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domenica 16 marzo 2014

Biondani Paolo e Maestrello Tiziano "Giù le mani dal Lago di Garda!"- IL VIDEO

Video del Movimento 5 stelle di Lazise (VR)

Intervento di Paolo Biondani ( giornalista dell'Espresso) e Tiziano Maestrello, architetto e segretario  della associazione "Cisano per viverci", durante l'assemblea intitolata " Giù le mani dal Lago di Garda", in merito allo scempio  che ha subito, che sta subendo e che purtroppo subirà il territorio attorno al Lago di Garda ( per esempio a Cisano, frazione di Bardolino) , entroterra incluso.

La serata è stata organizzata dalla parrocchia di Lazise, fra i temi principalmente trattati anche il caso "Verona" alla luce degli arresti dell'ex-vicesindaco Giacino.
A quanto a conoscenza pare  sia emerso un vero e proprio sistema corrotto e despotico (favorendo appalti perfino a società legate all'ndrangheta calabrese) che si è diramato pure nella provicia (come è successo per Lazise ). Dopo vari interventi ed esposizioni da parte di Michele Bertucco (gruppo minoranza PD Verona), Michele Croce ( Verona Pulita, ex presidente AGEC Verona) e Paolo Tressadri (giornalista de "Il Fatto" ) si è arrivati ad una considerazione, tal  sistema é circoscritto solo al Giacino o è qualcosa di ben più allargato  da denomiare "sistema Tosi"?

Tosi: "...o te te adegue al sistema o te vè fora dale bale!"
Intervento di Michele Croce
Video del Movimento 5 stelle di Lazise (VR)

Altri estratti audio e video li potete ascoltare e visualizzare sul blog ReportGarda.com (diretto dalla giornalista AnnaMaria Schiano) clicca qui.

lunedì 10 marzo 2014

INCONTRO PUBBLICO "Giù le mani dal Lago di Garda"

VENERDI' 14 MARZO ORE 21 CENTRO PARROCCHIALE LAZISE

Aggiornamento : venerdì sera ci sarà Paolo Tessadri, giornalista del Fatto Quotidiano al posto di Sigfrido Ranucci, il caporedattore di Report (nota trasmissione d’inchiesta giornalistica di Rai 3)
Con la partecipazione straordinaria di Sigfrido Ranucci, giornalista della trasmissione televisiva "Report" e Paolo Biondani, giornalista de "L'Espresso".

A Verona l'arresto del vicesindaco  Vito Giacino ha svelato un vergognoso sistema di corruzione e favoritismi a pochi privati autorizzati ad arricchirsi con le speculazioni edilizie, danneggiando il territorio e la qualità della vita dei cittadini costretti a vivere in periferie degradate da colate di cemento e asfalto. Gli atti giudiziari documentano che questo sistema di malaffare ha coinvolto anche il comune di Lazise: dietro la cementificazione che minaccia Lazise ora spuntano fortissimi interessi economici proprio di quei potenti che sono finiti sotto inchiesta a Verona.

Per informare la popolazione, la parrocchia di Lazise e il Circolo NOI "CGP" hanno organizzato al Centro giovanile un incontro pubblico in cui verrà illustrata la gravità della situazione e i possibili sviluppi.

domenica 16 febbraio 2014

Speculazioni edilizie a Torri del Benaco? No grazie!

"E' giunto il momento di prediligere la salvaguardia dall'ambiente e fermare il consumo del territorio. I servizi sono ormai saturi, a partire dal colettore, progettato per un'urbanistica più ridotta dell'esistente. Il Garda più di quello che c'è non può contenere. Basta nuove espansioni!"
Con queste parole, tratte dal quotidiano l'Arena di Verona del 15 febbraio 2014,Giorgio Pasionelli, attuale sindaco di Torri del Benaco, accoglie la sentenza del Consiglio di Stato che vede respinto il ricorso da parte della Coop Azzurra contro il Comune di Torri  per la lottizzazione “Le Sorte”, presso la frazione di Albisano, ad utilizzo turistico-alberghiera e che tale, dopo la bocciatura del ricorso, dovrà rimanere, insomma un altolà definitivo contro la vendita di seconde case “mascherate” da residence turistici.

Ora focalizzandoci invece su Cavaion V.se, la domanda nasce spontanea: "Perchè l'amministrazione comunale non ha denunciato la ditta costruttrice del "Borgo del Sole"? Nato anch'esso per esser destinato ad uso turistico e ricettivo ma con il fine, fatalità, di essere utilizzato come residenziale?" 
Si vocifera che l'amministrazione cavaionese sia venuta  in soccorso all'impresa, barattando tal trasformazione, con la costruzione gratuita ( eseguita sempre dalla stessa ditta) di un casermone assai brutto, sorto in una location infelice, piú precisamente sul Viale della Rimembranza.
Lascio ai lettori di buon senso far proprie considerazioni e giudicare.

Consiglio di Stato “approva” battaglia urbanistica del Comune di Torri contro le speculazioni edilizie

 Articolo di Annamaria Schiano del 15 febbraio 2014, pubblicato sul blog ReportGarda.com

Torri del Benaco - Lago di Garda (Verona)
Vittoria del Comune di Torri anche al Consiglio di Stato contro la vendita di seconde case “camuffate” da residence turistici. Si chiude, così, il lungo scontro giudiziario tra il Comune di Torri e la Cooperativa Edilizia Azzurra per la lottizzazione turistico-alberghiera “Le Sorte” ad Albisano. Il Consiglio di Stato, mercoledì 12 febbraio, ha confermato la sentenza emessa dal Tar nel 2009 ed ha, così, respinto il ricorso della ditta. “Una sentenza che farà giurisprudenza a livello nazionale –sottolinea soddisfatto il sindaco Giorgio Passionelli- poiché è la prima di questo tenore che è anche entrata nel merito delle questioni”.

mercoledì 10 luglio 2013

Campione del Garda "sotto sequestro"

Campione del Garda è una località   molto singolare, se non unica, vista la sua collocazione tra le scogliere del Lago di Garda; una zona che si è vista abbattere un capolavoro di archeologia industriale  quasi totalmente  dalla Coopsette, per farne un polo turistico da 160 mila metri cubi con 1.450 parcheggi.
Da ciò ne è venuto fuori un paese  irriconoscibile e brutto! Si brutto perdendo quella sua carratteristica originale che le vecchie strutture gli donavano. Ma non si poteva "rilanciare Campione" puntando per lo più sulla ristrutturazione e/o migliorie delle costruzioni esistenti?

Campione, un borgo sotto sequestro 

Articolo di Mario Pari  tratto da Bresciaoggi.it del 10-07-2013

L'INCHIESTA. Il provvedimento è stato firmato dal gip Ciro Iacomino su richiesta del pm Silvia Bonardi per abuso d'ufficio e lottizzazione abusiva. Un «blitz» della Guardia di Finanza mette i sigilli a 300 unità immobiliari. Contestate irregolarità urbanistiche ma anche «rischi per l'incolumità» 

