'Espresso".
L'INVITO A QUESTI INCONTRI È CALOROSO E APERTO A TUTTI , CITTADINI E AUTORITÀ"

Il Garda va salvato da mafia, TAV e cemento. Parola di Vittorio Messori  

Paolo Biondani - Rischio mafie nel "cemento del Garda" 

'NDRANGHETA ALL'ASSALTO DEL VERONESE di Benny Calasanzio 

Paolo Biondani - Lago di Garda e di cemento


domenica 9 dicembre 2012

Il Garda va salvato da mafia, TAV e cemento. Parola di Vittorio Messori.

Articolo de il Corriere del Garda di Alessandro Gatta del 03 luglio 2012 

Vittorio Messori
Qualcosa non quadra lungo i paesaggi paradisiaci che circondano il lago di Garda. Dalla sponda veronese a quella bresciana, e quel cemento di troppo che in particolare nei dintorni di Desenzano, e nelle aree adiacenti alle Colline, Valtenesi compresa. Chi scrive abita qui da poco meno di 20 anni, dopo una breve esperienza milanese: il professor Vittorio Messori a Milano ha di certo vissuto di più, ha studiato e conosciuto pure Torino, ora dagli anni ’90 risiede a Desenzano, e scrive e lavora a Maguzzano, nella storica abbazia. Il colpo d’occhio parla chiaro, panoramico o no. “Mi ritengo un immigrato volontario – ci racconta il professore – Ho scelto di trasferirmi qui, con mia moglie, pur non avendo parenti o amici di vecchia data, semplicemente perché attirato dalla bellezza del luogo. Ma mi accorgo che è una sofferenza, vedere che questo paesaggio che oltre a me nei secoli ha attirato infinite altre persone, anno dopo anno si degrada, subisce una dubbia edilizia, l’edilizia delle case sparse nella campagna, l’edilizia delle seconde case. Io le chiamo conigliere, le conigliere del Garda: e al territorio non portano nulla, abitate si e no due settimane all’anno attirano solo i ladri. Chi ci vive, bavarese o bresciano che sia, si porta pure l’acqua minerale da casa. Ai gardesani l’ho detto e lo ripeto, state attenti! State distruggendo il vostro territorio, state sperperando e scialacquando il vostro patrimonio”.

Un patrimonio paesaggistico naturale che negli ultimi anni ha subito trasformazioni evidentissime. Un consumo di suolo e di territorio che non ha eguali nell’Italia degli anni ’90: “Dobbiamo essere realisti – continua Messori – il consumo del territorio deve essere fermato. Non possiamo permettere che questa edilizia, anche di cattiva qualità, continui ad allargarsi, a macchia d’olio. Io abito a Desenzano, da quando mi sono trasferito la città ha raggiunto i 30mila abitanti, è la seconda della Provincia. Senza dimenticare le centinaia, forse migliaia di seconde case. Ovviamente la nostra non è una dittatura, non possiamo impedire alla gente di trasferirsi qui. Nonostante lo scempio il Garda è ancora appetitoso. Ma dobbiamo conciliare questa crescita inarrestabile con la necessità di salvare il territorio, e trovare al più presto un punto di equilibrio”. I suoi articoli, pubblicati di recente anche dal Corriere, non sono piaciuti proprio a tutti. Tanto che in molti si sono stupiti (o almeno lo hanno fatto credere) quando il buon Messori è stato minacciato, più e più volte. “Mi sono molto esposto, e continuerò a farlo. Per salvare la campagna che ancora oggi miracolosamente resiste intorno all’abbazia di Maguzzano: terreni che fanno parte del paesaggio e della storia, una storia millenaria del libero Comune monastico amministrato da un frate e da cinque contadini, eletti dai loro compagni. Ho fatto articoli, interviste, inchieste, mi sono battuto affinché questa bellezza e questo verde fosse salvaguardato dalle costruzioni. Una zona ancora libera, e dunque molto preziosa: è chiaro che la trasformazione di un terreno da agricolo a edificabile significa poter moltiplicare per il mille il valore del terreno stesso. Una cosa è coltivare mais, un’altra è poterci costruire”. Ed ecco allora le minacce, ripetute: lettere anonime e minatorie, vetri dell’auto spaccati, telefonate notturne.

