L’orto urbano Allmende Kontor è un progetto agricolo nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini berlinesi che, dopo la chiusura dell’aeroporto di Tempelhof, ha deciso di prendere in concessione i terreni per creare uno spazio dedicato alla socializzazione, al giardinaggio e all’orticoltura.
Sulle piste dell’aeroporto in questione – uno dei più antichi della Germania, risalente agli anni ’20 del secolo scorso e chiuso definitivamente nel 2008 – oggi trovano sede oltre 300 piccoli appezzamenti di terra in cui gli aspiranti contadini possono coltivare una vasta serie di vegetali ed alberi da frutto. La struttura, quasi interamente ricavata grazie a materiali di riciclo come i pallet, e suddivisa da piccole palizzate di bambù, è completamente autogestita dai cittadini, sulla scia di quanto già avviene nell’orto urbano Prinzessinnengarten.
Il progetto, infatti, alimenta il precetto di cooperazione comunitaria, in quanto gli spazi in cui è suddiviso l’ambiente non sono sono coltivati e curati da un soggetto specifico, ma vengono co-gestiti in modo spontaneo, collettivo, facendo sì che i partecipanti si organizzino in quanto a piantumazione, irrigazione, tempistiche a attività colturali da mettere in atto.
“Bene Comune”, dunque, non è solo il concetto a cui rimanda il nome dell’orto urbano, ma il fulcro spirituale del progetto che – anche grazie al contratto di concessione dei terreni che si rinnova ogni tre anni – sta attirando un numero sempre più massiccio di cittadini appassionati di orticoltura, ma anche di semplici curiosi che vogliano passare del tempo a leggere o a rilassarsi sulle numerose panchine dell’area, in un ambiente naturalistico che contribuisce a rendere Berlino una città sempre più verde.
Un vecchio adagio
recita: la colpa dei padri ricadono sui figli. A quanto pare tale detto ha
motivo di esistere se generazioni di esseri umani sono condannati a scontare il
peccato di presunzione dei nostri progenitori, Adamo ed Eva. Però ci sono anche padri,
genitori giusti e saggi che lasciano ai figli lodevoli eredità sia morali,
etiche, le più importanti, sia finanziarie.
Non è il caso di Cavaion, basta
guardarsi intorno, osservare il disastro paesaggistico e percepire quello
finanziario e, mi sia consentito, anche una certa precarietà
etico-comportamentale, considerato che taluni scambiano un valore altamente
impegnativo ed etico, la libertà, con il permesso di fare i propri comodi
(inquinare l’acqua potabile - l’acqua che non avremmo mai dovuto bere! -,
scarabocchiare muri, sparare “musica” a tutto volume in piazza della Chiesa).
All’incapacità, piuttosto
all’avida irresponsabilità nel gestire l’urbanistica, il territorio, il
paesaggio di Cavaion non è più possibile porre rimedio, oserei dire che il
tutto è stato tristemente metabolizzato e non solo da chi ne ha tratto
considerevoli vantaggi.
Del disastro finanziario siamo
chiamati a rispondere secondo il tristemente noto costume italiano: interesse
privato, pubblico indebitamento.
In questa cornice cavaionese
assistiamo sconcertati alla ventata di novità che soffia sul paese da Maggio
dello scorso anno.
E’ un susseguirsi di eventi, come
si usa dire oggi, immancabilmente patrocinati dal Comune, iniziati con l’arrivo
a Cavaion, paese noto per sua vocazione motociclistica, dell’ormai attempato
Giacomo Agostini[1].
Arrivo annunciato con largo anticipo e con ripetuti richiami in ogni dove e con
ogni mezzo (l’esatto contrario di come si agisce in occasione della
convocazione di assemblee pubbliche, come l’ultima, assente sul sito del Comune).
Poi, grandi celebrazioni per i 50 anni dell’AVIS, non certo
all’insegna della sobrietà e forse non proprio donatori di sangue, come in
altre località italiane. L’hanno chiamata AVIS-Spring, c’è quindi da
scommettere che la kermesse verrà
ripetuta ogni anno, dopo tutto anche la primavera è a cadenza annuale e i
giovani emergenti, eternamente agitati e vogliosi di protagonismo, hanno sangue
nelle vene.
E cosa dire delle
escursioni all’EXPO, la grande sagra
milanese, carichi di quintali della ambita, famosa fogassa, per promuovere
il turismo a Cavaion?
A Verona, i sanzenati hanno il papà
del Gnoco, propongo la creazione di una cavaionesemama della fogassa, il capo coperto
dal fazzoletto d’ordinanza,così per la prossima sfilata di carri carnascialeschi ci sarà qualche cosa
di nuovo da fotografare dal balcone di piazza Fracastoro.
Di turismo, però, non se ne parla più: ci si è alla fine convinti che
è un’utopia?
Oltre alla fogassa, la Bastia
doveva essereuna grande attrazione, anzi,
l’attrazione del paese; ma se continuiamo
a fare i preziosi aprendo al pubblico l’ArcheoparcoQUATTRO volte all’anno non c’è molto
da aspettarsi.
I parchi pubblici sono, di
solito, accessibili, fruibili tutti i giorni.
