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mercoledì 4 dicembre 2013

Garda si Guarda con un calendario

"Agriturismo fai da te", "30 Anni di campeggio abusivo!","Sbancamenti sulla rocca"; questi sono alcuni commenti che accompagnano le dodici fotografie del nuovo calendario gardesano 2014 "Garda si... Guarda" uscito lunedì scorso sul blog SalviamoGarda . Un cugino, si potrebbe definire così, della saga dei calendari "Cavaion V.se - Gru senza ali", assai conosciuti da ste parti e non solo.

Del calendario 2014 è uscita una versione video, il quale oltre aver trovato già un buon riscontro tra gli abitanti di Garda, lo  potete visualizzare qui di seguito.




Riportiamo poi lo scritto, accluso alle presenzione del "Garda si... Guarda" 2014, messo nero su bianco dalla Sig.ra Codognola Anna una delle coautrici del calendario  

Inizia un nuovo anno per la nostra Garda, abbiamo sperato fino ad ora che le cose si rimettessero ad andare per il verso giusto, ma purtroppo ancora vediamo lontana la possibilita' che i nostri figli e le future generazioni abbiano benefici dalla attuale gestione del nostro territorio.
La cecita', l'affarismo sfrenato e la mancanza di pianificazione saggia e lungimirante, fanno si' che Garda paghi gia' da oggi un prezzo altissimo...la cementificazione selvaggia e la distruzione sistematica del suo poco territorio, 5 km. quadrati. Il verde sempre piu' ridoto, il taglio degli alberi, addirittura avvelenati, l'inquinamento del suolo, le montagne di calcestruzzo e di seconde case, fanno di questo paese, che dovrebbe essere un gioiello, uno dei peggiori ambiti e con una maggiore cementificazione rispetto a tutti gli altri.
La difesa del territorio deve essere prerogativa di tutti noi, cittadini di questo mondo, una volta distrutto il nostro ambiente non si torna indietro. da tempo noi consiglieri di minoranza ci preoccupiamo di questo, prendendo sul serio questo nostro impegno con la nostra terra, impedendo con ogni mezzo lecito i continui attacchi che subisce, in nome di un benessere falso e corrotto che contrastiamo come possiamo.
Ci attendiamo una mano da tutti, dai piccoli gesti di non sporcare il territorio, alla scelta di non edificare continuamente...l'anno 2014 sara' l'anno del pat, piano regolatore, il territorio subira' una violenza che mai si e' presentata in maniera cosi' massiccia con migliaia di metri cubi. Ci auguriamo che ogni cittadino prenda posizione e soprattutto faccia sentire la propria voce in difesa della nostra amata Garda.
Riflettete! ...Ora potete, non dimenticate!

martedì 22 maggio 2012

Domenica 27 Maggio - Aiutiamo l' associazione AMO BALDO GARDA !

Domenica 27 Maggio verrà festeggiata la “Giornata del Sollievo” e l'associazione AMO  Baldo Garda organizzerà nelle piazze dei comuni di Bardolino, Calmasino, Garda, Lazise, Cavaion, Castelnuovo e Torri del Benaco degli stand per la vendita delle piantine aromatiche. Tutto il ricavato andrà all'AMO!
Vi aspettiamo numerosi!

ASSOCIAZIONE AMO BALDO GARDA: UN AIUTO CONCRETO

Quando si affronta un viaggio nella malattia oncologica si ha bisogno non solo di cure mediche, di servizi di qualità ed assistenza, ma, soprattutto si ha la necessità di non restare soli. La cura dei malati di cancro necessita , forse più che in altre malattie, di un approccio globale che prenda in considerazione la persona nella sua completezza e le persone a lei vicine.

Nove anni fa è nata a Bardolino un’associazione volontaristica volta all’assistenza dei malati oncologici in fase terminale: Amo Baldo Garda “Miki De Beni”.

La  mission dell'associazione è quella di è assistere a domicilio gratuitamente i malati di cancro , assicurando loro il diritto alle cure e alla dignità nelle ultime fasi della vita.