“Non voglio fare il martire, e nemmeno l’eroe. Ma le minacce erano concrete e pesanti, mi raccomandavano di farmi i fatti miei. Questa è il modo di fare della mafia, e me lo ha confermato anche il Questore di Brescia, non appena i giornali pubblicarono la mia storia. Mi ha detto di stare molto attento, e che effettivamente ci sono degli interessi mafiosi molto forti per quella zona, proponendomi perfino una scorta. Ma se devo morire, preferisco farlo da uomo libero”. La Digos è poi arrivata, i giornali locali ne hanno parlato ancora, le minacce al momento sembrano concluse. Perché le mafie “preferiscono agire nell’ombra” e gli interessi sono così alti che “non ci sono solo i mafiosi, ma ci sono anche certi agricoltori”.
Vittorio Messori sembra accerchiato, per fortuna non è sempre così. “Certo non sono molto amato – sorride – la mafia mi minaccia, la gente del posto non sempre mi guarda in modo entusiasta. Ma sono contento di poter lavorare a fianco di Gabriele Lovisetto, segretario del Comitato Colline Moreniche (presto Consorzio) che ha sede proprio nell’abbazia, proprio accanto al mio studio. Stiamo parlando di un vero missionario, che fa un’opera preziosa, spesso anche da solo. Un missionario che si batte per la difesa di quanto resta della bellezza gardesana, ammiro molto il suo impegno totale, e per il tutto il territorio. Non mi ritengo un ambientalista o un verde, spesso sono categorie di estremisti, quasi fanatici, che fanno più danni che benefici. Credo che invece Lovisetto e i suoi amici siano mossi dal buon senso, non si vuole bloccare tutto senza riflettere, si vuole semplicemente conciliare il doveroso progresso con la salvaguardia dell’ambiente”.


“Parlando di progresso ecco che si avvicina la TAV, che passerà da Brescia, passerà dal Garda e dalle Colline Moreniche, sfiorando la Lugana e i vigneti. “Meglio essere chiari, in un Paese sovraffollato come l’Italia un treno ad alta velocità non ha senso di esistere. Solo da Milano a Venezia ci sono almeno sette città importanti, una ogni 50 chilometri: non vedo quindi a cosa possa servire un treno che fa i 300 all’ora. Un conto sono le pianure siberiane della Russia, un conto è il deserto spagnolo, da Madrid a Saragozza e da Saragozza a Barcellona. Là non c’è niente davvero, non c’è neanche una casa”. Il progetto però si farà, nonostante le critiche e nonostante le polemiche: “Se si deve fare, meglio farlo provocando meno danni possibili. In questo ha ancora ragione il Comitato, il progetto va spostato, magari più a sud. La preziosità delle Colline Moreniche deve essere tutelata. E attenti ai cantieri, e alle gallerie. Rischiano di sconvolgere tutto il sistema idrico che alimenta il Garda“.

sabato 24 novembre 2012

A Cavaion Veronese - Ambiente, Cemento e Mafia al Nord


A Cavaion Veronese - Ambiente, Cemento e Mafia al Nord
 Venerdì 7 Dicembre, ore 21.00
Sala Civica Corte Torcolo - Via Vittorio Veneto, 1




La Nebbia e la Neve e l'Associazione Culturale LiberaMente presentano  una serata di informazione e dibattito sull'ambiente, il territorio e la Mafia al nord.
Con la partecipazione straordinaria di Benny Calasanzio Borsellino, scrittore e giornalista.