Non stiamo parlando
dell’ostensione della Sacra Sindone, ma della possibilità di accedere ad
un’area dove sorgono ruderi come se ne contano e vedono a centinaia in Italia,
quindi niente di particolare, se non per la posizione. Tutto recintato e
chiuso, anche la parte che dovrebbe, comunque, essere sempre aperta e mi
riferisco a quella dove di archeologico non c’è proprio niente.
Se non ricordo male, i lavori
nell’area della Bastia sono iniziati
almeno 12 anni fa.
Ormai la Bastia è stata tristemente
rimossa dall’immaginario collettivo.
Non va dimenticato il ripristino
dell’asta con tanto di bandiera sul
Ceriel, festeggiata con il momento culinario che connota i vari happening: la risottata.
Nel 2011 cadevano i 150
dell’unità d’Italia. In quell’occasione, a Cavaion, di fervidi patrioti nemmeno
l’ombra, quest’anno, all’improvviso, sono tutti usciti dalla clandestinità.
E l’incontro/dibattito intorno
alla violenza sulle donne, momento di riflessione da anni organizzato dal
gruppo Te Donna[2].
C’è bisogno di apporsi al petto,
in mancanza di meglio, anche questa medaglietta?
Questi incontri il gruppo delle
“teiere”, così amano chiamarsi le componenti e le sostenitrici del medesimo, li
organizza da anni.
Per farla breve, l’attuale Amministrazione mette il suo cappello su
tutto, sembra non costi nulla [3],
ma, a quanto pare, ha un grande ritorno mediatico: si vuole dimostrare che le
cose, a Cavaion, sono cambiate, perché è toccato a Cavaion!
Che cosa?
In realtà, feste, sagre,
risottate a parte, eliminata insomma la tara, non si nota gran che, a guardarsi
intorno: sono stati tolti, e non è certo un male, i ciuffetti di busso
superstiti, che componevano il nome del paese, presente sulla madre di tutte le
rotatorie (meglio sarebbe togliere anche la scritta, piuttosto kitsch), la conclusione della
sistemazione del viale della Rimembranza non si sa quando avverrà, nel
frattempo non è più un viale, mancando molti alberi, alcune vie del centro
storico mostrano vistosi rattoppi: che sia street
art?
A proposito, la
segnaletica di fronte al Pizzicotto è stata aggiornata, indica non più dove
dirigersi per raggiungere il centro,
bensì il centro storico. Chi non
conosce Cavaion, chissà che cosa si aspetterà di vedere!
Si è inaugurato con grande
spolvero il TERZOcampo di calcio, che, se non ho capito
male, stiamo pagando in toto.
Un’altra spesuccia ereditata,
d’accordo, ma lo si poteva anche inaugurare con più sobrietà considerato il
fatto che l’allora opposizione, l’attuale maggioranza, ne contestava la realizzazione.
Ma, si sa, l’importante è la visibilità, il presenzialismo, come suggeriscono
gli esperti di marketing.
Anche la sistemazione
degli introj, è stata portata a termine, quasi, dall’attuale
Amministrazione. I finanziamenti, furono ottenuti dalla precedente, o sbaglio?
I nostri, tutti ormai armati, a
spese nostre (5.000 Euro) , di tablet
per essere sempre connessi, come se dipendessero da loro le sorti del genere
umano, si sono accorti che all’Introl
della Torre mancano 2 punti luce (i fili sono pencolanti)?
Che dire del muretto, all’altezza
del civico 36 di via Belvedere, in pieno centro storico, che da anni versa in
condizioni disastrose? Nessuno ha mai visto niente?
A quanto pare, per tradizione, né
gli Amministratori di Cavaion in prima persona, né i loro collaboratori girano
per il paese.
E, sempre a proposito di
incompiute: che ne è della Casa della
Musica e Centro giovanile?
Se ne parla dal lontano 2008
(Deliberazione Comunale n° 6 del 7.1.2008) e i lavori, stando all’ultimo
cartello visto, dovevano essere ultimati il 14.12.2013 (2 anni fa).
Fu inaugurata, in pompa magna,
Sabato 26 Aprile 2014 dal Sindaco uscente per far vedere quanto era stato
bravo.
Erano presenti anche i “rivoluzionari”
giovani dell’associazione culturale LiberaMente. Non hanno nulla da dire?
Sono ConvenienteMente diventati SopitaMente,
perché hanno ottenuto altri vantaggi più vantaggiosi (scusate il bisticcio)
dall’attuale Amministrazione, della quale sono nelle grazie?
Se andate sulla home-page del
loro blog leggerete:
LiberaMente Cavaion
Liberamente
è un’attitudine che tutti i cavaionesi dovrebbero adottare. Guardare con
spirito critico e informarsi su quello che succede a Cavaion perché solo chi è
informato è libero.
Parole, parole, parole … … …
Che dire del tanto decantato Parco fotovoltaico[4].
Solo ora si scopre che il
progetto parco fotovoltaico aveva qualche lacuna. L’opposizione, all’epoca,
dove era? E, adesso, che cosa intende fare la maggioranza, ex opposizione, non
pagare a parte! Non ci ha detto niente in proposito.