Fino a ieri era noto come uno degli angoli più suggestivi del Garda, ma anche come il paese occupato dai cantieri di una interminabile opera di rinascita: dal 2006, con un mega-investimento da 200 milioni di euro, erano iniziati i lavori per ricostruire l'intero paese da zero o quasi, per trasformare il vecchio borgo operaio in un esclusivo villaggio turistico. Da ieri Campione del Garda, frazione di Tremosine, è un borgo posto quasi interamente sotto sequestro dalla magistratura bresciana. Il sequestro preventivo di 300 immobili chiesto dal pm Silvia Bonardi e firmato dal gip Ciro Iacomino, è stato eseguito ieri mattina dalla Guardia di Finanza di Brescia che ha condotto le indagini. Tutto un paese sotto sequestro. Lottizzazione abusiva e abuso d'ufficio sono le ipotesi di reato contestate dalla Procura, a vario titolo, a venti indagati. L'indagine è stata avviata nel marzo del 2012, su iniziativa dalla Procura che si è avvalsa anche di un consulente tecnico. I SEQUESTRI sono stati eseguiti prevalentemente nella zona di Campione di sotto. A Campione di Sopra sono stati sequestrati l'edificio misto residenziale e commerciale, l'edificio sul lato lago nuovo, i servizi igienici e il chiosco, l'Università della Vela, le opere portuali a nord, il parcheggio pubblico e privato multipiano. A Campione di Sotto il provvedimento ha riguardato l'opificio vecchio e l'opificio centrale, la stazione della funivia, i nuovi edifici a monte, gli ex «nuovi opifici», gli ex magazzini, la nuova villa fronte lago, il chiosco, il rimessaggio, il Circolo vela, il distributore, le opere portuali a sud. Il Pm, scrive il gip Ciro Iacomino «allo scopo di cercare di applicare il vincolo cautelare solo ove strettamente necessario, ha limitato la propria richiesta alle opere riconducibili, alternativamente e/o cumulativamente, a due ipotesi». Una riguarda gli immobili «per i quali sussiste un concreto pericolo grave per l'incolumità pubblica». Ci sono poi gli immobili «conformi al piano particolareggiato variante 2010, ma non alla disciplina previgente». Sul registro degli indagati sono finiti amministratori pubblici, imprenditori, professionisti. Parecchio spazio nel documento è dedicato anche a Coopsette, azionista di Campione del Garda spa, che ha realizzato gran parte degli immobili. PER QUANTO RIGUARDA la lottizzazione abusiva, secondo il gip «sono state realizzate opere che hanno portato a trasformazione urbanistica od edilizia degli immobili in violazione delle leggi statali e regionali, in forza delle autorizzazioni in contrasto con le prescrizioni di legge». Tra quanto violato c'è per esempio il vincolo cimiteriale, ovvero la distanza di 200 metri. «Nella zona di rispetto cimiteriale ex lege - è riportato nell'atto del gip - ossia la fascia di territorio compresa all'interno di metri 200 dal cimitero esistente, corrispondente sostanzialmente all'intera frazione di Campione di Sotto, non sono quindi ammissibili, diversamente dalle previsioni del piano particolareggiato, gli interventi di costruzioni di nuovi edifici di edilizia residenziale privata o alberghiera». Non sono poi state effettuate le verifiche di assoggettabilità alle Valutazioni ambientale strategica (Vas) e d'impatto ambientale (Via). E il gip scrive anche che «si delinea un insufficiente recepimento di quanto previsto nella tavola 2.17 del Piano territoriale di coordinamento provinciale «Tutela paesistica» essendo stata «distrutta parte della vecchia Gardesana e realizzato il parcheggio multipiano» e in una striscia di una cinquantina di metri «sono state realizzate le opere di modifica del profilo della costa per la creazione delle due attrezzature portuali». Vi sono poi la «non conformità alla normativa del Piano territoriale di coordinamento del Parco Regionale Alto Garda» e alla «normativa relativa alla tutela geologica». IN QUANTO ALL'ABUSO d'ufficio, secondo la ricostruzione accusatoria «La Coopsette ha goduto nel corso degli anni di un canale 'privilegiato' con il Comune di Tremosine laddove ha ottenuto l'approvazione di un piano particolareggiato prima, della successiva variante poi e l'emanazione dei successivi atti abitativi, clamorosamente illegittimi sotto vari aspetti». Inoltre «l'intermediario, indispensabile, fra la proprietà e l'amministrazione comunale è, indiscutibilmente, l'architetto Salvadori, legato ad entrambi» e «almeno un componente dell'amministrazione comunale di Tremosine, e, più precisamente, il vice sindaco Diego Zanetti, ha ampiamente lucrato sull'operazione nel momento in cui, se da un lato concorre ad approvare il piano particolareggiato e la successiva variante poi, incredibilmente ottiene commesse plurimilionarie per le proprie società edili, sempre con riferimento all'insediamento di Campione» e «consistente è il vantaggio patrimoniale conseguito da Coopsette sia in termini di sfruttamento immobiliare dell'area, sia per quanto attiene al profilo del calcolo degli standard urbanistici ».

martedì 30 aprile 2013

A Lazise "Prima che sia troppo tardi!" due serate sulle infiltrazioni mafiose nel nord Italia

Lazise - Lago di Garda (VR)
La Parrocchia di Don Achille, supplendo  a lacune da parte di altri, organizza due serate dedicate alle infiltrazioni mafiose  nelle nostre zone e nel resto del nord Italia, intitolate: "Prima che sia troppo tardi"con la presenza di autorevoli firme della carta stampata e del giornalismo d'inchiesta: Feruccio Sansa; Paolo Romani; Peter Gomez; Mario Portanova; Lirio Abbate.
Moderatore il lacisiense Paolo Biondani de L'Espresso.
"La Parrocchia di Lazise organizza un ciclo di incontri pubblici con giornalisti d'inchiesta dei più importanti
mezzi d'informazione nazionali, per rispondere alle domande dei cittadini,
PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI !
Le organizzazioni mafiose stanno attaccando il Nord Italia. Lo dimostrano inchieste e processi con centinaia di condanne dalla Lombardia alla Liguria, dal Piemonte all'Emilia. In Veneto il problema è taciuto e sottovalutato, nonostante i pesanti segnali di infiltrazione nei grandi traffici criminali e nel sistema delle imprese legali.
Perchè la mafia punta al Nord? Quali rischi corrono i Comuni del Lago di Garda?
Come possiamo difendere il nostro territorio?

VENERDÌ 3 MAGGIO 2013, ORE 21, CENTRO GIOVANILE
M A F I A  E  C E M E N T O

Le speculazioni edilizie devastano l'ambiente, impoveriscono il territorio e rovinano il paesaggio minacciando così anche il futuro del turismo. Ma in molte regioni italiane gli affari del cemento hanno richiamato anche capitali sporchi e interessi mafiosi. Ne parlano: Mario Portanova, giornalista de "Il Fatto quotidiano", autore di inchieste televisive per la Rai e per varie TV straniere, ha scritto il libro-inchiesta "la Mafia a Milano" ed è stato tra i redattori-fondatori della testata "Società Civile" di Nando Dalla Chiesa; Ferruccio Sansa, già inviato speciale dei quotidiani "La Repubblica" e "La Stampa", autore del libro-inchiesta "Il partito del cemento", oggi è il responsabile del settimanale di approfondimento de "Il Fatto Quotidiano";
Pier Paolo Romani, giornalista e scrittore, presidente di "Avviso Pubblico", l'associazione nazionale di tutela e formazione degli amministratori locali minacciati dalla mafia.

VENERDÌ 10 MAGGIO 2013, ORE 21, CENTRO GIOVANILE
M A F I A  E  P O L I T I C A

La criminalità esiste in tutto il mondo, ma soprattutto in Italia la politica è da decenni condizionata dai voti, soldi, complicità e violenze delle organizzazioni mafiose. Il potere mafioso continua ancora oggi a ondizionare la politica? Ne parlano:
Peter Gomez, direttore del sito de "Il Fatto Quotidiano", autore di numerosi libri di denuncia con Marco Travaglio; Lirio Abbate, inviato speciale del settimanale "L'Espresso", autore del libro-inchiesta "I complici" sulla nuova mafia di Bernardo Provenzano, per il quale ha subìto gravi minacce dai boss di Cosa Nostra e ora è costretto a vivere sotto scorta.
Gli incontri saranno moderati da Paolo Biondani,giornalista del settimanale "L'Espresso".
L'INVITO A QUESTI INCONTRI È CALOROSO E APERTO A TUTTI , CITTADINI E AUTORITÀ"

Il Garda va salvato da mafia, TAV e cemento. Parola di Vittorio Messori  

Paolo Biondani - Rischio mafie nel "cemento del Garda" 

'NDRANGHETA ALL'ASSALTO DEL VERONESE di Benny Calasanzio 

Paolo Biondani - Lago di Garda e di cemento


martedì 11 dicembre 2012

CAVAION VERONESE Calendario 2013 "In memoria di un kaki" - Gru senza ali 4

"Vive le Roi Soleil de Cavaion!" 