"Un familiare di vittime di mafia passa metà della sua vita a difendere la vittima e l'altra metà a difendere se stesso"
 

Prevedendo nuove aree edificabili a Cavaion V.se, durante la serata, si tratterà anche del prossimo Pat (Piano d’assetto territoriale) e verrà presentato il calendario Cavaion Veronesese 2013: “Gru senza ali 4 - In memoria di un Kaki".


 

domenica 1 aprile 2012

Mafia SPA nel veronese e nord Italia - IL VIDEO



Video del discorso integrale di Benny Calasanzio, il quale, fa le sue considerazioni in merito alle infiltrazioni mafiose nel nord Italia, zone del Lago di Garda e vicinanze incluse, durante un incontro svoltosi a Garda (Verona) il 29-03-12 dal titolo MAFIA SPA, L'ASSALATO DELLA CRIMINALITA' ALL'ECONOMIA VERONESE.

    domenica 18 marzo 2012

    Mafia Spa a Garda giovedì 29 marzo

    MAFIA SPA, L'ASSALATO DELLA CRIMINALITA' ALL'ECONOMIA VERONESE



    AGGIORNAMENTO: Guarda il video della serata

    "Mentre in Veneto le istituzioni sottovalutano il problema, la criminalità organizzata calabrese si infiltra negli appalti pubblici e inquina il tessuto economico. Esemplare la vicenda del "Consorzio Primavera", pesantemente in odor di mafia, incaricato di realizzare l'ecocentro nel comune veronese di Garda". Benny Calasanzio

    Giovedi 29 marzo p.v., ore 20:45, presso l'Hotel Bisesti corso Italia 34/36 - Garda ,  si terrà un incontro con la partecipazione di Benny Calasanzio , scrittore e giornalista e la Dott.ssa Maria Gallo  

    Vista l'importanza dei contenuti che verranno trattati e discussi durante la serata riportiamo, in calce, tre link utili per saperne un po' di più.

      martedì 31 gennaio 2012

      'NDRANGHETA ALL'ASSALTO DEL VERONESE di Benny Calasanzio



      Post di Benny Calasanzio del 31/01/2012 tratto da Cado in Piedi 

      Mentre in Veneto le istituzioni sottovalutano il problema, la criminalità organizzata calabrese si infiltra negli appalti pubblici e inquina il tessuto economico. Esemplare la vicenda del "Consorzio Primavera", pesantemente in odor di mafia, incaricato di realizzare l'ecocentro nel comune veronese di Garda.

       

      Partiamo da un dato di fatto certo e incontestabile. La mafia al Nord non esiste. Ancor meno in riva alle dolci e fiabesche acque lacustri del Garda. E poi lo ha detto qualche giorno fa anche il presidente vicario della Corte d'Appello di Venezia, Vittorio Rossi: la presenza della mafia in Veneto è «esigua». «Il dato - ha detto Rossi - sembra smentire la tesi di chi riferisce di penetrazioni delle mafie nel Veneto». Premessa (e rassicurazione di Rossi) d'obbligo per non disturbare la dormiente e soporifera classe politica veronese. Una politica distratta che usa non eseguire radiografie sul conto di chi finanzia per opere ed infrastrutture, e, anzi, querela chi ha il vizio del racconto (Chincarini dixit).