L’AMO, attraverso un programma di cure domiciliari e di assistenza alle famiglie, vuole garantire un aiuto che corrisponda alle loro reali e primarie esigenze.

Oltre all’impegno diretto ad alleviare la sofferenza dei malati, l’associazione intende promuovere una corretta informazione sulle modalità di controllo del dolore, sul significato delle cure palliative, sulle decisioni di fine vita, sull’accompagnamento del morente e sul sostegno dei familiari durante le fasi della malattia e del lutto.

domenica 1 aprile 2012

Mafia SPA nel veronese e nord Italia - IL VIDEO



Video del discorso integrale di Benny Calasanzio, il quale, fa le sue considerazioni in merito alle infiltrazioni mafiose nel nord Italia, zone del Lago di Garda e vicinanze incluse, durante un incontro svoltosi a Garda (Verona) il 29-03-12 dal titolo MAFIA SPA, L'ASSALATO DELLA CRIMINALITA' ALL'ECONOMIA VERONESE.

    domenica 18 marzo 2012

    Mafia Spa a Garda giovedì 29 marzo

    MAFIA SPA, L'ASSALATO DELLA CRIMINALITA' ALL'ECONOMIA VERONESE



    AGGIORNAMENTO: Guarda il video della serata

    "Mentre in Veneto le istituzioni sottovalutano il problema, la criminalità organizzata calabrese si infiltra negli appalti pubblici e inquina il tessuto economico. Esemplare la vicenda del "Consorzio Primavera", pesantemente in odor di mafia, incaricato di realizzare l'ecocentro nel comune veronese di Garda". Benny Calasanzio

    Giovedi 29 marzo p.v., ore 20:45, presso l'Hotel Bisesti corso Italia 34/36 - Garda ,  si terrà un incontro con la partecipazione di Benny Calasanzio , scrittore e giornalista e la Dott.ssa Maria Gallo  

    Vista l'importanza dei contenuti che verranno trattati e discussi durante la serata riportiamo, in calce, tre link utili per saperne un po' di più.

      martedì 31 gennaio 2012

      'NDRANGHETA ALL'ASSALTO DEL VERONESE di Benny Calasanzio



      Post di Benny Calasanzio del 31/01/2012 tratto da Cado in Piedi 

      Mentre in Veneto le istituzioni sottovalutano il problema, la criminalità organizzata calabrese si infiltra negli appalti pubblici e inquina il tessuto economico. Esemplare la vicenda del "Consorzio Primavera", pesantemente in odor di mafia, incaricato di realizzare l'ecocentro nel comune veronese di Garda.

       

      Partiamo da un dato di fatto certo e incontestabile. La mafia al Nord non esiste. Ancor meno in riva alle dolci e fiabesche acque lacustri del Garda. E poi lo ha detto qualche giorno fa anche il presidente vicario della Corte d'Appello di Venezia, Vittorio Rossi: la presenza della mafia in Veneto è «esigua». «Il dato - ha detto Rossi - sembra smentire la tesi di chi riferisce di penetrazioni delle mafie nel Veneto». Premessa (e rassicurazione di Rossi) d'obbligo per non disturbare la dormiente e soporifera classe politica veronese. Una politica distratta che usa non eseguire radiografie sul conto di chi finanzia per opere ed infrastrutture, e, anzi, querela chi ha il vizio del racconto (Chincarini dixit).