Si potrebbe vendere la ferraglia e ripristinare il preesistente
boschetto, di certo molto più ecologico visto che le foglie degli alberi
purificano l’aria (fotosintesi clorofilliana).
Di eventuali pensieri/soluzioni
relative alla oltremodo redditizia area adibita a pascolo (terreno ex Rizzardi) non se ne parla più.
La Contessa Rizzardi, ed altri
con lei, ringraziano e brindano alla nostra salute! E noi paghiamo il conto,
anche dal punto di vista paesaggistico.
Si è passati dalla bufala del
Polo scolastico al cabalistico Albero della vita. Che ne dicono le pecorelle?
A proposito di scuola, l’attuale Amministrazione pare
abbia un asso nella manica per quanto concerne le elementari.
Mi è stato riferito che se ne è parlato
a margine dell’assemblea pubblica tenutasi in Sala Civica giovedì 26 Novembre.
Confesso, la colpa è mia, ho abbandonato il luogo prima della conclusione delle
presentazioni e così non so cosa sia stato detto in merito. Mi autorizzo,
comunque, ad osservare che un tale tema andrebbe affrontato da solo.
L’Amministrazione dovrebbe indire un’assemblea pubblica per esporre, in maniera chiara ed esaustiva, i
termini della questione, ovvero lo stato attuale, le esigenze esistenti, le
soluzioni possibili, le soluzioni proposte, esponendone vantaggi e svantaggi.
Poiché, a quanto pare, il nuovo
edificio scolastico dovrebbe essere il frutto di una sinergia fra Cavaion e Affi, sarebbe opportuno che
tale assemblea fosse presieduta dai rispettivi
Sindaci affinché alla stessa siano invogliati a partecipare numerosi i cittadini di entrambe le comunità.
Dopo tutto spetta loro valutare se sia una geniale soluzione o un’emerita
castroneria, perché si stanno spendendo
i loro soldi.
Sempre in tema di assemblea, mi
aspettavo maggiore concretezza e chiarezza.
Uno porta pazienza, poi la noia e
la delusione prendono il sopravvento e rimpiange di non essersene rimasto a
casa dedicando il suo tempo a cose migliori.
Purtroppo si sente la mancanza di
una esposizione sintetica, efficace, leggibile
ed intellegibile dei dati contabili, servendosi di tabelle e grafici.
Proiettare testi e cifre illeggibili se non dotati di telescopio non serve a
niente.
Per non parlare dei detto/fatto
riassuntivi da parte della Sindaca, dopo
ogni intervento.
Un centrifugato di Berlusconi e Renzi.
I tempi vanno contenuti: per la
parte contabile-amministrativa 20 minuti (30 al massimo), per gli altri 10
minuti ciascuno sono più che sufficienti e arriviamo a 40 minuti complessivi.
Totale 60 minuti.
Se si inizia, puntualmente, alle
20.45 alle 21.45
tutto deve essere concluso per lasciar spazio ad osservazioni/interventi da
parte del pubblico, sempreché non ci si voglia produrre in un lungo monologo
auto celebrativo.
Sarebbe anche meglio anticipare
di 15 minuti l’inizio, alle 20.30.Non è certo
cominciando tardi che arrivano più persone, ma rendendo interessanti e
coinvolgenti gli incontri con la cittadinanza, annunciandoli con un certo
anticipo (come per Agostini, per esempio) in modo che le persone possano programmarsi.
Non è strano che su 1839 votanti, nemmeno il 5 percento partecipi alle Assembleepubbliche di Progetto Paese, più
corretto dell’AMMINISTRAZIONE? I posti vuoti erano almeno una quarantina e
se la sala è omologata per un centinaio di persone fate un po’ i conti e se al
numero dei presenti si sottrae quello di parenti, amici, sodali sempre pronti
ad applaudire, quanti ne restano di veramente interessati?
Forse chi si era espresso a
favore di Progetto Paese, di quelli che ora
tocca a Cavaion, pensava che sì, avessero la bacchetta magica e che,
perciò, bastava eleggerli e poi tutto si sarebbe sistemato e i problemi
sarebbero stati risolti per incanto.
Forse, lo credevano anche loro,
quelli di Progetto Paese, viste le grandi feste organizzate per festeggiare la
vittoria.
Adesso,si sono resi conto che non c’era proprio
niente da festeggiare.
Auspicando, per il futuro, una
maggiore sobrietà e modestia
Adriana Bozzetto, una
extra-comunitaria
[1]
Un membro dell’attuale compagine amministrativa collabora in una rivista
specializzata in due ruote.
[2]
Una delle fondatrici di Te Donna è la
nostra Sindaca, tenacemente sostenuta dal gruppo durante la campagna
elettorale, però Te Donna non faceva
politica, come aveva tenuto a precisarmi una signora fondatrice.
[3]
Ho sentito dire, ma attendo conferma dai meglio informati, che per Agostini
furono acquistate 100 copie delle sue memorie per un importo di 3.000 Euro.
[4]
Presentato ufficialmente alla cittadinanza il 7 Maggio 2013.
EMISSIONE SPECIALE delle Poste Italiane patrocinata dall’Associazione per la tutela e la promozione del paesaggio italiano. In questo caso si è voluto testimoniare l’apprezzamento per l’ inserimento armonioso di un edificio di civile abitazione, nel contesto morenico cavaionese.