      Nella lezione di oggi de La mafia al Nord non esiste parliamo del comune di Garda, gioiello a Nord Ovest del capoluogo, sulla costa veronese del lago da cui prende il nome. Il Comune, guidato allora e guidato ora da Antonio Pasotti, nel 2009 si affida al Consorzio Primavera, e all'impresa ausiliaria, la Giada Srl, per la realizzazione dell'ecocentro comunale: un'area attrezzata per il conferimento e la differenziazione di alcune categorie di rifiuti. Il costo iniziale dell'appalto era di 480 mila euro, e il consorzio lo agguanta agevolmente con un ribasso del 14,630 per cento. La cifra però lievita gradualmente fino ai definitivi 722.600,00, più altri 250 mila per realizzare la strada di accesso: in pratica quasi un milione di euro a carico dei cittadini di Garda, che proprio non potevano più vivere senza l'ecocentro. Come si legge nella delibera della Giunta comunale n. 100 del 05.06.2009, «si affidava definitivamente l'esecuzione dei lavori di realizzazione della nuova Isola Ecologica - Ecocentro - in Loc. Risare, in Garda (VR), alla Ditta Consorzio Primavera - Via Amendola, n. 88 - 42046 Reggiolo (RE) - P.IVA: 02338370352, come da verbale di aggiudicazione dell'asta pubblica, redatto dalla Commissione di gara nei giorni 10.02.2009 e 11.02.2009 - approvato con determinazione del responsabile del Servizio Area Lavori Pubblici n. 53 del 16.02.2009 - da cui è risultata la miglior offerente».

      Esattamente un anno dopo la vittoria dell'appalto, il Consorzio e Giada Srl perdono la certificazione antimafia, perché vengono colpiti dall'interdittiva emessa dal prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro. Il provvedimento, come specificato dalla normativa, è una «misura preventiva volta a colpire l'azione della criminalità organizzata impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione». Il 16 settembre 2011 il Consiglio di Stato ha respinto definitivamente i ricorsi presentati contro il provvedimento del prefetto da Francesco Todaro, legale rappresentante, e Raffaele Todaro, confermando la sentenza del Tar Emilia Romagna, sezione staccata di Parma, n. 115 del 21 aprile 2011, «concernente la revoca al subappalto di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria su impianti ed edifici aziendali a seguito di interdittiva antimafia». Le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato, purtroppo per i "mafiaugualesud", raccontano i retroscena della decisione, e certificano che il Comune veronese di Garda ha affidato lavori per quasi un milione di euro ad un consorzio in odor di mafia. Già, direte voi, ma il provvedimento del prefetto è di un anno successivo all'appalto. Già, ma bastava cercare sul web notizie sui Todaro per capire che bisognava escluderli dalla gara, o magari fare uno squillo in prefettura.

      Ripercorriamo le ragioni che hanno chiuso le porte degli appalti pubblici al Consorzio Primavera. In data 5 luglio 2010 la prefettura di Reggio Emilia con un informativa (prot. n. 935/AM/Area 1), afferma come «sussistente il pericolo di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell'attività del Consorzio Primavera», con conseguente sussistenza delle cause interdittive di cui all'art. 4 del d. lgs n. 490 del 1994, ovvero sospensione della certificazione antimafia.

      Ma cosa c'entra la mafia con un gruppo di imprese reggiane colme di calabresi? Il Consiglio di Stato lo dice chiaramente, riferendosi ai partecipanti al Consorzio: «la ditta "Edilsesso S.a.s. di Floro Vito Selvino & C." era stata dichiarata fallita l'8 maggio 2010 e che ciò nonostante il socio accomandatario Floro Vito Selvino continuava ad avere un alto tenore di vita, utilizzando autovetture di lusso di grossa cilindrata; che il fratello Floro Vito Giuliano risultava sottoposto ad arresti domiciliari in Provincia di Reggio Emilia e sorvegliato speciale di P.S., per fatti riconducibili all'associazione per delinquere finalizzata all'usura, ed era stato già in passato oggetto di segnalazioni all'Autorità giudiziaria per associazione per delinquere di tipo mafioso, oltre ad essere stato segnalato per la frequentazione con il nipote del defunto boss di una cosca di Cutro operativa in Reggio Emilia (clan Dragone) e con altri soggetti in vario modo interessati da segnalazioni di polizia per reati in gran parte tipici di organizzazioni malavitose; che, anche per l'immediata vicinanza dei comuni di residenza dei due fratelli (nati nel crotonese), era concreto il rischio di infiltrazione da parte della cosca mafiosa "Grande Aracri" di cui Giuliano era considerato un affiliato; che la Edilsesso S.a.s. di Floro Vito Selvino & C. aveva intrattenuto rapporti commerciali con società di cui è socio accomandatario il fratello Giuliano e con altri soggetti vicini alla suddetta cosca operante in Reggio Emilia; che Floro Vito Selvino aveva intrattenuto rapporti con più individui interessati da segnalazioni di polizia per svariate tipologie di reato, alcuni dei quali anche vicini alla cosca "Grande Aracri" di Cutro».