 



IN MEMORIA DI UN KAKI
Il Kaki è un albero da frutto originario della Cina e sembra essere fra i più antichi coltivati dall’uomo, da oltre 2000 anni.
Passa del tutto inosservato nella stagione che segna il risveglio della natura ed in quella che ad essa succede, l’estate. Ma appena arriva l’autunno ecco che le sue foglie a poco a poco trasformano il loro verde scuro in una meravigliosa varietà di sfumature che vanno dal marrone e arrivano al giallo brillante passando per un arancione che ricorda il sole al tramonto.
Non appena la fulva chioma del kaki comincia a diradarsi e le foglie, cadendo  ai suoi piedi, formano un soffice tappeto, fanno capolino i frutti: gialle sfere abbarbicate ai rami che ne saranno l’unico e meraviglioso ornamento quando saranno completamente spogli. Solo un albero dell’estremo oriente può raggiungere tanta bellezza come risultato di una sottrazione, offrendoci frutti dal sapore delicato, gli unici a maturare in inverno, naturalmente dalle nostre parti.

E’ un albero fortemente presente nella cultura contadina, assieme al fico. Presente nei giardini, negli orti di un tempo. I suoi frutti non si compravano, semplicemente si coglievano o si ricevevano in regalo, come del resto i fichi.

A Cavaion ne esistono alcuni esemplari. Mi aveva colpito in modo particolare quello ben curato e sicuramente non giovanissimo, che si ergeva maestoso al limite di un grande prato, all’angolo fra via Cavalline  e via Pozzo dell’Amore. Lo avevo fotografato nel Novembre di cinque anni fa con l’intenzione di servirmene per dipingere un  quadro. Però solo questa estate mi sono decisa a realizzarlo: quando ho scoperto che era destinato ad essere sacrificato al dio Sole, assieme ad un nespolo giapponese, un fico, due ulivi.

A Cavaion lo sfregio del paesaggio causato dalla incessante, insensata, disgustosa cementificazione continua nell’indifferenza generale, sembra che i cavaionesi siano vittime della sindrome di Stoccolma. E’ da una ventina d’anni che si persevera nell’edificazione intensiva random, nella assoluta assenza di una pianificazione delle zone di espansione, non di sviluppo come si ama dire nel palazzo, del paese nel rispetto e valorizzazione delle sue peculiarità, accompagnata dalle necessarie infrastrutture e gli indispensabili servizi.

Il prato del kaki non esiste più, lì si sta costruendo un condominio, battezzato “Residenza Solare”, gemellato con il “Borgo del Sole”. Un enorme bubbone in una zona dove sorgono villette di un piano. Un enorme bubbone che deturperà il panorama e la visione prospettica.
E’ mai possibile che non si possano modulare gli indici di fabbricabilità tenendo conto delle caratteristiche esistenti in zone nelle quali si intendono rendere edificabili nuove aree?

Il kaki, nel suo paese d’origine, viene chiamato l’Albero dalle sette virtù, una di queste è che offre una buona legna da ardere, evidentemente il proprietario conosceva già le altre sei[1] e ha pensato bene di trovare motivo per abbatterlo.

Il kaki, in Giappone, è stato definito Albero della pace.
Nei primi giorni di Agosto del 1945 gli Stati Uniti lanciarono su quel Paese due bombe atomiche, il 6 su Hiroshima ed il 9 su Nagasaki. Ad ognuno di questi due orrendi strumenti di morte venne affibbiato un soprannome: Little Boy (bambino) all’atomica destinata a distruggere Hiroshima e Fat Man (ciccione, grassone) a quella avente come obiettivo Nagasaki. Ebbene alla devastante forza di Fat Man sopravvissero alcuni kaki, per questo furono chiamati, appunto, alberi della pace.

A quanto pare, la forza distruttrice della bomba cavaionese, supera quella del Fat Man statunitense.

Per concludere vorrei riportare la parte finale di una intervista a Salvatore Settis, condotta da Gabriele Salari, pubblicata su Famiglia Cristiana (30 Novembre 2012). L’occasione era la pubblicazione di Azione Popolare (Einaudi Editore), l’ultima fatica del Professore.

Salari: Qual è un testo da rileggere sempre attuale oltre alla Costituzione?
Settis: «La Costituzione Apostolica “Quae publice utilia et decora” di Gregorio XIII, del 1574. Nel testo si proclama sin dalle prime righe l’assoluta priorità del bene e del decoro pubblico sulle cupiditates e sui commoda (interessi, profitti) dei privati, sottoponendo a rigoroso controllo l’attività edilizia di tutti i privati, compresi gli ecclesiastici. Scritta in un bellissimo latino curiale, rifacendosi al diritto romano, stabilisce l’assoluta priorità del bene comune. Le leggi che vengono emanate ancora oggi in Cina e India partono da lì. D’altronde, non è un Papa qualunque Gregorio XIII, ma colui che introduce il calendario che oggi è usato in tutto il mondo».
_______________________
[1]Vive a lungo (non quello di Cavaion), Offre una grande ombra, Fra i suoi rami ospita nidi di uccellini, Non viene attaccato da parassiti, Le sue foglie, in autunno, sono decorative, Le sue foglie sono un ottimo concime.


Firmato
Adriana Bozzetto – una extra comunitaria 

domenica 9 dicembre 2012

Il Garda va salvato da mafia, TAV e cemento. Parola di Vittorio Messori.

Articolo de il Corriere del Garda di Alessandro Gatta del 03 luglio 2012 

Vittorio Messori
Qualcosa non quadra lungo i paesaggi paradisiaci che circondano il lago di Garda. Dalla sponda veronese a quella bresciana, e quel cemento di troppo che in particolare nei dintorni di Desenzano, e nelle aree adiacenti alle Colline, Valtenesi compresa. Chi scrive abita qui da poco meno di 20 anni, dopo una breve esperienza milanese: il professor Vittorio Messori a Milano ha di certo vissuto di più, ha studiato e conosciuto pure Torino, ora dagli anni ’90 risiede a Desenzano, e scrive e lavora a Maguzzano, nella storica abbazia. Il colpo d’occhio parla chiaro, panoramico o no. “Mi ritengo un immigrato volontario – ci racconta il professore – Ho scelto di trasferirmi qui, con mia moglie, pur non avendo parenti o amici di vecchia data, semplicemente perché attirato dalla bellezza del luogo. Ma mi accorgo che è una sofferenza, vedere che questo paesaggio che oltre a me nei secoli ha attirato infinite altre persone, anno dopo anno si degrada, subisce una dubbia edilizia, l’edilizia delle case sparse nella campagna, l’edilizia delle seconde case. Io le chiamo conigliere, le conigliere del Garda: e al territorio non portano nulla, abitate si e no due settimane all’anno attirano solo i ladri. Chi ci vive, bavarese o bresciano che sia, si porta pure l’acqua minerale da casa. Ai gardesani l’ho detto e lo ripeto, state attenti! State distruggendo il vostro territorio, state sperperando e scialacquando il vostro patrimonio”.

Un patrimonio paesaggistico naturale che negli ultimi anni ha subito trasformazioni evidentissime. Un consumo di suolo e di territorio che non ha eguali nell’Italia degli anni ’90: “Dobbiamo essere realisti – continua Messori – il consumo del territorio deve essere fermato. Non possiamo permettere che questa edilizia, anche di cattiva qualità, continui ad allargarsi, a macchia d’olio. Io abito a Desenzano, da quando mi sono trasferito la città ha raggiunto i 30mila abitanti, è la seconda della Provincia. Senza dimenticare le centinaia, forse migliaia di seconde case. Ovviamente la nostra non è una dittatura, non possiamo impedire alla gente di trasferirsi qui. Nonostante lo scempio il Garda è ancora appetitoso. Ma dobbiamo conciliare questa crescita inarrestabile con la necessità di salvare il territorio, e trovare al più presto un punto di equilibrio”. I suoi articoli, pubblicati di recente anche dal Corriere, non sono piaciuti proprio a tutti. Tanto che in molti si sono stupiti (o almeno lo hanno fatto credere) quando il buon Messori è stato minacciato, più e più volte. “Mi sono molto esposto, e continuerò a farlo. Per salvare la campagna che ancora oggi miracolosamente resiste intorno all’abbazia di Maguzzano: terreni che fanno parte del paesaggio e della storia, una storia millenaria del libero Comune monastico amministrato da un frate e da cinque contadini, eletti dai loro compagni. Ho fatto articoli, interviste, inchieste, mi sono battuto affinché questa bellezza e questo verde fosse salvaguardato dalle costruzioni. Una zona ancora libera, e dunque molto preziosa: è chiaro che la trasformazione di un terreno da agricolo a edificabile significa poter moltiplicare per il mille il valore del terreno stesso. Una cosa è coltivare mais, un’altra è poterci costruire”. Ed ecco allora le minacce, ripetute: lettere anonime e minatorie, vetri dell’auto spaccati, telefonate notturne.