La tiratura è limitata e invitiamo gli interessati a recarsi al più presto presso il locale Ufficio Postale. Sono a disposizione anche cartoline affrancate con timbratura speciale.
Il Venerdì Santo stavo ritornando a casa da un giretto sul
percorso della salute con Baffi, il cane del mio vicino di villa Bonazzo.
All’altezza delle due unità immobiliari stile teleferica mi imbatto in una
giovane coppia. Da come si guardavano intorno e si muovevano era chiaro che
stavano cercando qualche cosa. Li saluto, come faccio sempre quando incontro
qualcuno per strada. I due si fanno coraggio e si rivolgono a me per aiuto. La
giovane signora mi dice che stavano cercando quel posto con alberi, panchine e
tavoli . Le sembrava che fosse da quelle parti ma non riusciva a ricordarsi
come arrivarci. Non me ne sono meravigliata, è stato modificato il tracciato
del percorso della salute.
Spiego ai
due che quei tavoli e quelle panchine non esistono più, distrutti, marciti.
Gli alberi divelti. Quel posto non esiste più, meglio esiste
ma non è più come era una volta, lo hanno trasformato in un “parco
archeologico” inaccessibile.
La signora mi guarda smarrita e delusa. Voleva venire qui il
lunedì di Pasqua per un picnic. C’era stata molti anni fa e ne serbava un bel
ricordo. Chiedo se venissero da Verona, no erano di Caprino. Spiego loro come
arrivarci, giusto per dare un’occhiata e gli consiglio di scegliersi una meta più
piacevole e accogliente per Pasquetta.
L’area intorno alla Bastia, con le acacie che offrivano
ombra ristoratrice a chi anche solo voleva sostare un po’ in quel luogo seduto
ad uno di quei tavoli, godendo la vista di quei ruderi coperti di edera.
Sembrava di essere in un disegno di quei viaggiatori del Gran Tour che a
ricordo dei luoghi visitati li disegnavano su album. Quelli sapevano disegnare
e disegnare richiede la capacità di osservare. Allora sì, era un parco,
accessibile a tutti e in qualsiasi momento. Adesso che lo hanno pomposamente
battezzato Parco Archeologico è freddo, inaccessibile e il percorso per
arrivarci raffazzonato.
Grazie all’imposta di soggiorno tutto si sistemerà, ci
informa l’attuale Amministrazione.
Non ho capito perché tale imposta sia a scadenza, come lo
yogurt. Parte dal 1 giugno, e va bene, ma, perché va pagata solo fino al 31 ottobre? Non
arrivano più turisti dopo il 31 ottobre? E se non ne arrivano più, che senso ha
mettere la scadenza dell’imposta? Se non arriva più nessuno, nessuno paga
niente, o no?
Il rapporto "Recuperiamo terreno" dell'Istituto superiore per la
protezione e la ricerca ambientale evidenzia un dato allarmante sulle
coste italiane: il 19,4% dei litorale entro i 300 metri dal mare è stato
impermeabilizzato. L'aumento del cemento è attribuito alle periferie e
alle aree a bassa densità
Le coste italiane sono ricoperte dal cemento: il
19,4% dei litorale entro i 300 metri dal mare è stato impermeabilizzato,
così come il 16% tra i 300 e i 1.000 metri. Lo certifica “Recuperiamo
terreno – rapporto sul consumo di suolo 2015″, la ricerca redatta dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra)
secondo cui quasi il 20% della fascia costiera italiana – oltre 500
Kmq, l’equivalente dell’intera costa sarda -, è perso ormai
irrimediabilmente e evidenzia come le aree costiere abbiano quasi
triplicato il dato nazionale, che stima un consumo complessivo di suolo
pari al 7% del territorio nazionale.
Il cemento ha attaccato anche 34mila ettari all’interno di aree protette,
il 9% delle zone a pericolosità idraulica e il 5% delle rive di fiumi e
laghi. Ma non sono state risparmiate neppure le zone considerate “non consumabili“,
montagne, aree a pendenza elevata e zone umide. La percentuale di suolo
direttamente impermeabilizzato è salita al 7% (il 158% in più rispetto
agli Anni ’50) e ammonta a oltre il 50% il territorio che, anche se non
direttamente coinvolto, ne subisce gli impatti devastanti. Ha rallentato, invece, negli ultimi cinque anni la velocità di consumo, con una media di 6-7 metri quadri al secondo.
Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta di dodici
concerti composti da Vivaldi tra il 1723 e il 1725. Fra questi i più famosi sono i primi quattro che, formando un tutt’uno,
vengono solitamente riprodottiinsieme: “Le quattro stagioni”.
Il sottotitolo del calendario Gru senza ali VI[1], Il cemento della follìa e della
speculazione (forse avrei dovuto scrivere speculatione) mi è venuto in
mente pensando al vivaldiano cimento.