      Dunque la Edilsesso (sarebbe curioso capire il nesso tra l'edile e la copulazione) era di un soggetto ritenuto addirittura intraneo all'associazione mafiosa. Ma la sentenza continua: «che altre ditte consorziate risultavano avere avuto rapporti commerciali con imprese vicine ad affiliati ad organizzazioni mafiose (la ditta Youssef Mohamed Abd El Alil Ismail in relazione alla Sarcia S.r.l.), o risultavano già oggetto di informazione interdittiva antimafia (Giada S.r.l.), o risultavano possedute da soggetti interessati direttamente da segnalazioni di polizia per tipologie di reato "sensibili" alle tematiche di prevenzione antimafia o risultavano adusi ad accompagnarsi ad individui gravati da analoghe segnalazioni (ditta Tirotta Massimiliano), o risultavano facenti capo a soggetti che frequentavano persone oggetto di segnalazioni di polizia per condotte criminose tendenzialmente legate all'appartenenza ad organizzazioni malavitose (ditta Marchio Vincenzo e ditta Ferrazzo Giovanni), o i rispettivi titolari risultavano in rapporto di parentela con soggetti in vario modo coinvolti in informative interdittive e in comportamenti in tal senso rilevanti (ditta Tirotta Luigi, ditta Arabia Salvatore, ditta Todaro Giuseppe); che i titolari delle ditte Soda Roberto e Soda Massimo risultavano gravati da segnalazioni di polizia per svariate tipologie di reato e altresì risultavano adusi a frequentare altri soggetti gravati da simili segnalazioni».

      Dunque più che consorzio, il Primavera rappresentava una selezione naturale di persone individuate come, in qualche modo, vicine alla 'ndrangheta o alla delinquenza.

      La sentenza continua: «il titolare (di origine crotonese) della ditta Grande Antonio (peraltro poi uscita dal Consorzio) era stato arrestato per associazione per delinquere finalizzata all'usura e si era contraddistinto per rapporti di frequentazione e di comunanza di interessi con il già citato Floro Vito Giuliano oltre che con altri soggetti della medesima estrazione geografica e in vario modo coinvolti in inchieste analoghe o collegate».

      E infine si chiude con il botto: «che il sig. Raffaele Todaro, procuratore del Consorzio Primavera, risultava legato da vincolo familiare con il boss della 'ndrangheta Dragone Antonio (ucciso nel 2004 da affiliati alla cosca rivale "Grande Aracri"), per essere stato coniugato con la figlia; che il sig. Todaro Raffaele era stato più volte oggetto di intercettazioni ambientali relative a colloqui in carcere con il suocero che esplicitava i suoi disegni criminosi e i suoi obiettivi nel conflitto con la cosca "Grande Aracri", così rivelando la piena fiducia nel genero; che nei primi anni '80 il Todaro era stato inquisito per il reato di «estorsione» insieme al suocero e ad altri familiari (pur risultando poi beneficiario della decisione del G.I. di non doversi procedere per insufficienza di prove); che in una intercettazione telefonica era emerso che il Todaro aveva contattato un affiliato del clan Dragone per conto del suocero (anche se poi la vicenda penale si era conclusa con l'assoluzione per "non avere commesso il fatto"); che risultava presumibile la vicinanza del sig. Todaro Raffaele alla cosca vincente "Grande Aracri", a fronte dell'adesione al Consorzio Primavera di imprenditori riconducibili a detto gruppo criminale, anche in considerazione di una situazione di verosimile accordo tra il clan Dragone e la cosca avversaria per il più fruttuoso esercizio delle attività illecite in ambito reggiano; che, nonostante l'assenza di pronunce penali di colpevolezza a carico del Todaro, le risultanze investigative, gli accertamenti amministrativi, le intercettazioni ambientali e telefoniche integravano un quadro complessivo di elementi che facevano ragionevolmente ritenere la contiguità mafiosa di tale soggetto».