      Nella lezione di oggi de La mafia al Nord non esiste parliamo del comune di Garda, gioiello a Nord Ovest del capoluogo, sulla costa veronese del lago da cui prende il nome. Il Comune, guidato allora e guidato ora da Antonio Pasotti, nel 2009 si affida al Consorzio Primavera, e all'impresa ausiliaria, la Giada Srl, per la realizzazione dell'ecocentro comunale: un'area attrezzata per il conferimento e la differenziazione di alcune categorie di rifiuti. Il costo iniziale dell'appalto era di 480 mila euro, e il consorzio lo agguanta agevolmente con un ribasso del 14,630 per cento. La cifra però lievita gradualmente fino ai definitivi 722.600,00, più altri 250 mila per realizzare la strada di accesso: in pratica quasi un milione di euro a carico dei cittadini di Garda, che proprio non potevano più vivere senza l'ecocentro. Come si legge nella delibera della Giunta comunale n. 100 del 05.06.2009, «si affidava definitivamente l'esecuzione dei lavori di realizzazione della nuova Isola Ecologica - Ecocentro - in Loc. Risare, in Garda (VR), alla Ditta Consorzio Primavera - Via Amendola, n. 88 - 42046 Reggiolo (RE) - P.IVA: 02338370352, come da verbale di aggiudicazione dell'asta pubblica, redatto dalla Commissione di gara nei giorni 10.02.2009 e 11.02.2009 - approvato con determinazione del responsabile del Servizio Area Lavori Pubblici n. 53 del 16.02.2009 - da cui è risultata la miglior offerente».

      Esattamente un anno dopo la vittoria dell'appalto, il Consorzio e Giada Srl perdono la certificazione antimafia, perché vengono colpiti dall'interdittiva emessa dal prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro. Il provvedimento, come specificato dalla normativa, è una «misura preventiva volta a colpire l'azione della criminalità organizzata impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione». Il 16 settembre 2011 il Consiglio di Stato ha respinto definitivamente i ricorsi presentati contro il provvedimento del prefetto da Francesco Todaro, legale rappresentante, e Raffaele Todaro, confermando la sentenza del Tar Emilia Romagna, sezione staccata di Parma, n. 115 del 21 aprile 2011, «concernente la revoca al subappalto di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria su impianti ed edifici aziendali a seguito di interdittiva antimafia». Le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato, purtroppo per i "mafiaugualesud", raccontano i retroscena della decisione, e certificano che il Comune veronese di Garda ha affidato lavori per quasi un milione di euro ad un consorzio in odor di mafia. Già, direte voi, ma il provvedimento del prefetto è di un anno successivo all'appalto. Già, ma bastava cercare sul web notizie sui Todaro per capire che bisognava escluderli dalla gara, o magari fare uno squillo in prefettura.

      Ripercorriamo le ragioni che hanno chiuso le porte degli appalti pubblici al Consorzio Primavera. In data 5 luglio 2010 la prefettura di Reggio Emilia con un informativa (prot. n. 935/AM/Area 1), afferma come «sussistente il pericolo di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell'attività del Consorzio Primavera», con conseguente sussistenza delle cause interdittive di cui all'art. 4 del d. lgs n. 490 del 1994, ovvero sospensione della certificazione antimafia.

      Ma cosa c'entra la mafia con un gruppo di imprese reggiane colme di calabresi? Il Consiglio di Stato lo dice chiaramente, riferendosi ai partecipanti al Consorzio: «la ditta "Edilsesso S.a.s. di Floro Vito Selvino & C." era stata dichiarata fallita l'8 maggio 2010 e che ciò nonostante il socio accomandatario Floro Vito Selvino continuava ad avere un alto tenore di vita, utilizzando autovetture di lusso di grossa cilindrata; che il fratello Floro Vito Giuliano risultava sottoposto ad arresti domiciliari in Provincia di Reggio Emilia e sorvegliato speciale di P.S., per fatti riconducibili all'associazione per delinquere finalizzata all'usura, ed era stato già in passato oggetto di segnalazioni all'Autorità giudiziaria per associazione per delinquere di tipo mafioso, oltre ad essere stato segnalato per la frequentazione con il nipote del defunto boss di una cosca di Cutro operativa in Reggio Emilia (clan Dragone) e con altri soggetti in vario modo interessati da segnalazioni di polizia per reati in gran parte tipici di organizzazioni malavitose; che, anche per l'immediata vicinanza dei comuni di residenza dei due fratelli (nati nel crotonese), era concreto il rischio di infiltrazione da parte della cosca mafiosa "Grande Aracri" di cui Giuliano era considerato un affiliato; che la Edilsesso S.a.s. di Floro Vito Selvino & C. aveva intrattenuto rapporti commerciali con società di cui è socio accomandatario il fratello Giuliano e con altri soggetti vicini alla suddetta cosca operante in Reggio Emilia; che Floro Vito Selvino aveva intrattenuto rapporti con più individui interessati da segnalazioni di polizia per svariate tipologie di reato, alcuni dei quali anche vicini alla cosca "Grande Aracri" di Cutro».