“Non voglio fare il martire, e nemmeno l’eroe. Ma le minacce erano concrete e pesanti, mi raccomandavano di farmi i fatti miei. Questa è il modo di fare della mafia, e me lo ha confermato anche il Questore di Brescia, non appena i giornali pubblicarono la mia storia. Mi ha detto di stare molto attento, e che effettivamente ci sono degli interessi mafiosi molto forti per quella zona, proponendomi perfino una scorta. Ma se devo morire, preferisco farlo da uomo libero”. La Digos è poi arrivata, i giornali locali ne hanno parlato ancora, le minacce al momento sembrano concluse. Perché le mafie “preferiscono agire nell’ombra” e gli interessi sono così alti che “non ci sono solo i mafiosi, ma ci sono anche certi agricoltori”.
Vittorio Messori sembra accerchiato, per fortuna non è sempre così. “Certo non sono molto amato – sorride – la mafia mi minaccia, la gente del posto non sempre mi guarda in modo entusiasta. Ma sono contento di poter lavorare a fianco di Gabriele Lovisetto, segretario del Comitato Colline Moreniche (presto Consorzio) che ha sede proprio nell’abbazia, proprio accanto al mio studio. Stiamo parlando di un vero missionario, che fa un’opera preziosa, spesso anche da solo. Un missionario che si batte per la difesa di quanto resta della bellezza gardesana, ammiro molto il suo impegno totale, e per il tutto il territorio. Non mi ritengo un ambientalista o un verde, spesso sono categorie di estremisti, quasi fanatici, che fanno più danni che benefici. Credo che invece Lovisetto e i suoi amici siano mossi dal buon senso, non si vuole bloccare tutto senza riflettere, si vuole semplicemente conciliare il doveroso progresso con la salvaguardia dell’ambiente”.


“Parlando di progresso ecco che si avvicina la TAV, che passerà da Brescia, passerà dal Garda e dalle Colline Moreniche, sfiorando la Lugana e i vigneti. “Meglio essere chiari, in un Paese sovraffollato come l’Italia un treno ad alta velocità non ha senso di esistere. Solo da Milano a Venezia ci sono almeno sette città importanti, una ogni 50 chilometri: non vedo quindi a cosa possa servire un treno che fa i 300 all’ora. Un conto sono le pianure siberiane della Russia, un conto è il deserto spagnolo, da Madrid a Saragozza e da Saragozza a Barcellona. Là non c’è niente davvero, non c’è neanche una casa”. Il progetto però si farà, nonostante le critiche e nonostante le polemiche: “Se si deve fare, meglio farlo provocando meno danni possibili. In questo ha ancora ragione il Comitato, il progetto va spostato, magari più a sud. La preziosità delle Colline Moreniche deve essere tutelata. E attenti ai cantieri, e alle gallerie. Rischiano di sconvolgere tutto il sistema idrico che alimenta il Garda“.

giovedì 20 settembre 2012

E sul Lago di Garda temperature in aumento

"Il Lago di Garda subirà, sensibili cambiamenti, nei prossimi anni. Lo affermano i ricercatori del progetto europeo "Eulakes" che prospettano condizioni per nulla rassicuranti."

Articolo apparso sul settimanale "Verona Fedele" del 9 settembre 2012 

Clicca su ESPAND per leggere l'articolo ed ESC per uscire 
 

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domenica 1 aprile 2012

Mafia SPA nel veronese e nord Italia - IL VIDEO



Video del discorso integrale di Benny Calasanzio, il quale, fa le sue considerazioni in merito alle infiltrazioni mafiose nel nord Italia, zone del Lago di Garda e vicinanze incluse, durante un incontro svoltosi a Garda (Verona) il 29-03-12 dal titolo MAFIA SPA, L'ASSALATO DELLA CRIMINALITA' ALL'ECONOMIA VERONESE.

    domenica 18 marzo 2012

    Mafia Spa a Garda giovedì 29 marzo

    MAFIA SPA, L'ASSALATO DELLA CRIMINALITA' ALL'ECONOMIA VERONESE



    AGGIORNAMENTO: Guarda il video della serata

    "Mentre in Veneto le istituzioni sottovalutano il problema, la criminalità organizzata calabrese si infiltra negli appalti pubblici e inquina il tessuto economico. Esemplare la vicenda del "Consorzio Primavera", pesantemente in odor di mafia, incaricato di realizzare l'ecocentro nel comune veronese di Garda". Benny Calasanzio

    Giovedi 29 marzo p.v., ore 20:45, presso l'Hotel Bisesti corso Italia 34/36 - Garda ,  si terrà un incontro con la partecipazione di Benny Calasanzio , scrittore e giornalista e la Dott.ssa Maria Gallo  

    Vista l'importanza dei contenuti che verranno trattati e discussi durante la serata riportiamo, in calce, tre link utili per saperne un po' di più.

      martedì 31 gennaio 2012

      'NDRANGHETA ALL'ASSALTO DEL VERONESE di Benny Calasanzio



      Post di Benny Calasanzio del 31/01/2012 tratto da Cado in Piedi 

      Mentre in Veneto le istituzioni sottovalutano il problema, la criminalità organizzata calabrese si infiltra negli appalti pubblici e inquina il tessuto economico. Esemplare la vicenda del "Consorzio Primavera", pesantemente in odor di mafia, incaricato di realizzare l'ecocentro nel comune veronese di Garda.

       

      Partiamo da un dato di fatto certo e incontestabile. La mafia al Nord non esiste. Ancor meno in riva alle dolci e fiabesche acque lacustri del Garda. E poi lo ha detto qualche giorno fa anche il presidente vicario della Corte d'Appello di Venezia, Vittorio Rossi: la presenza della mafia in Veneto è «esigua». «Il dato - ha detto Rossi - sembra smentire la tesi di chi riferisce di penetrazioni delle mafie nel Veneto». Premessa (e rassicurazione di Rossi) d'obbligo per non disturbare la dormiente e soporifera classe politica veronese. Una politica distratta che usa non eseguire radiografie sul conto di chi finanzia per opere ed infrastrutture, e, anzi, querela chi ha il vizio del racconto (Chincarini dixit).

      Nella lezione di oggi de La mafia al Nord non esiste parliamo del comune di Garda, gioiello a Nord Ovest del capoluogo, sulla costa veronese del lago da cui prende il nome. Il Comune, guidato allora e guidato ora da Antonio Pasotti, nel 2009 si affida al Consorzio Primavera, e all'impresa ausiliaria, la Giada Srl, per la realizzazione dell'ecocentro comunale: un'area attrezzata per il conferimento e la differenziazione di alcune categorie di rifiuti. Il costo iniziale dell'appalto era di 480 mila euro, e il consorzio lo agguanta agevolmente con un ribasso del 14,630 per cento. La cifra però lievita gradualmente fino ai definitivi 722.600,00, più altri 250 mila per realizzare la strada di accesso: in pratica quasi un milione di euro a carico dei cittadini di Garda, che proprio non potevano più vivere senza l'ecocentro. Come si legge nella delibera della Giunta comunale n. 100 del 05.06.2009, «si affidava definitivamente l'esecuzione dei lavori di realizzazione della nuova Isola Ecologica - Ecocentro - in Loc. Risare, in Garda (VR), alla Ditta Consorzio Primavera - Via Amendola, n. 88 - 42046 Reggiolo (RE) - P.IVA: 02338370352, come da verbale di aggiudicazione dell'asta pubblica, redatto dalla Commissione di gara nei giorni 10.02.2009 e 11.02.2009 - approvato con determinazione del responsabile del Servizio Area Lavori Pubblici n. 53 del 16.02.2009 - da cui è risultata la miglior offerente».