La cosa buffa è che il cimento del prete rosso che allieta le
nostre orecchie e il nostro animo e il cemento
che ferisce i nostri occhi e ci intristisce hanno la stessa radice, la parola
latina “caementum(originariamente caedimentum) dal verbo caedere "tagliare, squadrare", e significò dapprima "pietra
squadrata, pietra di cava", o anche "scheggia di marmo". Poi si
indicò con la parola caementum
anche una sostanza
(pozzolana) che, aggiunta alla calce, le conferiva la proprietà di indurire
sott'acqua, cioè la rendeva idraulica.[2]
Infine, sostanza che, interposta
fra altri corpi, ha la funzione di unirli saldamente fra di loro.
In senso figurato è ciò che serve
a stringere, rinsaldare un vincolo: sentimenti, esperienze.
Dal caementum, materiale composito, si arriva al cimento, una misturausata un tempo dagli orafi per purificare o
saggiare i metalli preziosi ma anche l’operazione
stessa del purificare e saggiare, quindi in genere esperienza, saggio, analisi.[3]
Derivato dall’attività orafa è il
senso figurato rimasto ai nostri giorni, quello di prova, rischio, provocazione
(il famoso tirar a cimento o tirar a siménto,
in dialetto).
Più usato del sostantivo è
sicuramente il verbo riflessivo cimentarsi, esporsi
a cimento, avventurarsi, cimentarsi con qualcuno, affrontarlo, venire a
combattimento con lui impegnarsi a fondo in qualche cosa.
A questo punto si può quindi
senza dubbio affermare che a Cavaion qualcuno si è cimentato nel cementificare,
cementificando rapporti amicali fra venditori di lotti resi miracolosamente
edificabili e tecnici progettisti operanti in loco, estensori di esemplari
piani per la gestione del territorio mirati alla conservazione della bellezza e
delle caratteristiche del paesaggio.
Ora, forse, la crisi ridurrà la
presenza di gru nel territorio cavaionese, il che, se da un lato è auspicabile,
dall’altro mi mette angoscia perché potrebbe rendermi disoccupata. D’altra
parte, questo è il settimo dei calendari-denuncia e, si sa, che il settimo è un
anno critico.
Ma, come qualcuno ci ricorda,
crisi significa momento di scelta, di decisione forte. Brevemente l’origine di
questa parola ormai frequentemente e quotidianamente pronunciata e in merito
alla quale continuano a rassicurarci che sta per finire, senza peraltro
informarci né sul quando né sul come.
Il termine “crisi”, di
derivazione greca, κρίσις (krisis),
originariamente indicava la separazione, provenendo infatti dal verbo greco κρίνω
(krìno): “separare”,
appunto. Il verbo era utilizzato in riferimentoalla trebbiatura, cioè all’attività conclusiva nella raccolta del grano,
consistente nella separazione della granella del frumento dalla paglia e
dalla pula.
Da qui derivò tanto il primo
significato di “separare”, quanto quello traslato di “scegliere”. In origine,
dunque, il termine era di derivazione agricola.
Il separare il buono dal cattivo
comporta una scelta. La crisi ci impone quindi scelte ben precise e, per
questo, i periodi di crisi sono, dovrebbero essere, momenti di riflessione e di
elaborazione di progetti innovativi anche e talvolta necessariamente di rottura
con il passato.
Saprà Cavaion trovare nella crisi,
che non risale a qualche mese fa, l’opportunità verso un cambiamento radicale?
E’ ancora in tempo per poterlo attuare? O, forse, cinque anni orsono ha
purtroppo perso anche l’ultima, veramente l’ultima, occasione offertale dal
destino?
A giudicare dalla scarsa presenza
di cittadini alla prima assemblea pubblica dell’attuale Amministrazione, temo
di sì.
Nonostante la schiacciante
vittoria di Progetto Paese le presenze sono state scarse, mi sembra di poter affermare
che un terzo dei posti a disposizione[4]
fossero liberi, una trentina. Se poi togliamo la tara, ovvero il numero dei
parenti e dei facenti parte il nucleo di PP, arriviamo a numeri veramente
risibili.
1839 sono state le preferenze
espresse a favore di Progetto Paese, equivalenti al 59% del totale.
Il 27 di Novembre u.s. erano
presenti in sala civica Eugenio Turri forse una quarantina di persone, al netto
della tara.
Per quanto riguarda i Cavaionesi,
soprattutto quelli DOCG, c’è da sospettare che siano ormai mitridatizzati,
disperatamente mitridatizzati, sembrano diventati insensibili a tutto. Per
contro, da un po’ di tempo a questa parte, fanno molto moto.
Infine, parafrasando il poeta, augurerei
alla nuova Prima Cittadina: “che la tua
carica, anco tardivenuta, non ti sia
grave” e le consiglierei pause rigeneranti, non si può essere dappertutto.
Distaccarsi un po’ dalle cose,
dalle situazioni, serve a vederle sotto
un altro aspetto, il che, talvolta, può risultare di grande utilità. Come
quando si osserva un’opera d’arte, è necessario allontanarsene per avere una
visione del tutto, altrimenti si corre il rischio di vederne solo un
particolare e giudicarla solo per quello.
Gli esperti, infine,affermano che i capi devono essere soli,
questo per mantenere equidistanza con tutti e garantirsi una grande libertà
nelle decisioni, piacevoli e spiacevoli.