      Dunque la Edilsesso (sarebbe curioso capire il nesso tra l'edile e la copulazione) era di un soggetto ritenuto addirittura intraneo all'associazione mafiosa. Ma la sentenza continua: «che altre ditte consorziate risultavano avere avuto rapporti commerciali con imprese vicine ad affiliati ad organizzazioni mafiose (la ditta Youssef Mohamed Abd El Alil Ismail in relazione alla Sarcia S.r.l.), o risultavano già oggetto di informazione interdittiva antimafia (Giada S.r.l.), o risultavano possedute da soggetti interessati direttamente da segnalazioni di polizia per tipologie di reato "sensibili" alle tematiche di prevenzione antimafia o risultavano adusi ad accompagnarsi ad individui gravati da analoghe segnalazioni (ditta Tirotta Massimiliano), o risultavano facenti capo a soggetti che frequentavano persone oggetto di segnalazioni di polizia per condotte criminose tendenzialmente legate all'appartenenza ad organizzazioni malavitose (ditta Marchio Vincenzo e ditta Ferrazzo Giovanni), o i rispettivi titolari risultavano in rapporto di parentela con soggetti in vario modo coinvolti in informative interdittive e in comportamenti in tal senso rilevanti (ditta Tirotta Luigi, ditta Arabia Salvatore, ditta Todaro Giuseppe); che i titolari delle ditte Soda Roberto e Soda Massimo risultavano gravati da segnalazioni di polizia per svariate tipologie di reato e altresì risultavano adusi a frequentare altri soggetti gravati da simili segnalazioni».

      Dunque più che consorzio, il Primavera rappresentava una selezione naturale di persone individuate come, in qualche modo, vicine alla 'ndrangheta o alla delinquenza.

      La sentenza continua: «il titolare (di origine crotonese) della ditta Grande Antonio (peraltro poi uscita dal Consorzio) era stato arrestato per associazione per delinquere finalizzata all'usura e si era contraddistinto per rapporti di frequentazione e di comunanza di interessi con il già citato Floro Vito Giuliano oltre che con altri soggetti della medesima estrazione geografica e in vario modo coinvolti in inchieste analoghe o collegate».

      E infine si chiude con il botto: «che il sig. Raffaele Todaro, procuratore del Consorzio Primavera, risultava legato da vincolo familiare con il boss della 'ndrangheta Dragone Antonio (ucciso nel 2004 da affiliati alla cosca rivale "Grande Aracri"), per essere stato coniugato con la figlia; che il sig. Todaro Raffaele era stato più volte oggetto di intercettazioni ambientali relative a colloqui in carcere con il suocero che esplicitava i suoi disegni criminosi e i suoi obiettivi nel conflitto con la cosca "Grande Aracri", così rivelando la piena fiducia nel genero; che nei primi anni '80 il Todaro era stato inquisito per il reato di «estorsione» insieme al suocero e ad altri familiari (pur risultando poi beneficiario della decisione del G.I. di non doversi procedere per insufficienza di prove); che in una intercettazione telefonica era emerso che il Todaro aveva contattato un affiliato del clan Dragone per conto del suocero (anche se poi la vicenda penale si era conclusa con l'assoluzione per "non avere commesso il fatto"); che risultava presumibile la vicinanza del sig. Todaro Raffaele alla cosca vincente "Grande Aracri", a fronte dell'adesione al Consorzio Primavera di imprenditori riconducibili a detto gruppo criminale, anche in considerazione di una situazione di verosimile accordo tra il clan Dragone e la cosca avversaria per il più fruttuoso esercizio delle attività illecite in ambito reggiano; che, nonostante l'assenza di pronunce penali di colpevolezza a carico del Todaro, le risultanze investigative, gli accertamenti amministrativi, le intercettazioni ambientali e telefoniche integravano un quadro complessivo di elementi che facevano ragionevolmente ritenere la contiguità mafiosa di tale soggetto».