      Esattamente un anno dopo la vittoria dell'appalto, il Consorzio e Giada Srl perdono la certificazione antimafia, perché vengono colpiti dall'interdittiva emessa dal prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro. Il provvedimento, come specificato dalla normativa, è una «misura preventiva volta a colpire l'azione della criminalità organizzata impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione». Il 16 settembre 2011 il Consiglio di Stato ha respinto definitivamente i ricorsi presentati contro il provvedimento del prefetto da Francesco Todaro, legale rappresentante, e Raffaele Todaro, confermando la sentenza del Tar Emilia Romagna, sezione staccata di Parma, n. 115 del 21 aprile 2011, «concernente la revoca al subappalto di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria su impianti ed edifici aziendali a seguito di interdittiva antimafia». Le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato, purtroppo per i "mafiaugualesud", raccontano i retroscena della decisione, e certificano che il Comune veronese di Garda ha affidato lavori per quasi un milione di euro ad un consorzio in odor di mafia. Già, direte voi, ma il provvedimento del prefetto è di un anno successivo all'appalto. Già, ma bastava cercare sul web notizie sui Todaro per capire che bisognava escluderli dalla gara, o magari fare uno squillo in prefettura.

      Ripercorriamo le ragioni che hanno chiuso le porte degli appalti pubblici al Consorzio Primavera. In data 5 luglio 2010 la prefettura di Reggio Emilia con un informativa (prot. n. 935/AM/Area 1), afferma come «sussistente il pericolo di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell'attività del Consorzio Primavera», con conseguente sussistenza delle cause interdittive di cui all'art. 4 del d. lgs n. 490 del 1994, ovvero sospensione della certificazione antimafia.

      Ma cosa c'entra la mafia con un gruppo di imprese reggiane colme di calabresi? Il Consiglio di Stato lo dice chiaramente, riferendosi ai partecipanti al Consorzio: «la ditta "Edilsesso S.a.s. di Floro Vito Selvino & C." era stata dichiarata fallita l'8 maggio 2010 e che ciò nonostante il socio accomandatario Floro Vito Selvino continuava ad avere un alto tenore di vita, utilizzando autovetture di lusso di grossa cilindrata; che il fratello Floro Vito Giuliano risultava sottoposto ad arresti domiciliari in Provincia di Reggio Emilia e sorvegliato speciale di P.S., per fatti riconducibili all'associazione per delinquere finalizzata all'usura, ed era stato già in passato oggetto di segnalazioni all'Autorità giudiziaria per associazione per delinquere di tipo mafioso, oltre ad essere stato segnalato per la frequentazione con il nipote del defunto boss di una cosca di Cutro operativa in Reggio Emilia (clan Dragone) e con altri soggetti in vario modo interessati da segnalazioni di polizia per reati in gran parte tipici di organizzazioni malavitose; che, anche per l'immediata vicinanza dei comuni di residenza dei due fratelli (nati nel crotonese), era concreto il rischio di infiltrazione da parte della cosca mafiosa "Grande Aracri" di cui Giuliano era considerato un affiliato; che la Edilsesso S.a.s. di Floro Vito Selvino & C. aveva intrattenuto rapporti commerciali con società di cui è socio accomandatario il fratello Giuliano e con altri soggetti vicini alla suddetta cosca operante in Reggio Emilia; che Floro Vito Selvino aveva intrattenuto rapporti con più individui interessati da segnalazioni di polizia per svariate tipologie di reato, alcuni dei quali anche vicini alla cosca "Grande Aracri" di Cutro».

      Dunque la Edilsesso (sarebbe curioso capire il nesso tra l'edile e la copulazione) era di un soggetto ritenuto addirittura intraneo all'associazione mafiosa. Ma la sentenza continua: «che altre ditte consorziate risultavano avere avuto rapporti commerciali con imprese vicine ad affiliati ad organizzazioni mafiose (la ditta Youssef Mohamed Abd El Alil Ismail in relazione alla Sarcia S.r.l.), o risultavano già oggetto di informazione interdittiva antimafia (Giada S.r.l.), o risultavano possedute da soggetti interessati direttamente da segnalazioni di polizia per tipologie di reato "sensibili" alle tematiche di prevenzione antimafia o risultavano adusi ad accompagnarsi ad individui gravati da analoghe segnalazioni (ditta Tirotta Massimiliano), o risultavano facenti capo a soggetti che frequentavano persone oggetto di segnalazioni di polizia per condotte criminose tendenzialmente legate all'appartenenza ad organizzazioni malavitose (ditta Marchio Vincenzo e ditta Ferrazzo Giovanni), o i rispettivi titolari risultavano in rapporto di parentela con soggetti in vario modo coinvolti in informative interdittive e in comportamenti in tal senso rilevanti (ditta Tirotta Luigi, ditta Arabia Salvatore, ditta Todaro Giuseppe); che i titolari delle ditte Soda Roberto e Soda Massimo risultavano gravati da segnalazioni di polizia per svariate tipologie di reato e altresì risultavano adusi a frequentare altri soggetti gravati da simili segnalazioni».

      Dunque più che consorzio, il Primavera rappresentava una selezione naturale di persone individuate come, in qualche modo, vicine alla 'ndrangheta o alla delinquenza.

      La sentenza continua: «il titolare (di origine crotonese) della ditta Grande Antonio (peraltro poi uscita dal Consorzio) era stato arrestato per associazione per delinquere finalizzata all'usura e si era contraddistinto per rapporti di frequentazione e di comunanza di interessi con il già citato Floro Vito Giuliano oltre che con altri soggetti della medesima estrazione geografica e in vario modo coinvolti in inchieste analoghe o collegate».

      E infine si chiude con il botto: «che il sig. Raffaele Todaro, procuratore del Consorzio Primavera, risultava legato da vincolo familiare con il boss della 'ndrangheta Dragone Antonio (ucciso nel 2004 da affiliati alla cosca rivale "Grande Aracri"), per essere stato coniugato con la figlia; che il sig. Todaro Raffaele era stato più volte oggetto di intercettazioni ambientali relative a colloqui in carcere con il suocero che esplicitava i suoi disegni criminosi e i suoi obiettivi nel conflitto con la cosca "Grande Aracri", così rivelando la piena fiducia nel genero; che nei primi anni '80 il Todaro era stato inquisito per il reato di «estorsione» insieme al suocero e ad altri familiari (pur risultando poi beneficiario della decisione del G.I. di non doversi procedere per insufficienza di prove); che in una intercettazione telefonica era emerso che il Todaro aveva contattato un affiliato del clan Dragone per conto del suocero (anche se poi la vicenda penale si era conclusa con l'assoluzione per "non avere commesso il fatto"); che risultava presumibile la vicinanza del sig. Todaro Raffaele alla cosca vincente "Grande Aracri", a fronte dell'adesione al Consorzio Primavera di imprenditori riconducibili a detto gruppo criminale, anche in considerazione di una situazione di verosimile accordo tra il clan Dragone e la cosca avversaria per il più fruttuoso esercizio delle attività illecite in ambito reggiano; che, nonostante l'assenza di pronunce penali di colpevolezza a carico del Todaro, le risultanze investigative, gli accertamenti amministrativi, le intercettazioni ambientali e telefoniche integravano un quadro complessivo di elementi che facevano ragionevolmente ritenere la contiguità mafiosa di tale soggetto».

      I giudici fanno rilevare anche «il comportamento mendace dei fratelli Todaro, che avevano indotto in errore le istituzioni preposte ai controlli, avendo omesso di far denuncia alla Camera di Commercio di Reggio Emilia delle intervenute modifiche statutarie e delle ditte che risultavano effettivamente consorziate, verosimilmente allo scopo di non far figurare ufficialmente in Consorzio ditte controindicate e con rapporti certi con ambienti vicini alla ndrangheta».