Adriana Bozzetto -una extra-comunitaria
Cavaion Veronese
XII - 2014
[1]
E’ il sesto calendario intitolato Gru senza ali, in realtà è il settimo. Quello
del 2010 aveva per titolo “Il gallo “scomparso
Genova, legge consumo del suolo: Merkel l’ha fatta 20 anni fa, in Italia solo annunci
L'alluvione
di Genova dimostra come quello del consumo del suolo sia un problema
tanto urgente quanto pervicacemente trascurato dalla classe dirigente.
Berlino, modello per il governo su diversi temi come quello flessibilità
del lavoro, è intervenuta da tempo. E In Italia? In Parlamento
giacciono diversi ddl, tra cui uno di iniziativa governativa che ha
attraversato 3 esecutivi: Monti, Letta e Renzi. Eppure non c'è stato
ministro dell'Ambiente che negli ultimi anni non abbia gridato quanto
sia "urgente" intervenire
di Marco Pasciuti del 15 ottobre 2014, tratto dal sito del ilfattoquotidiano.it
“Il nostro modello è la Germania“, spiegava l’11 agosto il premier Matteo Renzi parlando con il Financial Times delle riforme avviate dal governo per combattere la crisi economica. Perché Berlino, nelle parole dell’esecutivo, è un faro da seguire specie in tema di Jobs Act e flessibilità
del mondo del lavoro. Eppure dare un’occhiata ogni tanto a quello che
fanno i maestri tedeschi anche in altri ambiti risulterebbe utile. Un
esempio: la tutela del territorio. La tragedia di Genova dimostra come
quello del consumo del suolo sia un problema più che urgente, indifferibile. Tanto indifferibile quanto pervicacemente trascurato dalla classe dirigente tutta, nonostante le dichiarazioni di facciata: secondo il rapporto Ispra 2014, il “fenomeno continua a mantenersi intorno ai 70 ettari al giorno, con oscillazioni marginali nel corso degli ultimi 20 anni”.
Berlino, invece, sulla problematica è intervenuta da tempo e, partendo
da una situazione peggiore della nostra, si è data un obiettivo: nel
2002 ha approvato una legge per ridurre il consumo di suolo vergine a 30 ettari al giorno entro il 2020. E l’Italia cos’ha fatto? Anni di annunci e neanche una legge.
Intervento di Paolo Biondani ( giornalista dell'Espresso) e Tiziano Maestrello, architetto e segretario della associazione "Cisano per viverci", durante l'assemblea intitolata " Giù le mani dal Lago di Garda", in merito allo scempio che ha subito, che sta subendo e che purtroppo subirà il territorio attorno al Lago di Garda ( per esempio a Cisano, frazione di Bardolino) , entroterra incluso.
La serata è stata organizzata dalla parrocchia di Lazise, fra i temi principalmente trattati anche il caso "Verona" alla luce degli arresti dell'ex-vicesindaco Giacino.
A quanto a conoscenza pare sia emerso un vero e proprio sistema corrotto e despotico (favorendo appalti perfino a società legate all'ndrangheta calabrese)che si è diramato pure nella provicia (come è successo per Lazise ). Dopo vari interventi ed esposizioni da parte di Michele Bertucco (gruppo minoranza PD Verona), Michele Croce ( Verona Pulita, ex presidente AGEC Verona) e Paolo Tressadri (giornalista de "Il Fatto" ) si è arrivati ad una considerazione, tal sistema é circoscritto solo al Giacino o è qualcosa di ben più allargato da denomiare "sistema Tosi"?
Tosi: "...o te te adegue al sistema o te vè fora dale bale!"
Intervento di Michele Croce
Video del Movimento 5 stelle di Lazise (VR)
Altri estratti audio e video li potete ascoltare e visualizzare sul blog ReportGarda.com (diretto dalla giornalista AnnaMaria Schiano) clicca qui.
VENERDI' 14 MARZO ORE 21 CENTRO PARROCCHIALE LAZISE
Aggiornamento : venerdì sera ci sarà Paolo Tessadri,
giornalista del Fatto Quotidiano al posto di Sigfrido Ranucci, il
caporedattore di Report (nota trasmissione d’inchiesta giornalistica
di Rai 3)
Con la partecipazione straordinaria di Sigfrido Ranucci, giornalista della trasmissione televisiva "Report" e Paolo Biondani, giornalista de "L'Espresso".
A Verona l'arresto del vicesindaco Vito Giacino ha svelato un vergognoso sistema di corruzione e favoritismi a pochi privati autorizzati ad arricchirsi con le speculazioni edilizie,
danneggiando il territorio e la qualità della vita dei cittadini costretti a vivere in periferie degradate da colate di cemento e asfalto. Gli atti giudiziari documentano che questo sistema di malaffare ha coinvolto anche il comune di Lazise: dietro la cementificazione che minaccia Lazise ora spuntano fortissimi interessi economici proprio di quei potenti che sono finiti sotto inchiesta a Verona.
Per informare la popolazione, la parrocchia di Lazise e il Circolo NOI "CGP" hanno organizzato al Centro giovanile un incontro pubblico in cui verrà illustrata la gravità della situazione e i possibili sviluppi.