      I giudici fanno rilevare anche «il comportamento mendace dei fratelli Todaro, che avevano indotto in errore le istituzioni preposte ai controlli, avendo omesso di far denuncia alla Camera di Commercio di Reggio Emilia delle intervenute modifiche statutarie e delle ditte che risultavano effettivamente consorziate, verosimilmente allo scopo di non far figurare ufficialmente in Consorzio ditte controindicate e con rapporti certi con ambienti vicini alla ndrangheta».

      Questi sono i fatti emersi. Ma tutto ciò non vuole smentire minimamente il presidente vicario della Corte d'Appello di Venezia, che immagino, quando parla, si assuma le proprie responsabilità. E nemmeno i politici veronesi che dormono sonni tranquilli. Purtroppo però l'unica sorte che possono avere i fatti è quella di essere raccontati, e io sono affezionato alle tradizioni
      .

      mercoledì 31 agosto 2011

      Capitan Brancher e il forziere da 160 milioni di euro

      Condannato, prescritto, Brancher è un rappresetante della politica ( e non è l'unico, purtroppo)  che non brilla di  trasparenza, e se a ciò aggiungiamo gli eventi del presente ( le confessioni del costruttore Di Lernia),il Brancher risulta sempre più un personaggio improponibile per qualsiasi ruolo nel mondo politico e non solo. Ciò non vuol essere una questione di parte, non c'è ne frega niente,  non interessa se Brancher sia del PDL o di altri partiti (PD IDV LEGA UDC ecc) o altre liste movimenti, quel che ci interessa  sono le "fondamenta della politica" , nello specifico,  le persone che ricoprono posizioni di pubblica amministrazione, tutte (opposizione inclusa) , dal comune al parlamento europeo, siano come minimo  oneste, "pulite", non si richiede sto gran sforzo.

      A Brancher 160 milioni di euro di Paolo Biondani

      Articolo de l'Espresso del 25 agosto 2011


      Avete presente l'ex ministro di Berlusconi appena condannato in via definitiva a due anni? Bene: il governo lo ha nominato presidente con pieni poteri di un nuovo ricchissimo ente. Così l'esecutivo italiano ha un nuovo record: è l'unico al mondo che in tempi di sacrifici e di tagli affida una valanga di denaro a un pregiudicato

      Per distribuire preziosi pacchi di soldi pubblici mentre l'Italia rischia la bancarotta, cosa c'è di meglio di un bel comitato politico, presieduto da un onorevole marchiato dalla giustizia come ladrone? Spesso in Italia, come insegnava Ennio Flaiano, la situazione è grave, ma non seria: a riconfermarlo è un atto del governo che affida un tesoretto di 160 milioni di euro a un nuovo ente presieduto e diretto da Aldo Brancher. Sì, proprio lui, il deputato berlusconiano fresco di condanna definitiva per i reati di ricettazione e appropriazione indebita.