      Questi sono i fatti emersi. Ma tutto ciò non vuole smentire minimamente il presidente vicario della Corte d'Appello di Venezia, che immagino, quando parla, si assuma le proprie responsabilità. E nemmeno i politici veronesi che dormono sonni tranquilli. Purtroppo però l'unica sorte che possono avere i fatti è quella di essere raccontati, e io sono affezionato alle tradizioni
      .

      martedì 13 dicembre 2011

      Calendario 2012 CAVAION VERONESE - "Hic manebimus optime ... Gru senza ali 3"


       
      Hic manebimus optime (qui resteremo e ci troveremo molto bene)

      Quanti anni avrà Cavaion Veronese? Chi lo sa, certo deve essere piuttosto vecchiotto tenuto conto del ritrovamento, nel 1980,  di un insediamento risalente all’Età del bronzo (1800-1500 a.C.) ai bordi del laghetto di Cà Nova, prezioso reperto geologico.
      Apprendo poi, dal volume intitolato CAVAION dal San Michele all’Adige a cura di Maurizio Delibori ( edizioni del Centro Turistico Giovanile, 1996) che il nome di Cavajon appare per la prima volta su alcuni documenti datati 1130.
      Dimentichiamo gli antenati del laghetto di Cà Nova e partiamo da quel lontano, mai quanto l’Età del bronzo, 1130 e consideriamolo l’anno di nascita di Cavaion. La sua età è quindi di 981 anni. Considerando che negli ultimi 15-20 anni Cavaion ha pressocché raddoppiato il numero dei suoi abitanti, passando da circa 2500 a poco più di 5000, si arriva alla conclusione che ce ne sono voluti 960 per mettere insieme 2500 esseri umani qui residenti e solo una ventina per raddoppiarli . Questo significa  un aumento demografico pari a 119 anime all’anno, al netto di chi, nel frattempo, è passato a miglior vita. Una notevole crescita demografica (v. tabelline), un caso unico in tutta Europa e, forse, nel mondo.
      Questa crescita esponenziale degli abitanti non è normale, non rispetta i ritmi dell’uomo sia demografici sia di migrazione da un’area all’altra del Paese, è solo la conseguenza di una insensata e disastrosa gestione del territorio e, di conseguenza, del paesaggio. Un patrimonio da amministrare e tutelare saggiamente, non da consegnare nelle mani di persone irresponsabili, di schiavi del dio denaro.

      Leggo nella pagina di presentazione della succitata pubblicazione del CTG:

      « L’Amministrazione comunale di Cavaion è da anni impegnata nella tutela del paesaggio e del territorio cavaionese con i suoi nuclei storici, le testimonianze di architettura popolare (il termine corretto sarebbe “spontanea” n.d.A.), ed un ambiente collinare unico dominato da vigneti ed oliveti, ed ha sempre cercato contemporaneamente anche una loro valorizzazione.[1] … (omissis)
      La pubblicazione viene dedicata ai cittadini ed alle famiglie di Cavaion, con un invito a riscoprire le proprie radici ed a mantenere saldi legami con la tradizione (ovviamente riferito ai 2500 dei primi 960 anni di Cavaion n.d.A.).
      Ma il volume è dedicato anche ai turisti che visitano o soggiornano a Cavaion, perché dalla conoscenza del patrimonio ambientale, … …(omissis) si maturi in loro il rispetto per questo ambiente, in modo da poterlo tramandare integro alle future generazioni. …(omissis) »

      Il firmatario è Giancarlo Sabaini, allora sindaco di Cavaion

      La conclusione della presentazione è una vera e propria rivelazione, avete capito a chi, Sabaini, delegò la responsabilità del rispetto per l’ambiente del paese da lui amministrato? AI TURISTI !!!
      Facciamoli arrivare a frotte, sicuramente lo rispetteranno più di lui e del suo successore giacché, anche lui, non è un turista.
      E, VOI, CAVAIONESI DE SOCA, DOVE ERAVATE, DOVE SIETE?

      Adriana Bozzetto  -  una extra-comunitaria
      Dicembre MMXI


      [*]
                             Foto aerea di Matteo Vilotto

       
      Fotografie del calendario 2012
      (gennaio – novembre Adriana Bozzetto, dicembre Matteo Vilotto)

      GENNAIO – APRILE: le due gru sono quelle che si ergono sul Ceriel
      MAGGIO: la gru del cantiere per la costruzione della nuova Caserma dei Carabinieri
      GIUGNO: le due gru del cantiere sull’innesto di via Cà Nove con via S. Faustino
      LUGLIO:gru ripiegata in un terreno sul lato destro di Via Grande, dopo l’Asilo nuovo
      AGOSTO: gru del cantiere in località Fontanelle, vicino all’omonimo agriturismo
      SETTEMBRE: gru di un nuovo cantiere in via D. Martini (confinante con via Grande)
      OTTOBRE: gru di un nuovo cantiere in località Fosse (dopo il Rio Valli procedendo verso le fontanelle)
      NOVEMBRE: gru del nuovo cantiere in via Cà Nove – via Berengario (nei primi giorni di dicembre la gru ha spiccato il volo e l'ammirerete in tutta la sua magnificenza)

      mercoledì 31 agosto 2011

      Capitan Brancher e il forziere da 160 milioni di euro

      Condannato, prescritto, Brancher è un rappresetante della politica ( e non è l'unico, purtroppo)  che non brilla di  trasparenza, e se a ciò aggiungiamo gli eventi del presente ( le confessioni del costruttore Di Lernia),il Brancher risulta sempre più un personaggio improponibile per qualsiasi ruolo nel mondo politico e non solo. Ciò non vuol essere una questione di parte, non c'è ne frega niente,  non interessa se Brancher sia del PDL o di altri partiti (PD IDV LEGA UDC ecc) o altre liste movimenti, quel che ci interessa  sono le "fondamenta della politica" , nello specifico,  le persone che ricoprono posizioni di pubblica amministrazione, tutte (opposizione inclusa) , dal comune al parlamento europeo, siano come minimo  oneste, "pulite", non si richiede sto gran sforzo.

      A Brancher 160 milioni di euro di Paolo Biondani

      Articolo de l'Espresso del 25 agosto 2011


      Avete presente l'ex ministro di Berlusconi appena condannato in via definitiva a due anni? Bene: il governo lo ha nominato presidente con pieni poteri di un nuovo ricchissimo ente. Così l'esecutivo italiano ha un nuovo record: è l'unico al mondo che in tempi di sacrifici e di tagli affida una valanga di denaro a un pregiudicato

      Per distribuire preziosi pacchi di soldi pubblici mentre l'Italia rischia la bancarotta, cosa c'è di meglio di un bel comitato politico, presieduto da un onorevole marchiato dalla giustizia come ladrone? Spesso in Italia, come insegnava Ennio Flaiano, la situazione è grave, ma non seria: a riconfermarlo è un atto del governo che affida un tesoretto di 160 milioni di euro a un nuovo ente presieduto e diretto da Aldo Brancher. Sì, proprio lui, il deputato berlusconiano fresco di condanna definitiva per i reati di ricettazione e appropriazione indebita.

      Il neonato ente parastatale si chiama "Odi" ("Organismo di indirizzo") ed è stato istituito il 14 gennaio 2011 con un apposito decreto firmato nientemeno che da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Richiamandosi a un codicillo semi-nascosto nella legge finanziaria 2010 ("articolo 2, comma 107, lettera h"), il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia autorizzano la spartizione di 160 milioni tondi entro la fine di quest'anno. I soldi sono destinati ai soli comuni veneti e lombardi delle fasce di confine con Trento e Bolzano. L'idea era stata lanciata già nel 2008 per frenare la mini-secessione dei centri di montagna, che progettavano di abbandonare le regioni padane per entrare nelle ricche province a statuto speciale. Allora però era previsto uno stanziamento di soli 20 milioni. Adesso il fondo è quadruplicato: 80 milioni all'anno. E la prima spartizione riguarda il biennio 2010-2011, per cui la cifra in gioco raddoppia. Il nuovo ente ha pieni poteri sulla distribuzione dei soldi. Mentre i costi sono a carico delle due province autonome, che non sono amministrate dal centrodestra. Oltre a nominare gli otto componenti dell'Odi (quattro per il governo, quattro per gli enti locali), è lo stesso decreto Berlusconi-Tremonti a regalare a Brancher la poltronissima di "presidente, in rappresentanza del ministero dell'Economia, per i prossimi cinque anni".