      I giudici fanno rilevare anche «il comportamento mendace dei fratelli Todaro, che avevano indotto in errore le istituzioni preposte ai controlli, avendo omesso di far denuncia alla Camera di Commercio di Reggio Emilia delle intervenute modifiche statutarie e delle ditte che risultavano effettivamente consorziate, verosimilmente allo scopo di non far figurare ufficialmente in Consorzio ditte controindicate e con rapporti certi con ambienti vicini alla ndrangheta».

      Questi sono i fatti emersi. Ma tutto ciò non vuole smentire minimamente il presidente vicario della Corte d'Appello di Venezia, che immagino, quando parla, si assuma le proprie responsabilità. E nemmeno i politici veronesi che dormono sonni tranquilli. Purtroppo però l'unica sorte che possono avere i fatti è quella di essere raccontati, e io sono affezionato alle tradizioni
      .

      sabato 4 settembre 2010

      Contestazione a Renato Schifani solo un gesto di buon senso
















      Non c'è dubbio la contestazione al presidente Schifani è stata unicamente ed oggettivamente un gesto di buon senso.
      La solidarietà dei vertici del partito democratico, di nome ma non di fatto, del Presidente della Repubblica ecc. ci fan capire quanto ormai  la  gran parte della nostra classe politica sia sempre più casta, una casta chiusa ancor più in se stessa, che magari litiga in superficie ma in realtà non fa altro che alzare muri a proposte di cambiamento, critiche ed iniziative di contenuto dal grande senso razional-democratico ed innovativo che provengono dal "basso".
      La casta sta perdendo la cognizione di ogni dove e quando, non sapendo leggere i segni dei tempi. Volendo sopravvivere il più a lungo possibile, essa se ne frega se molti dei suoi appartenenti non sono delle persone proprio proprio per bene come si sospetta per Schifani Renato e i suoi presunti rapporti con la mafia, ultime tra tutte sono le dichiarazioni dello Spatuzza il quale, dichiara che il presidende del Senato, in passato  quando svolgeva le mansioni di avvocato, fece da tramite tra i vertici Fininvest e i fratelli Graviano (boss della mafia).
      Ai corraggiosi, democratici,  pieni di buon senso (cosa che non sono il P.D. ed altri partiti ) ed anche un po' malmenati  contestatori dico Grazie.
      Sig. Giubilei, giornalista Rai, che ai manifestanti ha dato dei fascisti, si ricordi che del caso Schifani, casualmente, i media televisivi tradizionali  ne  parlan poco o niente; le rimembro il comportamento di radio e di stampa di regime nel periodo di nostra dittatura. Chi ha orecchie per intendere...  

      martedì 13 luglio 2010

      Un giorno da... Maroni ! (La mafia sul Garda non esiste)



      L'arrivo del ministro Maroni con l'esercito al suo fianco desta sempre più stupore nel paese di Garda. Mentre si parla di sicurezza della navigazione, da parte delle procure si evidenziano nel veronese fenomeni di radicamento mafioso e riciclaggio.Ma di questo Maroni sembra non esserne del tutto consapevole.Mentre la gente cerca i suoi eroi, a Garda costruscono case sotto le frane e il Consiglio comunale viene sciolto...
      Video e commento del YouTuber artisat4

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      giovedì 18 marzo 2010

      Paolo Biondani - Rischio mafie nel "cemento del Garda"