      Il neonato ente parastatale si chiama "Odi" ("Organismo di indirizzo") ed è stato istituito il 14 gennaio 2011 con un apposito decreto firmato nientemeno che da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Richiamandosi a un codicillo semi-nascosto nella legge finanziaria 2010 ("articolo 2, comma 107, lettera h"), il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia autorizzano la spartizione di 160 milioni tondi entro la fine di quest'anno. I soldi sono destinati ai soli comuni veneti e lombardi delle fasce di confine con Trento e Bolzano. L'idea era stata lanciata già nel 2008 per frenare la mini-secessione dei centri di montagna, che progettavano di abbandonare le regioni padane per entrare nelle ricche province a statuto speciale. Allora però era previsto uno stanziamento di soli 20 milioni. Adesso il fondo è quadruplicato: 80 milioni all'anno. E la prima spartizione riguarda il biennio 2010-2011, per cui la cifra in gioco raddoppia. Il nuovo ente ha pieni poteri sulla distribuzione dei soldi. Mentre i costi sono a carico delle due province autonome, che non sono amministrate dal centrodestra. Oltre a nominare gli otto componenti dell'Odi (quattro per il governo, quattro per gli enti locali), è lo stesso decreto Berlusconi-Tremonti a regalare a Brancher la poltronissima di "presidente, in rappresentanza del ministero dell'Economia, per i prossimi cinque anni".

      L'atto governativo, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 22 marzo, è entrato in vigore d'urgenza la mattina successiva. Appena tre settimane prima, l'onorevole ex dirigente Fininvest si era visto confermare dalla Corte d'appello la condanna a due anni di reclusione, graziati dall'indulto, con l'accusa di aver intascato fondi neri per 827 mila euro. In parte attraverso contratti di comodo intestati a sua moglie Luana; in parte ritirati di persona, in contanti, in luoghi indimenticabili come il parcheggio dell'autogrill di San Giuliano Milanese. Soldi sporchi, perché sottratti alle casse di una banca, la Popolare di Lodi, tra il 2001 e il 2005, quando a guidarla era Gianpiero Fiorani, che dopo l'arresto confessò anche quelle mazzette versate "in cambio dell'appoggio del politico". In luglio la Cassazione ha riconfermato la colpevolezza del deputato, denunciando pure un suo tentativo di far saltare l'udienza finale, inventandosi un domicilio fittizio, nella speranza di salvarsi con la prescrizione, come era riuscito a fare già due volte, ai tempi di Tangentopoli. Tra un processo e l'altro, nel 2001 Brancher è diventato parlamentare, sottosegretario del premier Berlusconi e nel 2010 ministro per 17 giorni, giusto il tempo di avvalersi della legge sul legittimo impedimento, poi dichiarata incostituzionale. Ora è un onorevole pregiudicato. Per reati che dovrebbero sconsigliare di affidargli denaro pubblico: tecnicamente l'appropriazione indebita equivale a un furto aggravato, mentre l'accusa di ricettazione colpisce chi incassa un bottino rubato da altri ladri.

      CORSA ALL'ORO
      Nonostante questi precedenti penali e nuove accuse recentissime (caso Di Lernia), il decreto Berlusconi-Tremonti ha nominato Brancher presidente non solo dell'Odi, cioè dell'organismo che "fissa gli indirizzi" per distribuire i soldi ai Comuni, ma anche della "Commissione di approvazione dei progetti" (in sigla "Cap"), che valuta concretamente quali giunte beneficiare e con quanto denaro. La "Cap" ha solo quattro membri, per metà scelti a rotazione, ma in modo che il centrodestra abbia sempre una maggioranza di tre a uno. Della cabina di regia fanno parte almeno altri due amici di Brancher. L'immedesimazione tra il nuovo ente e l'onorevole condannato è tanto forte che decine di sindaci veneti e lombardi parlano direttamente di "fondo Brancher", come se i 160 milioni da distribuire fossero suoi. E in tempi di crisi sempre più nera e tagli rovinosi per i Comuni, il tesoretto dell'Odi sta scatenando scene da assalto alla diligenza. Il termine per presentare i progetti di "sviluppo dei territori" scadeva il 30 giugno. Con buona pace delle promesse di evitare una pioggia clientelare di micro-finanziamenti, nella sede dell'Odi risultano "pervenute" almeno 179 buste chiuse, ognuna delle quali può contenere più progetti: 68 da Belluno, 60 da Brescia, 33 da Vicenza, altre 18 da Verona e Sondrio. I dati sono ufficiosi, perché l'Odi per ora non pubblicizza neanche i progetti in gara. Le domande, secondo le prime indiscrezioni, sono le più disparate: centraline energetiche, piste ciclabili, sistemazioni dei sentieri, funivie, strutture turistiche, incentivi all'agricoltura, opere idrauliche... Nel timore di perdere il treno targato Brancher, decine di piccoli comuni, anziché spedire le richieste per raccomandata o per e-mail certificata, hanno preferito la consegna a mano: camion e furgoni stipati di documenti che scendono dalle montagne strombazzando il clacson per arrivare in tempo a Verona, in Lungadige Capuleti 11, negli uffici che ospitano l'Odi e i suoi 15 dipendenti in prestito dal ministero dell'Economia.
        