      L'atto governativo, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 22 marzo, è entrato in vigore d'urgenza la mattina successiva. Appena tre settimane prima, l'onorevole ex dirigente Fininvest si era visto confermare dalla Corte d'appello la condanna a due anni di reclusione, graziati dall'indulto, con l'accusa di aver intascato fondi neri per 827 mila euro. In parte attraverso contratti di comodo intestati a sua moglie Luana; in parte ritirati di persona, in contanti, in luoghi indimenticabili come il parcheggio dell'autogrill di San Giuliano Milanese. Soldi sporchi, perché sottratti alle casse di una banca, la Popolare di Lodi, tra il 2001 e il 2005, quando a guidarla era Gianpiero Fiorani, che dopo l'arresto confessò anche quelle mazzette versate "in cambio dell'appoggio del politico". In luglio la Cassazione ha riconfermato la colpevolezza del deputato, denunciando pure un suo tentativo di far saltare l'udienza finale, inventandosi un domicilio fittizio, nella speranza di salvarsi con la prescrizione, come era riuscito a fare già due volte, ai tempi di Tangentopoli. Tra un processo e l'altro, nel 2001 Brancher è diventato parlamentare, sottosegretario del premier Berlusconi e nel 2010 ministro per 17 giorni, giusto il tempo di avvalersi della legge sul legittimo impedimento, poi dichiarata incostituzionale. Ora è un onorevole pregiudicato. Per reati che dovrebbero sconsigliare di affidargli denaro pubblico: tecnicamente l'appropriazione indebita equivale a un furto aggravato, mentre l'accusa di ricettazione colpisce chi incassa un bottino rubato da altri ladri.

      CORSA ALL'ORO
      Nonostante questi precedenti penali e nuove accuse recentissime (caso Di Lernia), il decreto Berlusconi-Tremonti ha nominato Brancher presidente non solo dell'Odi, cioè dell'organismo che "fissa gli indirizzi" per distribuire i soldi ai Comuni, ma anche della "Commissione di approvazione dei progetti" (in sigla "Cap"), che valuta concretamente quali giunte beneficiare e con quanto denaro. La "Cap" ha solo quattro membri, per metà scelti a rotazione, ma in modo che il centrodestra abbia sempre una maggioranza di tre a uno. Della cabina di regia fanno parte almeno altri due amici di Brancher. L'immedesimazione tra il nuovo ente e l'onorevole condannato è tanto forte che decine di sindaci veneti e lombardi parlano direttamente di "fondo Brancher", come se i 160 milioni da distribuire fossero suoi. E in tempi di crisi sempre più nera e tagli rovinosi per i Comuni, il tesoretto dell'Odi sta scatenando scene da assalto alla diligenza. Il termine per presentare i progetti di "sviluppo dei territori" scadeva il 30 giugno. Con buona pace delle promesse di evitare una pioggia clientelare di micro-finanziamenti, nella sede dell'Odi risultano "pervenute" almeno 179 buste chiuse, ognuna delle quali può contenere più progetti: 68 da Belluno, 60 da Brescia, 33 da Vicenza, altre 18 da Verona e Sondrio. I dati sono ufficiosi, perché l'Odi per ora non pubblicizza neanche i progetti in gara. Le domande, secondo le prime indiscrezioni, sono le più disparate: centraline energetiche, piste ciclabili, sistemazioni dei sentieri, funivie, strutture turistiche, incentivi all'agricoltura, opere idrauliche... Nel timore di perdere il treno targato Brancher, decine di piccoli comuni, anziché spedire le richieste per raccomandata o per e-mail certificata, hanno preferito la consegna a mano: camion e furgoni stipati di documenti che scendono dalle montagne strombazzando il clacson per arrivare in tempo a Verona, in Lungadige Capuleti 11, negli uffici che ospitano l'Odi e i suoi 15 dipendenti in prestito dal ministero dell'Economia.
        
      DA TANGENTOPOLI AL GARDA
      La scelta della sede non è casuale: Verona è la provincia che da più di un decennio ha l'onore di ospitare l'onorevole berlusconiano. Vita avventurosa, la sua. Nato nel 1943 a Trichiana, un paesino bellunese, Brancher si fa prete ed entra nella pubblicità con le edizioni Paoline. A Milano, negli anni '80, passa alla Fininvest, dove diventa il cassiere delle tangenti. Quando scoppia Mani pulite, sembra travolto da due inchieste: a Napoli lo accusano di aver pagato l'allora ministro De Lorenzo (Pli) per dirottare spot anti-Aids sulle tv Fininvest; a Milano lo indagano per un giro di tangenti al Psi di Craxi, mascherate con carissime sponsorizzazioni di statue a forma di totem. Nell'estate '93 passa tre mesi a San Vittore: i giudici lo accusano di coprire i vertici della Fininvest, ma lui ribatte, senza essere creduto, di aver gestito le mazzette da solo. Quindi risarcisce 150 mila euro e conquista la prescrizione per i soldi ai partiti. A Milano viene condannato anche in appello per falso in bilancio, ma poi il governo Berlusconi depenalizza il reato. Con quel curriculum, nel 2001 diventa un parlamentare cruciale: è lui a ricucire l'alleanza con la Lega di Bossi, per vie rimaste segrete. Ma proprio allora ricade nel vizio: indebitatosi con una ditta d'imballaggi, la Plastecopack srl, comincia ad accettare i soldi dal banchiere Fiorani. Ai magistrati che lo condannano, non dice nulla: ancora una volta il suo silenzio protegge altri big con cui divideva le buste di denaro.
      Con i risparmi di una vita di onesto lavoro, intanto, Brancher compra una meravigliosa tenuta tra vigne e olivi sulle colline di Bardolino del Garda. Dove costruisce (con qualche polemica urbanistica) una grande villa panoramica. Qui inizia ad allevare una corte di politici locali, che si segnalano per il convinto appoggio a mostruose speculazioni edilizie che rischiano di rovinare un paesaggio che richiama 20 milioni di presenze turistiche all'anno. Anche per questo, Brancher non è amato a Verona. Nel 2010 il suo delfino, Davide Bendinelli, politico e immobiliarista con una mezza dozzina di società, ottiene una valanga di voti alle regionali, ma solo grazie all'appoggio di personaggi più radicati come l'ex onorevole socialista Angelo Cresco, ricambiato con la nomina al vertice della società di depurazione del Garda. Segni particolari: anche lui ha patteggiato due condanne per la Tangentopoli veronese. Il club degli amici comprende anche pregiudicati ex democristiani. Dietro questa cerchia Brancher si costruisce una fama di ras degli affari politici. E ora la sua villa sul Garda, in queste settimane di decisioni riservate sui 160 milioni del decreto salva-comuni, è meta di un via-vai di sindaci dei centri più poveri o più indebitati. Primi cittadini del laborioso Nordest, costretti a mettersi in fila con il cappello in mano davanti a un pregiudicato.