      C’è un «rischio mafia e camorra collegato alle speculazioni edilizie in tanti paesi del lago di Garda». A ribadirlo è stato, sabato durante un convegno sul bioturismo organizzato da Centro studi Nascimbeni, Istituto tecnico per il turismo e Garda Family House di Castelletto, il giornalista dell’Espresso originario di Lazise Paolo Biondani.
      A Castelletto Biondani ha presentato una relazione dal titolo emblematico: «Cemento vista lago. I dati della speculazione edilizia in Italia e sul Garda». A margine del convegno, ha poi precisato i punti più critici del territorio scaligero. «I dati Istat indicano che dal 1995 al 2006 in Italia sono stati autorizzati fabbricati per oltre tre milioni di metri cubi di cemento. Di questi, un terzo solo nel nord est. E stiamo parlando solo di quelli autorizzati». Sul Veronese: «Nel 2006 sono stati autorizzati 2 milioni e 390 mila metri cubi di cemento nella provincia scaligera: il doppio di quanto fatto in Liguria e la metà di quanto accaduto in Toscana o Campania. Una colata impressionante di cemento per residence e seconde case».
      «Questo», dice Biondani, «è il punto di partenza per l’'arrivo, sul Garda, di mafia, camorra e ‘ ndrangheta. È un pericolo reale, una realtà che è codificata in alcune inchieste che sta portando avanti la procura di Milano con il giudice Ilda Bocassini e di Brescia col pubblico ministero Fabio Salamone, nonchè alcune indagini della Procura di Napoli sugli investimenti edilizi dei camorristi».
      Un esempio: «A Desenzano sono stati sequestrati, in questi mesi, 49 immobili e 2 discoteche di proprietà, tramite prestanome, del clan Piromalli di Gioia Tauro, esponenti potentissimi della ndrangheta calabrese».
      E ancora: «Anche a Castelnuovo, secondo quanto risulta agli atti di inchieste e giudiziarie, ci sono infiltrazioni di stampo camorristico nei subappalti edilizi, relativi al clan dei Casalesi».
      «Ciò che è più sconvolgente», prosegue, «è come gli amministratori locali non si rendano conto della gravità del problema e minimizzino questo aspetto Purtroppo non pensano che queste colate di cemento spesso celino riciclaggio di denaro sporco e investimenti dei clan. E dopo i soldi arrivano anche gli esponenti dei clan, sia come colletti bianchi che con reati quali estorsioni, incendi, ricatti».
      Biondani insiste: «La situazione della speculazione edilizia del basso Garda, sia bresciano che scaligero, è drammatica». Punta l’indice su paesi in cui «sono previste o in atto colate di cemento enormi: nel veronese, a Peschiera, Castelnuovo, Pacengo. Per non parlare del nuovo strumento urbanistico di Lazise: prevede cementificazioni terribili».
      In chiusura il cronista de L’Espresso accenna anche a una propria inchiesta in corso di perfezionamento: «Si collega allo scandalo della Protezione civile nazionale: nelle intercettazioni figura anche un affare da milioni di euro sul lago di Garda, che un imprenditore offre a un’altro. Stiamo aspettando il testo delle intercettazioni per darne conto». G.M.

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      domenica 28 febbraio 2010

      Il Lago di Garda e la mafia - Benny Calasanzio



      Benny Calasanzio fa le sue considerazioni in merito alle infiltrazioni mafiose nelle zone del Lago di Garda e vicinanze, portando come esempio le vicende che hanno coinvolto e coinvolgono il comune di Peschierta del Garda (Verona).
      Nel video viene citato Vittorio Messori, il quale però non risiede a Peschiera del Garda, ma bensì a Desenzano del Garda, ed è stato minacciato per aver difeso il verde che circonda l'abbazia di Maguzzano (Lonato del Garda-Brescia).
      P.s. Grazie Carlo per avermi segnalato l'incontro!

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      - BIONDANI PAOLO MESSORI VITTORIO "Che lago vuoi?"