      DA TANGENTOPOLI AL GARDA
      La scelta della sede non è casuale: Verona è la provincia che da più di un decennio ha l'onore di ospitare l'onorevole berlusconiano. Vita avventurosa, la sua. Nato nel 1943 a Trichiana, un paesino bellunese, Brancher si fa prete ed entra nella pubblicità con le edizioni Paoline. A Milano, negli anni '80, passa alla Fininvest, dove diventa il cassiere delle tangenti. Quando scoppia Mani pulite, sembra travolto da due inchieste: a Napoli lo accusano di aver pagato l'allora ministro De Lorenzo (Pli) per dirottare spot anti-Aids sulle tv Fininvest; a Milano lo indagano per un giro di tangenti al Psi di Craxi, mascherate con carissime sponsorizzazioni di statue a forma di totem. Nell'estate '93 passa tre mesi a San Vittore: i giudici lo accusano di coprire i vertici della Fininvest, ma lui ribatte, senza essere creduto, di aver gestito le mazzette da solo. Quindi risarcisce 150 mila euro e conquista la prescrizione per i soldi ai partiti. A Milano viene condannato anche in appello per falso in bilancio, ma poi il governo Berlusconi depenalizza il reato. Con quel curriculum, nel 2001 diventa un parlamentare cruciale: è lui a ricucire l'alleanza con la Lega di Bossi, per vie rimaste segrete. Ma proprio allora ricade nel vizio: indebitatosi con una ditta d'imballaggi, la Plastecopack srl, comincia ad accettare i soldi dal banchiere Fiorani. Ai magistrati che lo condannano, non dice nulla: ancora una volta il suo silenzio protegge altri big con cui divideva le buste di denaro.
      Con i risparmi di una vita di onesto lavoro, intanto, Brancher compra una meravigliosa tenuta tra vigne e olivi sulle colline di Bardolino del Garda. Dove costruisce (con qualche polemica urbanistica) una grande villa panoramica. Qui inizia ad allevare una corte di politici locali, che si segnalano per il convinto appoggio a mostruose speculazioni edilizie che rischiano di rovinare un paesaggio che richiama 20 milioni di presenze turistiche all'anno. Anche per questo, Brancher non è amato a Verona. Nel 2010 il suo delfino, Davide Bendinelli, politico e immobiliarista con una mezza dozzina di società, ottiene una valanga di voti alle regionali, ma solo grazie all'appoggio di personaggi più radicati come l'ex onorevole socialista Angelo Cresco, ricambiato con la nomina al vertice della società di depurazione del Garda. Segni particolari: anche lui ha patteggiato due condanne per la Tangentopoli veronese. Il club degli amici comprende anche pregiudicati ex democristiani. Dietro questa cerchia Brancher si costruisce una fama di ras degli affari politici. E ora la sua villa sul Garda, in queste settimane di decisioni riservate sui 160 milioni del decreto salva-comuni, è meta di un via-vai di sindaci dei centri più poveri o più indebitati. Primi cittadini del laborioso Nordest, costretti a mettersi in fila con il cappello in mano davanti a un pregiudicato.