"E' giunto il momento di prediligere la salvaguardia dall'ambiente e
fermare il consumo del territorio. I servizi sono ormai saturi, a
partire dal colettore, progettato per un'urbanistica più ridotta
dell'esistente. Il Garda più di quello che c'è non può contenere. Basta
nuove espansioni!"
Con queste parole, tratte dal quotidiano l'Arena di Verona del 15
febbraio 2014,Giorgio Pasionelli, attuale sindaco di Torri del Benaco,
accoglie la sentenza del Consiglio di Stato che vede respinto il ricorso
da parte della Coop Azzurra contro il Comune di Torri per la
lottizzazione “Le Sorte”, presso la frazione di Albisano, ad utilizzo
turistico-alberghiera e che tale, dopo la bocciatura del ricorso, dovrà
rimanere, insomma un altolà definitivo contro la vendita di seconde case
“mascherate” da residence turistici.
Ora focalizzandoci invece su Cavaion V.se, la domanda nasce
spontanea: "Perchè l'amministrazione comunale non ha denunciato la ditta
costruttrice del "Borgo del Sole"? Nato anch'esso per esser destinato ad
uso turistico e ricettivo ma con il fine, fatalità, di essere utilizzato
come residenziale?"
Si vocifera che l'amministrazione cavaionese sia venuta in soccorso
all'impresa, barattando tal trasformazione, con la costruzione gratuita (
eseguita sempre dalla stessa ditta) di un casermone assai brutto, sorto
in una location infelice, piú precisamente sul Viale della Rimembranza.
Lascio ai lettori di buon senso far proprie considerazioni e giudicare.
Consiglio di Stato “approva” battaglia urbanistica del Comune di Torri contro le speculazioni edilizie
Articolo di Annamaria Schiano del 15 febbraio 2014, pubblicato sul blog ReportGarda.com
Torri del Benaco - Lago di Garda (Verona)
Vittoria
del Comune di Torri anche al Consiglio di Stato contro la vendita di
seconde case “camuffate” da residence turistici. Si chiude, così, il
lungo scontro giudiziario tra il Comune di Torri e la Cooperativa
Edilizia Azzurra per la lottizzazione turistico-alberghiera “Le Sorte”
ad Albisano. Il Consiglio di Stato, mercoledì 12 febbraio, ha confermato
la sentenza emessa dal Tar nel 2009 ed ha, così, respinto il ricorso
della ditta. “Una sentenza che farà
giurisprudenza a livello nazionale –sottolinea soddisfatto il sindaco
Giorgio Passionelli- poiché è la prima di questo tenore che è anche
entrata nel merito delle questioni”.
Amburgo città verde: senza auto entro il 2030 3.000 ettari di parchi urbani, 1.900 ettari di orti, 900 ettari
di cimiteri comunali e circa 245.00 alberi ad abbellire le strade: ma
Amburgo promette di fare molto di più
Tratto da GaiaNews.it, scritto da Marta Gaia Sperandii il 20.01.2014
Si chiama Rete Verde e permetterà ai cittadini di Amburgo di
camminare e pedalare al riparo da smog e rumori del traffico, lungo
tragitti che collegando giardini pubblici, campi sportivi e da gioco,
orti urbani e cimiteri abbracceranno l’intero anello cittadino.
Attraverso questi percorsi sarà possibile varcare i confini della
città ed immergersi nella bellezza dei paesaggi circostanti, tra campi
coltivati, foreste, aree protette. Luoghi dove praticare sport, fare
picnic e passeggiate o semplicemente rilassarsi, leggere, ammirare le
meraviglie della natura e scrollarsi di dosso lo stress di una intera
settimana lavorativa.
L’idea di una rete verde va però ben oltre il potenziamento
dell’offerta ricreativa. Alla base c’è un chiaro disegno, per cui entro
il 2030 il volto della città cambierà radicalmente. Se infatti “anelli
verdi” sono presenti in diverse città europee tra cui anche Londra o
Colonia, come sottolinea la responsabile del progetto Angelika Fritsch,
la rete di Amburgo sarà talmente capillare da permettere a cittadini e
turisti di muoversi senza bisogno di utilizzare automobili e lontano dal
traffico veicolare.
Obiettivo di Amburgo è infatti diventare una città a misura di pedoni
e ciclisti, riducendo il più possibile l’uso delle auto. Non succederà
dall’oggi al domani, ma in questo senso la città tedesca è già piuttosto
avanti, potendo attualmente contare su 15 piste ciclabili che per un
totale di 400 km collegano il centro città ai luoghi di relax, da
utilizzare per una semplice pedalata serale o come vera e propria via di
fuga per un weekend in mezzo alla natura.
Nell’ambito della tradizionale sagra cavaionese nota come La tersa de Lujo quest’anno abbiamo
potuto notare alcune novità: il gruppo di LiberaMente
con una mostra fotografica, ma le foto non erano tutte giovanili, e una di
arte figurativa gestite dai giovani, che si esibivano anche con una loro band ,e
la compagnia Teatro dell’ Attorchio. in
un pezzo di satira politica che canzonava il Sindaco.
Il contesto nel quale era stato allestito il teatro era
molto suggestivo, il cortile interno di quello che una volta fu un ristorante
molto conosciuto ed apprezzato per la sua cucina a base di pesce di mare, il
Bellavista.