      IL CONSULENTE PIROTECNICO
      Tra i pochi politici che hanno il coraggio di contestare apertamente Brancher, c'è Sergio Reolon, consigliere regionale del Pd veneto ed ex presidente dal 2004 al 2009 della Provincia di Belluno. "Oltre alla scelta di nominare presidente un condannato, a lasciare sconcertati decine di sindaci, anche di centrodestra, è l'estrema genericità dei criteri di valutazione dei progetti. Il precedente fondo Letta, che era molto più modesto, veniva suddiviso in base a dati statistici certificati dall'Istat, come lo spopolamento o il numero di anziani e di bambini. In pratica serviva ad evitare l'estinzione dei piccoli Comuni. Ora l'Odi può addirittura assegnare una base di punteggio discrezionale. E farsi assistere da consulenti privati". I 160 milioni, in particolare, potranno finire non solo ai comuni "confinanti" con Trento o Bolzano, ma anche a tutti quelli "contigui" (cioè vicini ai confinanti), purché "associati" ai primi. Quanto ai consulenti privati, l'esordio è memorabile.
      Appena insediato, Brancher si presenta a Belluno con "un personaggio accompagnato da due ragazze appariscenti, che prometteva l'assistenza necessaria a vincere i bandi vantando esperienze con i fondi europei", testimonia Reolon. Ai sindaci che gli chiedevano chi l'avesse nominato, l'amico di Brancher si è qualificato come "rappresentante della società Po.la.re.", che sta per Polytechnic Laboratory of Research, ma è una cooperativa privata fondata nel 2008 a San Donà del Piave. Il titolare, Stefano Bonet, si esibisce sul sito mentre sale su una Porsche nera. Nel 2010 è sfortunatamente fallita un'impresa di cui era amministratore unico. Ma la Po.la.re. punta in alto. Tra gli "eventi" che dichiara di aver realizzato, spiccano tutte le manifestazioni organizzate dall'associazione "Lago di Garda tutto l'anno": gare di cavalli e cene di gala con lo sceicco di Dubai, tuffi acrobatici dal castello di Malcesine e, il 13 agosto, "la grande notte dei fuochi d'artificio" in 23 comuni. Con due navi pubbliche che solcano il lago con cantanti famosi, trasmessi in diretta su Radio 101. Ma chi presiede questa "associazione tra Comuni", nata quattro giorni dopo il decreto Berlusconi-Tremonti? Aldo Brancher, naturalmente. La "sede operativa" è ad Affi, di fronte al casello dell'Autobrennero. Sul cartello d'ingresso, però, c'è una targa politica: "Amici casa delle libertà". Per verificare che la sede dell'associazione coincide con l'ufficio dell'onorevole, basta salire le scale, dove rimbomba il vocione di Brancher mentre invita gli amici sui battelli della Navigarda: "Dai, venite anche voi. E' il più grande spettacolo pirotecnico della storia". Nel sito dell'associazione, accanto a sponsor privati, compaiono i simboli di due regioni, una provincia e tre ministeri: Turismo, Agricoltura e Sviluppo economico. Ora resta da capire chi pagherà i costi delle feste turistiche dell'onorevole: lo statuto annuncia il primo rendiconto ufficiale dopo la fine del 2011. Per ora l'unica certezza è che, mentre l'Italia rischia di affondare come il Titanic, a timonare la barca del Nordest ci pensa il pirotecnico Brancher.

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      sabato 30 luglio 2011

      Immancabile Brancher

      Aldo Brancher non finisce mai di stupirci.
      Il costruttore Di Lernia,attualmente a domiciliari per illecito finanziamento proprio per aver pagato la barca a Milanese in cambio di appalti, ha accusato altri politici, tra i quali Brancher (già condannato nel processo Antonveneta) , di aver preso tangenti.
      Immancabile Brancher.

      Tangenti, accusati altri 5 politici (tratto da bloglive.it del 29-07-2011)
      Oltre a Tremonti e a Milanese, sono stati accusati altri 5 politici nel sistema di “mazzette”. Nei verbali l’imprenditore Tommaso Di Lernia accusa altri  politici, fra cui Aldo Brancher, ex ministro del Federalismo costretto a dimettersi dopo essere stato condannato per ricettazione nell’affare Antonveneta. Il costruttore Di Lernia, ai domiciliari per illecito finanziamento dopo aver pagato la barca a Milanese, ha accusato oltre a Brancher altri due membri del centro-destra, un membro dell’Udc e Altero Matteoli, ministro dei Trasporti, definendolo «il politico di riferimento delle imprese che operano su Venezia».
      I nomi degli altri politici accusati restano, per ora, segreti. Le dichiarazioni sono state giudicate attendibili dai magistrati, che stanno effettuando ulteriori riscontri ed accertamenti.
      Arriva inoltre una conferma sul pagamento dell’affitto della casa di Roma in cui è coinvolto Tremonti: Angelo Proietti, titolare della “Edil Ars”: «È vero – ha detto Proietti – per due anni all’affitto di quell’appartamento ho provveduto io». Di Lernia ha raccontato ai giudici: «Lorenzo Cola (consulente di Finmeccanica che lo aveva coinvolto nel giro degli appalti) mi disse che Proietti era il soggetto che Milanese gli aveva descritto come “il tipo che mi dà 10.000 euro al mese per pagare l’affitto a Tremonti”». Secondo Proietti, Cola avrebbe ricattato Tremonti:«Gli disse che se non confermava Guarguaglini alla presidenza di Finmeccanica, avrebbe svelato le sue porcate e quelle dei suoi consiglieri».
      Quello descritto da Di Lernia è un vero e proprio “sistema”: «Ogni impresa ha un politico di riferimento che paga attraverso i vertici di Enav e Selex, oppure direttamente. Io ho pagato direttamente Brancher e il parlamentare dell’Udc attraverso una triangolazione estera: ho portato i soldi a Cipro, poi li ho trasferiti a San Marino e infine li ho prelevati in contanti e distribuiti a Roma. Brancher li voleva fatturati alla sua fondazione “L’Officine della Libertà”, gli altri versamenti erano invece “in nero”. In totale ho versato circa un milione in due anni. So che anche Cola ha pagato due politici, in totale in dieci anni sono stati versati circa tre milioni e mezzo di euro di tangenti per l’assegnazione degli appalti di Enav e di Selex. C’è un politico di riferimento a Milano, uno a Palermo per le “commesse” che riguardano gli aeroporti di Linate e quello “Falcone e Borsellino”. So che a Venezia, per i lavori dell’aeroporto il politico di riferimento era Matteoli».

      martedì 14 dicembre 2010

      Calendario 2011 CAVAION VERONESE - "Gru senza ali 2 ... I loro pulcini"

      "...lo vorrei vedere appeso negli uffici dei Sindaci, nelle sale dei Consigli Comunali o delle Giunte, magari dando un'occhiata a quelle foto non prenderebbero decisioni così a cuor leggero"                                                                                                                       Maurizio Molinari

      Vi sarete chiesti che cosa le Gru senza ali del 2009 avranno lasciato dietro di sé, una volta involatesi verso altri lidi.
      Spero, con il nuovo calendario, di poter soddisfare la vostra curiosità e, allo stesso tempo, di riuscire a suscitare in voi un certo e giusto senso di sgomento. Eh, sì, perché sul Monte San Michele e sul Ceriel, luoghi meravigliosi, che dovrebbero essere deputati ad accogliere dimore, le più preziose e prestigiose di Cavaion, hanno visto lacerare i loro pendii per consentire la realizzazione di edifici di scarso, per non dire nullo, valore architettonico, assolutamente anonimi.
      Che dire poi della demolizione di un’antica, gentile palazzina per far posto ad una nuova, fredda costruzione.
      Questo a conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, di una assoluta mancanza, da parte della Pubblica Amministrazione, di azioni finalizzate al rispetto del paesaggio, di programmazione del territorio con conseguente snaturamento della “scenografia” di Cavaion.
      Vi invito a fare una passeggiata sul percorso della salute, monte San Michele, e sul Ceriel, verso la gigantesca gru: scoprirete che sia la casa bastionata (una bifamiliare con una porzione ancora invenduta, dopo più di due anni) sia l’ammasso di  costruzioni, poste sul crinale del Ceriel, sono realizzate dalla stessa agenzia immobiliare.

      Vorrei esprimere a Cavaion i miei più sinceri ed affettuosi auguri, convinta che ne abbia grande bisogno, nella speranza che i suoi nativi gli serbano il rispetto e l’amore, l’uno imprescindibile dall’altro, che meritano le nostre piccole Patrie.

      Adriana Bozzetto
      una immigrata

      martedì 13 luglio 2010

      Un giorno da... Maroni ! (La mafia sul Garda non esiste)



      L'arrivo del ministro Maroni con l'esercito al suo fianco desta sempre più stupore nel paese di Garda. Mentre si parla di sicurezza della navigazione, da parte delle procure si evidenziano nel veronese fenomeni di radicamento mafioso e riciclaggio.Ma di questo Maroni sembra non esserne del tutto consapevole.Mentre la gente cerca i suoi eroi, a Garda costruscono case sotto le frane e il Consiglio comunale viene sciolto...
      Video e commento del YouTuber artisat4

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