      IL CONSULENTE PIROTECNICO
      Tra i pochi politici che hanno il coraggio di contestare apertamente Brancher, c'è Sergio Reolon, consigliere regionale del Pd veneto ed ex presidente dal 2004 al 2009 della Provincia di Belluno. "Oltre alla scelta di nominare presidente un condannato, a lasciare sconcertati decine di sindaci, anche di centrodestra, è l'estrema genericità dei criteri di valutazione dei progetti. Il precedente fondo Letta, che era molto più modesto, veniva suddiviso in base a dati statistici certificati dall'Istat, come lo spopolamento o il numero di anziani e di bambini. In pratica serviva ad evitare l'estinzione dei piccoli Comuni. Ora l'Odi può addirittura assegnare una base di punteggio discrezionale. E farsi assistere da consulenti privati". I 160 milioni, in particolare, potranno finire non solo ai comuni "confinanti" con Trento o Bolzano, ma anche a tutti quelli "contigui" (cioè vicini ai confinanti), purché "associati" ai primi. Quanto ai consulenti privati, l'esordio è memorabile.
      Appena insediato, Brancher si presenta a Belluno con "un personaggio accompagnato da due ragazze appariscenti, che prometteva l'assistenza necessaria a vincere i bandi vantando esperienze con i fondi europei", testimonia Reolon. Ai sindaci che gli chiedevano chi l'avesse nominato, l'amico di Brancher si è qualificato come "rappresentante della società Po.la.re.", che sta per Polytechnic Laboratory of Research, ma è una cooperativa privata fondata nel 2008 a San Donà del Piave. Il titolare, Stefano Bonet, si esibisce sul sito mentre sale su una Porsche nera. Nel 2010 è sfortunatamente fallita un'impresa di cui era amministratore unico. Ma la Po.la.re. punta in alto. Tra gli "eventi" che dichiara di aver realizzato, spiccano tutte le manifestazioni organizzate dall'associazione "Lago di Garda tutto l'anno": gare di cavalli e cene di gala con lo sceicco di Dubai, tuffi acrobatici dal castello di Malcesine e, il 13 agosto, "la grande notte dei fuochi d'artificio" in 23 comuni. Con due navi pubbliche che solcano il lago con cantanti famosi, trasmessi in diretta su Radio 101. Ma chi presiede questa "associazione tra Comuni", nata quattro giorni dopo il decreto Berlusconi-Tremonti? Aldo Brancher, naturalmente. La "sede operativa" è ad Affi, di fronte al casello dell'Autobrennero. Sul cartello d'ingresso, però, c'è una targa politica: "Amici casa delle libertà". Per verificare che la sede dell'associazione coincide con l'ufficio dell'onorevole, basta salire le scale, dove rimbomba il vocione di Brancher mentre invita gli amici sui battelli della Navigarda: "Dai, venite anche voi. E' il più grande spettacolo pirotecnico della storia". Nel sito dell'associazione, accanto a sponsor privati, compaiono i simboli di due regioni, una provincia e tre ministeri: Turismo, Agricoltura e Sviluppo economico. Ora resta da capire chi pagherà i costi delle feste turistiche dell'onorevole: lo statuto annuncia il primo rendiconto ufficiale dopo la fine del 2011. Per ora l'unica certezza è che, mentre l'Italia rischia di affondare come il Titanic, a timonare la barca del Nordest ci pensa il pirotecnico Brancher.

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      martedì 13 luglio 2010

      Un giorno da... Maroni ! (La mafia sul Garda non esiste)



      L'arrivo del ministro Maroni con l'esercito al suo fianco desta sempre più stupore nel paese di Garda. Mentre si parla di sicurezza della navigazione, da parte delle procure si evidenziano nel veronese fenomeni di radicamento mafioso e riciclaggio.Ma di questo Maroni sembra non esserne del tutto consapevole.Mentre la gente cerca i suoi eroi, a Garda costruscono case sotto le frane e il Consiglio comunale viene sciolto...
      Video e commento del YouTuber artisat4

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