Il palcoscenico posto a nord-ovest aveva come sfondo il
paesaggio, alla maniera dei teatri greci e romani, alcuni ulivi nel retroscena
ed uno scorcio del Monte San Michele, sovrastato da una gigantesca gru, quella
del cantiere faraonico di via, appunto, San Michele.Nessuna immagine riassume in maniera così chiara e concisa
la situazione cavaionese.
Verso la fine di settembre dello scorso anno, a Cavaion
apparvero alcuni striscioni, fatti in casa, uno sulla piazza della Chiesa,
davanti al pannello esplicativo del Percorso Didattico, uno in via Berengario,
affisso alla staccionata del cantiere edilizio che stava costruendo il
complesso residenziale denominato Corte
21, ed un terzo fissato alla rete di recinzione del rinomato ed apprezzato Borgo del Sole, all’altezza dei resti
della villa romana. Tali striscioni recitavano, rispettivamente:
CAVAION … A SPASSO FRA GRU E CEMENTO
SMETTETE DI FARCI LA CORTE
SALVAGUARDIAMO
I NOSTRI BENI CULTURALI
Sembrò che nel grembo dell’assonnata Cavaion stesse per
prendere forma una civile, tangibile protesta contro la ormai nauseante e più
volte denunciata cementificazione.
Di lì a poco un gruppo di giovani fece il suo ingresso sulla
scena: si era dato l’ assai impegnativo nome di LiberaMente, definendosi
associazione culturale, e la sera di mercoledì 7 Novembre 2012, in Sala Civica, si
presentarono ufficialmente alla cittadinanza, meglio a tutte le persone che
gremivano, come non mai prima né dopo, la suddetta sala, per lo più genitori, familiari
e amici dei ragazzi, come in occasione dei saggi di fine anno di un’accademia
di arte filodrammatica.
Il volantino distribuito per pubblicizzare l’evento
riportava gli obiettivi della neonata associazione, fra questi: promuovere lo stop al consumo di territorio
e recupero delle strutture esistenti.
Il layout dello stesso: una gru, mattoni, faceva supporre
che quello della tutela del paesaggio e del territorio fossero gli argomenti
più sentiti dai giovani.
Le occasioni per nuove dimostrazioni di sdegno, di protesta
contro il perseverare di una gestione dissennata del territorio cavaionese non
sono certo mancate nel corso dell’anno, però si è preferito ritornare al
rassicurante torpore di sempre.
Come affermano gli esperti di comunicazione, i problemi
vanno taciuti: la gente è stufa di sentirne parlare. In altre parole meglio
ignorarli piuttosto che risolverli, i problemi, costa meno in termini di
impegno e si è più amati. Non facciamo quindi presente che:
Nel frattempo, è stata demolita una casa e sbancato un bel pezzo di Monte San
Michele. Ma, non preoccupiamoci: costruiranno una casa di legno, ad impatto
ambientale/atmosferico zero che, quindi compensa l’offesa al paesaggio.
Nel
frattempo si è
intrapreso lo sbancamento di una collina morenica (fra via San Faustino e Borgo
del Sole) sulla sommità della quale si erge, ancora per poco, un boschetto di
ulivi, oltre un centinaio.
Nel
frattemposono spariti circa 12.000 mq di verde per dare spazio
ad un parco fotovoltaico, che di parco, a parte il nome, non ha nulla, che
porterà alle casse del Comune di Cavaion ben 8.000 (ottomila), avente letto bene ottomila Euro all’anno
per 10 anni, poi……si vedrà. Sembra che anche qui, come nel caso che segue,
l’Amministrazione abbia fornito prova delle sue grandi capacità di
programmazione.
Nel
frattempo la Casa
della Musica non è ancora finita. Il Sindaco aveva dichiarato, nella famosa
serata del 7 Novembre 2012, che sarebbe stata inaugurata a Gennaio. Non avendo
specificato di che anno, direi che ha affermato quasi la verità, infatti, se
andrà bene, potrebbe essere
inaugurata a Gennaio del 2014!
Nel
frattempo la
Bastia, vanto della storia cavaionese e grande attrazione turistica, è ancora
inaccessibile ed il Percorso Didattico sempre pietoso.
Nel
frattempoè stato liquidato un PAT (Piano di Assalto del Territorio) che prevede nuovecolate di cemento grazie ad un’Amministrazione che ben poco ha
fatto per informare i cittadini, a parte una serata, il 31 gennaio di quest’anno,
con un nutrito numero di relatori, fra questi l’architetto estensore del PAT, per
non dire un bel niente, a un’opposizione rassegnata, senza grinta, e a
cittadini indifferenti, non motivati, perché non ripetutamente ed
esaustivamente informati.
O, forse, a Cavaion ci sono ancora troppi proprietari
terrieri che bramano il poco impegnativo, irresponsabile, “far schei coi quarei”?
Sapete chi ha redatto il PAT? Sicuramente ne conoscete il nome ma forse
nessuno vi ha fatto notare che si tratta di un architetto che, absit iniuria verbis, il territorio di
Cavaion lo conosce molto bene.
Via San Michele
Ceriel
Cavaion Veronese, un paese da proteggere. Cercasi
santo protettore.